“NON DIRMI MAI TI AMO” Capitolo XVI

                                                                                                         by aquarius

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CAPITOLO XVI

“Scusa, non volevo spaventarti” disse Bill mentre la teneva ancora stretta tra le braccia.

“No, scusa tu…….sono sempre la solita maldestra”; continuavano a guardarsi negli occhi ma nessuno dei due si muoveva da quella posizione.

A farli tornare alla realtà, ci pensò Kelly.

Portò la sua palla preferita in bocca e la depose ai piedi di Bill e poi iniziò ad abbaiare forte per catturare la sua attenzione.

“Ah! Allora ti va di giocare eh?” così Bill, sciogliendosi da quella specie di abbraccio, raccolse la pallina e la lanciò a Kelly che corse a recuperarla.

“Ti ricordi quando l’abbiamo trovata?” le chiese all’improvviso.

“Sì, come potrei dimenticarlo. Era una giornata freddissima e noi due camminavamo abbrac…….” le parole si fermarono da sole.

Scosse la testa e poi riprese “si, insomma era solo un batuffolo di pelo e se ne andava in giro per i campi tutta sola”;

“Già, ha sempre avuto un carattere molto indipendente. Ricordo che tremava dal freddo e tu l’hai presa in braccio e per scaldarla, l’hai infilata sotto il tuo cappotto”;

“In quel momento abbiamo capito che eravamo destinate a stare insieme e così, è entrata nella mia vita, smettendo di essere una piccola vagabonda”.

“So cosa vuol dire; conosco bene quella sensazione…….quando mi hai permesso di entrare nella tua vita, anch’io ho smesso di essere un vagabondo”.

Quelle parole le arrivarono dritte al cuore che per qualche istante sembrò smettere di battere. Restò con la caffettiera a mezz’aria e si voltò a guardarlo e ad accarezzarlo con lo sguardo, mentre lui ignaro continuava a lanciare la pallina a Kelly.

A fatica ricacciò indietro le lacrime; adagiò la caffettiera sul ripiano e chiuse gli occhi. Le ci volle qualche minuto per calmarsi, il cuore non voleva smettere di martellare forte nel petto. Respirò profondamente, si stampò un sorriso tirato sulle labbra e si schiarì la voce.

“dai, sediamoci di là…..”.

Si accomodarono in salotto e Lisa appoggiò il vassoio sul tavolino; istintivamente prese due cucchiaini di zucchero e li versò nella tazza di Bill prima di porgergliela.

“Ricordi ancora quanto zucchero metto nel caffè…….”.

L’osservazione la fece arrossire violentemente….. già, non aveva dimenticato nulla di lui, delle sue abitudini, delle cose che amava e quelle che detestava.

Bevvero il caffè silenziosamente: nessuno dei due aveva il coraggio per parlare così, per cavarsi d’impaccio Lisa si alzò e aggiunse altra legna al fuoco.

Bill non le staccava gli occhi di dosso, seguendo ogni suo movimento….

“Raccontami di te” disse ad un tratto; ” cosa hai fatto in tutto questo tempo?”;

“Beh, non c’è molto da dire: la mia vita non è così esaltante. Praticamente ho continuato a fare ciò che facevo prima”;

“prima …. che mi lasciassi”.

Lisa abbassò lo sguardo senza rispondere. La tensione aveva raggiunto livelli insopportabili; perchè diceva certe cose? E perchè contiuava a fissarla in quel modo?

Il suono del telefono proveniente dalla stanza da letto fu provvidenziale. In cuor suo, tirò un sospiro di sollievo.

“Scusa, devo rispondere” e si allontanò salendo velocemente le scale.

Accostò la porta senza chiudere e poi rispose.

“Pronto?”;

“Pronto, tesoro?”;

“Ciao Hagen”;

“Come ti senti?”;
“Molto meglio, grazie”.

“Bene ma…….che peccato!”;
“Perchè?” chiese curiosa.

“Perchè così non posso più passare da te e coccolarti! Poi sai, per evitare qualche complicazione, mi fermerei da te stanotte a controllare che la febbre non salga di nuovo….. eh le influenze sono subdole”.

Lisa scoppiò a ridere: “ma che sciocco che sei; saresti capace di qualunque cosa pur di passare la notte a casa mia…..e invece no! dovrai aspettare ancora caro il mio Hagen, quindi togliti quel sorrisino sfacciato dalle labbra, che riesco a vedere anche attraverso il telefono”.

La risata allegra di Hagen dall’altra parte del telefono la fece sorridere ed allentò la tensione.

“E va bene. Allora dimmi, quando potrò vederti?”;

“Domani, a pranzo qui, se per te va bene”;

“E me lo chiedi anche?”

“D’accordo; allora a domani”;

“A domani”.

Riagganciò il telefono poi, aprì la porta e guardò giù.

Bill non era più seduto sul divano ma era in piedi,accanto al camino e teneva in mano la custodia del cd.

Lisa scese lentamente le scale e Bill sentendola arrivare sollevò lo sguardo.

“L’hai comprato……che te ne pare?”;

“E’ diverso. Alcune canzoni mi piacciono molto, i tuoi  testi sono forti e alcuni pieni di sentimento”;

“alcuni li ho scritti proprio qui, lo sapevi?”;

Lei non rispose.

“Un tempo  questo era il mio  rifugio……..mi piacerebbe che fosse ancora così”.

Perchè continuava a ripensare al passato? Perchè continuava a tormentarla? Dopotutto era stato lui a volersi trasferire a Berlino, era stato lui ad allontanarsi sempre di più e sempre lui non aveva mosso un dito per tentare di salvare la loro storia.

Esasperata dalla tensione, si sedette sul divano e disse: “Bill, perchè sei tornato ad Amburgo?”;

“Te l’ho detto, ho delle cose da fare” ma lo sguardo era rivolto altrove e gesticolava troppo. Faceva sempre così quando era nervoso.

“Sii sincero”.

Bill sospirò:”A quanto pare non posso nasconderti nulla; mi conosci bene…..forse anche meglio di quanto io conosca me stesso”.

Si sedette accanto a lei e continuò:”A dirti la  verità, non so neanche io bene il perchè sia tornato qui. In questo lungo anno mi sono successe tante cose e ho riflettuto su me, sugli errori che ho commeso sulle cose che davvero contano. Mi sono reso conto del grande vuoto che hai lasciato nella mia vita e tornare qui, forse mi avrebbe aiutato a sentirmi di nuovo felice, perchè qui, con te sono stato davvero felice. Rivederti, ieri sera è stata una tale sorpresa….io non credevo che fossi ancora ad Amburgo”;

“e dove credevi che fossi? Quella sera a Berlino ti avevo detto del lavoro….”;

“Quando sono tornato ad Amburgo mi avevano detto che ti eri trasferita in Italia”;

“Sono stata via solo poche settimane…..era da tanto che non vedevo la mia famiglia e poi tra noi era tutto finito!” disse con una punta di amarezza nella voce.

“Io non volevo che tra noi finisse”;
“ma non hai fatto nulla perchè non accadesse!”

“Credo di non aver saputo dare il giusto valore a ciò che possedevo, sono stato superficiale”;
“e anche troppo egoista ma, ormai non ha più importanza. Fai la vita che hai sempre fatto, sei famoso in tutto il mondo, le tue canzoni sono in vetta alle classifiche e i tuoi fan ti adorano; cos’altro potresti desiderare?”; si alzò dal divano e si avvicinò alla finestra dandogli le spalle. Era arrabbiata, frustrata adesso si metteva anche a fare la vittima? Aveva dimenticato tutto il dolore e la sofferenza che le aveva causato……quella notte a Berlino era stata la più brutta della sua vita e da quel momento in poi tutto era cambiato. Le mani cominciarono a tremarle.

“Te. Desidero soltanto te”.

Lisa sentì un nodo stringerle la gola, si sentiva strangolare dalla rabbia e dalla nostalgia e le lacrime tornarono ad affacciarsi ai suoi occhi.

Strinse forte i denti. No, non doveva piangere; non gli avrebbe mai dato la possibilità di guardare nella sua anima e giocare di nuovo con i suoi sentimenti.

Bill si alzò dal divano e la raggiunse. Era dietro di lei ed era più che consapevole di quanto fosse pericolosamente vicino. Le strinse le braccia e lentamente la fece voltare verso di sè.

“Mi manchi tanto; mi manca quel calore, quel senso di appartenenza, quella sicurezza affettiva che solo tu hai saputo darmi e che prima di te non sapevo neanche che esistesse”.

La guardava con uno sguardo appassionato e pieno di disperazione alla stesso tempo; gli occhi che scintillavano, il cuore che gli batteva forte nel petto.

Lisa si sentì cedere le gambe per l’emozione….perchè? Perchè esercitava su di lei ancora tutto quel potere? Perchè era ancora succube del suo fascino?

“Mi mancano i tuoi sorrisi, i tuoi sguardi pieni di amore e di tenerezza, le tue carezze improvvise, i tuoi baci senza un perchè. Mi manca tutto di te, il tuo profumo sul cuscino, mi manca addirittura quel modo silenzioso che avevi di scivolare via dal letto al mattino quando andavi al lavoro. E poi mi manca la tua sensibilità, la tua calma rassicurante quando la mia insicurezza, le mie manie di perfezione prendono il sopravvento. Eri la mia unica certezza!”;

“Bill, io…”

“Ti prego non dire nulla. Stanotte non ho chiuso occhio pensando a quello che avrei detto se ti avessi rivista perciò, perfavore ascoltami. La vita mi ha dato un’altra opportunità e non voglio sprecarla. Torna con me.

Lo so, sono un egoista, un superficiale, ho tutti i difetti del mondo ma ti prego, ho bisogno di te”.

La presa era diventata ancora più forte e Lisa tremava tra le sue braccia, il cuore le batteva come un tamburo impazzito e i brividi le devastavano il corpo…..

“Bill è…..è troppo tardi”.

Non è tardi, non è troppo tardi se solo tu volessi!”;
“Bill, tu non capisci” mentre le sue braccia le stringevano i fianchi e il suo viso era sempre più vicino e le labbra quasi sfioravano le sue.

“Capire cosa?” bisbigliò appena “Non sono mai stato così sicuro nella mia vita. Torna con me, ti prego……”

In quel vortice di sentimenti e di passione incontrollata, un barlume di lucidità, una fiammella di buon senso le impedì di abbandonarsi completamente tra le sue braccia. Rivide gli occhi di Hagen dolci e premurosi, ricordò le sue parole, i suoi gesti affettuosi……

Con uno sforzo enorme, si sciolse da quell’abbraccio e ancora col fiato corto e il corpo scosso dai tremiti disse:”Bill,c’è un altro uomo nella mia vita”.

                                                                                               ………………continua

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