“STA ZITTO E BACIAMI!” Capitolo III

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                                                                            by aquarius 
 
         CAPITOLO III
 
La mattina seguente Cecilia si alzò di cattivo umore.
Aveva dormito poco; non aveva fatto altro che ripensare a quanto era successo la sera prima.
Solo perchè era ricco e famoso, non aveva certo il diritto di comportarsi in quel modo, e che arroganza!!!!!!!!!
Il sorriso di Bill, però continuava a tornargli in mente, quel sorriso sincero ed accattivante allo stesso tempo….
uff!  ma perchè continuava a pensare a lui!!!!!!!!!!.
Si affacciò alla finestra e notò che stava iniziando a piovere.
“Accidenti, ci mancava solo questo! E adesso come farò a raggiungere il teatro con tutti i miei costumi?”
Il teatro era dal lato opposto della città e lei aveva la prima dello spettacolo!
Iniziò a camminare su e giù per la casa; e se avesse chiamato un taxi????No, il costo sarebbe stato eccessivo e in quel momento le sue finanze erano un po’ a corto.
Avrebbe preso il tram come al solito, perciò meglio sbrigarsi e togliersi subito quel ragazzo dalla testa;
 la sua vita era fin troppo complicata!!!!!!!!!!!!
Raggiunse il teatro in anticipo, così avrebbe avuto il tempo di dare una sistemata ai costumi e di prepararsi con calma.
Di solito era sempre molto nervosa prima di uno spettacolo ma oggi era addirittura elettrica!!!!!!!!
Si rivolse ad un addetto del teatro e chiese quale fosse il camerino che le era stato assegnato.
Si recò presso gli spogliatoi, aprì la porta  e sistemò il tutù sull’appendiabiti poi si voltò e si diresse verso il tavolino del trucco e qualcosa catturò la sua attenzione.
Sul tavolino c’era una magnifica rosa bianca, con lo stelo lungo e i petali vellutati.
Cecilia la prese in mano e ne sentì il profumo fresco e delicato; chissà chi l’aveva portata……si guardò intorno ma non c’era nessun biglietto. Pensò che qualcuno l’avesse messa lì per errore, così adagiò la rosa sul tavolino ed iniziò a prepararsi.
Il rituale era sempre lo stesso: legò stretti i capelli in un rigidissimo chignon e vi applicò dei nastri colorati, indossò i collant accademici e poi la vestaglia di seta e continuava a ripetere la stessa parola all’infinito :MERDA!
eh già, la parola magica scacciaguai che a teatro, prima di uno spettacolo echeggia ovunque.
Si sedette allo specchio e si truccò con cura; indossò il tutù ed in ultimo salvapunte e scarpine, allacciandole strettamente alle caviglie.
Appena il tempo di scaldare i muscoli e salire sulle punte che bussarono alla porta:
“5 minuti, in scena!”.
Cecilia fece un respiro profondo, sgombrò la testa da ogni pensiero e si concentrò. Dopo un altro respiro profondo aprì la porta e si recò dietro le quinte dove lei e i suoi colleghi si sistemarano nelle posizioni assegnate.
Buio e silenzio, solo il rumore del suo cuore che batteva forte, poi il sipario si aprì, le luci si accesero e la musica partì.
Cecilia conosceva bene quella sensazione, i primi passi che sembrano impacciati e rigidi,  poi il corpo comincia a muoversi da solo, come un automa, guidato dalla musica.
Era come se le braccia e le gambe e tutto il corpo sapessero esattamente cosa fare e quando; era un’emozione fortissima, una passione che l’aveva travolta fin da bambina: disciplina, lavoro duro e piedi sanguinanti ma il trasporto che provava ogni volta che danzava era perfettamente visibile sul suo volto e da ogni singolo movimento di danza traspariva forza e grazia allo stesso tempo.
In quel momento non esisteva più nulla solo la musica e la sua grande passione.
Poi la musica terminò e il sipario si chiuse: applausi applausi e ancora applausi; tutti corsero a prendere le posizioni, il sipario si riaprì e tutti i ballerini si inchinarono per ringraziare poi uscirono di scena per lasciare il posto ai primi ballerini.
Mentre gli applausi continuavano, Cecilia riprese fiato e lentamente si incamminò verso il suo camerino.
parole entusiaste sulle coreografie e sull’esibizione dell’intero corpo di ballo  si profondevano ovunque.
Entrò nel suo camerino con un sorriso soddisfatto, lo spettacolo era andato bene.
 Con movimenti veloci si liberò i piedi dalle scarpette e cominciò a massaggiarli lentamente.
Si tolse il tutù e indossò la vestaglia poi si sedette allo specchio e lentamente cominciò a sciogliersi i capelli che le ricadevano lunghissimi sulla schiena ricoprendola completamente.
Qualcuno bussò alla porta.
Anche questa volta  Helga aveva dimenticato qualcosa, chissà dove aveva la testa quella ragazza!!!!!!!!!
“cos’ hai dimenticato quest………”ma la sorpresa la lasciò senza parole.
Due occhi marroni e ammalianti la fissavano;
Bill era davanti a lei e la guardava in maniera indecifrabile.
I suoi occhi si riflettevano negli occhi di Cecilia che era rimasta lì immobile.
Dopo un lunghissimo istante sulle labbra di Bill si dipinse un sorriso malizioso e compiaciuto.
Cecilia indossava solo la vestaglia, era a piedi nudi e con i capelli sciolti e quando se ne ricordò arrossì violentemente.
Cercò di riprendersi dall’imbarazzo e con una mano si strinse la vestaglia intorno al collo.
“Che……che ci fai qui?”chiese balbettando mentre spostava una ciocca di capelli mettendola dietro l’orecchio.
Bill inarcò un sopraciglio e sorrideva sfacciatamente sempre più divertito dal disagio di Cecilia.
“Sono per te!” ,
e le porse un fascio di rose bianche uguali a quella che aveva trovato sul tavolino;
poi improvvisamente divenne serio:
“volevo chiederti scusa per il comportamento di mio fratello di ieri sera e poi……………………volevo dirti che sei bellissima!” e il suo sguardo divenne più dolce e penetrante.
“Bill la strada è libera, dobbiamo uscire” la voce del bodyguard proveniva dal corridoio.
Bill senza mai distogliere lo sguardo da Cecilia inforcò i suoi occhiali scuri, poi si voltò e andò via.
                                                                                            ………………continua
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