“NON DIRMI MAI TI AMO” Capitolo XIV

                                                                                                         by aquarius

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CAPITOLO XIV

Berlino era sempre bellissima ma, in quel periodo così vicino al Natale risplendeva di un fascino tutto particolare. I grandi viali illuminati, la festa dei mercatini, i colori della città che si riflettevano sulle acque della Sprea.

Parcheggiò l’auto e scese stiracchiandosi pigramente: il viaggio era stato lungo e faticoso.

Una folata di vento freddo la fece rabbrividire; si strinse dentro il cappotto, afferrò con decisione la valigia ed entrò nella hall del lussuosissimo albergo.

Alla reception l’accolsero con il solito sorriso di circostanza e le consegnarono la chiave magnetica.

Bill solitamente, prendeva due stanze comunicanti situate in fondo al corridoio.

Prese l’ascensore e salì all’ultimo piano.

Quando le porte si aprirono, fu accolta dagli addetti alla sicurezza i quali erano stati preventivamente informati del suo arrivo.

Lisa ormai aveva imparato a conoscerli; erano tutti molto gentili, simpatici e soprattutto molto discreti.

Arrivata in fondo al corridoio, sentì un baccano provenire dalla stanza di Bill.

Si sentivano la sua voce e quelle degli altri mentre si distingueva chiaramente la risata irritante di Natalie e questo la mise di cattivo umore.

Entrò  nella sua stanza e chiuse  la porta.

Lasciò la valigia all’ingresso e gettò con poca cura la borsa sul letto seguita, subito dopo, dal cappotto.

Aveva guidato con un tempo orribile per trecento chilometri e aveva tutta l’intenzione di non farsi rovinare la serata da nessuno.

Si avvicinò alla finestra e guardò fuori; mille luci bianche e gialle illuminavano la città che cominciava ad essere bagnata dalla pioggia.

Amava la pioggia; aveva sempre influito positivamente sul suo umore, era capace di rilassarla.

Era intenta a godersi il panorama, aveva la mente sgombra da ogni pensiero.

Chiuse appena gli occhi e respirò profondamente quando all’improvviso si sentì afferrare la vita da due braccia che ben conosceva e labbra morbide schiudersi sul collo: un brivido le corse lungo la schiena.

Da quanto tempo non provava quelle emozioni….sentirsi di nuovo al sicuro tra le sue braccia.

“Finalmente sei arrivata”;

“Te lo avevo promesso”.

Bill la fece voltare lentamente e poi cercò le sue labbra.

Un bacio dolce e lunghissimo.

Aveva quasi dimenticato il sapore della sua bocca, le sue mani sulla schiena….gli lanciò le braccia al collo e lo strinse forte mettendosi in punta di piedi.

 Lisa riaprì gli occhi e si scostò un tantino per guardarlo.

Era sciupato e troppo truccato; sembrava pronto per salire su un palco ma non gli disse niente; sapeva benissimo che non amava quel genere di commenti.

Appoggiò la testa al suo petto senza staccarsi da lui che intanto, continuava a stringerla.

“Mi sei mancato tanto, lo sai?”;
Mi sei mancata anche tu”;
“non puoi immaginare quello che ho dovuto fare per essere qui con te ma, giuro che rifarei ogni cosa solo per stare tra le tue braccia. Vorrei che il tempo si fermasse….”.

Bill era rimasto in silenzio.

“Ho una notizia da darti” continuò Lisa.

“Bella o brutta?”;

“Bella, bellissima”;
“Dai, spara!”;
“Stolz mi ha offerto il posto di un mio collega che tra un pò andrà in pensione”;
“Ma è fantastico!; era quello che desideravi, no?”;
“Si, ma non è l’unica cosa che desidero”;
“Mmm, sentiamo un pò, che altro desideri?”;
“Averti tutto per me, almeno per questo week-end”;

Ancora silenzio.

Bill non rispose; Lisa lo sentì irrigidire e cominciò a preoccuparsi.

“Bill, c’è qualcosa che non va?”;

“Lisa, ecco…a proposito di questo….devo dirti una cosa”.

Era la premessa ad una brutta notizia, lei lo sentiva, presagendo il sorgere di una nuova discussione.

Si staccò si qualche centimetro, col cuore che tremava ma, non lo sciolse dall’abbraccio.

“Cosa?”;
“Vedi, stasera c’è una festa…ed io, noi non possiamo mancare…”.

Lisa abbassò le braccia e si allontanò. Chiuse gli occhi e si portò una mano alla fronte massaggiandosela con piccoli movimenti, respirando profondamente.

Era triste, amareggiata: l’ennesima delusione.

Una linea sottile le increspò la fronte, le labbra piegate in una smorfia, gli occhi velati.

Si voltò verso la finestra ed incrociò le braccia cominciando a tormentarsi le labbra.

“….ecco, mi  dispiace..io”;
“Bill, non potresti restare con me questa sera? Perfavore”;
“è una festa esclusiva, i ragazzi hanno voglia di divertirsi e poi c’è gente che conta nel mio ambiente”;
“certo, capisco!” rispose seccata.

 I suoi occhi tradivano la paura e la frustrazione.

La rabbia cominciava a prendere il sopravvento ma, decise di restare calma: era giunto il momento di chiedere delle spiegazioni, di sapere la verità; non poteva più continuare a vivere nell’illusione e nell’incertezza.

“So già  come vanno a finire queste feste: bevete fino al collasso. Bill perchè mi hai chiesto di venire? E’ sempre la stessa storia……

Un tempo ti preoccupavi della neve che cadeva e mi svegliavi nel cuore della notte solo per sapere come stavo; era quello l’uomo di cui mi sono innamorata; adesso, la persona che ho davanti non so più chi è”.

“E’ il mio lavoro, lo sai!”;

“Lo so che la musica è tutto per te e non farei mai niente per interferire ma, ho bisogno di sapere che ruolo ho nella tua vita, cosa provi per me; io non sono un giocattolo che puoi usare quando e come ti fa comodo. Che c’è fra noi Bill? siamo amici, stiamo insieme, sono solo una che ti scalda il letto, cosa?……io non so più che pensare”.

Silenzio.

Un ostinato assurdo silenzio carico di tensione.

Maledizione, perchè non rispondeva? Perchè non metteva a tacere le sue ansie? Perchè non capiva che aveva paura di perderlo?

“Bill, perfavore rispondimi, ho bisogno di sapere…..”; in tono supplichevole.

“ora devo andare; ne parliamo domani”.

Lisa abbassò la testa e strinse i pugni.

Lo sapeva, ormai ne era consapevole; non c’era più alcun dubbio.

Serrò le mascelle e impedì alle lacrime che le ruotavano negli occhi, di precipitare giù lungo il  viso; prese la borsa e il cappotto e si diresse verso la porta.

Mentre afferrava la valigia un pensiero gridava forte nella sua testa:”fermami, maledizione. Chiedimi di restare!” ma Bill continuava a fissarla senza dire nulla.

” Se varco quella soglia, ti avrò perso per sempre…..ti prego impediscimelo!” pensò ancora; ma Bill non mosse neanche un muscolo, non pronunciò una sola sillaba.

Con la morte nel cuore sospirò sconfitta.

“Non c’è più niente di cui parlare. Forse è meglio così, almeno adesso è tutto chiaro. Ti auguro le cose migliori per la tua vita e buona fortuna per la tua carriera. Addio Bill”.

Uscendo si chiuse la porta alle spalle;con uno sforzo enorme, si stampò un finto sorriso sulle  labbra e salutò gli addetti alla sicurezza.

Era finita; era veramente finita.

Lui era rimasto lì, immobile senza dire nulla; forse era quello che voleva ma,non aveva avuto il coraggio di dirglielo.

Arrivò all’ascensore senza neanche sapere come si era trascinata fin lì; sentì la porta di una camera aprirsi e il suo cuore si infiammò di speranza ancora una volta. Pregò che fosse Bill.

Le porte dell’ascensore si aprirono davanti a lei.

Attese solo un attimo, un solo breve istante di esitazione.

“Hei, Lisa sei arrivata?” la voce di Gustav la raggiunse e il suo cuore si schiantò contro il muro della disperazione.

Senza voltarsi o rispondere si infilò di corsa nell’ascensore e schiacciò velocemente il tasto.

Appena si richiusero le porte si appoggiò con le spalle contro la parete di specchi.

Con una mano si coprì gli occhi: respirava a fatica, un nodo le stringeva la gola; un dolore sordo e lancinante le attanagliava il petto.

Si morse le labbra fino a farle sanguinare, ma non sentì nulla; niente era lontanamente paragonabile alla sofferenza che provava.

Il suono di un campanello le ricordò che l’ascensore si era fermato.

Raddrizzò la schiena e respirò profondamente.

Con la testa alta, si diresse alla reception e consegnò la chiave; l’addetto aveva un’espressione interrogativa.

Deglutì a vuoto, cercando di soffocare le lacrime che ormai erano imminenti, si sforzò di sorridere; poi salutò ed uscì.

Solo quando fu lontana dall’hotel, sotto la pioggia dirompente che la investì, si lasciò andare e pianse.

Pianse tutte le lacrime che il suo cuore aveva trattenuto in quei lunghi mesi.

Pianse per il dolore e per la rabbia.

Pianse insieme alla pioggia….

……e piangeva ancora quando alla luce del nuovo giorno si addormentò esausta.

                                                                                                               ………………….continua

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