“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXXVI – Ultima puntata

In Loving Memory of
Francesca Zizi
(Amiche per sempre)
 
 

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Capitolo XXXVI  – Ultima Puntata

Era scappato via talmente in fretta che Monica non ebbe nemmeno il tempo di gridare il suo nome.

Mentre le passava davanti a velocità sostenuta, vide l’espressione tirata del viso e gli occhi lucidi.

“Tom….”;

strinse quel tovagliolo tra le mani mentre lui si perdeva velocemente tra le auto, nel traffico del sabato sera.

“Monica,  che è successo?” Inge l’aveva vista uscire di corsa con l’aria sconvolta.

“Tom”.

“Era qui?”;

“Oh Inge è  un disastro! Un completo, devastante, terribile disastro”.

Inge non sapeva cosa dire per cercare di consolarla, non l’aveva mai vista così afflitta.

“Mi sta cadendo il mondo addosso ed io non so che cosa fare”.

La abbracciò forte  e solo allora fece caso al tovagliolo che stringeva in mano.

“E’ andato via talmente in fretta….e se gli accadesse qualcosa?” sollevò la testa guardandola terrorizzata.

“Oddio! Non riuscirei mai a perdonarmelo!”; Inge ci capiva sempre meno.

“Monica, mi dici che è successo?”;

“Tieni; leggi”.

 Le porse il tovagliolo e poi continuò:

” Ha dato questo ad un cameriere e se n’è andato. Quando ho finito di leggere, sono uscita di corsa ma era già lontano”.

Inge sollevò lo sguardo esterrefatto da quelle poche righe :

“Santo Cielo Monica! ….non posso crederci”;

“nemmeno io. Non so che fare Inge”;

“Devi andare a cercarlo e parlargli”;

“E’ troppo tardi!”.

“Non hai altra scelta Monica, lo capisci? E smettila di piagnucolare! ” la rimproverò vivacemente;

“Devi parlargli e subito! Perciò prendi la macchina e raggiungilo fino in capo al mondo se è necessario”.

Monica tirò su la testa; Inge aveva ragione: doveva parlargli . 

“Inge….non ho la macchina”.

“Questo non è un problema” sopraggiunse Klaudia con le chiavi dell’auto di Marco.

“E la festa? Cosa dirò a tutti?”;

“Non preoccuparti, a questo penseremo noi. Adesso va”.

 Salì in auto e partì facendo stridere le ruote sull’asfalto.

Doveva trovarlo al più presto, voleva finalmente fare chiarezza, sapere  la verità. Ma dove? Non sapeva neanche da che parte iniziare. Era arrabbiato, deluso: poteva essere ovunque!

Respirò profondamente e cominciò a fare il giro di tutti i posti che conoscevano e frequentavano insieme.

Mentre guidava, nel buio dell’abitacolo illuminato solo dalle luci del cruscotto rivedeva quelle poche parole, scritte frettolosamente….

Vagò per un paio d’ore ma di Tom, nessuna traccia.

- Dove sei Tom? Dove sei finito? -  poi, come illuminata da un’improvvisa rivelazione, pensò di andare a casa sua.

Doveva essere per forza lì, e se non c’era, probabilmente suo fratello poteva aiutarla a cercarlo.

Tornò in macchina e si diresse  a casa Kaulitz.

La strada era talmente buia che Monica era quasi intimorita nel percorrerla.

Nella testa continuavano a girare le parole di quel biglietto.

Quanta sofferenza trapelava da quelle poche righe….

Ingranò la marcia e schiacciò il piede sull’acceleratore.

Giunse davanti al cancello bianco della loro residenza.

Scese in fretta dall’auto e senza curarsi di spegnere il motore o di chiudere lo sportello si precipitò al videocitofono.

Pigiò il tasto con forza con il cuore che le batteva velocemete.

Nessuna risposta.

Provò ancora e ancora ma nessuno le  rispose.

Si allontanò un pochino, fece il giro della staccionata e quando fu nei pressi di una finestra aperta lo chiamò a gran voce:

“Tom! Tom sono Monica!” ma ancora nessuna risposta.

“Tom per favore aprimi sono Monica! Ho bisogno di parlarti!”; intanto tutti i cani iniziarono a correre. Raggiunsero il punto in cui si trovava: abbaiavano forte contro di lei; si spaventò tanto da indietreggiare di qualche metro.

Dopo un pò qualcuno aprì la porta di casa:

“Belli! Tornate qui”;

nell’udire quella voce, i cani si allontanarono dalla staccionata e raggiunsero l’uomo.

“Che vuoi? Se non vai via subito chiamo la polizia, hai capito?”;

Monica riconobbe immediatamente la voce di Bill.

“Sono Monica. Sto cercando Tom….è in casa?”;

“Monica?!”; disse avvicinandosi.

La squadrò un attimo poi disse:

“No, Tom non è qui. E’…è successo qualcosa?”.

“E’ venuto alla mia festa, mi ha lasciato questo e poi è andato via sfrecciando come un pazzo tra le auto”;

Bill riconobbe la calligrafia del fratello ma era troppo buio per riuscire a leggere.

“Tipico di quello stupido! Sarà meglio che entri”.

Monica si avvicinò alla sua auto; spense il motore e chiuse lo sportello ed aspettò che Bill le aprisse il solido cancello d’ingresso.

“Grazie”.

Bill non rispose ma la fece entrare in casa.

La fece accomodare sul morbido divano, mentre leggeva il messaggio che suo fratello le aveva scritto.

” Mio fratello è uno sciocco ma non permetterò che continui a soffrire. Da quando vi siete lasciati non è più lo stesso. Si è chiuso in sè stesso, non parla più nemmeno con me. Non lascerò che un malinteso possa compromettere ancora la sua felicità”.

“Un malinteso? Ma di cosa stai parlando?”;

“Di quelle foto. E’ iniziato tutto da lì, no?”;

Monica abbassò la testa e si coprì il viso con le mani.

Il solo ricordo le procurava ancora una sofferenza atroce.

“Già. E’ iniziato tutto con quelle foto ma” sollevò gli occhi guardandolo con aria di sfida:

“non venirmi a dire che è un malinteso. Lo so che è tuo fratello ma è un bugiardo e un traditore. Hai idea di quanto abbia sofferto?”;

“Tu hai frainteso”;

“non c’era niente da fraintendere: era tutto fin troppo chiaro. Lui la teneva stretta, camminavano abbracciati e poi si sono baciati!” disse alzando il tono della voce.

“Quello che però non sai è che c’eravamo tutti quella sera; solo che nelle foto non si è visto. Eravamo usciti tutti insieme a bere qualcosa. Avevamo programmato la partenza per Los Angeles: Eveline fa parte dello staff, lei organizza i viaggi, si occupa delle spedizioni dei nostri strumenti, della sistemazione negli hotel, dei bagagli…insomma è una figura importante per noi e quindi ci è sempre vicina. Quella sera voleva festeggiare il rinnovo del suo contratto: era particolarmente euforica così ha bevuto più del necessario”.

Monica si raddrizzò prestando più attenzione a ciò che le stava dicendo.

“Usciti dal locale, lei non si reggeva nemmeno in piedi;  è inciampata  e stava per  cadere quando Tom l’ha presa. Visto che non ce la faceva  a camminare, l’ha sorretta fino alla macchina. Eveline è una ragazza molto espansiva e, probabilmente ha una cotta per mio fratello, così per ringraziarlo gli ha dato un bacio sulle labbra”;

Monica scattò in piedi come una molla livida di rabbia.

“…e non solo a lui”.

“Cosa vorresti dire?”;

“Ha baciato tutti, compreso gli addetti alla security”.

“Stai scherzando, vero?”;

“No. E’ andata proprio così. I paparazzi hanno scattato le foto e poi hanno montato lo scoop. Quelle foto sono girate così velocemente  che dopo poche ore erano già state stampate sulle testate scandalistiche di mezzo mondo”.

Monica restò in silenzio.

Lui aveva provato a spiegarle come era andata ma lei non aveva voluto ascoltarlo.

“Non immagini quanto sia stato difficile per lui, sapeva di averti ferita molte volte e non riusciva a darsi pace….immaginava che avresti tratto delle conclusioni affrettate ma, non si aspettava certo di perderti”.

Monica si sentì finalmente sollevata, come se quel grosso macigno che portava sul cuore, si fosse finalmente sgretolato.

“Dov’è adesso?”;

“Non saprei. Ultimamente se ne sta sempre da solo”;

“Non importa. Riuscirò a trovarlo ugualmente”;  si avvicinò alla porta ma prima di uscire gli porse la mano.

“Grazie mille, Bill”; lui gliela strinse sorridendo.

“Dopotutto, Tom aveva ragione”;

“ragione, su cosa?”;

“Non sei l’infermiera di ghiaccio che vuoi far credere”.

Monica sorrise a sua volta.

“Basta con questo nomignolo, ok?”.

Raggiunse la sua auto e mise in moto: ora sapeva dove andare.

 

Tom  se ne stava seduto su quella panchina, in mezzo ai due salici piangenti e sospirando continuava a fissare l’immensa distesa blu del lago che si confondeva con il colore del cielo notturno.

Poche stelle illuminavano la notte di Aussenalster.

L’aria cominciava ad essere frizzante, l’estate ormai era quasi finita e presto, il vento freddo dell’autunno sarebbe arrivato a soffiare forte su Amburgo, spazzando via le foglie gialle degli alberi e portando via con sè definitivamente Monica.

Sarebbe partita presto, al fianco di Chris, come sua collaboratrice e soprattutto come sua moglie.

Il ricordo di ciò che aveva assistito appena qualche ora prima lo faceva letteramente a pezzi.

Era così bella con quell’abito blu e come le brillavano gli occhi quando lui le aveva messo quell’anello al dito.

Era finita.

Era veramente finita.

Adesso apparteneva ad un altro e il suo sorriso, i suoi sguardi, i suoi languidi sospiri, la sua tenerezza, il suo amore ormai non gli appartenevano più.

Strinse forte i pugni ed indurì la mascella.

Afferrò un sasso, si alzò di scatto e lo scagliò con forza contro il cielo.

“Attento! Così potresti ferire qualcuno”.

Quella voce….forse  aveva sognato…

si voltò piano e la vide.

Il cuore iniziò a battergli forte nel petto ma subito dopo sospirò affranto.

“Che ci fai qui?”;

“Che ci fai TU qui? Questo è il mio posticino speciale; lo hai dimenticato?”;

“….E come potrei?” abbassò lo sguardo fissandosi la punta delle scarpe.

Monica si avvicinò  camminando un pò maldestramente sul prato con i tacchi tanto alti.

“Credevo….credevo che fossi alla festa”;

“Beh, ti sbagliavi”.

Sollevò lo sguardo per poterla guardare: Dio quanto era bella!

Cosa avrebbe dato per tenerla stretta fra le braccia ancora una volta e gridarle finalmente quello che sentiva per lei.

“Allora, perchè sei qui?”;

“Perchè non ti permetto di trattarmi in questo modo. Credi che te la lasci passare liscia, eh?”;

Tom la guardava senza capire bene a cosa si riferisse.

“Non capisci, vero?”;

“No”.

Prese il tovagliolo e glielo mostrò.

“Credi di cavartela con quattro righe e poi arrivederci e grazie?”;

“Monica, onestamente faccio fatica a seguirti”;

“Per forza! Perchè sei uno scimmione ottuso e testardo!”; si avvicinò ancora di più a lui.

“Devi dirmelo qui, adesso, guardandomi negli occhi”.

“Servirebbe a qualcosa?”;

“Dannazione Tom! Almeno provaci!”.

“Ci ho provato tante volte…io non ti ho mai ingannato Monica. Sì, ho fatto un sacco di casini, ma non ti ho mai tradita perchè le altre non contano niente per me. Le altre non mi guardano come mi guardi tu, non mi sorridono lasciando trasparire i sentimenti che provano, non mi conoscono come mi conosci tu. Sei l’unica che dia un senso alla mia vita:  quando mi stringi a te, quando mi accarezzi piano, quando mi guardi e mi sorridi pensando di non essere vista, quando piangi per colpa mia…quando tutto quello che fai mi grida che mi ami, io mi sento vivo” si avvicinò ancora di più prendendola per le spalle.

“Tu non immagini quanto mi manchi, quanto ho sofferto a starti lontano… ho capito il male che ti ho fatto perchè l’ho provato sulla mia  pelle e ho avuto paura…la stessa identica paura che leggevo nei tuoi occhi…..Ohh! Tu, tu non sai come mi ribolle il sangue al pensiero che non mi appartieni più e che tutto quello che prima era mio, adesso è di un altro. Ho passato notti intere torturandomi al pensiero di te, nelle sue braccia… E’ un pensiero inaccettabile…inaccettabile!” aveva gli occhi fissi su di lei ed erano carichi di quel dolore che lei conosceva bene.

“ Darei qualunque cosa per tornare indietro, per correre da te tutte le volte che torno a casa, per  stringerti forte e baciarti e morire lentamente sul tuo corpo perdendomi di nuovo nei tuoi occhi grandi e scuri. Vorrei poter tornare indietro per dirti che ti amo. Ti amo da impazzire; ti amo così tanto che vivo in un delirio di euforia e terrore allo stesso tempo  perchè ciò che provo è talmente tanto grande ed intenso che non mi da pace. Anche adesso, mentre ti parlo, non riesco a respirare per l’emozione di averti di nuovo qui. Ma è troppo tardi….è troppo tardi!”.

La lasciò andare.

  Si allontanò da lei  avvicinandosi  alla riva.

Guardava quella immensa distesa blu e cercava di annegare quel tremendo ricordo:

“Vi ho visti al locale, ho visto lui come ti guardava. Lo so che non ho diritto a niente, nemmeno di essere geloso ma avrei voglia di sparire, di dissolvermi nell’aria  pur di non vedere quell’anello al tuo dito”.

Monica si avvicinò lentamente a lui.

Era sconvolta e furente e felice e depressa tutto insieme, non sapeva cosa dire poi, sbottò:

“Tu non fai mai quello che ti chiedo!” gridò isterica .

“Cosa?!” Tom si voltò a guardarla confuso.

“Ti ho chiesto di restare e mi hai lasciata. Ti ho chiesto di aspettarmi e sei scappato via! Maledizione Tom, perchè non me lo hai detto prima? Perchè non mi hai detto quello che sentivi per me?”;

“Anche tu non fai mai quello che ti chiedo!” gridò a sua volta;

“Ti ho chiesto di ascoltarmi e non lo hai fatto; ti ho chiesto di non andartene, di non lasciarmi e invece sposi quel tipo!”.

“Chiedimelo adesso…” sussurrò piano.

“Che senso ha?”; quello sguardo…Dio, quanto le faceva male.

“Chiedimelo”;

“Non lasciarmi Monica…resta con me”.

Non riuscì a trattenere le lacrime. Restò in silenzio ad osservare i suoi occhi e le sue labbra  per alcuni interminabili istanti.

Tutto l’amore che aveva tenuto per sè ora esplodeva prepotente.

Era bellissimo sentire finalmente quel calore scaldarle l’anima:  era una sensazione nuova, emozionante, indescrivibile. 

Si asciugò gli occhi e sorrise civettuola mentre con la mano sinistra iniziò a sventolarsi: 

” Uff! Che caldo fa stasera….non trovi?”;

“Sei impazzita? Che diavolo stai farnet…”ma non riuscì a terminare la frase.

Un sorriso di sorpresa e di speranza si disegnò sul suo viso mentre lei gli agitava la mano sotto il naso.

“Vuol dire che….”;

“Vuol dire che non ho intenzione di indossare nessun anello, a meno che non sia tu ad infilarlo al mio dito, perciò, forse….farò quello che mi hai chiesto” e scoppiò a ridere.

La gioia per ciò che aveva appena sentito era talmente tanta che la prese per la vita e la sollevò in aria come se fosse una piuma, stringendola così forte che quasi le fece male.

Monica gli lanciò le braccia al collo e gli baciò piano la fronte.

Tom chiuse gli occhi assaporando nuovamente   il tepore delle sue labbra.

Quando li riaprì, trovò quelli di Monica che lo fissavano  intensamente, con quell’amore che solo lei era in grado di donargli.

“Ho combinato un disastro!”;

“Già, ma è un magnifico disastro!”;

Tom la guardava dubbioso.

“Indovina il perchè?…..Ti amo scimmione!”;

Lui le sorrise e un attimo prima di baciarla le sussurrò:

“Ti amo Monica”.

 

                                                                 Fine

 

Ringraziamenti

Siamo giunti  alla conclusione di questa storia.

Confesso che dopo 36 settimane insieme a “Un Magnifico Disastro”, mi fa uno strano effetto veder scritta la parola fine.

Ho amato, odiato, detestato, me ne sono innamorata di nuovo, mi ha annoiata  ed intimorita la stesura di questa fanfiction ma, alla fine, devo ammettere che tutti questi stati d’animo sono stati premiati da  coloro che settimana dopo settimana, hanno seguito le avventure di Monica e Tom.

Voglio perciò ringraziare, citando in ordine:

Alice, Cristina, Eugi, Feby,Giada, Irene, Maddy, Mami, Nat e Silvia.

Ragazze, vi porto tutte nel mio cuore.

Su Facebook ringrazio Fra Pesce Alberghina  e Giulia Velata, un grazie di cuore anche a voi.

Per finire ringrazio anche l’esercito silenzioso: tutti coloro che hanno seguito senza commentare.

Un pensiero speciale va a te, Fra.

Ovunque tu sia,  spero tanto che questo seguito ti sia piaciuto.

Ci ho messo tutta me stessa e tu sai quanto mi sia costato scriverla.

Su questa tastiera ho versato fiumi di lacrime pensando a te: non c’è stato un solo momento in cui non abbia sentito fortemente la tua mancanza.

Adesso è finita.

E’ tua.

Te la regalo.

Ti voglio bene, Fra…. Amiche per sempre. 

“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXXV

In Loving Memory of

Francesca Zizi

(Amiche per sempre)

Licenza Creative Commons

Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Se vi va leggete ascoltando questa meravigliosa canzone:

Capitolo XXXV

Monica si guardò un’ultima volta allo specchio mentre si sistemava il gancetto di un orecchino.

Il gran giorno era arrivato: finalmente la tanto sospirata laurea!

Si guardò intorno con una nota di tristezza: tutte le sue cose erano state chiuse negli scatoloni e i suoi abiti erano stati sistemati in diverse valigie.

- Domani andrò via da questa casa e da questa città….dovrò dire addio alla mia vita passata e ricominciare tutto daccapo insieme a Chris….ho paura. Non so se riuscirò a farcela…..non so se riuscirò a dimenticare tutto….non so se riuscirò a dimenticarti Tom-

Quella piega sulla fronte ultimamente era sempre lì, presente, vigile, immancabile a testimoniare la presenza costante di quei pensieri, di quel dolore di una decisione che forse non era quella giusta ma che forse, rappresentava la sua unica via di salvezza.

Era cambiata così tanto negli ultimi mesi: l’immagine che lo specchio rifletteva non le assomigliava neanche un pò: era solo l’ombra, la brutta copia della ragazza allegra e sorridente che era.

Se solo avesse potuto cancellare tutto: Tom, Chris, il lavoro….tutto!

Che desiderio folle di aprire la porta e sparire, lontano dove nessuno potesse più trovarla, in un luogo lontano, sconosciuto dove solo il tempo avrebbe cancellato le tracce della sua esistenza e diventare solo uno sbiadito ricordo nella mente di chi l’aveva conosciuta….

Scrollò la testa destandosi da quei pensieri.

Guardò l’orolgio: era già ora di andare.

Prese la borsa e le chiavi dell’auto appoggiate sulla libreria ormai vuota ma, prima di uscire aprì il cassetto.

Tirò fuori quella vecchia foto e la osservò attentamente: quanti ricordi risvegliò in lei…ricordi troppo dolorosi per un momento che avrebbe dovuto essere felice.

- Avevi promesso che avresti fatto qualunque cosa per passare questo giorno con me e invece….-

sospirò rassegnata ma mentre stava riponendo la foto, cambiò idea e la infilò nella sua borsa.

Arrivò in università che il cuore le scoppiava nel petto: era agitata, nervosa e la presenza di tutti i suoi cari non le semplificava affatto le cose.

Camminava su e giù lungo il corridoio mentre aspettava di essere chiamata.

Ripassava mentalmente la tesina ma qualcosa la distraeva.

Aveva come un presentimento….continuava a guardarsi intorno, era come se si aspettasse di vedere qualcuno da un momento all’altro.

Cercava il suo viso tra quello delle persone presenti ma di lui nessuna traccia.

“Monica Carnelli”.

Era il suo turno. Guardò un’ultima volta in direzione della porta poi si voltò rassegnata:

“Eccomi”.

“Bravissima Monica, complimenti!”; Marco l’abbraccio forte.

“Si tesoro, sei stata bravissima”;

“Mamma…” ; Monica abbracciò anche lei. Suo padre se ne stava un pò in disparte giocando nervosamente con il nodo della cravatta.

“Va da lui; quel vecchio orso è tanto tanto orgoglioso di te, bambina”.

Monica si avvicinò a suo padre.

“Ciao papà”;

“Ciao Monica. Sei stata brava lì dentro”;

“Grazie. Ho fatto del mio meglio”.

Suo padre le appoggiò una mano su una spalla:

“Complimenti, sono tanto orgoglioso di te”;

“Lo so papà”; Monica non aggiunse altro si guardarono a lungo negli occhi e quello sguardo valeva più di mille parole.

“Quando parti?”;

“Domenica Mattina”;

“Lo so che non devo intromettermi nella tua vita ma, ci hai pensato bene?”;

“Si. Posso assicurarti che è stata la decisione più difficile della mia vita:  partire con Chris è la cosa più saggia da fare”.

“Dove andrete ad abitare?”;

“All’inizio in albergo poi, appena troveremo un appartamento tornerò a prendere le mie cose”.

“Stai correndo troppo, dovresti avere…”;

“La Signorina Monica Carnelli?” una voce alle loro spalle li interruppe e Monica fu infinitamente grata a quel ragazzo chiunque lui fosse.

“Si?”;

“Questi sono per lei” e le porse un fascio di magnifiche rose rosse. Tutti si voltarono a guardarle, erano talmente belle che non passarono inosservate.

Monica le annusò, il loro profumo così intenso e delicato la inebriarono.

“Chi te le manda?” domandò curiosa Inge.

“Non lo so. Aspetta, adesso controllo” e iniziò a cercare il bigliettino che però non c’era.

“Che cosa curiosa: non c’è scritto chi me le manda”.

“Sarà un tuo ammiratore segreto” aggiunse sorniona Klaudia e voltandosi verso l’ingresso scorse Tom che velocemente inforcò gli occhiali da sole e si allontanava velocemente.

“Ma quale ammiratore segreto! Le avrà mandate Chris”.

“A proposito dov’è il dottore? Come mai non è qui?” Inge era la solita acuta osservatrice.

“Era di turno purtroppo ma stasera verrà alla festa. Ha detto che ha in serbo una bella sorpresa per me”;

“Speriamo che qualcun altro la sorpresa la faccia a lui stasera” rispose Klaudia senza badare al fatto che Monica potesse sentirla.

“Chi dovrebbe fare… cosa?”;

“Niente….emm….pensavo solo a voce alta”.

“Ahh….certo che oggi sei più strana del solito” l’apostrofò Inge.

Salutati parenti ed amici, Monica raggiunse il reparto di Chirurgia: era raggiante.

I capelli ricci e sciolti ricadevano in morbide onde sulle spalle, gli occhi luminosi, un sorriso  soddisfatto e la sua figura magra e snella che si muoveva sinuosa in quel tailleur chiaro che sembrava essere stato disegnato apposta per lei.

Teneva stretta tra le mani la sua laurea accanto alle rose.

Bussò alla porta dell’ufficio di Chris.

“Avanti”.

“Ti disturbo?” Monica fece capolino.

“Dottoressa, mi complimento per il traguardo raggiunto” e corse ad abbracciarla.

“Grazie mille, dottore”.

“Oh cara, sapessi come sono felice per te ” la strinse forte a sè.

“Attento Chris! Le rose….” e lo allontanò un pochino prima di adagiarle sulla scrivania.

“Non vorrai mica sciuparle? Come al solito non hai badato a spese”;

“Di che parli, tesoro?”;

“Ma delle rose ovvio! Come facevi a sapere che adoro le rose rosse?”;

Chris si grattò il capo imbarazzato.

“Perdonami tesoro ma deve esserci un malinteso. Non sapevo che ti piacessero le rose rosse….”;

“Che vuoi dire?” lo guardò interrogativa.

“Che non te le ho mandate io”.

Monica era perplessa e sorpresa allo stesso tempo: chi poteva avergliele mandate? Chi sapeva che quelli erano i suoi fiori preferiti? Un’idea le balenò per la testa ma era talmente assurda che la cancellò ancor prima che la sua immagine arrivasse al cervello.

- Non può essere stato lui! -

Eppure quello strano presentimento non voleva abbandonarla.

Scosse forte la testa, doveva smetterla di pensare a lui.

“A cosa stai pensando?” la voce di Chris interruppe i suoi pensieri.

“A niente…sono solo un pò stanca. Ti spiace se uso un attimo il tuo bagno? Ho bisogno di lavarmi le mani”.

“Prego, fa pure”.

“Grazie, sei un tesoro”.

Monica entrò in bagno, aprì il rubinetto e lasciò scorrere l’acqua : si guardava allo specchio senza vedersi veramente. Pensava a Tom, a quelle rose rosse, a quello strana sensazione che per tutta la mattinata non l’aveva abbandonata un attimo.

Che cosa le stava succedendo? Avrebbe dovuto essere la giornata più bella e felice della sua vita e invece…

Intanto Chris si avvicinò alle rose e cercava di capire chi gliele avesse mandate anche se immaginava chi fosse  il misterioso  mittente.

Monica aveva lasciato la borsa aperta accanto alle rose e, involontariamente l’occhio cadde su un dettaglio che catturò la sua attenzione: lo spigolo di una cornice sbucava in un angolino.

Sollevò lo sguardo in direzione del bagno poi, con destrezza, scostò un lembo della borsa e guardò la foto: appena la vide il cuore sembrò fermarsi.

Era lei insieme a Tom.

Indurì le mascelle.

Perchè aveva quella foto nella borsa? Perchè continuava a pensare a lui? Era teso come una corda di violino.

Respirò profondamente e poi andò a sedersi.

Doveva restare calmo e ragionare lucidamente:  Monica aveva deciso di partire con lui perchè lo desiderava veramente o era solo un modo per scappare da Tom?

“Chris? Hei! Ci sei?”;

“Cosa?!”; era talmente immerso nei suoi pensieri che non si era accorto della presenza di Monica.

“Che faccia seria….che succede? Sei preoccupato per qualcosa?” gli chiese avvicinandosi a lui e appoggiandosi alla sua scrivania.

Con un dito gli sfiorò quelle profonde rughe che si erano formate sulla sua fronte.

“A cosa pensi?”;

Chris le sorrise con dolcezza:

“A niente di particolare. Non vedo l’ora che arrivi stasera”;

“Davvero?”;

“Oh si! ” le prese le mani stringendole tra le sue.

“Sarà una serata indimenticabile….vedrai”.

Monica gli sorrise distrattamente.

Guardò l’orologio alla parete:

“Ma è tardissimo! Ho ancora un milione di cose da fare prima della festa!”.

“Non dirmi che ancora non hai preparato i bagagli”;

“Le ultime cose….ho quasi finito. Ora vado, ti lascio lavorare in pace. Ci vediamo direttamente al Raven?”;

“Non vuoi che venga a prenderti a casa?”;

“No. Marco e Klaudia vengono a prendermi alle nove. Ne aprofitto per stare un pò con loro prima di partire.

“Ok, allora ci vediamo direttamente lì”.

Monica prese la borsa e le rose e gli stampò un bacio sulle labbra prima di uscire dal suo ufficio.

Chris restò a fissare la porta chiusa a lungo.

“Stasera chiudiamo definitivamente i conti Tom Kaulitz!”.

Marco e Klaudia furono puntualissimi: appena videro Monica restarono esterrefatti, era più bella che mai.

Era fasciata in uno splendido abito da cocktail lungo fino al ginocchio di un meraviglioso colore; era blu cobalto con delle spalline sottilissime tempestate di cristalli che facevano uno strano intreccio sulla schiena nuda.

Il trucco leggero metteva in evidenza i suoi occhi scuri, il suo colorito abbronzato, le sue labbra piene e ben disegnate e la massa voluminosa di riccioli neri precipitava ondeggiante lungo la schiena.

Aveva indossato dei sandali dal tacco altissimo ma si era già pentita di averli comprati: era già inciampata un paio di volte.

“Sei splendida!” le parole di Marco la lusingarono.

“E’ vero, sei bellissima Monica” Klaudia l’abbracciò forte poi lo sguardo si posò sugli scatoloni ammucchiati in un angolo e sulle valigie già pronte.

Anche Marco li aveva notati e inevitabilmente il discorso cadde sulla imminente partenza.

“Allora ci siamo….domani è il grande giorno”.

“Già” rispose mesta abbassando lo sguardo: “ma non voglio pensarci. Stasera voglio solo divertirmi e stare accanto alle persone che amo” ammise sincera.

“Allora andiamo! Che ci facciamo ancora qui?” disse Klaudia con una finta allegria.

Quando giunsero al Raven, il locale straboccava di gente. Passarono a fatica tra le persone e raggiunsero l’angolo che avevano riservato per quella serata.

La musica era assordante come sempre e le luci psichedeliche illuminavano l’ambiente con lampi di colore rosa.

Monica si guardò intorno un pò stranita: aveva il cuore pesante e gonfio di maliconia e di tristezza.

Quella era la sua ultima sera ad Amburgo.

Si guardava intorno alla ricerca di qualcosa, di qualcuno provando un profondo vuoto in fondo al cuore.

Scosse la testa mentre inspirava lentamente, voleva divertirsi: ubriacarsi di allegria e di felicità. Aveva raggiunto un importante obiettivo e stava per costruirsi un futuro gratificante accanto ad un uomo speciale chel’amava e si sarebbe preso cura di lei.

Sollevò gli angoli della bocca in un sorriso tirato e cominciò a salutare tutti gli invitati che man mano arrivavano.

Dopo un pò, incrociò lo sguardo di Chris.

Era appena arrivato: era impeccabile nel suo abito blu e la guardava estasiato.

Monica gli andò incontro e gli lanciò le braccia al collo.

Lui la strinse forte e la baciò poi le sussurrò all’orecchio: “Sei bellissima”.

Monica gli sorrise ringraziandolo.

La serata fu un vero successo, tutto filò liscio come l’olio: il cibo era perfetto, la musica era perfetta, l’atmosfera soft e rilassata e Monica si sentiva serena e felice accanto a tutti i suoi amici.

Ballava da ore e non era stanca, Chris invece cominciava ad averne abbastanza.

“Ho la gola arida. Ho bisogno di bere qualcosa. Vuoi qualcosa anche tu?”;

“Si, grazie”;

“Cosa prendi?”;

“Va benissimo quello che prendi tu”;

“Ok, allora torno subito”; Monica lo seguì con lo sguardo fino a quando fu inghiottito dalla folla.

Improvvisamente si sentì sfiorare.

Un dito le accarezzava  la spalla e poi scendeva piano lungo il braccio.

Un brivido le attraversò la schiena e il cuore sembrò fermarsi dall’emozione per poi esploderle nel petto.

Trattenne il respiro mentre sentiva lo stomaco contorcersi.

Non aveva bisogno di voltarsi per sapere chi fosse: la sua pelle aveva riconosciuto il suo tocco, il suo richiamo.

Chiuse istintivamente gli occhi mentre disperatamente lottava per controllarsi.

“Ciao Monica”.

Respirò profondamente prima di voltarsi e, prima ancora di incrociare il suo sguardo, le parole uscirono dalle sue labbra:

“Ciao Tom”.

I suoi occhi erano dolorosamente luminosi e penetranti: la guardava come se la vedesse per la prima volta e, inevitabilmente un tremito leggero si impadronì di lei.

“Congratulazioni” le sorrideva timidamente.

“Grazie” deglutì a vuoto;

“ Te ne sei ricordato…” continuò;

“Non potevo mancare…te lo avevo promesso” lei annuì abbassando gli occhi.

La musica frenetica terminò bruscamente, esattamente come era iniziata e lasciò il posto a note lente e malinconiche.

“Balliamo?” le porse la mano;

Monica lo guardò incedula: sapeva perfettamente che odiava ballare.

Gli diede la mano e lentamente lui la strinse a sè: era così estremamente sconvolgente essere di nuovo tra le sue braccia, respirare ancora il suo profumo, sentire di nuovo il suo cuore battere forste contro il suo viso. Chiuse gli occhi, allacciando le mani dietro al suo collo assaporando ogni istante, ogni singolo gesto, ogni movimento anche quello più impercettibile.

Sentì le mani di Tom  premere sui suoi fianchi mentre i suoi respiri erano sempre più corti e affannosi.

Ballavano stretti l’uno all’altra come se non esistesse niente altro, solo loro due e quella musica melodiosa.

Tom si avvicinò al suo orecchio e le sussurò:

“Sei  bellissima”;

Monica quasi non riuscì a rispondere , la voce le morì in gola quando sentì le sue labbra sfiorarle la guancia.

Sollevò la testa dal suo petto per poterlo guardare negli occhi e lentamente, senza dirsi una parola,  i loro volti erano vicini, sempre più vicini; i loro respiri si infrangevano l’uno contro l’altro così da farne nascere uno nuovo dove l’altro moriva e quasi senza accorgersene le loro labbra si incontrarono ancora  in un bacio insicuro, tremante, quasi con la paura di ferirsi, di farsi male.

Monica si aggrappò forte al suo petto temendo che fosse solo un sogno…un’altra illusione.

Si staccò per guardarlo negli occhi: era lì, davanti a lei e la guardava adorante.

“Mi sei mancata Monica, io non posso vivere senza di te. L’ho capito sai? L’ho capito da tante piccole cose, da cose che mi riempivano la vita, che mi rendevano felice e che da quando te ne sei andata mi mancano terribilmente. Non andartene…non lasciarmi”.

“Tom, io…”;

“Monica, il tuo drink” la voce di Chris era piuttosto grave. 

“Oh!….Grazie”.

“Kaulitz” pronunciò il suo nome provocatorio.

“Dottore” e Tom rispose con lo stesso tono.

“Se vuoi scusarci…Monica è giunto il momento della mia sorpresa”.

“Monica, devo parlarti”;

“Anche io devo parlarti Tom, non sparire. Torno subito”.

Chris trascinò Monica lontana da Tom e quando furono finalmente soli, tirò fuori una scatolina dalla tasca dei pantaloni.

“Aprila” le chiese dolcemente.

Monica aprì la scatolina e restò senza parole per la sorpresa.

“Sposami Monica! Dimmi di sì ed io ti renderò la donna più felice del mondo”.

“Chris, ecco io”;

“Non dire niente” prese l’anello e lentamente glielo infilò all’anulare.

Tom aveva assistito a tutta la scena: spinto da un istinto primordiale, voleva  spaccargli la faccia; voleva strappare quell’anello dal dito di Monica e portarsela via ma quando vide lo sguardo di lei mentre guardava l’anello e poi il dottore, non ebbe più la forza di fare altro.

Prese un tovagliolo ed una penna, scrisse velocemente qualcosa e poi lo consegnò ad un cameriere.

“Per favore, fallo avere a quella ragazza con l’abito blu appena sarà sola” poi gli elargì una cospicua mancia ed uscì.

                                                                                                                                         continua

“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXXIV

In Loving Memory of

Francesca Zizi

(Amiche per sempre)

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Capitolo XXXIV

Era passato tanto tempo da quella sera a casa di Chris.

Nonostante quella tormenta improvvisa nel cuore di Monica, tutto aveva ripreso a scorrere normalmente anche se, la consapevolezza di essere ancora legata a Tom non le dava pace assieme al rimorso di non essere onesta con Chris.

Continuava a sperare o forse, ad illudersi di poter controllare le sue emozioni e che da lì a poco sarebbe riuscita ad amare Chris….chissà forse la lontananza da Amburgo l’avrebbe aiutata  a dimenticare definitivamente Tom e tutto ciò che aveva rappresentato.

Era  una calda e assolata mattina di mezza estate e per i corridoi della Uke si respirava un’aria stranamente tranquilla.

Gli interventi previsti erano  solo due così, dovendo restare fino alla fine del turno e, approfittando che anche Klaudia e Inge erano relativamente tranquille, decisero di incontrarsi durante la pausa nella caffetteria dell’ospedale.

Klaudia era incredibilmente felice: la vita assieme a Marco le aveva donato una luce diversa e si rifletteva nella serenità dei suoi sguardi. Inge invece era la solita precisina. Aveva fatto passare dei brutti quarti d’ora al suo Alain perchè era perennemente in ritardo ma erano ancora insieme e giorno dopo giorno la loro relazione diventava sempre più importante.

Monica invece era sempre più distratta e deconcentrata: a volte sembrava vivesse in un’altra dimensione.

Continuava  a porsi delle domande e ad essere spaventata sul futuro.

“Hei Monica? Ci sei?”;

“Cosa?”;

“Klaudia lascia perdere; lo vedi? Non ci ascolta nemmeno!” la riprese Inge  arrabbiata.

“Scusate ragazze, pensavo ad altro”.

“Non ci vediamo praticamente mai, ognuna di noi impegnata per la laurea e a decidere del proprio futuro. Il minimo che potresti fare è dedicarci almeno la tua attenzione!” rispose seccata.

“Scusate” abbozzò senza aggiungere altro.

Si sentiva già abbastanza in colpa con loro perchè non si faceva mai viva e adesso che avevano pianificato questo breve incontro, si faceva prendere dai pensieri e dalle preoccupazioni. 

“Dai Inge, non infierire. Guardala, ha un’espressione talmente triste” prese la mano di Monica e la strinse nelle sue.

“Che ti succede? Non ti ho mai visto così giù….perchè non ti confidi con noi? Siamo sempre le tue migliori amiche o sbaglio?”.

Monica sorrise malinconia e sospirò:

“Ovvio, siete le mie migliori amiche ma….ho così tanti problemi per la testa che non saprei nemmeno da che parte cominciare”.

“Su non farla lunga, sputa l’osso. Che succede?” Inge era una che andava dritta al sodo.

“Da che comincio? Lavoro? Amore? Laurea?”.

“Laurea. Non dirmi che hai dei problemi con la tesi perchè non ci credo” disse Klaudia sorridendo.

“No. La tesi è pronta ormai da quindici giorni, non è quello che mi affligge. Il problema è un altro. Devo prendere una decisione e non so proprio che fare. Vedete tutto è così collegato che purtroppo una cosa non esclude l’altra. Da quando ho lasciato Tom, è diventato tutto così difficile”.

“E lui che c’entra? Adesso stai con Chris, no? Sai quante infermiere vorrebbero essere al tuo posto? E’ dolce, affascinante, una carriera promettente  e vuole che tu faccia parte della sua vita…”.

“Il punto è che  io non so se voglio farne parte….”;

“Che vuoi dire? Non sei sicura dei tuoi sentimenti per lui?” Klaudia sembrava leggerle nel pensiero.

“Già”.

“Ma come? Così, all’improvviso? Sembravi così felice accanto a lui”.

“Qualche tempo fa avrei giurato che fosse così ma poi è successa una cosa…lì ho capito che non lo amo, o meglio, non lo amo come dovrei, come merita”.

“Si può sapere che diavolo è successo ?”  Inge era sempre più decisa ad andare in fondo alla questione.

“Quello che non doveva accadere. Una sera, eravamo a casa sua; l’atmosfera si era riscaldata parecchio, eravamo particolarmente intimi e la cosa più naturale del mondo era”;

“Finire a letto e fare l’amore” concluse rapidamente.

“Esatto ma, proprio quando le cose diventavano serie, ho chiuso gli occhi e….”;

“….e?”;

“Gli ho detto – Ti amo Tom-”.

“Monica….oddio che hai combinato!”;

“Lo so.Vedete, in quel momento, non ero con Chris ma con Tom. Stavo facendo l’amore con Tom, capite?”;

“E lui? Come ha reagito?” Klaudia era molto agitata.

“Bene. Con il suo solito savoir faire, ha fatto finta di niente. Si è scusato dicendo che forse quella non era la sera giusta, che era troppo presto”.

“Un vero signore!” sentenziò Inge.

“E’ chiaro che sei ancora legata a quel farabutto anima e corpo”.

“Infatti. Mi dite adesso come faccio a partire? Con quali presupposti abbandono Amburgo per Bonn? Come potrei stargli accanto e lavorare fianco a fianco tutti i giorni?”.

“Certo non è una situazione facile. Il lavoro che ti ha offerto è un sogno, ben retribuito con prospettive di crescita ed uno stipendio da favola….”;

“Se non lo ama diventerebbe solo una tortura e prima o poi, lui potrebbe accusarla di essere solo un’opportunista”; Klaudia che fino a quel momento era rimasta calma adesso iniziava ad alzare il tono della voce.

“Ma no! Chris non farebbe mai una cosa del genere, è troppo gentleman e poi, con i tempi di crisi che corrono, non può certo voltare le spalle ad un’occasione del genere” Inge era molto realista e badava meno ai sentimenti.

Tra Klaudia ed Inge iniziò una serie di scambi decisamente troppo animati: gli animi iniziavano a scaldarsi così Monica pose fine alle discussioni.

“Adesso calmatevi tutte e due. Non ho ancora deciso niente e per fortuna ho ancora un pò di tempo per scegliere la soluzione migliore. Mal che vada, c’è sempre l’offerta della Uke, no?”;

“Certo, come no! Dovrebbero vergognarsi! Lavoriamo qui ormai da tanto tempo e ci hanno offerto una miseria!” Inge era veramente su di giri.

“Monica?” ;

“Mm?”;

“….E se Tom tornasse? Che faresti?” Klaudia lo aveva detto tutto d’un fiato, senza pensarci troppo e Monica la guardava con aria interrogativa.

Perchè quella domanda? Forse non ricordava più che adesso aveva un’altra?

“Non succederà mai, fidati”.

“Ma se tornasse…. lo riprenderesti nella tua vita?”.

Monica era sempre più confusa…ma poi rispose con sincerità.

“….non lo so…veramente non lo so. Non voglio più soffrire per colpa sua”;

“Si, ma senza di lui stai soffrendo allo stesso modo”.

Già, era quella la triste realtà.

Nè con lui, nè senza di lui….

Che casino che era la sua vita….un autentico disastro!

Guardò l’orologio da polso: la pausa era finita.

“Ragazze devo andare, mi dispiace”.

“allora che fai? Vieni con noi stasera?”;

“Non posso. Ho promesso a Chris che stasera avrei assaggiato i suoi  spaghetti. Sarà per un’altra volta”.

Stava per andarsene quando si girò:

“Ah, dimenticavo: grazie di tutto. Su di voi posso contare sempre”.

“Ma figurati! Siamo qui per questo, no?”rispose Inge; Klaudia la guardò preoccupata.

“Monica…rifletti bene su ciò che farai; hai ancora una settimana per decidere”.

“Lo farò” la rassicurò sorridendole.

Quella sera Klaudia era più carina del solito: aveva indossato il suo abito più bello e aveva costretto Marco a mettersi una cravatta.

Chissà perchè quell’uomo faceva tante storie quando si trattava di mettersi la cravatta….ma con quattro moine e qualche bacetto aveva finito per capitolare.

“Allora, sei pronta? Prima fai tante storie per uscire e poi mi fai aspettare per ore!” Marco si lamentò a gran voce.

“Eccomi!” quando la vide uscire dalla camera con quell’abito mozzafiato e quei tacchi vertiginosi quasi stentò a riconoscerla.

“Allora, come sto?”;

Marco le lanciò un’occhiata eloquente: “Sei uno schianto tesoro!”.

Klaudia sorrise un pò imbarazzata.

“Andiamo?”;

“Oh sì, sì certamente”.

Raggiunsero un localino, non molto frequentato, in periferia.

Volevano trascorrere una serata romantica solo loro due e stare un pò insieme. A causa degli esami e della tesi da preparare non avevano avuto molto tempo per stare insieme e quella serata era un modo carino per farsi due coccole.

Entrarono e subito furono accolti da musica soft, luci soffuse e un delicato aroma di arancia e cannella.

L’ambiente era elegante, caldo e accogliente e l’atmosfera decisamente romantica.

Si sedettero al tavolo che avevano prenotato e si scambiarono occhiate d’intesa e di complicità.

“Dopotutto non mi dispiace affatto che Monica non sia venuta con noi stasera”;

“Non sei carino!” rispose piccata.

“E dai….volevo dire che sono felice di averti tutta per me questa sera”;

Klaudia gli sorrise amorevole: “Ne sono felice anche io” e gli stampò un bacio sulle labbra.

Improvvisamente si rabbuiò e la cosa non passò inosservata.

“Che succede?”;

“Niente….pensieri”.

“Su noi due?”;

“No, non preoccuparti” e gli accarezzò dolcemente il viso poi continuò:

“Sono tanto preoccupata per Monica” ammise sincera.

“Se è per questo lo sono anch’io. Ultimamente non so perchè, cerca di evitare di parlare con me….sono sicuro che qualcosa la turbi. Lo sai, le voglio bene come a una sorella minore, mi sono sempre preso cura di lei fin da piccola ma il suo ostinato mutismo, quando le chiedo di parlarmi di lei mi insospettisce”.

“Già, hai ragione ad essere preoccupato”;

“Perchè, tu sai qualcosa?”.

“Ci siamo viste questa mattina, era distratta…insomma si vedeva lontano un miglio che pensava ad altro. Tra una domanda e l’altra ha detto di essere spaventata da questo trasferimento a Bonn”.

“Che assurdità! Ma perchè deve andarsene così lontano? Dopotutto Amburgo è sempre stata la sua città, qui ha tutti noi, i suoi genitori, un buon lavoro”.

“Il punto è che ha ammesso che è ancora innamorata di Tom e credo che partire, rappresenti per lei l’unico modo di dimenticarlo”.

“Anche questa è una stupidaggine. Le distanze non contano a nulla quando si ama e, sebbene mi costi doverlo dire, Kaulitz la rendeva felice….a modo suo”.

Intanto il cameriere si era avvicinato per le ordinazioni.

Entrambi ordinarono della carne con patate speziate e una abbondante porzione di torta ai mirtilli. 

Gustarono il cibo mentre teneramente continuavano a scambiarsi effusioni.

Marco l’aveva invitata a ballare, era tutto così perfetto e terribilmente romantico.

Un improvviso rumore di bicchieri rotti catturò l’attenzione di tutti i presenti nella sala.

La voce alterata di un uomo, dal bancone del bar, risuonò piuttosto familiare a Marco e Klaudia.

“Ti ho detto di darmi quella maledetta bottiglia! Sei pagato per questo no? Allora muoviti!”;

“Signore, mi scusi ma lei ha già bevuto abbastanza. Se vuole che le dia la bottiglia deve consegnarmi le chiavi della sua auto?”;

“E perchè? Credi che sia ubriaco? Sono perfettamente lucido e le mie chiavi puoi scordartele”.

Marco fece accomodare Klaudia al tavolo e poi si sedette a sua volta.

“Quel tipo…lì al bar, non è Tom?”;

Marco rispose seccato.

“Si, è proprio lui. Sta dando spettacolo! E’ ubriaco marcio”.

Klaudia si voltò a guardarlo con occhi supplicanti.

“Marco ti prego, va a parlargli”;

“Io?! E per dirgli cosa?”;

“Devi dirgli di Monica, che partirà e che se non vuole perderla deve fare qualcosa”.

Marco fece spallucce:

“E’ un problema suo, che si arrangi! Maledizione ci ha anche rovinato la serata….ma senti che casino che sta combinando. Se continua di questo passo chiameranno la polizia e lo sbatteranno dentro”.

“Caro, è anche un tuo problema”;

“Che vuoi dire, scusa?”;

“Hai presente quel bel divano che abbiamo in salotto?”;

“Cosa c’entra adesso il divano?”;

“Se non vai immediatamente a parlare con lui, per i prossimi due mesi tu dormirai su quel divano. Mi sono spiegata?”;

“Ma Klaudia!”;

“Non sto scherzando”.

Marco la guardò dritta negli occhi, non l’aveva mai vista così determinata.

“Ma….cosa vuoi che faccia sentiamo?” ma lei non rispose.

Dopo aver sospirato pesantemente si alzò dalla sedia:

“Va bene, ho capito” e senza aggiungere altro si allontanò in direzione del bar.

“Tu non sai chi sono io” Tom si alzò dallo sgabello barcollando e prima che potesse cadere, Marco lo afferrò per un braccio.

Tom lo guardò intontito:

“Ma guarda che sorpresa! Marco….l’adorato cuginetto!”; la voce biascicante e l’alito che sapeva di alcol facevano intendere che aveva bevuto moltissimo.

“Signore lei lo conosce? Faccia capire al suo amico che non posso dargli la bottiglia e che sarebbe meglio che si calmasse se non vuole che chiami la polizia”.

Marco lo trattenava saldamente per un braccio.

“Non si preoccupi, ci penso io. Per favore potrebbe prepararmi una abbondante dose di caffè ristretto e servirlo a quel tavolo laggiù”;

“Con piacere”.

“E lasciami andare! Dove mi vorresti portare!”;

“A farti passare la sbornia, dannato ubriacone!” poi guardando verso il tavolo dove era seduta Klaudia, le  fece un sorriso  tirato e poi si diresse verso i servizi.

Appena fu abbastanza distante da sguardi indiscreti lo spinse con forza verso un lavandino e lo infilò sotto un getto di acqua gelida. Tom ovviamente faceva resistenza ma Marco gli teneva premuta la testa sotto quel rubinetto.

Dopo un pò lo lasciò andare.

Tom sembrava essersi ripreso un pochino.

“Tieni, prendi questo”  gli lanciò un asciugamani e, lentamente, cominciò a tamponarsi il viso e i capelli.

“Perchè ?” gli chiese con la voce ancora impastata.

“Perchè dobbiamo parlare”.

Marco uscì dal bagno seguito a sua volta da Tom.

Si sedettero al tavolo che aveva precedentemente indicato al cameriere ed immediatamente gli fu servito un bricco colmo di caffè fumante ed una tazza.

Marco riempì la tazza e gliela porse.

“Avanti, bevi!”.

“Non ne ho nessuna voglia”.

“Kaulitz, vedi di non farmi perdere la pazienza, bevi quel caffè e sbrigati! Invece di essere così gentile con te, dovrei spaccarti la faccia per quello che hai fatto a Monica”.

“Monica….lei mi ha lasciato…. adesso sarai contento immagino. Ha trovato uno migliore di me….il dottore”.

Con quanta sofferenza aveva detto quelle poche parole, tanto da ammorbidire i toni di  Marco.

“Ascoltami bene Kaulitz: La perderai se non fai qualcosa”.

“Se non te ne fossi accorto, io l’ho già persa…non vuole più saperne di me” e trangugiò quel caffè amaro e denso.

“Non esserne sicuro. Lei ti ama ancora ma il dottore la porterà con sè lontano da Amburgo”.

“Che diavolo stai dicendo?” improvvisamente sembrò risvegliarsi da quel torpore.

“Quello che hai sentito. La prossima settimana, Monica e il dottore partiranno per Bonn e tu non la rivedrai mai più”.

Tom spalancò gli occhi: la notizia lo aveva scioccato.

“Si hai capito benissimo. Lui ha avuto un posto da primario all’ospedale di Bonn e Monica sarà la sua assistente personale”.

Tom serrò le mascelle e strinse i pugni.

“Hai ancora un’opportunità. Se tieni a lei fà qualcosa! Hai solo fino a sabato prossimo. Ti ricordi che giorno è sabato?”;

“Sabato? No perchè?”;

“Monica darà la tesi di laurea”.

“La laurea….si, ora mi ricordo” e col pensiero tornò a quella meravigliosa serata passata a casa sua.

“La sera ci sarà una festa al Raven, è la tua ultima occasione”.

Tom lo guardava con gli occhi ancora annebbiati dall’alcol.

“Perchè mi stai aiutando?”;

Marco sbuffò infastidito poi rispose:

“Non lo faccio per te anche se devo ammettere che il dottore non mi è affatto simpatico. Lo faccio per Monica, perchè so con certezza che ti ama ancora…e poi” si voltò verso il tavolo dove era seduta Klaudia e  continuò:

“per non passare due mesi a dormire sul divano lontano da quella graziosa ricattatrice”.

                                              continua

“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXXIII

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Francesca Zizi
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Se vi va leggete ascoltando questa canzone

Capitolo XXXIII

“….Si, si va bene, continuate a tenere sotto controllo la situazione, si tenete d’occhio soprattutto i valori di glucosio nel sangue…..d’accordo, tenetemi informato….. Ok, grazie; buon lavoro”.

Monica gli si gettò tra le braccia senza che lui avesse il tempo di capire cosa stesse accadendo.

“Hei…che impeto! Ti sono mancato così tanto?” le sorrise accattivante.

Lei non rispose, lo baciò sulle labbra d’istinto.

Chris la strinse forte a sè mentre in mano aveva ancora stretto il cellulare.

Era così strana, si era rifugiata tra le sue braccia come se volesse scappare da qualcosa.

La staccò un pochino da sè quel tanto che bastava per poterla guardare negli occhi.

Aveva uno sguardo carico di tristezza e malinconia e tremava visibilmente.

“Amore, che succede?”;

lei abbassò il viso.

“Niente..voglio solo andare via”;

“ma non abbiamo ancora finito di cenare”;

“Non importa. Non ho più fame. Voglio solo andare via da qui e stare un pò da sola con te”.

“Davvero?”;

“Si, cerchiamoci un posticino tranquillo e godiamoci il resto della serata, vuoi?”.

“Ma certo che voglio. Facciamo così, adesso ti accompagno all’auto poi vado a pagare il conto e  ce ne andiamo a casa mia”.

“Mi sembra perfetto!”.

Chris entrò a pagare il conto.

“Dottor Bauer, la cena non è stata di vostro gradimento?” ;

“No, affatto. Era tutto squisito ma il dovere mi chiama”;

“Eh già un dottore deve sempre essere reperibile”.

Il cameriere sembrava più tranquillo e sorridente strisciò la carta di credito che Chris gli aveva fornito.

“Grazie e Buona Sera”.

Appena salì in auto, Monica gli sorrise affettuosamente ma un attimo prima di uscire dal parcheggio si voltò verso la grande vetrata.

I grandi occhi scuri di Tom la fissavano carichi di dolore.

Durante tutto il tragitto Chris non fece altro che guardarla: sembrava turbata e distratta allo stesso tempo.

“A cosa stai pensando?”;

“A nulla, perchè?”;

“Sembri …così assorta”;

Monica non rispose; si limitò a guardare fuori dal finestrino.

Sentiva ancora la sua voce risuonare nelle orecchie.

Quelle labbra tiepide le sfioravano la pelle e lei si era sentita di nuovo viva tra le sue braccia.

Fremeva ancora al ricordo delle sue carezze e rabbrividì all’improvviso.

“Che succede? Non ti senti bene?”;

“No, è l’aria condizionata….è un pò troppo alta”.

“Scusa tesoro, la abbasso immediatamente”.

Gli aveva promesso tutta la sua onestà ma in quel momento aveva appena infranto quella promessa.

Gli aveva mentito spudoratamente e inoltre gli aveva taciuto di aver rivisto Tom.

Scrollò vigorosamente la testa.

“Eccoci arrivati”.

Chris le aprì lo sportello poi, dopo aver chiuso l’auto, la strinse a sè guidandola verso la porta del suo appartamento.

Lui non riusciva a distogliere lo sguardo dalle sue belle labbra che gli sorridevano.

La fece accomodare sul divano e poi le offrì qualcosa da bere.

Monica sorseggiava il drink ghiacciato  ma non riusciva a togliersi dalla testa Tom, le sue mani calde sulla schiena, il suo cuore che batteva vigoroso contro il suo e quelle parole appena sussurrate….

trattenne il respiro per riuscire a controllare le sue emozioni.

Ancora una volta lo sentiva sulla sua pelle e quel marchio bruciava ancora con la stessa intensa disperata passione.

Chris si sedette accanto a lei e le passò un braccio intorno alle spalle e quel contatto la fece trasalire.

Monica lo guardò intensamente.

Chris non riusciva a decifrare quello sguardo e quali pensieri le stessero passando per la testa in quel momento.

Lei giocherellava nervosamente facendo oscillare il liquido nel bicchiere, il ghiaccio tintinnava contro il vetro quando all’improvviso appoggiò il bicchiere sul tavolino, allungò le braccia intorno al suo collo e continuando a restare in silenzio lo baciò.

Sulle sue labbra cercava il sapore di quelle di Tom.

Chiuse gli occhi e nel buio dei suoi pensieri si affacciò il suo viso.

Chris si lasciò trascinare dalla passione di quel bacio e rispose con la stessa intensità, sorpreso e felice allo stesso tempo.

Non gli imortava cosa stesse succedendo: era la prima volta che sentiva veramente Monica sua. In quel momento comprese che gli apparteneva e nei suoi baci percepiva  finalmente, che anche lei lo desiderava, esattamente quanto lui la desiderava.

La strinse forte a sè: la sentiva fremere tra le sue braccia, sentiva il suo cuore battere forte, il suoi respiri ansimanti e le sue mani sfiorare il suo corpo in carezze sempre più sensuali.

La sentì trattenere il respiro quando le sue mani forti e delicate allo stesso tempo si insinuarono sui suoi fianchi mentre un gemito le sfuggì dalle labbra.

Monica gli accarezzò piano il collo, le spalle ed infine il torace e lentamente iniziò a sbottonargli la camicia.

Chris la lasciò fare compiacendosi di quei movimenti lenti che gli facevano battere forte il cuore per l’emozione.

La donna che amava, gli stava offrendo il suo amore e lui, avidamente assaporava quegli istanti imprimendoli nella sua mente, sulla sua pelle.

La guardava estasiato mentre con gli occhi chiusi, chinava la testa all’indietro, le labbra socchiuse, i capelli che precipitavano come cascate sulla sua schiena morbida e vellutata.

Si inebriava del suo profumo, si dissetava dei suoi baci e, ad ogni tocco delle sue dita affusolate e leggere sentiva crescere la voglia di stringerla sempre più forte contro il suo petto.

Faticosamente si staccò un attimo da lei e ancora ansimante, le prese la mano e guardandola negli occhi, quegli occhi marroni come la terra che brillavano di desiderio, la guidò di sopra in camera da letto.

Le cinse la vita con un solo braccio mentre con l’altra mano le accarezzava delicatamente il viso prima di affondare le labbra sul suo collo facendola rabbrividire di piacere.

Monica inarcò la schiena offrendogli le labbra e mentre lui la baciava, lei gli sfilò piano la camicia.

Il suo torace scolpito si muoveva al ritmo dei suoi respiri ed il suo profumo era così intenso e piacevole.

Con mani incerte gli sfiorò delicatamente il petto; Chris la attirò a sè e quando sentì il calore delle sue labbra, il suo cuore accelerò ancora di più i suoi battiti facendogli pulsare nervosamente il sangue nelle vene.

Con movimenti leggeri gli abbassò una spallina del vestito.

Monica continuava a tenere gli occhi chiusi, si lasciava guidare solo dai suoi sensi.

Quando anche l’altra spallina fu abbassata, il vestito scivolò a terra esponendo al suo sguardo la perfezione del suo corpo, la pelle chiara e delicata dei seni, la vita sottile, i fianchi morbidi e le gambe slanciate.

“Sei bellissima” disse in un sussuro e quando sentì la sua pelle calda contro di sè gli sembrò di non riuscire più a controllarsi, era folle di desiderio.

Delicatamente la sospinse all’indietro su quell’enorme e morbido letto. 

Si sdraiò accanto a lei e con mani tremani sfiorava il suo ventre piatto,Monica gli accarezzò il viso e lo attirò a sè, con le labbra tiepide gli sfiorò una guancia; lo sentì trasalire. Velocemente Chris si liberò degli ultimi indumenti mentre lei, sempre ad occhi chiusi cercava le sue labbra.

“Ti amo Monica…ti amo da morire” sussurrò appena sul suo seno.

“Ti amo anch’io Tom”.

Chris si bloccò di colpo.

Deluso e amareggiato sospirò pesantemente lasciando andare il capo sul cuscino.

Monica aprì gli occhi smarrita.

Si era resa conto di quello che aveva appena detto.

Aveva voglia di piangere, era consapevole di aver ferito Chris e furiosa con se stessa perchè per l’ennesima volta, aveva capito che l’essere appartenuta a Tom era una condanna che avrebbe dovuto scontare tutta la vita.

Non poteva appartenere ad un altro uomo se lui, aveva segnato sulla sua pelle con i suoi baci, le sue carezze, un sigillo indelebile.

Calde lacrime le solcarono il viso.

“Perdonami Chris” riuscì a dire tra i singhiozzi.

Lui si voltò piano verso di lei.

La sua espressione era rassegnata e triste.

Le sorrise debolmente.

“Non piangere Monica”; le asciugò le lacrime con i pollici.

“Non hai niente da farti perdonare. Dovevo immaginarlo….è ancora troppo presto, è tutta colpa mia. Avrei dovuto controllarmi e invece, non ho resistito al desiderio di averti tutta per me”.

Monica continuava a piangere maledicendo se stessa e anche Tom.

L’unica cosa al mondo che non avrebbe mai voluto era far soffrire Chris e, inevitabilmente era finita per fargli del male.

“Scusami…per favore, io” ma lui le appoggiò un dito sulle labbra.

“Schhh! Non dire niente, ok? Va tutto bene”. La attirò a sè e la strinse forte cercando di rassicurarla;

“Va tutto bene”.

Monica pianse a lungo aggrappandosi a lui, fino a quando avvilita e vinta dalle lacrime si addormentò lì, fra le sue braccia.

Chris invece non riusciva ad addormentarsi.

Pensava e ripensava a quanto era successo.

Non poteva evitarlo: odiava Tom con tutto se stesso.

Aveva avuto la fortuna di incontrare una donna meravigliosa come Monica e se l’era fatta scappare.

L’aveva derisa e umiliata centinaia di volte con il suo comportamento meschino, aveva tradito la sua fiducia riducendola solo ad un’ombra, una come tante di cui si era approfittato grazie alla sua fama e al suo successo ma lei, non era una come tante.

Lei era la donna che Lui amava e gli era intollerabile pensare che a causa sua Monica, non gli sarebbe mai appartenuta veramente: tra loro il suo fantasma avrebbe vagato per sempre e ogni qual volta avrebbe provato ad avvicinarsi a lei, inevitabilmente le cicatrici che lui le aveva lasciato, avrebbero ripreso a sanguinare.

“Dannato Kaulitz!” grignò tra i denti.

Si alzò facendo attenzione a non svegliarla e si infilò sotto la doccia.

Le prime luci del mattino filtravano attraverso le tende leggere della portafinestra.

Monica si voltò un pochino e subito fu investita dalla nausea e da un terribile mal di testa.

Si portò le mani alle tempie massaggiondosele delicatamente.

Chris dormiva sereno accanto a lei: la testa abbandonata sul cuscino, i capelli scomposti si riversavano sul viso i cui lineamenti erano sereni e rilassati mentre il respiro, lento e regolare, gli faceva alzare ed abbassare ritmicamente il torace.

Si mise seduta cercando di muoversi molto lentamente per non svegliarlo.

Si guardò intorno: sul pavimento c’erano ancora tutti i loro vestiti ed immediatamente il ricordo della notte precedente tornò alla memoria.

Nascose il viso dietro una mano.

Come aveva potuto fare una cosa del genere a Chris?

Ancora se lo chiedeva senza riuscire a darsi una risposta.

Si vergognava terribilmente: con quale coraggio sarebbe riuscita di nuovo a guardarlo negli occhi e a nascondergli ancora i suoi veri sentimenti….

Lei amava Tom e nessun altro avrebbe mai potuto prendere il suo posto.

Era questa la triste e cruda realtà, una realtà che adesso la gettava ancor più nel panico e nella disperazione.

Si alzò da quel letto con un grosso peso sul cuore.

Come doveva comportarsi con Chris? Cosa avrebbe dovuto fare?

Continuare con quella farsa era davvero un gioco troppo pericoloso.

Raccolse la camicia di Chris dal pavimento e se la infilò.

Cercando di fare il più piano possibile, aprì la finestra ed uscì sul terrazzo.

L’aria fresca del mattino la investì scrollandola da quel torpore.

Si circondò la vita con le braccia tentando invano di smettere di tremare. Sentiva tanto freddo in fondo al cuore, la sua anima era inquieta e tormentata.

Intanto Chris aveva allungato una mano verso di lei e non trovandola aprì subito gli occhi: temeva che se ne fosse andata e quello significava averla persa definitivamente.

Si mise seduto e si guardò intorno, cercandola con lo sguardo.

La luce era troppo intensa e gli occhi ancora mezzi addormentati ne risentivano.

Se li strofinò un pochino poi, mettendo bene a fuoco la vide.

Era bellissima….una visione vederla su quel terrazzo….era come l’aveva immaginata quel giorno di tanti mesi prima, quando insieme a lei aveva visitato quella casa.

Si alzò dal letto, si infilò l’accappatoio immacolato e silenziosamente la raggiunse.

Monica era appoggiata alla balaustra,assorta nei suoi pensieri,fissava un punto lontano non definito e non lo sentì arrivare.

Chris la abbracciò forte e sfiorndole delicatamente la guancia le sussurrò piano:

“Buon giorno,  amore mio”.

                                                                                                           continua

“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXXII

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Francesca Zizi
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grazie Ire ;-)

CAPITOLO XXXII

Il telefono iniziò a squillare mentre Monica si truccava davanti al grande specchio della sua camera da letto.

“Pronto?”;

“….Ciao Infermiera”;

“Ciao dottore, come stai?”;

“….Stanco. Oggi sei andata via senza salutarmi”;

“Vero…ma tu eri in sala operatoria e non potevo aspettarti”.

“…ah sì? E perchè?”;

perchè volevo farmi bella per questa sera”; lo sentì ridere.

“…Tu non ne hai bisogno, sei bellissima così come sei”;

“E tu sei troppo galante. Ascolta Chris, se sei troppo stanco possiamo rimandare ad un’altra sera”.

“….Non pensarci nemmeno! Sto andando a casa a farmi una doccia. Ci vediamo tra poco”.

“Allora a dopo”.

“….Un bacio”.

Chris era un uomo dolcissimo, affettuoso, pieno di attenzioni: nonostante il lavoro e  la stanchezza riusciva a dedicarle tutto il suo tempo libero e giorno dopo giorno era diventato così importante per lei.

Mezz’ora più tardi era già sotto casa sua.

Monica scese le scale di corsa e appena la vide uscire dal portoncino, scese dall’auto e le andò incontro.

“Buona sera, tesoro” le cinse i fianchi abbracciandola.

Monica gli lanciò le braccia al collo e lo baciò sulle labbra.

“Buona sera. Come stai?”;

“Ora che ti ho visto, benissimo” e le sorrise dolcemente, poi continuò:

“Sei stupenda”;

“Grazie, sei molto gentile”.

“Hai fame?”;

“Direi proprio di sì”;

“allora sarà meglio andare”; si sciolse dal suo abbraccio e la guidò all’auto, aprendole lo sportello.

Durante il breve tragitto in auto si scambiavano occhiate fugaci e battutine scherzose.

Stavano bene insieme, sembravano fatti l’uno per l’altra.

Arrivati al ristorante Monica sbarrò gli occhi per la sorpresa:

“Chris! Il Jacobs…. sei incredibile!”.

Il Jacobs era il famoso ristorante di un rinomato hotel di Amburgo.

Li fecero accomodare in giardino.

“Wow, Chris è…è magnifico!” Monica si guardava intorno entusiasta.

L’ambiente era caldo e accogliente, con una splendida vista sull’Elbe e un’atmosfera rilassata ed elegante.

Chris guardava la sua espressione felice ed un grande sorriso gli si disegnò sulle labbra.

Si accomodarono al tavolo che era stato preparato per loro, la luce soffusa delle candele sul tavolo faceva brillare i loro occhi.

Chris le rese la mano e se la portò alle labbra, Monica gli sorrideva dolcemente.

Chiacchieravano, scherzavano, lui le faceva complimenti che la facevano arrossire come una ragazzina.

Il cameriere servì le portate che avevano precedentemente ordinato ed iniziarono a mangiare.

“Ti piace?”;

Con la bocca piena rispose: “Si….è tutto così delizioso” si copriva la bocca con una mano ma le scappò da ridere.

La sua risata era così contagiosa che ache lui scoppiò a ridere.

Improvvisamente, il cellulare nella tasca di Chris iniziò a vibrare.

Lui aggrottò la fronte.

Non era un buon segno: a quell’ora poteva essere solo l’ospedale.

Prese il cellulare dalla tasca e diede un’occhiata al display.

” Cara, vuoi scusarmi? Devo fare una telefonata in ospedale”;

“Certo, non preoccuparti ma torna presto, intesi?”;

“Agli ordini capo!” e le sorrise.

Monica lo guardò allontanarsi in direzione dell’uscita poi, prese il bicchiere ed iniziò a sorseggiare lentamente il suo vino bianco.

Era una serata meravigliosa e lei si sentiva calma e rilassata.

Appoggiò la schiena allo schienale della poltroncina e guardò le acque dell’Elbe che scivolavano piano.

Chiuse gli occhi per un istante ed inspirò profondamente i profumi di quella calda sera d’estate mentre la brezza fresca le accarezzava piano la pelle nuda delle spalle e della schiena. 

“Monica….”;

quella voce alle sue spalle…

Che strano scherzo: le era sembrato di udire la voce di Tom ma, non poteva essere lui.

Riaprì gli occhi e si voltò lentamente sorridendo. Tom era lontano e, nonostante la sua immaginazione ce la mettesse tutta per farla sentire in colpa, sapeva che non poteva essere lì ma, quando vide i suoi occhi fissarla intensamente sentì il cuore perdere un battito.

Era passato tanto tempo dall’ultima volta che si erano visti….

“Posso…posso sedermi?”;

Monica aveva ancora il bicchiere a mezz’aria ed era paralizzata per la sorpresa. Non sapeva bene che dire, come comportarsi.

Improvvisamente sembrò che tutto ciò che la circondava non esistesse più, come se la gente, i rumori, gli odori, le chiacchiere fossero improvvisamente sparite.

Esistevano solo i suoi occhi, le sue labbra che le sorridevano timidamente, il suo profumo che prepotentemente era tornato alle sue narici e il suono melodioso della sua voce.

“Ce-certo, accomodati”;

Si sedette di fronte a lei e dopo tanto tempo tornò ad avere coscienza della sua fisicità .

“Ti ho vista…insieme a quel tipo…al dottore e…. non vorrei disturbarti”.

“Quando sei tornato?” gli chiese abbassando lo sguardo.

 Aveva bisogno di riprendersi da quella sorpresa e cercare di tornare a respirare normalmente per riprendere il controllo delle sue emozioni.

“Un paio di settimane… sono qui con Bill e alcuni amici” ed indicò un tavolo semi-nascosto dove era seduto suo fratello ed un paio di persone che non aveva mai visto prima.

“Sei… sei dimagrito…. hai l’aria stanca” disse d’impulso.

“Ti preoccupi ancora per me” rispose sorridendo mentre lei abbassava lo sguardo.

” Tu invece, sei sempre bellissima Monica”;

quelle parole le provocarono un nodo in gola tanto che le sembrava di soffocare.

- Smettila Tom! ti prego…. Non continuare…non dirmi queste cose, non guardarmi in quel modo o il mio cuore non reggerà!-

“Sei splendida con quel vestito”;

“Gra-grazie”.

Sapeva perfettamente che quello era il suo vestito preferito.

Continuava a guardarla intensamente e il suo respiro diventava sempre più corto e affannoso.

Le accarezzò leggermente il dorso della mano: trasalì e  un brivido le corse lungo la schiena.

Una miriade di ricordi affollarono immediatamente i suoi pensieri.

Non aveva dimenticato l’effetto che le sue carezze avevano su di lei ma appena si scosse da quel torpore, ritirò la mano ed iniziò a giocherellare nervosamente con un orecchino.

“Come….come va il lavoro?” gli chiese a disagio e tenendo nervosamente d’occhio la porta.

“Che succede….hai paura che possa vederci insieme?”;

“No” rispose fermamente.

“Chris è un gentiluomo, non farebbe mai una scenata solo perchè sei seduto qui”;

“Meglio. Ho bisogno di parlarti Monica “.

“Ma è quello che stiamo facendo”;

finse una calma che era ben lungi dal provare: dentro di sè era confusa e agitata.

“Non così. Voglio vederti da sola, ho bisogno di stare un pò con te e parlare di noi”.

Quelle parole la scossero fin dentro l’anima.

“Non esiste più un noi….da tanto tempo, ormai”; le parole erano appena sussurrate ma erano pesanti come macigni.

“Monica, è stato tutto un malinteso, un equivoco; quelle foto mentono. Tu devi…”;

“Cosa? ” lo interruppe bruscamente e con un tono di voce alterato.

“Dovrei lasciarmi ancora abbindolare dalle tue parole? Dalle  promesse che non mantieni? O dalle tue bugie?” sospirò con rassegnazione;  poi calmandosi un pochino continuò:

“Sono stanca Tom. Sono stanca di soffrire e di avere paura”.

“Non voglio farti soffrire lo capisci? E non voglio nemmeno che tu abbia paura” la guardava serio.

“ Mi dici perchè continui a tormentarmi? Ti ho restituito la tua liberta dovresti essere contento, no? Hai ripreso la tua vita di sempre; cos’altro potresti volere?”.

“Voglio te!” disse lanciandole uno sguardo che le trafisse il petto. Uno sguardo doloroso, penetrante che le impediva quasi di respirare.

Abbassò gli occhi ammutolita poi, facendosi coraggio, continuò:

“Spesso diamo valore a ciò che possediamo solo quando lo abbiamo perso…. Tu non vuoi me. Quello che vuoi è  avere qualcuno accanto che ti guardi adorante, che ti faccia sentire amato ma che puoi accantonare in un angolino quando non ti interessa più”.

Tom abbassò lo sguardo.

Perchè era tanto dura? perchè faceva di tutto per allontanarsi da lui. Se solo avesse potuto leggere nel suo cuore avrebbe capito che non era così.

” Non vuoi proprio  darmi almeno l’opportunità di-di….” si interruppe facendo una lunga pausa durante la quale non fece altro che mordersi le labbra ed evitare di guardarla;

“….tanto non mi crederesti; non è così?”;

- Provaci! Maledizione, prova a dirmi la verità Tom! Urlami in faccia una buona volta che mi vuoi solo per abitudine… forse così riuscirei a smettere di amarti e a cercare di raccogliere i pezzi della mia vita e ad andare avanti! -

Dopo averlo guardato a lungo aggiunse:

“Già; non ti crederei”.

Il tono con cui l’aveva detto era anche peggio delle parole in sè. Adesso pagava il prezzo della sua superficialità.

“Tom, sarà meglio che te ne vada. Non abbiamo altro da dirci”;

“Herr perfezione ti sta aspettando?”;

“Non fare così….per favore”;

“Così, come?”;

“Non essere sarcastico; lui  non lo merita”.

Sollevò un angolo della bocca in un ghigno crudele e beffardo:

“ne parli come se fosse l’uomo migliore della Terra!”;

“E lo è”;

rispose  di rimando senza pensare alle conseguenze ma con l’intento di porre fine a quella conversazione penosa.

Non si aspettava però di averlo ferito.

Quando tornò a guardarla negli occhi aveva uno sguardo così triste.

“Monica dimmi, che ci fai con un tipo insignificante come lui? Ha le rughe e i capelli bianchi… tu meriti di meglio”.

“E il meglio per me, ovviamente saresti tu non è così?”;

Lui non rispose: continuava a guardarla con quella luce di sfida.

Sapeva dove conducevano quelle provocazioni così rispose in modo da non scatenare una discussione.

“E tu, che ci facevi con una persona insignificante come me?”;

“Tu non sei mai stata insignificante per me e  lo sai”;

finalmente sfidò il suo sguardo guardandolo dritto negli occhi:

“No Tom; mi illudevo di saperlo ma evidentemente mi sbagliavo. Mi hai mostrato esattamente quale era il mio ruolo nella tua vita. Chris ha  qualche anno  più di me, è vero ma, il senso di protezione, la sicurezza che mi dà, tu non me l’hai mai data. E ti dirò di più”;

tolse il tovagliolo dalle gambe e lo appoggiò sul tavolo alzandosi;

“Lui mi ama ”.

Stava per andarsene quando Tom si alzò di scatto e le afferrò un polso.

“Come fai a dirlo con tanta sicurezza?;

“Perchè me lo ha detto!” .

Si fissarono negli occhi per pochi istanti ma lunghi un’eternità.

Un silenzio freddo carico di sottintesi li divise come un muro.

“ Adesso scusami, devo andare”.

Monica ritrasse il braccio ma lui, con un movimento rapido le cinse la vita e affondò il viso nei suoi ricci profumati.

Monica trattenne il respiro: il cuore batteva impazzito, sembrava che stesse per scoppiargli nel petto. Brividi percorsero la schiena mentre il suo cuore martellava vigoroso contro di essa.

“Non andare via, ti prego…non andartene”.

Un nodo le strinse la gola, le lacrime cominciarono a pizzicarle gli occhi.

” Rimani qui…stretta a me…solo un istante”.

Monica sentiva il petto schiacciato da un macigno tanto che ogni singolo respiro era doloroso . 

Quanto mi sei mancata!”;

Lentamente la fece voltare verso di sè guardandola con dolcezza e tanta malinconia allo stesso tempo.

“Dimmi, sei riuscita a dimenticare i miei baci?…Hai rimosso il ricordo delle mie carezze, il calore del mio corpo…o l’odore della mia pelle?”.

Lei non rispose sempre più in balia della sua voce, ammaliata dalle sue labbra, dai suoi occhi profondi e penetranti.

“Io non ti ho dimenticata…non posso, non ci riesco. Monica io ti voglio più di ogni altra cosa al mondo. Ti desidero con una tale intensità che mi sembra di impazzire”.

Sentiva le gambe cedere e pian piano anche le sue difese si annullarono.

La sua bocca  le sfiorava la guancia e il suo respiro le accarezzava piano il collo.

“Ho bisogno di te…perchè non la smettiamo? Anche tu mi vuoi…lo so, lo sento” e prima di rendersene conto le sue labbra si insinuarono sul suo collo lasciando una scia infuocata sulla sua pelle.

Quel tocco appassionato e familiare risvegliarono in lei sensazioni sopite da tanto tempo ormai.

Sì che le era mancato, le mancava tutto di lui.

Istintivamente inarcò la schiena e gli offrì le labbra.

“No…non mi hai dimenticato. Lui non può farti provare le stesse cose…” e nel momento in cui le loro labbra stavano per unirsi Monica si risvegliò da quell’incantesimo.

Che diavolo stava facendo?

Come aveva potuto cedere di nuovo alle sue lusinghe?

Come aveva potuto perdere di nuovo il rispetto di sè facendosi abbindolare ancora da lui?

Aveva dimenticato quello che le aveva fatto? il dolore che le aveva causato? Le lacrime che aveva versato per colpa sua?

Bruscamente si sciolse dal suo abbraccio.

Respirava ancora faticosamente e le parole erano ansimanti e appena udibili.

“No, non ti ho dimenticato…. non potrei”.

“Allora torna con me Monica, lo vedi anche tu che non possiamo stare lontani….perchè soffrire ancora?”

 Non insistere Tom. E’ tutto finito e non tornerà mai più come prima”.  

Si allontanò velocemente da lui.

Voleva solo scappare via dalle sue braccia, dalle sue labbra, dalle sue parole.

“Monica, Monica!” ma ormai era già lontana.

Si avvicinò alla grande finestra che dava sul parcheggio e la vide mentre si rifugiava tra le  braccia del dottore.

Lui le sorrise e lei lo baciò sulle labbra.

Tom strinse forte i pugni ed indurì la mascella.

Quanto faceva male, vederla tra le braccia di un altro….

Monica gli apparteneva era impressa sulla sua pelle, nei suoi pensieri, nel suo cuore e nessuno mai gliela avrebbe portata via.

Adesso comprendeva le sue parole, il suo dolore, la sua paura e gocce di sudore gelido, precipitarono lungo la sua schiena.

Non poteva perderla. Da quando non faceva più parte della sua vita era cambiato tutto.

Niente aveva più significato perchè lei era tutta la sua vita e finalmente lo aveva capito.

Doveva fare qualcosa per riprendersela, non poteva stare a guardare mentre il dottore gliela portava via…..ma cosa?

                                  continua

“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXXI

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Francesca Zizi

(Amiche per sempre)

 

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Capitolo XXXI

Quel pomeriggio fu meraviglioso.

Avevano passato tutto il tempo a farsi coccole e scambiarsi tenerezze mentre giravano tra gli stands, e le bancarelle colorate e allegre.

Mano nella mano avevano assistito alla sfilata dei Cosplay nell’atmosfera magica  dei petali rosa trasportati un pò ovunque dalla  brezza tiepida.

Avevano preso il sole stretti l’uno all’altra, scambiandosi sorrisi complici e sguardi d’intesa…era  il pomeriggio più bello che avesse potuto trascorrere  dopo tanto tempo, e dopo tanto tempo aveva scoperto di poter essere di nuovo felice….anche senza Tom.

Chris era un uomo straordinario, sapeva farla sentire il centro di tutto il suo universo. Era incredibile come un suo sguardo la facesse sentire così importante.

Era terribilmente bello sentirsi amati: sì per la prima volta si sentiva così speciale; nei gesti di Chris poteva leggere nitidamente tutto ciò che provava per lei.

Il pomeriggio era passato velocemente lasciando il posto alla sera, al profumo salmastre del lago, alle lucciole che avevano fatto la loro comparsa tra i fili d’erba e ad un intensissimo profumo di gelsomino.

I rumori della giornata lentamente andavano spegnendosi mentre passeggiavano ancora nel parco.

Non erano mai stati così vicini come in quel momento.

Gli occhi di Chris erano costantemente puntati su di lei e lei li riceveva senza timore o vergogna.

Erano sguardi carichi di sottintesi e di promesse….

L’esplosione di un fuoco d’artificio la colse di sorpresa facendola sobbalzare.

“Iniziano!” disse Chris afferrandole la mano e tenendola stretta a sè.

“Vieni, andiamo a sederci”.

Raggiunsero il punto in cui avevano sistemato il plaid e ci si sdraiarono.

Chris  allungò un braccio e Monica si strinse al suo petto.

Lo spettacolo dei fuochi d’artificio era strepitoso: mille colori esplodevano nel buio del cielo di Aussenalster e si riflettevano sulle acque del lago come su un immenso specchio. 

Tante coppie avevano preso a noleggio delle barchette per poter assistere ai fuochi direttamente dal lago.

L’atmosfera era così suggestiva, quasi irreale.

Monica adorava i fuochi d’artificio fin da bambina! La attraevano e la commuovevano allo stesso tempo.

Era tutto così bello: aveva gli occhi fissi al cielo incollati a quelle mille scintille argentee e rosse invece Chris aveva gli occhi fissi su di lei.

“Hai visto quello? E’ bellissimo! “.

Quasi in un sussurro Chris le bisbigliò all’orecchio:

“Niente è più bello di ciò che sto guardando adesso”.

Monica si voltò a guardarlo un attimo: i suoi occhi sprigionavano una luce che non gli aveva mai visto prima.

Istintivamente gli accarezzò il viso.

“Mi dici come fai?”;

Chris si avvicinò un pò di più a lei tanto che unì la fronte alla sua.

“Come faccio cosa?”;

“Ad essere così dolce? Come fai a dirmi certe cose?”;

“Semplice, dico solo quello che sento Monica. Forse tu ancora non lo sai, ma quando sono accanto a te, sono l’uomo più felice del mondo. 

“Davvero?”;

“A-ha” le rispose sorridendo poi si sollevò su un gomito per poterla guardare meglio: i suoi occhi si perdevano in quelli scuri di Monica e un brivido gli corse lungo la schiena.

Lei gli faceva letteralmente perdere la testa, accanto a lei non era più l’integerrimo e severissimo Dott Bauer, era semplicemente un uomo, un uomo che desiderava follemente amare la donna di cui si era innamorato.

“Tu non puoi neanche lontanamente immaginare quello che provo per te”.

Lei, ad un tratto lo vide sotto una luce diversa… Chris era gentile, affettuoso,di una tenerezza indicibile: la ammirava, la faceva sentire così importante…sapeva farla sentire unica e non si vergognava di ammettere ciò che provava.

Era sicuro dei suoi sentimenti e di ciò che voleva…e voleva lei! 

“Hei, come sei silenziosa!”;

“Sì. E’ vero”.

“A che pensi?”;

“Bah! Un pò a tante cose….” intanto continuava ad accarezzargli il viso mentre era pervasa da uno strano turbamento.

“Dimmene una” le sorrise dolcemente.

Lei riflettè a lungo prima di rispondere.

“Che sono emozionata per questa proposta di lavoro ma, al tempo stesso ne sono spaventata”.

Chris annuì;

“Lo immaginavo. So che non è facile prendere una decisione del genere:  qui c’è la tua famiglia ed i tuoi amici più cari”.

” A-ha proprio così ma non è solo per quello”.

“So anche questo. Partire significherebbe dare un taglio netto al passato….a Tom e tutto quello che ha significato per te” la sentì irrigidirsi tra le sue braccia.

“Sta tranquilla, non mi infastidisce parlare di lui. Solo uno stupido non si accorgerebbe che tutti i giorni lotti per cacciarlo dal tuo cuore ma è una grande opportunità, capisci?”.

Monica si strinse di più a lui. Perchè era così meraviglioso? Avrebbe dovuto amarlo solo per la sua grande capacità di comprensione.

“Chris, io sono sempre stata sincera con te…..”;

“Lo so ma prima che tu possa continuare voglio dirti una cosa”.

Monica lo guardò dritto negli occhi.

“Io ho già 34 anni , sono un uomo che ha già qualche capello bianco” sorrise accarezzandola con lo sguardo;

“ ho una professione affermata che mi da molte soddisfazioni, ho una solida sicurezza economica che mi permette di vivere agiatamente e soprattutto ho grandi prospettive di crescita professionale: davanti a me c’è un futuro roseo”.

Lei gli sorrise annuendo.

“Eppure non mi basta. Non mi basta avere tutte queste cose se poi non c’è nessuno che possa condividerle con me. Tornare a casa la sera dopo un’estenuante giornata di lavoro e nessuno che mi accolga, che mi regali un sorriso è la cosa più triste del mondo. Lo stesso vale per le soddisfazioni. A che serve salvare la vita di una persona, essere entusista per aver risolto un grave problema in sala operatoria se poi non hai nessuno con cui parlarne, che possa capire quello che provo e gioire insieme a me?”.

“Già, ti capisco Chris”.

“Sei tu quella persona. Sei tu la donna che vorrei al mio fianco, sei tu la compagna che vorrei per condividere la mia vita. Se chiudo gli occhi ed immagino il mio futuro, io lo vedo assieme a te perchè ti amo….” il suo sguardo divenne ancor più penetrante.

“ti amo più della mia stessa vita e non posso….non voglio più fare a meno di te” e prima che lei potesse accorgersene le sue labbra erano sulle sue, unite in un bacio.

Monica chiuse gli occhi; sentiva quel turbamento aumentare sempre di più, i battiti del cuore accelerare e uno strano languore che non riusciva a comprendere.

Le sue labbra morbide premevano delicatamente sulle sue e d’improvviso divennero impetuose, esigenti mentre con un braccio le cinse i  fianchi.

Monica non riusciva a comprendere ciò che stava provando: un misto di paura e di tenerezza allo stesso tempo.

Avrebbe voluto lasciarsi andare a quel bacio con tutta se stessa ma qualcosa glielo impediva.

Il pensiero di Tom, i momenti vissuti accanto a lui, l’ immenso amore che provava per lui ….schiacciato e calpestato, gettato via come uno straccio vecchio, Tom tra le braccia di un’altra donna, nel suo letto.

Lui non doveva più esistere: lui adesso era di un’altra.

Chris era lì accanto a lei, era sempre accanto a lei, non l’aveva mai abbandonata e nel momento del bisogno, lui era stata la sua ancora di salvezza.

Chris l’avrebbe salvata con il suo amore, le avrebbe dato una nuova vita, sarebbe stata di nuovo felice e adesso più che mai era convinta che un giorno, forse non troppo lontano, sarebbe riuscita ad amarlo esattamente come lui l’amava.

Sospirò finalmente serena.

Gli cinse il collo con le braccia e rispose a quel bacio con tutta se stessa.

Si poteva tornare ad amare, doveva tornare ad amare e Chris era l’uomo giusto.

Lentamente si staccarono un pochino.

Chris la guardava con una tenerezza incredibile.

“Monica…”;

“Non dire niente Chris….non dire niente”.

Chiuse gli occhi e lo attirò di nuovo a sè baciandolo ancora e ancora e ogni volta che lo baciava si sentiva un pò più libera, un pò meno colpevole.

Intanto i fuochi d’artificio illuminavano i loro visi, i loro sguardi felici.

Illuminavano anche una figura sinistra, oscura, coperta da un cappuccio e da un paio di grossi occhiali da sole.

Una figura che si dilaniava nel vedere quella scena.

Qualcuno involontariamente lo aveva urtato distratto dai fuochi d’artificio.

Con uno spintone lo fece cadere al suolo.

“Hei! Ma che razza di modi!”;

“Di un pò le vuoi prendere? Allora non rompermi le scatole e sta zitto!”

Le urla giunsero fino a Monica e Chris.

“Qualcuno deve aver bevuto un pò troppo!” ;

“Già, ce n’è di gente in giro che non riesce a controllarsi”.

Monica guardò in direzione delle urla ma riuscì solo a scorgere una figura che si allontanava velocemente.

                                                                            continua

 

 

“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXX

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Francesca Zizi

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Capitolo XXX

“Cielo! Guarda che ora è! Devo scappare!” finì di bere il suo tè, appoggiò la tazza sulla libreria dell’ingresso, si infilò velocemente le scarpe e afferrò la borsa e le chiavi della macchina al volo prima di precipitarsi giù per le scale.

Appena fuori fu investita dai caldi raggi del sole di maggio.

Adorava quel periodo dell’anno!

Gli alberi erano verdissimi e un tripudio di colori e di profumi invadeva l’aria della mattina.

Il sole era quasi accecante.

Salì in auto scaraventando la borsa e i libri sul sedile del passeggero, si allacciò velocemente la cintura di sicurezza, aprì il finestrino e poi inforcò gli occhiali da sole prima di partire come un razzo.

“Non oso immaginare la faccia del professore se arrivo in ritardo” ed un sorriso le si disegnò sulle labbra ripensando all’espressione da gufo sonnacchioso del suo docente, con le pesanti borse sotto gli occhi e quei minuscoli occhiali appollaiati sul naso pronunciato….beh, più che un naso sembrava che avesse una patata in mezzo al viso!

Scoppiò a ridere.

Ultimo esame prima della laurea.

Il cammino era stato lungo e faticoso ma finalmente ce l’aveva fatta!

Era ad un passo dal suo obiettivo e questo la rendeva immensamente felice.

Anche il tirocinio stava per concludersi e a breve avrebbe dovuto decidere cosa fare, se restare alla Uke o fare domanda in un altro ospedale.

  Intanto aveva inviato dei curriculum, in realtà era stato Chris a pensarci….che tesoro! Quell’uomo era un’autentica spalla a cui appoggiarsi! L’aiutava in tutto, era sempre presente e quasi senza accorgersene in quelle ultime settimane, era diventato una parte importantissima della sua vita.

Era un uomo meraviglioso, non le chiedeva mai nulla e non si era mai spinto oltre un candido bacio sulla guancia e qualche carezza. Ogni tanto la teneva per mano o la stringeva forte a sè mentre passeggiavano spensierati per le vie del porto o ad Aussenalster.

In un pomeriggio caldo e noioso gli aveva svelato il suo posticino segreto e, adesso, appena avevano un attimo di tempo correvano lì a rifugiarsi dal caos dell’ospedale.

Stavano bene insieme e questo  le bastava. 

Non pensava più a Tom.

Erano passate molte settimane da quella pietosa telefonata.

Aveva tentato molte volte di richiamarla nei giorni successivi e per tutta la prima settimana ma poi, vista la sua indifferenza e il suo rifiuto aveva desistito.

Finalmente era riuscita a ritrovare una parvenza di serenità ed il merito ovviamente era tutto di Chris.

Era tornata a sorridere dopo tanta sofferenza.

“Che splendida giornata!” pensò  ferma ad un semaforo  mentre sorrideva alla sua immagine riflessa nello specchietto retrovisore.

Quello era il periodo dell’anno che amava di più.

Si sistemò una ciocca ribelle dietro ad un orecchio ed alzò il volume dello stereo canticchiando piano il ritornello della canzone che stavano passando.

Al semaforo scattò il verde e, ingranando la marcia riprese a guidare spensierata.

Il vento le scompigliava i capelli, riversandoglieli sul viso.

Era una bella sensazione: si sentiva libera e con la testa sgombra da ogni pensiero, perfino dall’esame.

Con un pò di fortuna, arrivò in orario: parcheggiò velocemente l’auto, afferrò la borsa e i suoi libri e corse dentro.

Dopo circa un’ora uscì camminando piano e con la testa bassa.

Sentì il cellulare  vibrare nella tasca dei jeans; guardò il display: era Chris.

“Pronto?”;

“….Allora, come è andata?”;

“Ciao, sto bene grazie e tu?”;

“…Dai non scherzare! Sono in ansia da un bel pò”.

“Beh, veramente….non saprei”;

“…Che significa non saprei? E’ andata male? Ti ha bocciata? “;

“No, è solo che…..”;

…Monica ti decidi a parlare?”;

Ho preso il massimo solo che volevo anche la lode!” e scoppiò a ridere.

“….Ma sentila! Per un momento ho pensato che non ce l’avessi fatta! Avevi un tono….”;

“Dimentichi che stai parlando con la migliore infermiera del tuo corso”.

No, lo so bene…la prima del mio corso e l’unica nel mio cuore”;

 Monica trattenne il respiro. Chris le diceva sempre cose così carine e tutte le volte si soprendeva della tenerezza di quell’uomo.

“….Dobbiamo assolutamente festeggiare!”;

“Ma no, non c’è niente da festeggiare…per così poco”;

“….E invece c’è qualcosa da festeggiare…qualcosa di importante per te, per la tua carriera ma non ti dico niente: è una sorpresa”.

“Una sorpresa?”;

Si tesoro, proprio così. Adesso dove sei?”;

Davanti all’ateneo ma sto andando da Kashif ho una fame terribile!”.

“…Non andare da Kashif ho in mente qualcosa di veramente speciale!”.

“Chris, comincio a preoccuparmi….cos’è tutto questo mistero?”;

“Lo scoprirai tra poco. Abbi solo la pazienza di aspettare una decina di minuti”.

“Ok, allora ti aspetto al parcheggio della Uke” e chiuse la conversazione.

Che sarà mai questa sorpresa? Chris sembrava  così euforico….beh il suo stomaco brontolava e con la fame che si ritrovava, non avrebbe resistito a lungo.

Inforcò gli occhiali da sole e raggiunse il parcheggio.

Trovo un posticino libero sull’unica panchina disponibile, si sedette lì ed aspettò.

Tanto per ingannare l’attesa, prese uno dei suoi libri ed iniziò a sfogliarlo: guardava distrattamente le pagine sottolineate e pensava che appena avrebbe avuto un attimo di tempo, avrebbe dovuto dare una sistemata alla vecchia libreria all’ingresso. Sorridendo pensò che ormai tutti quei libri non le servivano più. Mancava solo la laurea e quella ci sarebbe stata solo fra qualche mese.

Improvvisamente un brivido le corse lungo la schiena….un ricordo, una frase le tornò alla mente come un intenso dolore, una fitta proprio al centro dello sterno:

“Il 28 Agosto…dovrei sentire Dunja e David… Sarai bravissima come sempre ed io farò di tutto per essere libero e festeggiare con te”.

Sollevò lo sguardo da quel libro e sospirò pesantemente: eccolo di nuovo tra i suoi pensieri….di nuovo nel suo cuore.

Ricordò con desolante rammarico quella notte passata nella sua casa, nel suo letto…

Chiuse gli occhi sospirando: Cielo! Sentiva ancora le sue labbra tiepide sfiorare piano le sue spalle, il collo, la bocca…rabbrividì riaprendo di colpo gli occhi.

“Perchè proprio adesso? Perchè torni sempre a tormentarmi?” scosse con forza la testa quasi a voler cancellare quei ricordi dalla sua memoria, dalla sua carne.

Erano ancora così presenti, così reali che quando si voltò per riporre il libro nella borsa le sembrò addirittura di vederlo.

Si strofinò vigorosamente gli occhi, poi li riaprì e guardò nuovamente: ovviamente si era sbagliata.

Aveva anche le allucinazioni! 

Chissà dove si trovava adesso, su quale spiaggia se la stava spassando con la sua nuova “amica”…fece una smorfia di disapprovazione.

“Hei! A cosa stavi pensando?”;

Monica si voltò  e gli sorrise mentre affettuosamente lui la stringeva a sè e le baciava una guancia.

“Complimenti tesoro, sei stata bravissima”.

“Grazie” senza sciogliersi da quell’abbraccio  si guardarono per un istante:

come era affascinante con il collo della camicia aperto e il nodo della cravatta  allentato. Gli piaceva l’odore del suo dopobarba e quel filo di barba che spuntava appena sul viso.

Quegli occhi azzurri la fissavano colmi d’amore e di aspettativa.

“Sei pronta per la sorpresa?”;

“Si. Mi hai proprio incuriosita sai?”;

“Bene! Vedrai che non te ne pentirai”.

 Si staccò da lei per prendere i suoi libri  poi le diede la mano e insieme si avviarono all’auto.

Le aprì lo sportello e la fece accomodare, poi salì  e mise in moto.

“Dove andiamo?” chiese curiosa.

Chris si voltò a guardarla: era bellissima con quella camicetta di lino bianco un pò ampia che le lasciava le spalle completamente scoperte e metteva in mostra il suo colorito abbronzato.

“Chris? Hai sentito?”;

“Cosa?”;

“A che stavi pensando?” ;

“Che sei bellissima e…”;

“…e?”;

“….e meglio che non continui”.

“Ma Dottore! ,  mi meraviglio di lei….facciamo pensieri sconci?” fingendosi scandalizzata;

“Beh, cara infermiera Carnelli, con lei qui al mio fianco, con il suo profumo così intenso, con le sue labbra rosse così invitanti e quella pelle! Solo un santo forse riuscirebbe a resistere ma….nutro seri dubbi a riguardo!”.

Monica scoppiò a ridere.

“Ahhh dottore! Sei meraviglioso; te l’ho mai detto?”;

“Almeno un centinaio di volte” si voltò a guardarla e a sorriderle.

“Hei! Ma questa è la strada per Aussenalster!”;

“Esatto”.

“Come mai andiamo al mio posticino segreto?”;

“Al nostro posticino segreto” tenne a sottolineare.

Monica gli sorrise teneramente.

“Beh, cara lo sai che giorno è oggi?”;

“Il 23 maggio perchè?”;

“E sai anche che oggi è il Japanisches kirschbluetenfest?”;

“La festa  dei ciliegi giapponesi in fiore! No, davvero?”.

“Si, i ciliegi sono tutti fioriti ed oggi si fa festa”.

“Non ci posso credere! Sei incredibile Chris! Lo sai? Non ci sono mai venuta”.

“Vuoi prendermi in giro?”;

Scuoteva fa testa facendo cenno di no;

“Mai stata tanto seria!”.

“Oh ma è fantastico! La tua prima festa dei ciliegi giapponesi in fiore e la trascorri con me”.

Parcheggiarono l’auto e, non appena si incamminarono lungo il vialetto, un tripudio di petali rosa e profumati si confondevano con gli aromi della cucina giapponese.

Lungo il viale infatti, disseminati qua e là, c’erano piccoli chioschi dove cucinavano deliziose prelibatezze.

“Mmm… che profumino!”;

“Oh, accidenti! Dove ho la testa?”;

“Che succede?”;

“Ho dimenticato una cosa in macchina. Per favore Monica, ordina da mangiare io torno subito”.

“Ok ma torna resto altrimenti mangio tutto e non ti lascio niente”.

Chris sorrise mentre velocemente si allontanò in direzione dell’auto.

Monica intanto guardava curiosa le varie specialità in vendita…aveva tutto un’aria così saporita.

“Allora, gamberetti fritti, Kobana Maki, Onigiri e Ramen per favore”;

“….e due porzioni di sashimi di aragosta, grazie” Chris era stato più veloce di quanto pensasse.

“Sei uno spendaccione!” lo rimproverò bonariamente Monica.

“Dobbiamo festeggiare!”;

“Si ma io ancora non ho ben capito cosa”.

“Sei sempre così precipitosa? Ogni cosa al suo tempo”. Pagò il conto poi trovò un bel posticino proprio sulla riva del lago e si assicurò che niente ostacolasse la visuale.

“Si, direi che ci siamo…..qui va proprio bene”.

“Bene per cosa? Chris mi stai facendo innervosire con tutti questi misteri”.

Lui non rispose, Dal sacchetto che teneva in mano prese un grande plaid  e lo distese sull’erba proprio sotto due grossi ciliegi, poi prese due cuscini che sistemò uno accanto all’altro.

“E per finire: Una magnifica bottiglia di Veuve Clicquot Ponsardin”;

“Santo Cielo Chris! Ma è champagne francese!”;

“Della migliore qualità”.

“Non capisco più niente….”;

Chris scoppiò a ridere.

“Prego signorina” le porse la mano e l’aiutò ad accomodarsi  e poi si sedette accanto a lei.

Dal sacchetto estrasse due flute e li appoggiò accanto alla bottiglia.

Iniziarono a mangiare con appetito:  entrambi avevano fame.

Il sole era caldissimo e Chris si tolse la giacca e si arrotolò le maniche della camicia, aveva già il naso e guance arrossate dal sole; Monica, invece, sembrava nel suo ambiente naturale.

Il sole le baciava la pelle nuda delle spalle, il viso e i suoi capelli erano mossi delicatamente dalla brezza calda.

Chris la guardava con una strana luce negli occhi.

Mentre gustavano il sashimi di aragosta, Chris aprì lo champagne, ne versò un pò nei bicchieri e poi, sollevando appena il calice disse:

“A noi due!”.

“A noi due!” ripetè Monica bevendo quelle deliziose bollicine.

“Monica, ho una grande notizia da darti”.

“Sono tutta orecchi!”.

“Mi hanno offerto un posto da primario in un grande e rinomato ospedale di Bonn”;

“Oh ma è fantastico Chris! E’ una notizia bellissima, sono veramente felice per te”;

“Ed io per te!”.

“Per me?!” chiese sbalordita.

“Si perchè tu sarai la mia assistente personale”.

“Cosa?!”.

“Si, gli ho detto che lavoro solo con la mia assistente personale, perciò, se mi vogliono, devono prendere anche te!”.

Monica spalancò gli occhi per la sorpresa….forse non aveva capito bene.

“Allora, che ne dici?”;

“Eh? Ah…che ne dico….beh, ecco…..non saprei….insomma”.

“Non ringraziarmi, tesoro, io l’ho fatto per noi due. Io avrò un avanzamento di carriera  e tu mi starai sempre accanto…non è stupendo?”.

“Si certo….”;

“Sei senza parole eh?”;

“In effetti…..” Monica non avrebbe mai pensato di allontanarsi da Amburgo.

Lì c’era la sua famiglia, i suoi amici più cari….tutto il suo mondo.

“Perchè non mi chiedi quanto ti daranno di stipendio?”.

Monica sollevò lo sguardo: Chris era semplicemente euforico!

“Avrai, solo er iniziare 2500 Euro al mese!”;

Stava sorseggiando lo champagne ma quando sentì quella cifra le finì di traverso.

Iniziò a tossire forte e gli occhi le lacrimavano.

“Accidenti Chris!  Ma è uno scherzo vero?”;

“No tesoro. Ma ci pensi, tu ed io a Bonn, lontano da tutto e da tutti. Lavoreremo fianco a fianco, staremo sempre insieme”.

                                                                                                     continua

“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXIX

In Loving Memory of

Francesca Zizi

(Amiche per sempre)

 

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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Se vi va, leggete ascoltando questa canzone

CAPITOLO XXIX

Il cellulare squillava già da un pò ma  non aveva voglia di rispondere.

Era ormai diventato buio e lui era ancora fermo lì, sotto casa di Monica con gli occhi rivolti alle sue finestre.

Non poteva crederci.

La stava perdendo e non poteva fare nulla per sistemare le cose.

Guardava fisso la luce flebile della lampada della camera da letto.

Quello che stava succedendo era la cosa peggiore che potesse accadergli; non avrebbe mai immaginato che un giorno o l’altro lei potesse lasciarlo.

Dava per scontato che lei fosse felice…

Cosa avrebbe dato per essere accanto a lei, in quella stanza, nel suo letto….sentirla respirare piano sul suo petto.

Quanto le mancava!

Il cellulare continuava a squillare incessantemente.

Lo afferrò con poca grazia e rispose arrabbiato.

“Pronto!”;

“Tom! si può sapere dove diavolo sei sparito? Sono ore che ti cerco!”;

“Cosa vuoi Bill?”;

“Stiamo concordando gli ultimi dettagli per la partenza perciò muovi quel c**o e vieni allo studio!”;

“Ok” lo sentì sospirare pesantemente.

“Hei fratellino….che ti succede eh?”;

“Sono a terra Bill!…sono veramente a terra”.

“E’ per quella infermiera  vero?”;

“Già…..la sto perdendo”.

“Dai Tom, lo sai che ti ama….dalle tempo, magari le passa e ti perdonerà”.

“E’ troppo  tardi. Mi ama ma non vuole più stare con me e intanto quel dannato dottore non la lascia mai da sola. La riempie di attenzioni, è gentile…ti giuro, oggi quando li ho visti insieme …..mi sentivo il sangue ribollire nelle vene…”.

“E tu tartassala di telefonate, mandale dei fiori, spediscile biglietti di scuse….devi riconquistarla merda! Se veramente tieni a lei, lotta!”.

“E cosa credi che abbia fatto finora?….Non risponde al telefono o ai messaggi e quando provo ad avvicinarmi, lei mi respinge…”.

“Vedrai che le cose si sistemeranno. Mi dispiace fratellino, vorrei fare di più per aiutarti. Tu, però  vieni allo studio, ti stiamo aspettando. Anche se in questo momento è l’ultima cosa a cui vorresti pensare, il lavoro ha la precedenza su tutto”.

“Ok. A dopo.”

Mise in moto l’auto e prima di andare, guardò un’ultima volta verso la finestra.

I giorni seguenti non furono dei migliori.

Monica aveva la febbre alta e non si sentiva affatto bene.

Chris era sempre molto gentile ed affettuoso e si preoccupava che non le mancasse niente ma stare a letto e avere tempo per pensare non faceva  bene al suo povero cuore.

 ….Tom;

Quanto le mancava!

Era quasi un dolore fisico stargli lontano.

Passava da momenti di ilarità quando ricordava i momenti buffi o divertenti della loro storia, a momenti di grigia disperazione.

Le mancava il suo sorriso, le sue carezze, le sue battutine feroci, i suoi apprezzamenti…le mancava addirittura chiamarlo scimmione.

Chissà dov’era…e cosa stava facendo; poi improvvisamente  lo rivedeva al Ciu’s seduto accanto a quella donna….lei che lo stringeva, che lo accarezzava… proprio come faceva lei….Cielo era una sofferenza indicibile!

Quello che sentiva per lui non era cambiato e certamente non poteva dare a Chris, ciò che invece Tom le aveva rubato per sempre.

La verità era che non si aspettava potesse essere tanto dura leccarsi ancora le ferite.

Non avrebbe mai potuto dimenticare quella luce colpevole nel suo sguardo.

L’aveva ingannata ancora….ancora una volta…..  l’ultima volta.

Inevitabilmente due calde lacrime attraversarono il suo volto infrangendosi contro il cuscino che teneva stretto forte a sè.

Il suono del telefono giunse ad interrompere quei pensieri tanto tristi.

“Pronto?”;

“….Mmm che bella voce nasale che hai stamattina. Come ti senti?” Chris sapeva sempre farla sorridere.

“Uno straccio”;

“….Me ne sono accorto” ; lo sentì sorridere dall’altra parte del telofono.

“Tu come stai?”;

“….Io? Bene ma mi manca la mia infemiera preferita“.

Quelle parole furono la goccia che fece traboccare il vaso.

Quanti maledetti ricordi!

Tom la chiamava in quel modo…diceva sempre  -La sua infermiera preferita -.

“….Monica? Monica mi hai sentito?”;

“Cosa? Scusa Chris, ho un terribile mal di testa e faccio fatica a tenere gli occhi aperti”.

“….Dicevo, vuoi che venga da te?”;

“Sei matto?!” lo disse con un tono di voce talmente alterato che Chris se ne meravigliò restando a lungo in silenzio.

Monica si accorse di avere esagerato e cercò di aggiustare il tiro.

“Non vorrai mica beccarti l’influenza anche tu? Come farebbero i pazienti senza di te? Adesso che anche il primario si è ammalato, la Chirurgia è tutta sulle tue spalle ….e poi voglio che tu stia bene, così appena mi alzerò da questo letto usciamo e passiamo una splendida serata tutta per noi”.

“….Dici sul serio?”; Chris era dubbioso.

“Ma certo che parlo sul serio. Appena questa  influenza  sarà passata, andiamo a cena in quel bel localino dove volevi portarmi qualche giorno fa.

Gusteremo una deliziosa cenetta  e mi inviterai a ballare, perchè io adoro ballare e divertirmi. L’invito è ancora valido, vero?”.

“….E me lo chiedi? E’ validissimo perciò  sbrigati a guarire intesi? Ho bisogno di averti accanto il prima possibile“.

“Agli ordini capo!”.

“…Ci sentiamo più tardi cara“.

“A-a dopo”.

Povero Chris…

Lui faceva di tutto per starle vicina….se soltanto lei avesse saputo apprezzarlo come meritava!

Chiuse gli occhi sospirando.

Si sentiva sola, irrimediabilmente sola.

Il suo animo tormentato lottava contro la voglia irrefrenabile di correre da lui, di lanciargli le braccia al collo e dirgli che lo amava, che aveva bisogno di lui, che ancora una volta, lo avrebbe voluto nella sua vita nonostante tutto.

Scosse la testa….ma che andava farneticando!

Era la febbre che non le permetteva di ragionare lucidamente e condizionava i suoi pensieri.

Si alzò lentamente e andò a prepararsi da mangiare.

Mangiò poco e svogliatamente.

Non riuscì a gustare nulla: era come se tutto fosse insapore.

Quando si alzò dalla sedia per riporre i piatti nel lavello, avvertì un forte capogiro.

Aveva sottovalutato l’ influenza: era più debole e provata di ciò che pensasse.

Lentamente tornò in camera e si infilò a letto.

Si coprì meglio che potè, le battevano i denti per il freddo.

Adagiò la testa sul cuscino e prima che potesse rendersene conto, si addormentò.

Il sonno fu agitato e pieno di incubi e fu grata al cellulare che con il suo “bip” incessante la svegliò.

Era già buio….ma quanto tempo aveva dormito? Era così intontita e dolente….le faceva male tutto.

Accese la lampada sul suo comodino e guardò la sveglia: erano già le dieci.

Intanto il cellulare continuava a suonare.

Lo guardò con attenzione: 4 chiamate perse.

Chris l’aveva cercata più volte.

Compose il numero  e dopo un pò sentì la sua voce.

“….Hei, cominciavo a preoccuparmi!”;

“Ciao Chris, scusa.  Dopo pranzo mi  sono sentita  male, così mi sono addormentata senza accorgermene e mi sono svegliata solo ora”.

Purtoppo è una conseguenza di questa influenza. La spossatezza e la debolezza sono proprio alcuni dei sintomi. Adesso come va?”;

Un pò meglio, almeno così mi sembra….credo che il mal di testa si sia calmato”.

….Meglio così. Hai mangiato qualcosa?”;

“Non ancora ma prenderò solo una tazza di te e qualche biscotto…ho lo stomaco completamente chiuso”.

…Non dimenticare di prendere l’antibiotico”.

Sta tranquillo”.

….Allora ci sentiamo domani?”;

Ma certo, a domani” ;

“….Ah, Monica?”;

Si?”;

“….No, niente….a domani”;

“a domani”.

Chris chiuse il cellulare e rimase lì a fissarlo.

Stava per dirle “Ti amo Monica” ma poi gli era mancato il coraggio.

Era  via solo da pochi giorni ma lui soffriva per la sua mancanza….gli era entrata dentro, in ogni singola cellula del suo corpo, la desiderava talmente tanto che non sapeva ancora quanto avrebbe resistito senza sfiorarla, trattenersi dal baciarla, accarezzare dolcemente il suo viso…il suo corpo.

Sospirò pesantemente.

La sua camera da letto era illuminata dalla sterile e fredda luce della lampada sulla sua scrivania.

Guardò la pila di carte che aveva davanti senza alcun interesse; appoggiò il cellulare sulla scrivania poi si alzò e si avvicinò alla porta finestra che dava sul terrazzo.

Uscì fuori: l’aria era profumata di gelsomino e una tiepida brezza lo sfiorò come una carezza.

Chris si infilò le mani in tasca e sollevò lo sguardo verso il cielo.

“…Quante stelle , stasera! Se solo fossi qui con me…”.

 

Monica stava per riporre il cellulare quando vide un messaggio: era di Tom.

Era tentata di ignorarlo ma, la nostalgia l’aveva attanagliata tutto il giorno.

Forse in un altro momento lo avrebbe cancellato in automatico ma non quella sera.

Lo aprì con un certo timore.

“Ciao Monica,

come stai? Lo so che non leggi più i miei messaggi ma spero tanto che leggerai questo.

Sto per partire per Los Angeles e starò via almeno due mesi…è un periodo incredibilmente lungo.

E’ la prima volta che parto senza sentirti dire – torna presto da me, scimmione!-

Mi manca sai? In realtà mi manca ogni cosa di te.

Per favore, chiamami.

Ho bisogno di sentire almeno la tua voce”.

Un nodo le strinse la gola.

Due mesi….due lunghi mesi…

Iniziò a piangere senza rendersene conto.

Cosa doveva fare? Non poteva lasciarlo partire in quel modo…quel messaggio era così carico di tristezza!

Forse, era sincero quando diceva che gli mancava…un anno insieme, in cui avevano condiviso ogni cosa era difficile da dimenticare anche per un bugiardo traditore come Tom.

Forse, aveva capito quanto lei fosse importante….forse si era pentito di quello che aveva fatto….forse…..

Animata da una speranza piena di calore, alzò il telefono e compose il suo numero.

Mentre aspettava che rispondesse, aveva il cuore in gola.

Lo sentiva martellare talmente forte che quasi stava per scoppiare e il sangue pulsava velocemente nelle tempie mentre il respiro diventava sempre più veloce  ad ogni squillo.

Tom prese il cellulare dal tavolino accanto al letto e appena vide il suo numero si allontanò velocemente dimenticandosi di tutto e di tutti.

Si rifugiò in un angolino tranquillo e con il cuore in subbuglio rispose.

“Monica…”.

Solo sentire la sua voce le provocò una strana agitazione. Dio quanto gli mancava! Sentire pronunciare il suo nome con tanta dolcezza era un pugno nello stomaco.

Respirò profondamente cercando di controllare la  voce, fingendo una sicurezza che era ben lungi dal provare ma per quanti sforzi facesse, era solo un sussurro.

“Ciao Tom”.

La tensione poteva tagliarsi col coltello.

Tra imbarazzo ed emozione, entrambi facevano fatica a parlare.

“Hai…hai letto il mio messaggio”;

“Già”.

Parlavano a monosillabi, nessuno dei due era in grado di conversare al telefono serenamente.

“Grazie”.

Monica restò in silenzio senza sapere cosa dire, sentiva solo i battiti del suo cuore ed i  respiri affrettati.

Si schiarì un pò la voce poi disse:

“Così parti….”;

“A-ha” abbozzò a malapena.

“Quando?”;

“Domani mattina”;

“Starai via un bel pò…”;

“Si…dobbiamo finire l’album…”.

“Ricordati il collirio…lo sai quando c’è il vento ti vengono sempre gli occhi rossi” gli disse d’impulso.

Lo sentì sorridere.

“Lo avevo dimenticato. Lo vedi? Non posso fare a meno di te. Monica io….io volevo dirti che mi manchi”.

“Lo so” rispose con un filo di voce: “mi manchi anche tu”.

“Allora perchè non mi concedi un’altra opportunità? Sì sì lo so che te ne ho fatte passare tante, che hai sofferto  per colpa mia ma tu mi conosci, lo sai come sono fatto…e poi questa volta non è colpa mia…non ho fatto nulla, credimi!”;

“Tom….io-io vorrei tanto crederti ma non posso. Non voglio chinare ancora una volta la testa e fingere di non sapere. Ti conosco bene, è vero e proprio per questo devi fare chiarezza nel tuo cuore e capire cosa vuoi. Io so bene cosa NON voglio: non voglio più vivere nell’incertezza, non voglio più avere paura, non voglio più sentirmi umiliata. Non voglio più aprire un giornale e vedere foto come quelle”.

“Monica io..”

“Toom…dove sei sparito? Hai voglia di giocare a nascondino stasera?  Lo sai che non mi piace aspettare… Dai andiamo a letto sono stanca”.

Monica avrebbe voluto morire.

Gli aveva creduto di nuovo e invece lui la stava  prendendo in giro.

“Monica…Monica!”;

Lei continuava a rimanere in silenzio.  Il cuore a brandelli.

“Monica non è come pensi…”;

Respirò a fatica chiamando a sè tutto il suo coraggio.

“Io non penso nulla. Ti…ti auguro”;

“Non crederai vero che io…e lei?”;

“Fa buon viaggio Tom e in bocca al lupo per il tuo lavoro”.

“Monica …ti prego non riattaccare. Monica! Monicaaa!” .

                                                                                                         continua

“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXVIII

In Loving Memory of

Francesca Zizi

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CAPITOLO XXVIII

Il suono della sveglia la trovò seduta sul letto, con lo sguardo perso nel vuoto.

Aveva ancora gli abiti della sera precedente, il trucco disfatto, i capelli in disordine.

Non aveva chiuso occhio.

Senza dubbio, quella era stata la notte più lunga di tutta la sua vita.

L’incontro con Tom aveva messo definitivamente la parola fine alla loro storia.

Era stato terribile vederlo insieme all’altra, vedere come lei era tenera ed affettuosa con lui, vederlo sorridere accanto ad un’altra donna….una donna che aveva preso il suo posto ormai.

Continuava a piangere senza riuscire a fermarsi.

Era distrutta e sollevata allo stesso tempo: almeno l’altra sembrava essere sinceramente affezionata a lui, forse non lo avrebbe fatto soffrire, forse si sarebbe preso cura di lui esattamente come aveva fatto lei….

Si asciugò gli occhi ormai rossi e gonfi con il dorso della mano e sospirò forte.

Si sfiorò appena la guancia: aveva tremato ancora una volta tra le sue braccia!

Come avrebbe fatto a cancellare dal suo cuore, dalla sua carne l’emozione di essere stretta a lui, di sentire le sue braccia cingerle i  fianchi,  le sue labbra morbide accarezzarle dolcemente il viso, di sentire ancora una volta il battito vigoroso del suo cuore e di inebriarsi del suo profumo.

Quella sensazione….sentire di appartenergli, di essere sua, di condividere il suo stesso respiro, il suo stesso animo tormentato…essere una cosa sola.

Si massaggiò vigorosamente le braccia dopo che l’ennesimo brivido le aveva scosso il corpo.

Sollevò lo sguardo: era già giorno: un nuovo giorno.

 Il primo giorno di una nuova vita.  

Le luci dell’alba l’avevano sorpresa a riflettere su una decisione, che ormai era divenuta necessaria.

Respirò profondamente poi si voltò verso il comodino e spense la sveglia.

Pesantemente si sollevò dal letto.

Si avvicinò alla finestra e guardò fuori: i primi raggi rossastri dell’aurora si perdevano tra il blu e l’azzurro del cielo dove le ultime stelle sembravano scintillare ancor più nitidamente.

“Stanotte ho versato le mie ultime lacrime per te. Addio per sempre, Tom Kaulitz. 

 

Arrivò alla Uke un pò in ritardo e il solito caos di strumentisti, medici, anestesisti ed inservienti le faceva venire il mal di mare.

Quell’agitazione la faceva sentire a disagio visto che in quel momento  si sentiva  e si muoveva come una macchinina a molle quando la carica è quasi del tutto esaurita.

Respirò profondamente poi bussò alla porta di Daphne.

“Oh ciao Monica, sei in ritardo questa mattina!”;

“Si mi scusi ma non mi sento molto bene”.

“Fatti un pò vedere….già non hai una bella cera. Non è che ti sei beccata l’influenza anche tu?”;

“Forse”.

“Purtroppo in almeno due interventi ho bisogno di te, ti prometto che ti inserisco ai primi due e poi ti spedisco a casa. Intanto prendi un’aspirina e preparati”.

“Ok. Per caso ha visto Chris?”;

“Chris?!”;

“Il Dottor Bauer, mi scusi”;

“E’ in sala operatoria”.

“ Sa quando si libera? Ho bisogno di parlargli”.

Daphne diede una rapida occhiata alla lista degli interventi.

” Alle dieci ha due ore di pausa”.

“Grazie mille”.

“Ricordati l’aspirina”.

“Si certo”.

Monica non si sentiva affatto bene, sentiva dolore ovunque. Le faceva male la schiena e le gambe e avvertiva un forte mal di testa.

Si avvicinò all’armadietto dei farmaci e mando giù un’aspirina poi si recò negli spogliatoi e cominciò a prepararsi.

Non aveva quasi la forza di stare in piedi, i brividi di freddo non le davano tregua e sentiva la testa scoppiare.

Quei due interventi le sembrarono lunghissimi: il tempo non passava mai.

Appena finì di sistemare le ultime cose, uscì dalla sala operatoria, si sfilò il camice e la mascherina e si sedette qualche istante a riposare.

“Monica come va?” la voce di Daphne proveniva dal corridoio.

“Non  bene. Il Dottor Bauer ha finito di operare?”;

“Si, è nel suo studio”.

“Ok, grazie”.

Si alzò a fatica e percorse il corridoio fino allo studio di Chris.

Bussò alla sua porta e attese di sentire:

“Avanti”;

prima di entrare.

Fece capolino nella stanza.

“Hai un minuto per me?”;

“Per te, sempre” e le sorrise amabilmente mentre i suoi incredibili occhi azzurri la fissavano intensamente.

“Dimmi, hai bisogno di qualcosa?”;

“Ovvio, altrimenti non sarei qui” rispose sorridendogli.

“Spara!”.

Visibilmente a disagio Monica iniziò piano.

“Ecco….io….volevo chiederti  scusa per ieri….sono andata via in quel modo e ho mandato all’aria la nostra serata…ancora una volta”.

“Lascia stare, è tutto dimenticato” cercò di rassicurarla.

“Non per me. Chris, ho riflettuto a lungo stanotte”;

“Per questo hai quelle occhiaie?”;

“Già, non ho chiuso occhio. E’ stata dura prendere questa decisione ma, ci ho pensato bene credimi”.

Deglutì a vuoto poi sollevò lo sguardo e lo guardò dritto negli occhi.

“Non voglio darti delle illusioni, nè delle false speranze….”;

Chris sentiva il cuore battere forte nel petto: non sapeva se quella premessa fosse la fine di tutto o l’inizio di qualcosa e attendeva con trepidazione che lei continuasse.

“Ho pensato che tutto quello che è successo non sia giusto nè per me, nè per te. Io non voglio farti soffrire ma….”,

“Ma?” chiese impaziente con il cuore gonfio di speranza.

“Ma ho deciso di concederci una chance”.

Monica vide un immenso sorriso dipingersi sul suo volto e  balenare una luce di felicità che gli fece brillare  gli occhi.

Chris si alzò in piedi e corse ad abbracciarla.

“Tesoro…. Oh! Monica tu non sai quanto mi hai reso felice! Se solo potessi leggere nel mio cuore in questo momento”.

Le baciò teneramente una guancia e le accarezzava piano i capelli.

“Chris, voglio essere sincera con te. Non so se riuscirò un giorno a dimenticarlo e ad amarti come meriti….”;

“Mi basterà quello che potrai darmi…mi accontenterò dei tuoi sorrisi, dei tuoi sguardi affettuosi, dei tuoi silenzi finchè vorrai condividerli con me…è tutto così incredibile! Ancora non mi sembra vero!”.

“Avrò bisogno di tempo…dovrai avere  pazienza”.

“Cara, cara Monica ti darò tutto il tempo di cui avrai bisogno. Non ti farò mai pressioni, non ti chiederò mai nulla che non voglia anche tu”.

Come al solito si era dimostato  l’uomo meraviglioso che era.

Monica chiuse gli occhi e appoggiò la testa al suo petto. Di lui poteva fidarsi e poi l’amava incondizionatamente e la accettava così com’era, con tutti i suoi limiti.

Si lasciò stringere in quell’abbraccio sentendosi per la prima volta veramente al sicuro.

Non era fuoco, non era passione incontrollata che le bruciava l’anima…era tepore.

Il tepore di un affetto sincero, della tenerezza, di quel senso di protezione di cui aveva tanto bisogno: era la quiete di un porto calmo e rassicurante.

Si, aveva preso la decisione giusta.

Lo doveva a sè stessa e anche a Chris.

Forse in questo modo, avrebbe trovato finalmente un pò di pace…forse, un giorno sarebbe perfino riuscita a dimenticare Tom.

Sollevò lo sguardo e lo guardò negli occhi.

“Ti prometto tutta la mia onestà Chris”;

“Lo so Monica, so bene che non provi i miei stessi sentimenti ma confido che un giorno o l’altro mi guarderai con una luce diversa e comprenderai l’immenso amore che provo per te”.

“Me lo auguro Chris….”.

“Hei!” disse allontanandola un pochino per poterla osservare.

“ Sono sicuro che non sono io il motivo di questo rossore…fammi un pò sentire…” appoggiò la mano alla sua fronte;

“Mmm…sei troppo calda. Devi avere la febbre alta”;

“E’ probabile, non mi sento molto bene”.

“Facciamo così, adesso prendo le chiavi della mia auto e ti riaccompagno a casa”.

“Non è il caso, ce la faccio a guidare…e poi  tra un pò devi operare”;

“Vorresti disobbedire agli ordini del tuo medico?”;

“Non ci penso proprio” e sorrise;

“e poi, non puoi togliermi il piacere di accompagnare la mia fidanzata a casa”.

Com’era strano sentirgli dire quella parola….fidanzata….

La fidanzata di Tom… no, no, scosse la testa.

Perchè il pensiero correva sempre a lui? Aveva desiderato con tutta la sua anima sentirsi chiamare in quel modo da Tom ed invece….

“Non correre Chris!”

Lui la guardò affettuosamente senza replicare.

Si tolse il camice e si infilò la giacca.

Era molto affascinante in quel completo grigio: esaltava la sua figura slanciata e la camicia azzurra faceva risaltare i suoi occhi….quegli occhi così luminosi che si riempivano della sua immagine mentre le accarezzava la schiena guidandola verso la porta.

“Ti aspetto all’ingresso Ok?”;

“Ok”. Monica si diresse verso lo spogliatoio e si cambiò il più velocemente possibile.

Appena fu pronta scese all’ingresso e Chris l’aspettava.

Appena la vide, sul viso si disegnò un grosso sorriso che contagiò anche lei.

“Allora andiamo?”;

“Si, non vedo l’ora di infilarmi a letto, ho la testa che mi scoppia”.

“Povera cara….” e senza aggiungere altro si sentì cingere le spalle dal suo braccio.

Era tutto così strano…..forse…forse ancora non era pronta a tuffarsi in questa storia.

Forse aveva fatto un salto nel vuoto, un azzardo troppo grande…..

Ancora abbracciati raggiunsero l’auto di Chris.

Lui le aprì lo sportello e la fece accomodare, poi salì in auto e mise in moto.

Intanto due occhi nocciola avevano assistito a tutta la scena.

Perchè quel dottore da quattro soldi la abbracciava? E perchè lei lo lasciava fare?

Se lei non fosse stata d’accordo non glielo avrebbe mai permesso.

Gli ritornò in mente quanto aveva dovuto penare per riuscire a scalfire la sua diffidenza, la sua freddezza, la sua rigidità quando era ricoverato in ospedale e poi rubarle un bacio….le loro sfide, i suoi timori, tutti i suoi no e poi alla fine aveva ceduto.

Aveva ceduto  perchè  si era innamorata di lui…ma con il dottore?

Il dottore cosa rappresentava per lei?

Un dolore sordo gli soffocava il petto….che diavolo gli stava succedendo?

Aveva paura.

Perchè?

Li vedeva sorridere felici e li seguì con lo sguardo fino a quando l’auto uscì dal parcheggio.

Strinse  forte i pugni ed indurì nervosamente la mascella.

Spinto da una incontrollabile rabbia salì in auto e mise in moto.

Doveva raggiungerli, doveva vedere con i suoi occhi che diavolo stava succedendo tra quei due!

Lui non poteva portargliela via….lei gli apparteneva….lei …lei era l’unica che sapeva capirlo, che lo conosceva così bene….non era possibile.

Intanto le ruote stridevano sull’asfalto.

Correva infischiandosene dei limiti, dei divieti.

Arrivò a casa di Monica e parcheggiò distante da dove aveva parcheggiato Chris ma poteva vedere bene quello che accadeva.

Monica era scesa dall’auto e Chris le aveva preso la mano.

“Maledizione!” e colpì con forza il volante.

Intanto erano arrivati al portoncino: Monica infilò la chiave nella serratura poi si voltò facendo muovere la massa voluminosa di ricci neri….

Avrebbe tanto voluto ascoltare quello che si dicevano.

Perchè continuava a sorridergli? Che diavolo gli stava dicendo?

Poi, sembrò che il cuore gli si fermasse.

“Finalmente a casa”.

“Non vuoi che ti accompagni di sopra? Magari ti preparo una delle mie disgustosissime zuppe così più tardi avrai già pronto qualcosa da mangiare”

Monica scoppiò a ridere.

“No ti ringrazio, sebbene adori le tue zuppe non ho affatto fame”.

“Ricordati di misurarti la frebbe e di prendere le medicine in orario”;

“Va bene doc, stia tranquillo!”;

stavolta fu Chris a ridere.

“Ora va, altrimenti farai tardi. Già così e mi sento in colpa per averti fatto venire fin qui”.

“Tu non mi hai chiesto niente. Ho quasi dovuto pregare per riaccompagnarti a casa. Monica, posso….posso chiamarti più tardi così mi dici come ti senti?”;

“Ma certo. Puoi chiamarmi tutte le volte che vuoi”.

“Allora a più tardi”.

“A più tardi” e senza che avesse il tempo di rendersene conto, Chris si avvicinò e le diede un bacio sulla guancia.

Monica gli sorrise, poi si voltò ed entrò.

…………continua

“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXVII

In Loving Memory of

Francesca Zizi

(Amiche per sempre)

 

 Licenza Creative Commons

Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

 

CAPITOLO XXVII

L’odore del disinfettante e dei medicinali, la investirono appena entrò alla Uke.

Quell’odore era così rassicurante: il suo lavoro al momento era la sua unica certezza.

La telefonata di Tom l’aveva sconvolta più di quanto lei volesse ammettere.

Le aveva detto che sentiva la sua mancanza, che aveva bisogno di lei…..se soltanto fosse vero.

Sospirò sconsolata.

“Ciao Monica”; la voce di Klaudia la colse di sorpresa, persa com’era nei suoi tristi pensieri.

“Oh…ciao ; scusa non ti avevo vista”.

“Non importa. Come stai? Hai un aspetto orribile”;

“Lo so ma non preoccuparti, sto bene”.

“Senti Monica, io e Marco siamo tanto in pena per te…..non è che vuoi venire qualche giorno a casa nostra? Magari ti distrai un  pò…”.

“State tranquilli. Marco lo sa che so cavarmela da sola ma, grazie comunque” stava per andarsene quando Klaudia le afferrò un braccio fermandola.

“Dimmi la verità. Siamo amiche da tanto tempo….a me non puoi nascondere nulla”.

Monica le sorrise mestamente facendo spallucce.

“Vuoi la verità? Sto da schifo…ma non potevo più andare avanti in quel modo. Ho detto basta alle sue bugie, ai suoi silenzi colpevoli, alle sue mezze parole, a quelle incertezze che continuavano a farmi stare male…anche se adesso sto molto peggio”.

Sospirò pesantemente:

“Almeno così smetterò di farmi del male e cercherò di guardare avanti”.

Klaudia l’abbracciò forte.

“Ti ammiro sai? Hai una forza incredibile e sono sicura che ne verrai fuori. Ti voglio bene Monica”;

“Te ne voglio anche io”.

Si divincolò dal suo abbraccio e aggiunse:

“Adesso devo andare, altrimenti mi becco una strigliata” e dopo un ultimo saluto, prese l’ascensore e salì alle sale operatorie.

Come al solito entrò nell’ufficio di Daphne ed aspettò le direttive.

Un’altra giornata piena di interventi, una pausa di due ore ed un ultimo intervento prima di tornare a casa.

Durante la pausa avrebbe approfittato per parlare con Chris: doveva chiedergli scusa ancora e rimediare al disastro della sera precedente.

Il lavoro fu estenuante.

Arrivò alla pausa stremata dopotutto, non aveva dormito e adesso tutta quella stanchezza cominciava a farsi sentire.

Appena finì di sistemare l’ultima sala operatoria, si liberò della mascherina del camice e di tutto il resto e a passo spedito si recò all’ufficio di Chris.

Bussò discretamente alla porta del suo studio ed entrò.

“Hei, ma che bella sorpresa! Che ci fai da queste parti?”;

“Ecco….veramente io…volevo chiederti scusa….di nuovo. Mi dispiace tantissimo per aver rovinato la serata.

“Lascia stare Monica. Ho già dimenticato”.

“Si, ma sono in debito con te”;

“E’  vero”;

“Rimediamo subito. A che ora finisci il turno?”;

“Alle cinque, perchè?”;

“Accidenti, io alle sette….facciamo così: lo conosci il Ciu’s?”;

“Si certo…è quel locale con quella splendida vista sul lago Alster?”;

“Si proprio quello. Ci vediamo lì alle 8.30, che  ne dici?”;

“Dico che è perfetto!”  si avvicinò a lei e la strinse  a sè.

“Allora a più tardi” le baciò  la guancia e la lasciò andare.

“A più tardi”.

 Appena finì il suo turno, corse a casa.

Aprì la porta, accese la luce e, come sempre ad accoglierla, sulla libreria,  c’era quella foto scattata alle Maldive.

Chiuse la porta e si appoggiò ad essa.

La osservò qualche minuto, in silenzio poi si avvicinò lentamente: sfiorò piano il volto di Tom, sospirò pesantemente poi aprì un cassetto e la ripose capovolta.

Andò in camera da letto, aprì l’armadio e scelse quell’abito di seta rossa….lo aveva indossato una sera  per andare al Raven con Inge e Klaudia e lì aveva incontrato Tom.

Lo adagiò sul letto con cura  poi si tolse le scarpe e andò a farsi una doccia.

L’acqua calda poteva fare miracoli!

In un attimo la tensione si dileguò e si sentì finalmente calma e rilassata.

Si asciugò con cura e poi si diede qualche rapido colpo di spazzola.

Indossò l’abito: nonostante il tempo passato,le stava ancora benissimo e faceva risaltare la sua carnagione abbronzata e i suoi capelli neri.

Dolorosamente pensò a Tom e all’effetto che quell’abito aveva provocato su di lui…

scosse la testa vigorosamente ed iniziò a truccarsi.

Appena fu pronta, prese la giacca e la borsa ed uscì di casa.

Arrivata al Ciu’s  si guardò intorno ma non vide l’auto di Chris.

Decise di aspettarlo dentro ed intanto di gustarsi un bicchiere di vino bianco.

Il suo ingresso non passò inosservato: molti occhi erano puntati su di lei.

Con passo sicuro si avvicinò al bancone del bar.

“Buona sera” la salutò ammiccante il barman.

“Buona sera. Un Pinot grigio per favore”.

“Glielo servo subito”.

Monica si accomodò su uno sgabello. Con eleganza accavallò le gambe e si voltò in direzione della porta.

Il Barman le servì il vino gelato in un enorme bicchiere da degustazione.

“Grazie mille”.

Prese il bicchiere ed iniziò a sorseggiare lentamente.

Si sentiva rilassata ed intenzionata a passare una bella serata in compagnia di Chris.

Tutto era perfetto: il locale,  il vino, la musica in sottofondo, le luci soffuse ma, improvvisamente cambiò tutto.

Ad uno dei salottini vide Bill, alcune persone che aveva visto in ospedale quando Tom era ricoverato ed una ragazza bionda dall’aspetto vagamente familiare.

Si guardò intorno mentre un brivido le attraversò la schiena.

Se c’era Bill, doveva esserci per forza anche Tom.

Sentiva il cuore battere forte nel petto e il respiro accelerato mentre, con gli occhi sbarrati  lo cercava tra la folla.

Guardò con attenzione e poi, finalmente lo vide.

Era dall’altra parte della sala ed aspettava che gli servissero dei cocktail.

Inevitabilmente iniziò a tremare senza riuscire a controllarsi e, ad un tratto, quella posizione le sembrò alquanto scomoda.

Non riusciva a stare ferma: era agitata e aveva paura che Tom la vedesse.

Intanto lui si recò al tavolo con due bicchieri in mano, si sedette accanto a quella ragazza porgendogliene uno e lei, gli si accostò abbracciandolo.

Monica avrebbe voluto scomparire!

Una fitta le opprimeva il petto e sentì le lacrime affacciarsi agli occhi.

Ecco perchè aveva un’aria familiare quella ragazza: era la stessa delle foto.

Avrebbe voluto smettere di fissarli ed invece, il suo sguardo era attratto dalle loro affettuosità come una calamita.

Lui le sorrideva dolcemente, sembravano molto affiatati, molto uniti…

Era un dolore sordo, una pugnalata che le trafiggeva il petto: le girava la testa, aveva la vista annebbiata non capiva cosa le stesse succedendo.

Doveva andarsene al più presto da lì, non avrebbe retto ancora vedendo l’uomo che amava più della sua stessa vita mentre abbracciava un’altra.

Per l’ennesima volta si sentì tradita, si sentì umiliata.

Non si era sbagliata su Tom, l’aveva presa in giro in tutto quel tempo e, ancora adesso, continuava a prendersi gioco di lei.

Sollevò lo sguardo e vide lei che gli baciava teneramente una guancia.

Era davvero troppo.

Scese dallo sgabello in fretta ma le gambe sembravano non sorreggerla.

Era talmente scossa e stordita che non si era nemmeno accorta dell’arrivo di Chris.

La afferrò saldamente per un braccio.

“Sembra che tu abbia bisogno di aiuto”;

“Si…no….veramente….”;

“Che succede? Hai bevuto un pò troppo?” le chiese sorridendole.

“No, l’ho a malapena assaggiato”.

“Ti senti bene? Hai una faccia….”.

“Non voglio mentirti Chris: non sto affatto bene”.

Riprese un pò il controllo poi con lo sguardo indicò un punto preciso:

“ Laggiù, a quel tavolo…. c’è Tom”.

Chris sollevò lo sguardo e vide un salottino in una zona  riservata con alcune persone, molto rumorose  e tra loro scorse anche lui.

“Capisco. Vuoi andare via?”;

Monica che fino a quel momento non lo aveva ancora guardato, sollevò lo sguardo e fissandolo intensamente in quegli incredibili occhi azzurri disse:

“E perchè? Lui si sta divertendo con la sua fidanzata” si voltò nella loro direzione e lo guardò con aria di sfida;

“non vedo perchè noi non dovremmo fare altrettanto”.

“Non credo sia il caso. Andiamo via. Ti porto in un localino carino dove possiamo anche ballare se ti va, senza essere infastiditi da nessuno. Saremo solo tu ed io”.

” Resteremo qui. Abbiamo diritto alla nostra serata no? E poi te l’ho promesso”.

“Ne sei sicura?”.

“Assolutamente”.

“Come preferisci. Dove vuoi accomodarti?”;

“Lì” ed indicò un tavolo per due proprio accanto al salottino.

Chris la guardava presagendo grane ma non poteva impedirle nulla.

Monica si incamminò verso il tavolo. Con quell’abito rosso non passava di certo inosservata e, mentre si avvicinava Tom la vide.

Monica….che ci fa qui?” pensò fra sè senza riuscire  a distogliere lo sguardo da lei.

Era stupenda….più bella che mai.

Stava per alzarsi e raggiungerla ma si fermò non appena vide quel tizio seguirla.

“Che ci fa in compagnia del dottore? E perchè sembrano così felici?….Maledizione cosa avrà da sorridergli tanto? E perchè non mi ha salutato?….Mi ha visto….. non poteva non vedermi; si sono sicuro che mi abbia visto! Allora perchè mi sta ignorando?”.

Mille domande gli affollavano la testa ma quando vide Chris aiutarla ad accomodarsi e poi sedersi difronte a lei e prenderle la mano, andò su tutte le furie.

Bill aveva visto tutta la scena e fermò suo fratello appena in tempo.

“Tom, non fare sciocchezze! Che diavolo ti passa per la testa eh? Vuoi finire su tutti i giornali di domani?”

Tom fremeva dalla rabbia.

Strinse i pugni fino a farsi venire le nocche bianche…..Dio quanto avrebbe voluto spaccargli la faccia!

Monica era sua, sua e di nessun altro!

Come se gli avesse letto nel pensiero suo fratello lo costrinse a sedersi e poi gli bisbigliò all’orecchio:

“Lei è una donna libera ormai. E’ più di un mese che vi siete lasciati e, anche se tu non vuoi fartene una ragione devi accettarlo”.

“Non posso Bill. Tu non capisci. Quelle maledette foto hanno rovinato tutto, altrimenti adesso ci sarei io accanto a lei”.

“Devi ammettere che gliene hai combinate tante….non poteva di certo passare su  una cosa grave come quella. Ricordati che è una donna fredda e senza cuore: un autentico cubetto di ghiaccio. Quando prende una decisione è difficile farla tornare sui suoi passi”.

“Non è di ghiaccio e non è senza cuore lei mi ha amato….tanto ma, non tornerà sui suoi passi a meno che…..”

Approfittando del fatto che Chris si era alzato per andare a rispondere al telefono, si avvicinò al tavolo di Monica.

Lei, invece non era affatto tranquilla. Aveva voluto sfidarlo ma tremava al solo pensiero di incrociare il suo sguardo.

Perchè era ancora così dannatamente difficile resistergli? Era sempre così maledettamente attratta da lui e questo la rendeva fragile, vulnerabile.

Sperava con tutto il cuore che vederla con Chris lo scoraggiasse dall’avvicinarsi e proprio mentre pensava queste cose, sentì la sua voce alle sue spalle.

“Ciao Monica”.

Trattenne il respiro e chiuse gli occhi.

Attese qualche istante poi si voltò lentamente.

“Ciao Tom”.

Lui la guardava con il solito sguardo malizioso ed un pò imbarazzato.

- Ti prego non guardarmi in quel modo…..ti prego-

“Sei molto bella questa sera”.

Monica faceva molta attenzione alle parole da usare.

“Ti trovo molto bene anche io”.

“Posso sedermi un attimo?”;

Il suo povero cuore batteva impazzito.

Doveva calmarsi, non poteva mostrargli quanto ancora dipendesse da lui.

“Ma veramente Chris dovrebbe arrivare da un momento all’altro”;

“Solo un secondo, per favore”.

Sospirò rassegnata.

“Va bene”.

Tom si sedette difronte a lei e con molta cautela iniziò a parlare.

“Monica, mi manchi tanto. Non so come fare per riuscire a farti capire che ho bisogno di te”.

Monica evitava accuratamente di guardarlo.

La rabbia e il dolore erano un peso insopportabile ma non voleva mostrargli che piangeva ancora per lui.

” Non credo proprio. Lei ti da tutto quello di cui hai bisogno….ho visto come ti abbracciava poco fa” continuava a fissare il bicchiere con cui giocherellava.

“Monica, perchè non mi guardi?”;

Faticosamente sollevò gli occhi e Tom rimase colpito dalla freddezza con cui lo guardava: quello sguardo era una lama tagliente.

“Per favore, concedimi un’altra opportunità. Dammi solo il tempo di spiegarti quello che è successo….”;

“e perchè? Per mentirmi ancora? Se ancora avessi qualche dubbio su quelle foto, il vostro atteggiamento affettuoso di poco fa ha chiarito ogni cosa” rispose amara.

“Se vuoi ti faccio parlare con lei, ti spiegherà co”;

“Questo è veramente troppo!” si alzò di scatto dalla sedia.

“Ma cosa credi eh? Che puoi trattarmi come vuoi? Ho dei sentimenti anch’io! Ho un cuore anche io!  O pensi di non avermi fatto soffrire abbastanza? Lasciami in pace Tom! Và da lei, non continuare a giocare con me. Non me lo merito!” si allontanò di qualche passo in direzione della porta ma all’improvviso si sentì afferrare un braccio e poi due braccia stringersi intorno ai suoi fianchi.

Senza sapere come aveva il viso sul suo petto, respirava ancora il suo profumo, sentiva il calore del suo corpo, i battiti vigorosi del suo cuore.

Monica era senza fiato: il cuore matellava furiosamente nel petto.

Era di nuovo tra le sue braccia  e ancora una volta, era vittima della sua magia.

“Non andartene Monica….”  le sue labbra sfioravano appena la sua guancia;

“Resta qui… solo un minuto”.

Il cuore batteva impazzito e il sangue pulsava velocemente nelle vene; sentiva lo stomaco contorcersi dall’emozione…le gambe tremavano mentre  a stento controllava l’irresistibile impulso di lanciargli le braccia al collo e stringersi più forte a lui e baciarlo.

“Tooom…” la voce cantilenante di quella donna fu uno schiaffo in pieno viso.

Bruscamente si staccò da lui e con tutta la rabbia che aveva in corpo disse:

“Cosa vuoi ancora?  Vuoi vedermi all’angolo? Bene, ci sei riuscito. Mi arrendo. Lo sai che ti amo e forse ti amerò per sempre ma vorrei non averti mai conosciuto!” afferrò la borsa e correndo uscì dal locale.

“Monica! Monica!” ; Tom tentò di inseguirla ma qualcuno lo trattenne per un braccio.

Si voltò di scatto e quando vide Chris lo guardò carico di odio.

“Lasciala andare”. La voce di Chris era calma e controllata e questo fece ancor più imbestialire Tom che era sul punto di prenderlo a pugni.

“Chi sei tu per dirmi questo?”;

“Non sono nessuno. Vedi, io la amo profondamente, farei qualsiasi cosa per lei ma…lei ama te e questo non si può cambiare”.

“Dottore, pensa agli affari tuoi e sta lontano da lei hai capito?”.

Fece per raggiungerla ma Chris lo fermò di nuovo.

“Tu ci riesci a stare lontano da lei?” ;

Tom abbassò lo sguardo.

“Nemmeno io ma, adesso dobbiamo lasciarla tranquilla. In questo momento non ha bisogno nè di me, nè di te. Dobbiamo lasciarla libera di riflettere”.

…………continua