“NON DIRMI MAI TI AMO” Capitolo III

                                                                                                         by aquarius

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CAPITOLO III

  

…..Era una freddissima mattina di gennaio, forse la più fredda di tutto l’inverno e lei si era da poco trasferita ad Amburgo.

Aveva preso una stanza presso un alberghetto, una sorta di ostello per la  gioventù senza troppe pretese ad Adendorf, frequentato per lo più da studenti e si era sistemata piuttosto bene.

Era decisamente fuori mano ma, il più vicino alle sue finanze.

Lì aveva conosciuto tanti ragazzi che, come lei, per motivi di studio o di lavoro si erano trasferiti ad Amburgo e con loro aveva instaurato un rapporto di amicizia e di supporto vicendevole.

“Il gruppetto inseparabile”, come si erano definiti, era formato da Mark, alto e biondo con la faccia brufolosa,  che studiava medicina; Ursula, piccola e dalle forme generose come il suo cuore, che studiava architettura. C’erano poi, Sabine alta e sottile con i capelli neri e corti e due occhi verdi come lo smeraldo che saltuariamente lavorava come modella e  che faticosamente studiava letteratura scandinava e Ingrid, pungente e sarcastica con un grande senso dell’umorismo aveva degli splendidi capelli rossi e il volto coperto di lentigini e si era iscritta ad economia politica. Klaus, con un accenno di calvizie e una folta barba nera, era l’uomo più pignolo che avesse mai conosciuto ed era vicinissimo alla laurea in giurisprudenza ed infine c’era Hagen. Era alto, con i capelli castani e gli occhi di un intensissimo azzurro che a Lisa ricordavano tanto il colore del mare, dolce e silenzioso a volte, forse, un pò schivo. Tra tutti i ragazzi che aveva conosciuto era quello con il quale aveva legato di meno.  La guardava sempre in uno strano modo e quando indossava gli occhiali aveva un’aria altera e intellettuale che la faceva sentire a disagio. Studiava fisica ed era davvero uno studente dotato visto che da anni riceveva borse di studio e riconoscimenti per il suo lavoro di ricerca all’università.

Lei, invece aveva da poco terminato il liceo artistico e poichè si era diplomata con ottimi voti, il preside l’aveva raccomandata per uno stage all’estero: ad Amburgo appunto.

Si era meritata quell’occasione, aveva studiato sodo ma, aveva un piccolo jolly a suo favore: era bilingue.

Sua madre era tedesca e così parlava entrambe le lingue; da bambina la cosa le aveva creato qualche problema, soprattutto a scuola ma crescendo aveva imparato a gestire bene questa dualità e adesso le ritornava utile.

Così ben contenta di trascorrere un pò di tempo in Germania, aveva messo tre belle valigie piene zeppe di abiti nella Punto blu di sua madre ed era partita alla volta di Amburgo desiderosa solo di confrontarsi e mettersi alla prova, non prima di aver promesso di andare a trovare i nonni e gli zii a Gottigen, non appena il lavoro glielo avrebbe permesso.

Solo al termine di quella esperienza, avrebbe deciso se tornare in Italia ed iscriversi alla facoltà di Ingegneria dei Beni Culturali o rimanere in Germania e trovarsi un lavoro presso uno dei tanti e rinomati musei.

Era il suo primo giorno di lavoro presso la casa d’arte Stolz e ci teneva a fare buona impressione.

Indossò un maglioncino nero e dei pantaloni dal taglio morbido anch’essi neri; un paio di stivali dal tacco alto e la sua collana di cornolio, il suo portafortuna e quel giorno, di fortuna, ne aveva proprio bisogno!

Lasciò i bei capelli sciolti e si truccò con cura poi,indossò il cappotto e la sciarpa; prese le chiavi dell’auto e la borsa e dopo aver ripercorso mentalmente il tragitto fino da Stolz, uscì.

Aveva percorso qualche chilometro ed era vicinissima all’imbocco dell’autostrada quando la sua auto cominciò a fare capricci, fino a fermarsi lasciandola completamente in panne.

Provò a rimetterla in moto diverse volte, ma l’auto proprio non voleva saperne di ripartire.

Furente cominciò ad imprecare:” Non è possibile….. questa è sfiga! Ma proprio oggi doveva succedere?”.

Scese dall’auto e sollevò il baule per dare un’occhiata al motore……Sì, come se ci capisse qualcosa!

Ritornò in auto e prese il cellulare: era intenzionata a chiedere aiuto a qualcuno dei suoi amici; a quell’ora erano ancora in albergo e sicuramente uno di loro le avrebbe dato una mano ma, sfortunatamente, quella zona non era coperta da segnale.

“E adesso che faccio?”incrociò le braccia e cominciò a camminare su e giù sempre più arrabbiata.

Quando la rabbia iniziò a sbollire si guardò intorno: il posto non era certo rassicurante.

Si era fermata proprio in mezzo ai boschi e non si vedeva una casa, un capannone una fattoria insomma un posto qualsiasi dotato di un banalissimo telefono fisso!

Le cose non si mettevano bene.

Guardò l’orologio, era già così tardi?

Cosa avrebbe fatto?

Cominciò a riflettere sulla situazione e  alla fine non si perse d’animo:”la prima auto che passa di qua la fermo e mi faccio dare uno strappo fino al più vicino centro abitato. Farò tardi a lavoro ma quanto meno riuscirò ad avvisare prima che mi diano per dispersa!” pensò tra sè.

Già, l’idea era buona ma non aveva fatto i conti con la naturale diffidenza della gente.

Era passata  un’ora e non si era fermato ancora nessuno.

“Maledizione! Ma dove cavolo sono capitata? E che freddo!”; le temperature erano davvero rigide e stava rischiando di buscarsi un malanno restando ferma lì in attesa di un passaggio.

Guardò di nuovo l’orologio preoccupata; era in ritardo marcio!

Sollevò lo sguardo e finalmente, da lontano, vide arrivare un’auto bianca.

Subito si rianimò e risolutamente, si piantò proprio in mezzo alla strada.

“Se non vuole investirmi, dovrà fermarsi per forza!” ma l’auto non rallentò.

Era vicina, sempre più vicina: “ora mi investe!”; chiuse gli occhi per non guardare…..

Si udì un forte stridore di freni e l’auto inchiodare.

“Sono ancora intera?” si domandò; aprì prima un occhio e poi anche l’altro e si accorse che l’auto si era fermata ad un passo da lei tanto che poteva sentire il calore del motore sulle sue gambe.

“Accidenti”, pensò “c’è mancato davvero poco!”.

“Ma sei matta?! Che diavolo ti sei messa in testa? Di farti investire?” la voce arrabbiata di un ragazzo proveniente dall’interno dell’auto la fece sobbalzare.

“Scusa io…”
“scusa cosa? Volevi farti ammazzare solo per scattarmi una foto o avere un autografo? Stupida pazza!” gridò mentre scendeva dall’auto.

Ma chi era quel tipo? E perchè si dava tante arie?…..un autografo?!

Era talmente coperto che non si riusciva nemmeno a distinguere il volto.

Indossava uno strano cappello di lana nero, la sciarpa avvolta intorno al collo e alla bocca ed un paio di occhiali da sole.

“Ma che avrà da mettersi gli occhiali da sole se fra un pò nevica……” continuava a pensare;

“No guarda, forse non hai capito…”;
“Capire cosa? Voi ragazze siete tutte uguali! Che cosa sei una fan, una groupie o cos’altro?” il disprezzo nella sua voce la colpì come uno schiaffo.

“Beh, se la smetti di urlare e ti calmi, ti spiego tutto” disse Lisa alzando leggermente il tono della voce; quel tipo cominciava a darle sui nervi.

“Non c’è assolutamente niente da spiegare. Togliti dalla strada e non importunarmi più altrimenti chiamo la polizia, hai capito?” disse avvicinandosi minaccioso.

“Magari!”;

“Cosa?! Vuoi che chiami la polizia? Ma allora sei matta sul serio, o forse hai organizzato tutto per infilarmi in chissà quale scandalo?

Hai chiamato dei paparazzi per farmi finire su qualche giornale scandalistico? No perchè io….”;
“Non sono matta e non ho organizzato proprio nulla!” disse interrompendolo bruscamente; ” Ma guarda tu che tipo! Chiama  la polizia! Almeno mi aiuterebbe ad uscire dal pasticcio in cui mi sono cacciata……sempre che il tuo cellulare funzioni, ovviamente!” ed inarcò un sopracciglio con l’aria di chi la sapeva lunga.

“Ma di che diavolo stai parlando? Di che pasticcio parli? Merda! Ma tu guarda che mi doveva capitare…..una psicopatica con manie suicide!”.

“Vedi quell’auto laggiù?” disse sforzandosi di rimanere calma ma, aveva voglia di gridargli in faccia che era solo un povero stupido, ottuso, sbruffone che si credeva di essere chissa chi!

“Certo che la vedo, non sono mica cieco!”;

Lisa stai calma, conta fino a dieci e poi parla….”Beh, si dà il caso che sia la mia auto”;
“e con questo?” Santo Cielo, era davvero la persona più odiosa che avesse mai incontrato in vita sua!

“Purtroppo si è fermata e non vuole più saperne di mettersi in moto e poichè sono ferma in questo posto da quasi due ore e non posso usare il cellulare perchè qui non c’è segnale, ho deciso di fermarti e chiederti aiuto”.

“Ha! E tu credi davvero che io mi beva questa scusa così patetica?”;

Lisa non ne poteva più, quella era la goccia che faceva traboccare il vaso!

” Ascoltami bene: sono mezza morta dal freddo, questa è una bruttissima zona e tu volente o nolente se la mia unica via d’uscita quindi…..” e senza aggiungere altro fece il giro dell’auto, aprì lo sportello dal lato del passeggero, si sedette  e si allacciò la cintura di sicurezza.

Il ragazzo era esterrefatto!

Aveva la bocca a mezz’aria e non sapeva bene se ridere o essere arrabbiato.

Si portò una mano su un fianco, guardò a terra e poi sollevò la testa:”Certo che ne hai di faccia tosta! Chi ti ha dato il permesso di salire sulla mia auto?”;
“Nessuno; ma tu avresti il coraggio di lasciare una povera ragazza,  al freddo ed in una situazione così disperata?”

Il ragazzo non rispose.

Era piuttosto diffidente ed incerto sul da farsi.

“Beh, prendi!”; Lisa gli lanciò le chiavi che lui afferrò al volo.

“Se non mi credi prova tu stesso, così vedrai che non ti sto mentendo”.

Lui sembrò riflettere per un attimo, poi si avvicinò alla sua auto e tolse le chiavi dal quadro.

“Ok, ma prima prendo queste, così non mi farai brutte sorprese!”.

Salì sull’auto di Lisa e provò a mettere in moto e dopo diversi tentativi, scese e provò ad effettuare una chiamata dal suo cellulare.

Quando  si rese conto che non c’era campo esclamo: “merda!” e sollevò gli occhi al cielo.

Poi, a passo deciso, risalì sulla sua auto e si allacciò la cintura di sicurezza visibilmente irritato.

“Convinto?”;

“Visto che sei così piena di iniziativa, mi dici a questo punto cosa vorresti che facessi?”;
“Semplice; dammi uno strappo fino al primo centro abitato e lì me la caverò da sola togliendoti il disturbo!”.

“Merda!” continuò ad esclamare. Sembrò riflettere per qualche minuto e poi aggiunse: “e va bene; ma appena fuori dall’autostrada ti lascio al primo distributore, intesi?”;

“Intesi!”.

Il ragazzo scosse la testa ma poi, mise in moto e partì.

Per un lungo periodo di tempo rimasero in silenzio, poi, Lisa prese l’iniziativa e ruppe il ghiaccio; non le piaceva il silenzio e soprattutto l’aria tesa che tirava.

 “Grazie e scusami se mi sono comportata così; di solito non sono così sfacciata ma credimi stavo congelando e non sapevo davvero cosa fare”.

“Si, si va bene….”rispose con sufficienza.

“Piacere, mi chiamo Lisa Donelli” e gli porse la mano.

Lui scostò leggermente gli occhiali mostrando due occhi di una bellezza incredibile; guardò con sospetto prima la mano e poi il volto sorridente della ragazza.

Dopo un tempo incredibilmente lungo, nel quale sembrò valutare l’opportunità della cosa, gliela strinse e rispose: “Io sono Bill”.

 

 

                                                                                         ……………………continua

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Un commento su ““NON DIRMI MAI TI AMO” Capitolo III

  1. Ooooh, voglio rimanere anche io a piedi con la macchina se questo mi da la possibilità di farmi quasi investire da Bill! Ovviamente però poi lo devo conoscere, non voglio certo restare sotto il suo bellissimo Q7 per niente! :)Bellissimo come sempre, Fra…Allora! Finalmente sei tornata dalla Cruccolandia! Come stai? Come è andata?Sai, mi sei mancata tantissimo… °-°Un bacione! Macky

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