“A PICCOLI PASSI” Capitolo IX

                                                                                                                       by aquarius
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  CAPITOLO 9
Monica continuava a rigirarsi nel letto senza riuscire a chiudere occhio.

Ripensava a Tom e a quello che provava per lui.

Era passato tanto tempo, credeva di non rivederlo più e invece il destino era stato generoso facendoli incontrare in quel locale.

Era innegabile che fra loro c’era una fortissima attrazione che esplodeva prepotente tutte le volte che si vedevano.

Comunque era una situazione assurda, non poteva certo continuare così: vivere nella speranza di incontrarsi  per poi finire tutte le volte tra le sue braccia.

Ma perchè ogni volta che cominciava a liberarsi dal suo ricordo, lui tornava  nella sua vita sconvolgendola?

La mattina seguente era uno straccio;l’emicrania aveva deciso di non darle tregua.

Oltre al lavoro, doveva anche presentarsi in università per dare un esame…….eh sì, sarebbe stata veramente una giornata dura!

Si fece la doccia, bevve il suo tè e prese una pastiglia poi, raccolse tutte le sue cose ed uscì di casa.

Si sedette in macchina e provò a mettere in moto ma, la macchina non partì. Riprovò ancora ma non ci fu verso. Le tempie le pulsavano come non mai; la giornata era iniziata nel peggiore dei modi!

Non si perse d’animo, chiamò un taxi e arrivò appena in tempo per sostenere l’esame.

L’esito era quasi scontato: superato con il massimo dei voti.

Dopo quasi un ora l’emicrania cominciò a calmarsi e il resto della mattinata passò con un bel sorriso stampato sulle labbra.

Si recò in ospedale e iniziò a lavorare.

Fortunatamente anche al lavoro le cose filarono lisce; non fu una giornata particolarmente impegnativa così riuscì a dedicare un pò di tempo alle schede e alle cartelle dei pazienti.

Non le piaceva occuparsi delle scartoffie e star seduta ad una scrivania la innervosiva perchè non riusciva a stare ferma ma, aveva accumulato troppo lavoro e se non voleva beccarsi un rimprovero, era meglio smaltirlo al più presto.

Il tempo però, passò in fretta e si era già fatta  ora di tornare a casa.

Non si fermò un attimo di più a quella scrivania, mollò tutto e corse negli spogliatoi a cambiarsi.

Si tolse l’uniforme ed indossò dei morbidi pantaloni neri e una camicetta azzurra.

Si infilò gli stivali e sciolse i capelli e la solita cascata di riccioli si riversò lungo le spalle. Raccolse il cappotto e la borsa ed uscì dalla UKE.

Fuori il sole era ancora abbastanza caldo. Monica inspirò profondamente e sorrise.

Gli alberi cominciavano a rinverdire e l’aria profumava di primavera.

Attraversò la strada e si sedette alla fermata del tram; chiuse gli occhi ed espose il viso ai tiepidi raggi del sole pomeridiano.

Era così piacevole e soprattutto rilassante…..peccato che durò poco.

Qualcuno si era piazzato proprio davanti facendole ombra.

Monica aprì un occhio ma non riuscì a vedere nulla.

Più seccata che mai li aprì entrambi: in piedi davanti a lei c’era un tipo alquanto singolare che la fissava.

Indossava un giaccone di almeno due misure più grandi, un cappellaccio di lana grigio ed un paio di occhialoni scuri; sembrava un barbone ma aveva un’aria vagamente familiare.

“Ciao Monica”.

Monica non riusciva a crederci: “Tom?”;

“proprio io”;
” Che ci fai qui ?” ;

Tom si sedette accanto a lei e le passò un braccio intorno alle spalle: ” Beh, non mi piace essere piantato in asso…. io e te abbiamo ancora un certo discorso in sospeso o sbaglio?”.

Il cuore di Monica mancò qualche battito e al solo ricordo della sera precedente arrossì violentemente.

Cercò di cambiare discorso “Tom, non è pericoloso esporsi così? potrebbe vederti qualcuno e….”;
“tranquilla; anche se fosse, ho una reputazione da difendere….”;
“Signor reputazione da difendere vorrei informarla che anche io ne ho una e vorrei che continuasse a rimanere quella che è”.

“Bene allora andiamo via da qui”;
“Sono d’accordo con te”;
“Dove andiamo?”;

“Beh, la mia macchina stamattina ha deciso di fare i capricci, perciò che ne dici di darmi uno strappo a casa?”;
“Mmm, è un invito ?”;
” Forse”;

“Così mi piacciono le donne: belle e spregiudicate!”;
” Ma cosa hai capito? Ho una fame da lupi e ho voglia di festeggiare l’esame che ho superato stamattina con il massimo dei voti perciò, se ti comporti bene ti invito a cena”.

“Ah… ma brava! Non avevo alcun dubbio sul fatto che fossi una secchiona. Ok, ma ti avverto il cibo non è l’unica cosa che voglio da te” e sorrise malizioso.

Monica si sorprese di sè: perchè lo aveva invitato? sapeva perfettamente ciò che sarebbe successo una volta soli  nella tranquillità della sua casa ma, forse, era proprio questo ciò che il suo cuore desiderava solo che questa volta era lei a volerlo esasperata dall’intensità dei suoi sentimenti per Tom. 

Salirono in macchina e si diressero verso la casa di Monica.

Durante tutto il tragitto, non riuscì a staccare gli occhi da lui.

Le piaceva tanto guardarlo guidare, le piaceva la sua sicurezza il suo essere disinvolto e terribilmente timido; era attraente e dolce allo stesso tempo; si ritrovava spesso a chiedersi quale dei due aspetti era quello che le piaceva di più e l’aveva fatta innamorare di lui.

Ogni tanto si voltava verso di lei, le sorrideva e le accarezzava il viso con le sue belle mani.

Non c’era bisogno di parlare: gli sguardi insistenti, i sorrisi, i gesti teneri valevano più di mille parole.

Poco dopo arrivarono a casa di Monica.

Scesero dall’auto e Monica aprì il portoncino.

Salirono le scale tenendosi per mano.

Monica aprì la porta ed accese a luce. Tom si sfilò gli occhiali mentre Monica chiudeva la porta e si toglieva il cappotto.

Tom si tolse il cappello liberando i suoi dreads.

Istintivamente Monica glieli accarezzò piano.

Tom la guardava  con uno sguardo che non era difficile da interpretare.

Le prese il volto tra le mani ed iniziò  a baciarle piano la fronte, poi il naso ed infine la bocca.

Finalmente erano da soli.

Monica gli lanciò le braccia al collo e lo baciò con passione.

Si baciarono ancora e ancora e il desiderio di appartenersi aumentava sempre di più.

Gli sguardi passavano dalle labbra ai loro occhi e poi di nuovo alle labbra in un crescendo di respiri e di battiti convulsi del cuore.

Tom le sbottonò piano la camicetta e poi la lasciò cadere sul pavimento.

Monica gli prese la mano e lo condusse in camera da letto.

Tom la guardava con occhi pieni di desiderio; le strinse le mani incrociando le loro dita e poi la sospinse piano verso la parete dove la immobilizzò incollando il suo corpo a quello di Monica.

La baciò sul collo, sulle spalle poi lasciò le mani e le strinse i fianchi.

Lentamente Monica gli sfilò la giacca e poi la maglietta; con gesti lenti e mani tremanti sfiorò la sua pelle nuda facendolo rabbrividire.

Con mani impazienti Tom la liberò dei vestiti e la adagiò piano sul letto.

Monica sentiva il calore del suo corpo il suo profumo sul suo e trattenne il respiro per l’emozione.  Tom continuava a baciarla mentre lei gli accarezzava la schiena.

Poi le sussurò piano: “sei bellissima” e alla fine divennero uno parte dell’altra.

Quando la passione li abbandonò Tom aveva la schiena appoggiata ai cuscini e Monica aveva la testa appoggiata al suo torace e si stringevano l’uno all’altra.

Monica si girò e guardandolo dritto negli occhi gli disse: “Ti amo Tom”.

Lui le sorrise dolcemente ma, non disse nulla; si sistemò meglio sui cuscini e chiuse gli occhi.

Monica seguiva la linea delle sue labbra con un dito: “dico sul serio Tom; mi sono innamorata di te”.

Tom riaprì gli occhi e respirò profondamente: “è troppo presto per parlare d’amore non credi? Siamo stati bene, tu sei assolutamente fantastica è stato perfetto ma, è solo questo”.

Monica rimase impietrita.

“Siamo entrambi adulti, abbiamo i nostri lavori che ci assorbono completamente, che bisogno c’è di complicarsi la vita? Così è tutto più semplice; nessun vincolo: quando ci va stiamo insieme”.

Monica fu incapace di pronunciare anche una sola sillaba.

Un nodo le stringeva la gola mentre lottava disperatamente per ricacciare indietro le lacrime.

                                                                                                ………………………continua.

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4 commenti su ““A PICCOLI PASSI” Capitolo IX

  1. *-* che carini!.. però cavolo Tom, potevi anche starti zitto… povera Monica.. u.uBellissimo frà..! ^^Come stai? novità? da me nulla di che, oggi parto di nuovo -.- non ho propio voglia partire un giorno prima.. -.- vabbè.. tanto settimana prossima non ci vado.. xD vado, un bacione!

  2. Frààààà woow! bè..sai che mi piace un sacco! Sono troppo dolci anche se Tom poteva evitare di dire così >.<Un bacione ❤

  3. Waaaaaa è stupendo! Bellissimo, davvero! :)Complimentissimi, Fra, mi piace molto, mi intriga tantissimo……però se Tom fosse stato zitto sarebbe stato gran bello! -.-Grr che rabbia che mi fa quell’essere! :@Bellissimo… <3Un bacione!

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