“A PICCOLI PASSI” Capitolo IV

                                                                                                                       by aquarius
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       CAPITOLO 4

Monica era sopraffatta dalle emozioni.

Il cuore aveva continuato a battere forte chissà per quanto tempo.

Possibile che non riuscisse a resistere al fascino di Tom Kaulitz?

Perchè le succedeva tutto questo? lei sempre così controllata, sempre così attenta agli altri, al rispetto delle regole….

Tom la intrigava più di quanto lei stessa volesse ammettere e questo sconvolgeva tutte le sue convinzioni rendendola vulnerabile.

Scosse la testa decidendo di non voler pensare più a nulla; era già abbastanza confusa ed una analisi più attenta dei suoi sentimenti, in questo momento avrebbe finito solo col peggiorare le cose.

Inspirò profondamente e ritornò in reparto.

Uscendo dall’ascensore, avvertì un certo scompiglio.

Voci e risate provenivano proprio dalla stanza di Tom.

Si avvicinò all’uscio ed aprì piano la porta.

C’erano almeno una decina di persone: oltre a Bill e ai componenti della band c’era una signora bionda molto bella, alcuni uomini della sicurezza che aveva visto il giorno precedente e altre persone che non aveva mai visto.

Il suo ingresso passò del tutto inosservato tanto che Bill, che era seduto sul letto, continuò a parlare con quella signora bionda esprimendosi nei  suoi confronti  in termini molto poco gentili: ” sì, ha un’infermiera assolutamente terrificante! è burbera e scostante, sai una di quelle donne tutte d’un pezzo che non si lasciano intimorire da niente e da nessuno; un autentico cubetto di ghiaccio, fredda e senza cuore!”.

Monica si sentì pungere nell’orgoglio.

“Signor Kaulitz, le avevo detto di non sedersi sul letto: è assolutamente vietato dal regolamento!”;

Bill fece un balzo per lo spavento, certo non si aspettava di ritrovarsi l’infermiera di ghiaccio alle spalle!

“E poi che cos’ è tutta questa confusione? Che ci fanno tutte queste persone qui?”;

“Sono i nostri amici e questa è mia madre” disse Bill seccato;

“Benissimo, in questa stanza possono restare solo i parenti stretti;  tutti gli altri sono pregati di accomodarsi nella sala d’attesa. Vi ricordo di parlare sottovoce e di non arrecare  disturbo agli altri ammalati.  Grazie!”.

Mentre tutti uscivano dalla stanza, Monica sentì Bill che parlava con la madre :”Hai visto? che ti dicevo? Proprio non capisco Tom cosa ci trovi in lei, eppure non si lascia toccare da nessun altro!”.

Sistemò il letto ed aprì le finestre. Qualcuno aveva portato dei fiori delle riviste ed altri oggetti personali di Tom.

Prese i fiori e li sistemò in un vaso sul tavolino davanti alla finestra, così che dal letto potesse vederli mentre, tutto il resto lo appoggiò su un altro tavolino accanto al letto.

Uscì dalla stanza e si recò in sala infermieri  per prendere il carrello dei farmaci ed iniziare a fare il giro delle terapie.

Sebbene fosse stata assegnata a Tom, sapeva benissimo che l’ospedale era a corto di personale e che una mano in più avrebbe agevolato il lavoro di tutti. Dopotutto, in quel momento non aveva nulla da fare e poi voleva impiegare assolutamente quel tempo perchè era stranamente nervosa e continuava a guardare l’orologio. 

Tre ore più tardi, dalla sala operatoria avvisarono che l’intervento era finito.

Prima di correre da Tom, passò dalla sala d’attesa: “l’intervento è terminato”;

“Come sta?” chiese la mamma;

“mi spiace, non sono autorizzata a dare questo genere d’informazioni ma, stia tranquilla, più tardi passerà il chirurgo e potrà chiedere a lui. Ora lo riporto in camera, mi raccomando , entrate pochi alla volta e visite brevi”.

Nella sala post operatoria, Tom era disteso sulla barella.

Quando la vide arrivare gli si illuminò il volto:” La mia infermiera preferita è venuta a controllare se sono ancora vivo?”;

” e a riportarla in camera ” disse Monica sorridente.

Tutto sommato aveva un bell’aspetto, e poi l’anestesia epiturale non era così traumatica.

Insieme ad altri infermieri lo sistemarono a letto e gli sollevarono la gamba mettendola in trazione.

“Ho freddo”;

“è normale, è l’effetto dell’anestesia; ora prendo un’altra coperta”;

“non riesco a smettere di tremare……”;

“fra un pò passerà” disse Monica mentre lo copriva;

“posso fare entrare la sua famiglia?”;

“sono qui?”;
“sì, c’è la sua mamma, suo fratello e tutti i suoi amici”;
“prima Bill e mia madre”;

Bill e la madre entrarono nella stanza seguiti da Monica; Bill strinse la mano di suo fratello e la mamma gli diede un bacio sulla guancia.

Monica regolò la flebo e controllò il drenaggio, guardò l’orologio, prese la penna dal taschino: annotò l’ora e dei dati sulla cartella clinica, poi si allontonò dalla stanza.

Per tutto il giorno ci fu un via vai di visite e Monica entrava solo per controllare la situazione e somministrare i farmaci. In camera con lui restarono tutto il tempo sua madre e suo fratello, così ne approfittò per andare a fare una visitina alla signora Vollmer che era stata sistemata sullo stesso piano.

Quella donna le faceva una tale tenerezza; era rimasta vedova molto presto e non aveva avuto la gioia di diventare madre.

Non aveva parenti che si occupassero di lei, solo ogni tanto un nipote, andava a farle visita e quando accadeva lei era molto felice.

“Salve, posso entrare?”;

“Monica che bella sorpresa,  non mi aspettavo di vederla; non è di turno oggi?”
“No, per i prossimi giorni sarò l’infermiera personale di un paziente un pò rompiscatole”;
” e la cosa non la gratifica?”;
“non molto ad essere sincera. Lo sa a me piace stare in reparto, così mi sento un pò inutile; piuttosto, come si sente oggi?”;
“Meravigliosamente bene; il mio David è passato a trovarmi e mi ha portato quegli splendidi fiori e una scatola di cioccolattini; ne prenda uno sono squisiti”;
“Oh, volentieri; un cioccolattino è proprio quello che ci vuole per migliorare l’umore”;
“la penso anche io così, per questo non  resto mai senza”;

“Ahi, male male! il suo diabete non sarà così contento!”;
” Cara ragazza, alla mia età,  un piccolo peccato di gola allunga la vita”; e come darle torto?

Chiacchierarono a lungo del più e del meno e il tempo passò velocemente.

“La sua compagnia è sempre tanto piacevole ma, il dovere mi chiama; ci rivediamo presto”;
“Arrivederci cara e buon lavoro”.

Uscendo  dalla stanza della signora Vollmer, notò che i parenti di Tom, stavano andando via.

Bussò piano alla porta ed entrò nella stanza a controllare.

“Pensavo che ti fossi dimenticata di me!”;

“e perchè avrei dovuto farlo?”;
“perchè oggi quasi non ti ho vista, dove sei sparita?”;

“sono sempre stata nei paraggi, ma c’era la sua famiglia e non ho ritenuto opportuno disturbarla”;
“così sei anche discreta…….una qualità che apprezzo molto in una donna. Dai siediti qui e facciamo due chiacchiere”;

“non è stanco?”;

“no; ho voglia di sapere qualcosa su di te; quanti anni hai?”;

Non che Monica avesse tanta voglia di parlare di sè, ma visto che la notte sarebbe stata lunga, meglio passare il tempo a fare due chiacchiere.
“Diciannove”;

“sei di origine spagnola?”;
“No, italiana”.

“Avrei dovuto immaginarlo solo le italiane sanno essere così sensuali…”;

“Signor Kaulitz, lei sta straparlando”;

“e tua sorella è bella come te?”;
” Sono figlia unica”;
“ma ieri hai det…….”;
“era solo un modo per distrarla; avevo capito che la flebo la intimoriva e così ho cercato di attirare la sua attenzione su qualcos’altro”;
“beh, ero già distratto da qualcos’altro” e le sorrise malizioso;
“Lei è incorreggibile!”;
“Lo so.  Da quanto tempo lavori in questo posto orribile?”;
“Da circa 2 anni”;
” e ti piace passare il tuo tempo in mezzo a tanti ammalati?”;
” non mi piace la sofferenza ma, amo il mio lavoro, se è questo ciò che intende dire”;
“un’ autentica crocerossina!” disse sarcastico;

“purtroppo”.
“Perchè purtroppo?”;
“perchè adesso, invece di stare qui  potrei essere in sala infermieri, a spettegolare su di lei con le mie colleghe!”.

Tom non replicò;

Monica controllò l’orologio, fece le solite rilevazioni e andò a preparargli una tazza di tè.

Quando ritornò in camera, lo trovò addormentato.

Appoggiò la tazza su un tavolino e spense tutte le luci lasciando accesa solo quella per la notte; gli sistemò le coperte e poi si sedette accanto a lui.

Tom le prese la mano e gliela strinse forte.

                                                                                                             

                                                      ~~~~~

 

Monica non si ricordava più da quanto tempo erano fermi in quella posizione; controllò l’orologio: era appena l’una.

Si alzò lentamente,  adagiò la mano di Tom sul letto e poi  si massaggiò il collo; aveva il corpo completamente intorpidito.

Si avvicinò alla finestra e guardò fuori: il buio copriva la città come una coperta.

Il viale alberato era deserto, ogni tanto qualche auto illuminava con i suoi fari la strada.

Solo l’insegna luminosa della Uke interrompeva la monotonia del paesaggio.

Gli occhi le bruciavano per la stanchezza, era proprio ora di bere un buon caffè; era abituata ai lunghi orari di lavoro, ma una pausa era assolutamente necessaria.

Si accertò che tutto fosse in ordine e poi uscì senza fare rumore.

Fuori, seduto su una scomoda sedia, l’uomo della sicurezza sorvegliava la stanza.

A Monica era molto simpatico, dopotutto condividevano la stessa scomoda posizione.

“Tutto bene?”;
“sì grazie e Tom come sta?”;
“Dorme, per ora è tranquillo. Vado a prendermi un caffè, ne vuole uno anche lei?”;

“gliene sarei veramente grato”.

In sala infermieri l’aroma del caffè appena preparato,  si diffuse ovunque.

Se ne versò una tazza e mentre aspettava che si raffreddasse un pochino, si sciolse i capelli e si sciacquò il volto con l’acqua fredda.

Sì, era proprio quello che ci voleva, ma improvvisamente il cicalio di una chiamata di emergenza la fece sobbalzare.

Guardò sul display e notò che la chiamata proveniva proprio dalla stanza di Tom; senza perdere tempo attraversò il corridoio di corsa.

L’uomo della sicurezza non era al suo posto e la porta era aperta.

Entrando nella stanza vide Tom che si toccava la gamba e si dimenava per il dolore.

“che succede?”;
“la gamba mi fa male, merda!; toglimela da qui, non voglio più tenerla sollevata”;
“Signor Kaulitz, si calmi per favore”; ma Tom continuava a lamentarsi e a dimenarsi.

“Tom, Tom guardami per favore; cerca di calmarti. Ora ti somministro l’antidolorifico, ma  non toccare la gamba; hai capito quello che ho detto?”;
“Sì, ma fa in fretta, il dolore è insopportabile”;

Monica gli iniettò il farmaco e guardandogli il volto,  notò che era accaldato: sicuramente aveva la febbre alta.

Prese il termometro e gliela misurò, aveva quasi 39°C.

Immediatamente prese un sacchetto di ghiaccio sintetico e glielo mise sulla fronte e poi lo coprì perchè tremava dal freddo.

Dopo quasi mezz’ora iniziò a calmarsi il dolore e Tom finalmente si rilassò; di lì a poco era di nuovo tranquillo.

“Ho sete”;

Monica gli versò dell’acqua in un bicchiere con la cannuccia.

 Tom beveva avidamente;

“Piano, non così; bevi più lentamente”;  ma lui non ascoltò e l’acqua gli finì di traverso cominciando a tossire forte.

“Lo sapevo…. ma hai la testa dura!”; gli prese il bicchiere dalle mani e lo appoggiò sul tavolino.

“Sarà meglio restare un pò sollevati”; prese un altro cuscino dal guardaroba e poi si avvicinò a Tom, sollevandolo leggermente per sistemarglielo dietro la schiena.

Improvvisamente Tom la strinse forte e con una mano le accarezzò piano il collo.

Monica si voltò e per un istante, un interminabile istante, si guardarono intensamente.

Gli occhi di Tom erano impressi nei suoi e la fissavano come se non l’avesse mai vista prima.

Il suo cuore  batteva impazzito mentre il respiro diventava sempre più veloce;

i loro volti erano sempre più vicini e un brivido le corse lungo la schiena.

Le labbra di Tom erano sulle sue.

 Il suo bacio era così dolce e passionale allo stesso tempo. 

 Monica chiuse gli occhi e si lasciò trasportare dal vortice delle emozioni.

                                                                                                             …………….continua

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6 commenti su ““A PICCOLI PASSI” Capitolo IV

  1. Siiiiiiiiiiiii finalmente! Quanto vorrei essere al posto di Monica…*____*Bè,Frà,anche quì cè un gran caldo…ma non mi lamento :)Anchio ti voglio bene Frà,tanto! ❤

  2. Ciauuuuu fra allora cm al solito il capitolo è bellissimo… Cm va?!?io bene dv a mettere i sld da parte x il dvd dei Th!!ahahahahahah ora vado kiss kiss e complimenti davvero

  3. Waaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa signor Kaulitz all’attacco! Yeppi!Bellissimo, Fra, come sempre…Scusa se ti scrivo da questo contatto, ma sto ricominciando ad avere un po’ di problemi con il blog di Fan Fiction e allora stospostando tutto di qui, anche se per ora l’altro è ancora aperto…Un bacione enorme. Macky

  4. Oh yeah! Si son baciati.. : D ciao frà, che te lo dico a fare? il capitolo è bellissimo e lo sai u.u ehehe.. comunque, qui tutto ok, oggi parto e non ho ancora preparato le mie cose : S il 12 finalmente farò questo benedetto esame pregando Dio di farmi passare xD comunque, mi fa piacere che ti sia divertita a danza : ) dev’ essere propio bello posare con tutti quegli abiti di scena *w*.

  5. Wow, 4 libri da leggere! Io ne ho letto uno ed è già tanto, non sono molti i libri che m’interessano.. ehehe.. dai, adesso vado. Se non riesco a portare il Pc ci sentiamo lunedi.. un bacione!

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