“A PICCOLI PASSI” Capitolo XI

                                                                                                                       by aquarius
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  CAPITOLO 11

Tom era appena andato via e con sè aveva portato un pezzo del suo cuore.

Monica era rimasta sola nel suo letto che adesso le sembrava troppo grande.

Accanto a lei, il suo posto era ancora caldo e il suo profumo era impresso sulla sua pelle come un marchio.

Lì, tra le sue braccia era felice ma, quando andava via bisognava fare i conti con la realtà.

Chiuse gli occhi; non voleva pensare a nulla, non voleva pensare al domani, non voleva pensare che ora, di lui, le rimaneva solo il suo cuscino.

Lo strinse forte a sè mentre calde lacrime le rigavano il volto.

Nei giorni seguenti Tom continuò a cercarla e così anche nelle settimane successive; ormai la storia andava avanti da mesi  alternando periodi in cui si vedevano tutti i giorni e periodi di lunghe assenze  ma, la situazione non era cambiata.

Tutte le volte che si incontravano bruciavano di passione e, tutte le volte Monica si sentiva sempre più frustrata ed infelice.

La sua storia con Tom la stava consumando e lentamente aveva cambiato la sua vita.

A lavoro non era più la stessa; tutto era meccanico ed abitudinario. Non aveva più parole di conforto o sorrisi gentili verso i pazienti. Tutto era freddo e privo di entusiasmo.

All’università, le cose non andavano meglio.

Non era più riuscita a trovare la giusta concentrazione per studiare, così aveva dovuto rimandare un esame accavallandolo ad un altro e non sapeva nè se e nè quando sarebbe riuscita a superarli.

Con Inge e Klaudia non si vedeva quasi più; ogni volta che le proponevano di uscire, lei con una scusa rifiutava.

Anche con Marco aveva volutamente creato  una certa distanza; proprio non se la sentiva di raccontargli i suoi problemi, tanto meno raccontargli bugie.

Si era chiusa in sè stessa diventando sempre più malinconica.

Era evidente che qualcosa la turbasse ma, quando le chiedevano cosa avesse, lei cambiava subito argomento o adduceva delle scuse per allontanarsi. Era diventava schiva e sfuggente.

  “Pronto Monica?”;

“Ah,  ciao Marco”;

“Che allegria……..che c’è non ti fa piacere sentirmi?”;
“no è solo che sono impegnata ……. ho un sacco di cose da fare”;

“ad esempio?”; ma Monica non seppe inventare scuse.

“Che ti succede eh? Da qualche tempo non sei più la stessa. Questa situazione è andata oltre: sei sempre triste, non ti fai sentire e sembri sempre così distaccata”;

“ecco…..io…”; silenzio.

“Ho visto Klaudia l’altro giorno; è preoccupata per te. Mi ha detto che avresti dovuto dare un esame e invece lo hai rimandato. Comincio ad essere preoccupato anch’io”;

“Non è il caso, passerà”.

“E va bene, per adesso ti lascio in pace ma stasera ti porto fuori e ne parliamo”;
“no Marco, non ne ho voglia..”;
“non sento scuse. Ci vediamo alle 10.30. A proposito! sii elegante si va all’Indochine”;
“ma sei matto con quello che costa!”;
“Ho già prenotato. Ti aspetto lì alle 10.30 e sii puntuale, intesi?”.

Marco l’aveva incastrata per benino.

Non aveva alcuna voglia di uscire ma, forse le avrebbe fatto bene passare un pò di tempo con lui. Parlarne, l’avrebbe aiutata a sentirsi meglio; forse quell’opprimente peso sul cuore si sarebbe alleggerito e magari, per una sera,  non avrebbe pensato ai suoi problemi.

Arrivò al locale in perfetto orario.

Era elegantissima nel suo abito nero, lungo fino al ginocchio e con una scollatura sul retro che metteva in risalto la sua bella schiena.

I capelli le ricadevano in morbide onde sulle spalle. Aveva indossato delle scarpe dal tacco vertiginoso e si era truccata leggermente. Era bellissima e affascinante. 

La primavera ormai era arrivata: l’aria profumava di fiori e la città si era rianimata dopo il lungo e freddo inverno.

Tutto intorno si avvertiva una strana euforia, una sensazione di cambiamento, di promesse di nuove emozioni che ogni stagione porta con sè.

Appena entrò nel locale notò subito suo cugino; beh non era certo un tipo che passava inosservato. 

Era molto elegante con l’abito blu e la cravatta che  gli aveva regalato per il suo compleanno.

“Ciao Monica, sei incantevole”;
“grazie e tu un bugiardo ma questa sera le tue bugie mi fanno piacere”.

“Beviamo qualcosa?”;
“sì, ma niente di troppo alcolico”.
Marco ordinò da bere poi, si voltò verso di lei e la scrutò scuro in volto.

“Ti si legge chiaro in faccia che qualcosa ti sta facendo soffrire e sono sicurissimo che dipende da un uomo. Bada: con me non puoi mentire”;
“Anche da bambini era così; ti accorgevi sempre quando ti dicevo una bugia”;
“esatto perciò sputa l’osso. Che ti succede?”;
“Non ho molta voglia di parlarne ma mi rendo conto di non avere via d’uscita questa volta, giusto?

“Giusto!”.

“C’è poco da dire; mi sono cacciata in una storia che non porterà da nessuna parte ma, non posso farne a meno”.
“Questo è un bel problema….hai provato a parlarne con lui, magari, se gli dici quello che provi forse….”;
“è inutile Marco; lui conosce i miei sentimenti ma non vuole complicazioni con un legame”.

“Troppo comodo! così si sente libero di andare e venire come gli pare”;
“Già, è proprio così; ma la colpa è anche mia. Ho accettato questo compromesso pensando di essere abbastanza forte invece, mi sono accorta che non posso vivere senza di lui, capisci?”;
“Capisco. Monica, sei sempre stata una ragazza riflessiva e con la testa sulle spalle; vedrai, troverai la forza di venirne fuori. Meriti di meglio: meriti un uomo che sappia amarti e renderti felice”;
“Il fatto è che sono felice solo quando sono con lui”.

“Comunque puoi sempre contare su di me ma, sarà meglio che non incontri mai questo tizio altrimenti gli darò una lezione che non dimenticherà più”.

Monica scoppiò a ridere. “Ti ringrazio tanto”;

“e di cosa?”;

“di non avermi giudicata e comunque per essere stato discreto”;
“Monica, lo sai che ti voglio bene; è naturale che voglia proteggerti ed aiutarti, mi spiace solo che tu non ti sia fidata abbastanza da dirmelo prima, tutto qui”.

Nel frattempo era arrivato il cameriere con i drinks.

Marco le fece cenno di avvicinarsi un pò: aveva qualcosa da dirle all’orecchio.

Monica si sporse in avanti ma, qualcosa catturò la sua attenzione.

Le era sembrato di vedere Tom che entrava in una saletta. Le luci erano soffuse e c’era tanta gente ma era sicura di averlo visto; ne era certa..

“Pronto? Monica ci sei?

Non aveva prestato la minima attenzione a ciò che le aveva detto suo cugino.

“Oh. sì scusa; puoi ripetere per favore?” ma nella sua testa si era accesa una piccola lampadina, un campanello d’allarme. Continuava a guardare l’ingresso della saletta ma la porta era  chiusa.

“Monica, Monica hai capito? Ma si può sapere che stai guardando?”;

Un cameriere con un vassoio in mano, si era avvicinato alla  saletta e stava bussando. Monica non perse tempo.

“Vuoi scusarmi un attimo?”;

“Sì, certo fai pure”.

Si avvicinò con calma all’ingresso: la porta era semi aperta.

Il cameriere era entrato per servire e si era fermato poco distante  impedendogli di vedere.

Il cuore le batteva forte, un brivido freddo le corse lungo la schiena come un brutto presentimento.

” Che mi salta in mente? Addirittura spiare! “. Cercava di minimizzare ma, quella sensazione di paura e di incertezza non le permetteva di allontanarsi.

Doveva essere pazza! Comportarsi in quel modo era assurdo, sicuramente doveva essersi sbagliata ma, qualcosa continuava a trattenerla lì mentre un nodo le stringeva la gola e le attanagliava il petto impedendole anche di respirare.

Improvvisamente il cameriere si spostò e ciò che vide la lasciò impietrita.

Tom era seduto su un divanetto e accanto a lui c’era una ragazza molto bella, con un abito molto scollato e particolarmente appariscente. Doveva essere  una modella.

Sembravano molto intimi.

Lui le sussurrò qualcosa all’orecchio, mentre le accarezzava una gamba.

Doveva averle detto qualcosa di carino visto che lei sorrise ed annuì   mentre con fare possessivo gli accarezzava piano il collo. Tom la guardava con uno sguardo che  Monica conosceva fin troppo bene poi, all’improvviso, la attirò a sè ed iniziò a baciarla. 

Monica era disperata.

Chiuse gli occhi; non voleva vedere…non voleva più vedere niente.

Il suo cuore era in frantumi.

Rimase lì impalata, incapace di compiere qualsiasi movimento. La testa le girava forte ed una sensazione di smarrimento si impadronì di lei.

Un dolore convulso le salì su dallo stomaco, come un sussulto che diventava sempre più intenso e sempre più lancinante.

Ma  perchè stava tremando? E perchè stava piangendo? Perchè quelle stupide lacrime non smettevano di venir giù?

Per uno strano scherzo del destino, Tom si voltò verso la porta e la vide.

Aveva gli occhi sbarrati dalla sorpresa: “Monica!….  Merda!; Monica io… maledizione!”;

Monica abbassò lo sguardo. Le gambe le tremavano, erano rigide come tronchi ma con uno sforzo immane, si allontanò da lì raggiungendo più in fretta che poteva suo cugino.

Doveva andarsene, subito. Non voleva restare un attimo di più. 

“Marco io, io…. devo andare”;
“Monica che succede, perchè stai piangendo?;
“Non chiedermi nulla scusami è che…..” ma non riuscì a terminare la frase sopraffatta dai singhiozzi.

Marco l’abbracciò forte. “Calmati per favore; non sei in grado di andare da nessuna parte in questo stato. Santo Cielo ma che diavolo è successo per ridurti così “.

Una voce  alle loro spalle li sorprese.

“Monica……. che bella sorpresa!  anche tu in compagnia a quanto vedo” il tono della voce di Tom era duro e sprezzante; completamente diverso da qualche attimo prima. 

“Sai, sarebbe meglio se ci organizzassimo quando siamo con persone diverse  altrimenti si corre il rischio di scoprirsi, proprio come stasera”.

“Monica, ma tu conosci questo tipo?”; Marco lo aveva riconosciuto ma Tom continuò senza dare a Monica l’opportunità di rispondere.

“Certo che mi conosce e sa anche che  non sono geloso ma, in due nel suo letto siamo un pò troppi e a me non piacciono gli avanzi!”un sorriso cattivo e provocatorio tagliava la linea delle sue labbra.

” Come osi brutto bast..”;

Monica afferrò il braccio di Marco: “non ne vale la pena , credimi!”.

Si asciugò gli occhi e riprese il controllo poi, si rivolse a Tom sforzandosi di sorridere: “Ti auguro una buona serata con la tua amica. Divertiti!”.

Raccolse le sue cose e se ne andò.

Marco continuava a fissarlo carico di odio e di disgusto; quanto avrebbe voluto cancellargli quel sorrisino dalla faccia!

Istintivamente, lo afferrò per la maglia ed era sul punto di sferrargli un pugno ma poi, sentendosi osservato, si calmò: quello non era nè il luogo nè il momento adatto per dargli ciò che si meritava.

Lo guardò dritto negli occhi e rabbiosamente gli disse: “Mia cugina ha ragione, non vale la pena con un verme come te. Lei è una donna straordinaria e tu non la meriti”.
Lasciò la presa spingendolo all’indietro e facendolo cadere rovinosamente su alcuni tavolini poi, se ne andò.

  …………………..continua

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5 commenti su ““A PICCOLI PASSI” Capitolo XI

  1. Ciauuu fra cm vedi oggi son già sveglia!cm va?!?!e devo farti una domanda ke ogni volta mi son scordata la danza cm va?!.!!!ahahahah bene ora mi son ricomposta allora bello il capitolo davvero bello dai continua presto kiss kiss

  2. Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaargh! Tom io GIURO che ti ammazzo uno di questi giorni!Il solito! SEMPRE IL SOLITO! Grrrr che rabbia…Ok scusa lo sclero… caspita, povera Monica… io al posto suo sarei impazzita di brutto, altro che andarmene via in lacrime… sarei proprio impazzita di peso…Complimenti Fra… è bellissima…

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