“NON DIRMI MAI TI AMO” Capitolo XIII

                                                                                                         by aquarius

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CAPITOLO XIII

Kelly si avvicinò piano e con un balzo saltò sul letto.

La cagnolina infilò il suo musetto umido sotto il braccio di Lisa ed iniziò a leccarle le lacrime.

“Hei piccola,  sto bene non preoccuparti” e le accarezzò il pelo morbido.

“Lo sai che ho rivisto Bill? E’ passato un anno……” intanto la cagnolina continuava a leccarle il viso;

“manca tanto anche a te, vero?” Kelly si accucciò accanto a lei e si lasciava coccolare.

Lisa voltò lo sguardo in direzione della finestra, era quasi l’alba.

 Scene felici di vita insieme si susseguirono una dietro l’altra come i fotogrammi di una pellicola: la primavera con la sua esplosione di colori, di passeggiate tra i campi, di pic-nic, di serate a casa accoccolati davanti al camino a guardare un film, di cene a lume di candela e poi l’estate con la sua brezza calda e profumata e le notti di follie tra feste  e lunghe ore distesi sul prato del giardino a guardare la volta del cielo coperta di stelle.

Poi arrivò l’autunno e cominciarono i problemi: le lunghe assenze, le attese delle telefonate, l’ansia dei ritorni e poi di nuovo i distacchi, il sempre meno tempo da passare insieme, le lunghe ore passate all’aereoporto per riuscire a vedersi anche solo per poco mentre un altro aereo lo avrebbe nuovamente portato via.

La stanchezza, il malumore, i primi litigi, la sempre minore disponibilità, il lento ma progressivo scemare dell’interesse di Bill per lei portarono le cose ad un passo dalla fine.

Lui continuava a fissare appuntamenti ai quali si presentava in ritardo, le serate che non condivideva più con lei.

La sua musica, la sua famiglia, la band assorbivano la maggior parte del suo tempo ma, finì per dare sempre minore importanza a lei che ormai si sentiva sempre di più un’intrusa nella sua vita così frenetica e senza regole.

In tutto questo caos, questo vortice di dubbi e di domande alle quali non sapeva rispondere c’erano i suoi sentimenti.

Dov’era finito tutto il trasporto, la passione, la gioia delle piccole cose?

Era triste, insicura  e sempre più preoccupata.

Pur di riuscire a passare un pò di tempo con Bill sacrificava ogni momento libero per correre da un posto all’altro e poi quando stavano finalmente insieme, ogni motivo era buono per iniziare a discutere e fare la pace diventava ogni volta più difficile, più complicato.

Gli ultimi incontri furono davvero terribili.

Bill le aveva chiesto di raggiungerlo a Oberhausen e lei come al solito aveva fatto i salti mortali per incontrarlo: era felice avrebbero passato il fine settimana insieme.

Era partita con le migliori intenzioni e pensò addirittura che forse era lei la responsabile delle loro liti.

Pensò che forse gli stava chiedendo troppo; forse il suo amore cominciava ad essere un peso per Bill;

 forse in quel momento lui si sentiva soffocato e si ripromise di essere più comprensiva.

Al suo arrivo però, alla reception dell’albergo ad accoglierla c’era  solo un biglietto scritto frettolosamente:

Scusa,

non ricordavo di averti chiesto di venire.

Parto per  gli Stati Uniti.

Ci sentiamo presto

           Bill

Tutte queste piccole grandi cose cominciarono a segnarla e a creare delle crepe in quel sentimento assottigliato e sempre più fragile.

Si sentiva ferita, umiliata: frustrata.

Possibile che si fosse sbagliata così tanto sul suo conto? Si chiedeva se Bill fosse ancora innamorato di lei o se lo fosse mai veramente stato; era così difficile accettare che quell’amore così immenso, così perfetto potesse finire.Eppure lei era sempre la stessa, sempre perdutamente innamorata ma evidentemente l’amore non bastava più a tenere in piedi quel castello di ipocrisie.

Sul finire di novembre Bill si trasferì a Berlino.

Diceva che aveva bisogno di nuovi stimoli, di nuove fonti di ispirazione, di respirare un’aria diversa pertanto era necessario allontanarsi dal solito ambiente, dalla solita routine di Amburgo.

Lisa la prese veramente male, fu un duro colpo.

Ormai era consapevole che quel fuoco era bruciato troppo in fretta e che adesso bisognava raccogliere le ceneri e gettarle via ma, nonostante tutto si sforzava di essere positiva e si diceva:”Passerà! E’ solo una nuvola nera….lui è un artista, ha bisogno dei suoi spazi” ma in realtà non ci credeva più neanche lei.

Sempre più spesso si ritrovava a chiedersi se valeva ancora la pena portare avanti una relazione sempre più unilaterale; arrivò addirittura a credere che tutte quelle situazioni erano state fatte di proposito; manovre per porre fine a quella storia evidentemente ingombrante….un modo sottile di fargli capire che ormai era finita.

L’ultima volta Bill superò tutti i limiti.

Era di ritorno dalla Francia ed era a Colonia per una intervista e per un servizio fotografico.

Lei come sempre lo aveva raggiunto.

Aspettò per ore che tornasse, chiusa nella sua camera.

Alle sei del mattino Bill rientrò in albergo completamente ubriaco, accompagnato da uno degli addetti alla sicurezza.

Gli facevano degna compagnia anche gli altri e la loro inseparabile truccatrice, che oltretutto non le era neanche simpatica; sempre pronta a dispensare consigli, a fingersi sua amica e a stare tra i piedi nei momenti meno opportuni.

Passò il resto della giornata a vederlo dormire e, dormiva ancora quando ripartì per Amburgo.

Le telefonate sempre più rare; partiva e non si preoccupava più di avvisarla e quando tornava pretendeva che lei lo raggiungesse……sopportò anche quello ma il colpo di grazia arrivò alla metà di dicembre.

“Pronto?”;

“Ciao Lisa”;

“Ciao Bill, come stai?”;

“Bene. Tu?”;
“Abbastanza bene. Dove sei?”;
“A Berlino; abbiamo qualche giorno di pausa prima di ripartire per gli Stati Uniti”;

“Capisco. Ti prendi cura di te? Dormi abbastanza?”;
“Si, si non preoccuparti. Mi manchi”.

Lisa fece una lunghissima pausa prima di rispondere. Negli ultimi tempi glielo aveva sentito ripetere tantissime volte ma ormai stentava a crederlo: “Mi manchi tanto anche tu”.

“Allora perchè non vieni qui, potremmo stare un pò insieme…..”;
“come l’ultima volta?”;
“Ti ho già chiesto scusa per l’ultima volta. Parlo sul serio, ho bisogno di vederti, di passare un pò di tempo con te”;
“non lo so Bill”;
“non farti pregare”.

“Non è questo il punto! E’ un brutto momento. Non posso allontanarmi da Amburgo: c’è una mostra da Stolz la prossima settimana e il mio contratto sta per scadere…non so proprio come fare”;
“se credi che sia imporante, allora non fa niente ma passerà tanto prima di poterci rivedere”;

“Bill è un momento delicato; sai quanto ami il mio lavoro….non voglio rischiare di mettere in pericolo tutto quanto, capisci?”;
“Capisco solo che ti stai nascondendo dietro questa scusa per non vedermi; vuoi farmela pagare per l’ultima volta; sì, d’accordo ho sbagliato ma ti sto chiedendo di…”

“Ok, ok Bill.” lo interruppe bruscamente.

Non le piaceva litigare, soprattutto al telefono.

“Verrò, d’accordo”;

“Me lo prometti?” gli chiese quasi infantilmente;

“Te lo prometto”;
“Allora ti aspetto venerdì sera”;
“OK a venerdì sera”.

Appena riattaccò il telefono si rese conto di essersi messa in un grosso pasticcio; come avrebbe fatto a smaltire tutta quella mole di lavoro ed essere libera per raggiungerlo a Berlino?

Però, era da tanto ormai che non passavano più un pò di tempo insieme e, forse era l’occasione giusta per fare chiarezza, per capire veramente le cose come stavano.

Nutriva ancora qualche speranza, una lucina piccola piccola nel buio dell’incertezza.

Il resto di quella settimana fu un incubo.

Il lavoro assorbì tutte le sue energie e i suoi pensieri.

Era nervosa, irritabile. Di notte non riusciva a dormire e di giorno correva come una trottola.

Non faceva più neanche la pausa per il pranzo e alla sera era sempre l’ultima ad andare via.

Era sfinita ma alla fine ce l’aveva fatta.

Venerdì, nella tarda mattinata aveva completato anche l’ultima pratica e fatto l’ultima telefonata.

Ora tutto era sulla scrivania di Stolz.

Finalmente poteva rilassarsi e pensare a quel viaggio e a quell’incontro tanto atteso… e se fosse andato male? Se Bill voleva vederla solo per dirle che non voleva più saperne di lei? Che avrebbe fatto? Un brivido le corse lungo la schiena.

Le parve di sentire una voce che la chiamava ma era così lontana…

“Signorina Donelli?….. Signorina Donelli mi sente?”

la voce di Stolz dall’interfono la fece sobbalzare.

“Si, si mi scusi signor Stolz. Ha bisogno di qualcosa?”;

“per favore venga nel mio ufficio”.

“Ci mancava solo questa! Chissa che vorrà….forse nella fretta ho trascurato qualche dettaglio, ho commesso qualche errore” pensò.

Mentre attraversava il corridoio fece un attento esame di tutte le operazioni che aveva svolto ma, onestamente non era sicura di essere stata attenta a tutti i particolari.

Entrò nell’ufficio di Stolz che il cuore le batteva forte e si accomodò mentre il titolare era al telefono.

L’ansia la stava uccidendo e le cose peggiorarono quando inforcò gli occhiali e si mise ad esaminare attentamente un documento.

Lisa si martoriava le labbra, aveva le mani sudate, se non  le avesse detto subito qualcosa, le sarebbe venuto un attacco di panico.

La gola era ormai arida e il respiro troppo veloce; la stanza cominciò a girarle intorno…

“Signorina Donelli, si sente bene?”
“Si , si grazie” mentì spudoratamente.

“E’ spaventosamente pallida, ha mangiato qualcosa a pranzo? Mi permetto di farle questa domanda perchè in questi giorni non l’ho mai vista concedersi una pausa”;

“Sto bene, la ringrazio”.

“Meglio così. Dunque l’ho fatta venire qui innanzitutto per complimentarmi per l’ottimo lavoro; ho appena finito di esaminare le pratiche e ho notato con piacere che ha fatto attenzione anche al più piccolo dettaglio”;
“Grazie mille Signor Stolz”;

“In questo anno ho avuto modo di conoscerla meglio e di apprezzarla sotto il profilo professionale. E’ precisa, infaticabile, collaborativa e non si tira mai indietro di fronte ad una necessità. Vorrei che considerasse con attenzione la proposta che sto per farle. Lei sa che Christopher andrà in pensione fra qualche mese; che ne direbbe di occupare il suo posto? In effetti è stato lo stesso Christopher a raccomandarla. Certo non deve darmi una risposta immediatamente, si prenda tutto il tempo che vuole e ci rifletta bene”.

“Signor Stolz, non ho affatto bisogno di pensarci. Accetto. Sono onorata che lei abbia pensato a me; vedrà che non la deluderò!”;

“Ne sono certo”;

“grazie mille , grazie” e gli strinse la mano prima di uscire dal suo ufficio.

Era felice, immensamente felice.

Corse nel suo ufficio e d’istinto sollevò il telefono per chiamare Bill: aveva già composto quasi tutto il numero quando lentamente abbassò la cornetta e  riagganciò.

Bill….

Alle cinque in punto uscì dalla casa d’arte e tornò a casa.

Prese a caso gli abiti dall’armadio e li infilò in una valigia, sistemò le ultime cose e poi corse in bagno a farsi una doccia.

Nel frattempo arrivò Sabine che durante la sua assenza si sarebbe occupata di Kelly e si raccomandò di riempire le ciotole di cibo e acqua tutte le mattine poi, col cuore gonfio di speranza partì per Berlino.

“Aspettami Bill, sto arrivando. Questa volta andrà tutto bene; questa volta riuscirò ad averti tutto per me anche se per poco”.

                                                                                               …………………….continua

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2 commenti su ““NON DIRMI MAI TI AMO” Capitolo XIII

  1. "Aspettami Bill, sto arrivando. Questa volta andrà tutto bene; questa volta riuscirò ad averti tutto per me anche se per poco".Povera Lisa… quanto è innamorata… ce la mette tutta per stare con Bill, davvero tutta… e invece sembra che a lui non importi nulla…Bellissima! Corro a leggere il seguito! 😀

  2. Eccomi.
    Beh, che dire; è tremendamente triste sapere come è proceduta la loro storia.
    Davvero, per un qualche motivo la sento molto vicina.
    E poi tu, Fra, hai un modo di scrivere molto raffinato ed efficace.

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