“NON DIRMI MAI TI AMO” Capitolo XX – Ultima puntata

                                                                                                         by aquarius

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CAPITOLO XX 

Ultima puntata

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CAPITOLO XX 

Ultima puntata

Lisa non riusciva a smettere di tremare.

Era seduta sul divano e si teneva  stretta la camicia intorno al petto.

Il respiro ancora accellerato, il cuore che non smetteva di battere forte.

Le lacrime cominciarono a rigarle il volto e poi si trasformarono in un pianto a dirotto, sconvolto dai singulti.

Come aveva fatto a non rendersi conto delle manovre di Hagen……. e Bill?

Bill era tornato per lei, era tornato per riportarla nella sua vita.

Conoscendo la sua fragilità, le parole di Hagen erano bastate  a far crollare le poche certezze che aveva.

“Santo Cielo Bill, dove sarai adesso? Che ne sarà di noi? Come farò a vivere senza di te?”.

Si fece forza e si alzò dal divano; con passo incerto raggiunse la camera da letto e poi il bagno.

Si infilò sotto la doccia con ancora tutti i vestiti addosso.

Voleva cancellare dalla sua pelle, dalle sue labbra l’odore di Hagen, cancellare tutto quello che aveva vissuto appena qualche momento prima.

Si strofinava la pelle del collo, del viso, delle gambe fino a farla irritare.

Quando finalmente si calmò, si lasciò accarezzare dal getto d’acqua tiepida e le lacrime finalmente smisero di precipitare giù dagli occhi.

Si asciugò con cura poi aprì l’armadio e gettò furiosamente le scatole a terra fino a quando non trovò quella bianca con le mongolfiere blu.

Tirò fuori la maglietta di Bill e la indossò sulla pelle nuda.

Voleva sentire il suo profumo, il suo caldo abbraccio, le sue carezze rassicuranti, ma non fu così.

Era solo un freddo pezzo di stoffa. Bill era andato via ed era stata lei a chiederglielo.

Stava impazzendo dal dolore! Niente sarebbe riuscita a darle sollievo, niente.

Si rivestì in fretta e scese al piano di sotto.

Doveva fare qualcosa, qualunque cosa ma doveva tenersi impegnata; doveva impedire alla sua testa di pensare.

Prese una rivista e cominciò a sfogliarla ma non era sufficiente, allora accese la tv e cominciò a fare nervosamente zapping.

Maledizione! Neanche quello funzionava.

Si arrese. Era impotente, completamente inerme contro quel destino così avverso.

Spense la tv e si sedette sul divano prendendosi la testa tra le mani.

Proprio quando lo sconforto stava per prendere il sopravvento, sentì bussare alla porta.

Si animò di speranza: forse….forse Bill era tornato da lei…. corse alla porta col cuore in gola.

Aprì la porta di scatto, gli occhi luminosi, un’espressione di attesa.

“Signorina Donelli?”.

Il sorriso le morì sulle labbra.

“Si?”  disse con delusione.

“C’è un pacchetto per lei. Mi firma la ricevuta?”;

“Certo” e scarabocchiò velocemente sul foglio maltrattato del fattorino.

“Grazie e buonasera”;

“Buonasera”.

Chiuse la porta e guardando il pacchetto, si diresse in salotto.

Era piuttosto piccolo e poco voluminoso e sull’imballaggio non vi era scritto il mittente.

Cercò un paio di forbici per tagliare il nastro adesivo.

Incise l’imballaggio e guardò all’interno.

Il cuore sembrò fermarsi.

Un dolore insopportabile le attanagliò il petto e le impediva di respirare.

La gola stretta in una morsa.

Le lacrime salirono agli occhi e cominciarono a venir giù senza controllo.

Chiuse gli occhi coprendoseli con una mano.

Con un braccio si stringeva la vita e lentamente si piegò sulle ginocchia  mentre il contenuto del pacchetto cadeva sul pavimento.

Un leggero rumore metallico fece drizzare le orecchie a Kelly che corse curiosa a vedere di cosa si trattasse: un mazzo di chiavi legato con un nastrino rosso.

Nella testa di Lisa  risuonavano le sue parole, rimbombavano come macigni che rotolano giù da una montagna: “…..me le restituirai solo quando sentirai di non appartenere più a questo posto e a quello che rappresenta……”.

Questa era la fine, era proprio la fine di tutto.

Non riusciva a smettere di piangere, non riusciva ad impedire a quell’assurdo dolore di soffocarle l’anima, non riusciva a smettere di pensare a Bill, ai suoi occhi, al suo volto………perchè? Perchè stava accadendo di nuovo?

Appoggiò la testa alle ginocchia e con le braccia si stringeva le gambe. 

Pronunciava continuamente il suo nome…  cercava la sua immagine nel buio di quella sofferenza sorda e lancinante.

Kelly continuava ad abbaiare. Non capiva cosa stesse succedendo, si avvicinò a Lisa e cominciò a leccarle il volto.

All’improvviso sollevò la testa, folgorata da una improvvisa illuminazione.

Si scaraventò fuori e correndo cercò di raggiungere il fattorino che nel frattempo stava salendo sul furgone delle consegne, parcheggiato appena fuori dal vialetto.

“Si fermi!” ma l’uomo non la sentì.

“Per favore, si fermi!” ma l’uomo mise in moto e accese i fari.

Cercò di accellerare il passo ma il vialetto era completamente ghiacciato e l’uomo ormai si stava già allontanando.

Si guardò intorno, afferrò della neve, la appallottolò e la lanciò contro il furgone.

L’uomo si fermò di colpo e poi si voltò a vedere cosa l’avesse colpito; fu allora che la vide mentre a gesti gli indicava di fermarsi.

Scese dal furgone e con l’aria preoccupata si avvicinò a Lisa.

“Signorina, è successo qualcosa? Forse il contenuto si è rotto?No perchè noi non siamo responsabili della…”;

“No, no niente di tutto questo. Voglio solo una informazione ed è vitale per me”.

“Se posso”;
“Sull’imballaggio non c’è il mittente e nemmeno l’indirizzo. Non saprebbe dirmi da dove arriva il pacchetto?”;

“Da dove arriva non saprei; posso dirle solo che me lo hanno consegnato in aereoporto”.

Ma certo! Bill aveva preso a noleggio un’auto. Sicuramente doveva riconsegnarla prima di partire per Berlino!

“Grazie, grazie mille lei è un tesoro!”.

“Di nulla signorina” disse l’uomo visibilmente imbarazzato.

Corse in casa a prendere le chiavi dell’auto e la borsa e uscì senza curarsi di indossare una giacca o di chiudere la porta.

Salì in auto e mise in moto.

Nel frattempo aveva ripreso a nevicare.

“Ti prego fa che non sia tardi……che non sia tardi”.

La neve cadeva fitta ed abbondante e nel giro di poco le strade divennero quasi impraticabili.

Contava i chilometri che la separavano dall’aereoporto e teneva d’occhio la strada…..doveva fare in fretta, accidenti!

“Bill, aspettami, sto arrivando!” ma la strada sembrava non dover finire mai e la neve rendeva sempre più difficoltoso il percorso.

Il cuore tremava per la paura di non riuscire ad arrivare in tempo.

Lo stomaco le doleva per i crampi e l’ansia era insopportabile. Era quasi arrivata quando un incidente la costrinse a rallentare. L’ingresso dell’aereoporto era completamente  bloccato e non c’era modo di passare.

Accostò ad un lato della strada e scese dall’auto.

A passi veloci percorse quel lungo tratto di strada;  l’aria era gelida e lei era completamente bagnata, con i capelli che ormai gocciolavano ma non le importava nulla, voleva solo raggiungere Bill prima che partisse.

Finalmente arrivò alle partenze, aveva il viso rosso dal freddo e le mani e le labbra bluastre. L’aspetto non era decisamente dei migliori, sembrava una povera vagabonda: sicuramente questo fu ciò che pensò l’addetto alla sicurezza nella zona Vip dopo averle dato una breve occhiata.

“La prego mi lasci passare, ho bisogno di parlare con il signor Kaulitz. E’ una questione urgente”.

“Mi spiace signorina. Senza un pass, lei qui non può accedere”.

“Per favore, è una questione importantissima! Mi lasci passare, ho bisogno di parlare col signor Kaulitz” disse alzando il tono della voce.

“Non è possibile, gliel’ho già detto. Si allontani con le buone o sarò costretto a chiamare la polizia”.

Gli occhi si riempirono di lacrime e con tutta la disperazione che aveva nell’anima e in tono di supplica gli disse:”Mi guardi, non sono una fan o una povera pazza. Ho bisogno di parlargli subito; le garantisco che è una questione urgente, mi aiuti per favore…….mi aiuti” mentre il pianto ormai era diventato convulso e smorzava tutte le sue parole.

“Su signorina, non faccia così, non mi metta in difficoltà. Anche se volessi non potrei aiutarla. L’aereo del signor Kaulitz  è pronto al decollo sulla pista 3. Forse……”;

“Forse?” con un filo di speranza nella voce.

“Forse se raggiunge la terrazza della sala d’attesa 1 riuscirà a vedere mentre si imbarca. Mi spiace ma non posso fare altro per lei”.

“Grazie, grazie infinite!” disse mentre correndo cercava di raggiungere il più velocemente possibile la terrazza.

L’aereo era pronto al decollo, le luci sulla pista erano accese e i passeggeri cominciavano ad imbarcarsi.

Guardò attentamente tutti quelli che salivano a bordo, poi finalmente lo vide uscire dalla navetta e avvicinarsi alla scala.

“Bill! Bill! sono qui” disse gridando e picchiando forte contro il vetro spesso, cercando di attirare la sua attenzione, ignorando completamente lo sguardo interrogativo dei presenti.

Bill cominciava  a salire i gradini.

“Bill, ti prego fermati! Non partire!”;

– era arrivato  all’ultimo gradino.

Con entrambe le mani picchiava sempre più forte contro il vetro e gridava con tutto il fiato che aveva nei polmoni.

“Non partire, ti prego! Bill!”;

– si era fermato per permettere ad un’anziana signora di passare.

“Bill, sono qui! sono qui, per favore fermati!”

ma ormai era già sparito dentro la fusoliera.

“No, ti supplico…….non andartene”.

Il personale di terra, spostò la scaletta mentre l’hostess procedeva con la chiusura delle porte.

Appoggiò la fronte alla vetrata e cominciò a piangere forte mentre con i pugni chiusi continuava a battere contro il vetro.

Era tardi, era troppo tardi!

Non era riuscita a fermarlo.

“Non lasciarmi, ti prego….non lasciarmi” mormorava tra le lacrime.

Sentì le gambe cederle e  lentamente si accasciò a  terra.

“Non andartene Bill, non lasciarmi sola. Come farò senza di te……”.

Sentì l’aereo decollare ma non ebbe la forza di guardare.

Restò ferma lì in quella posizione a piangere per chissà  quanto tempo, fino a quando un poliziotto le si avvicinò.

“Va tutto bene? Ha bisogno d’aiuto?”.

Lisa sollevò la testa, aveva ormai il viso devastato dal pianto e le parole le uscirono con difficoltà.

Il dolore le impediva quasi di respirare ma con un enorme sforzo disse:”No, grazie. Va tutto bene”.

Il poliziotto la prese per un braccio e l’aiutò a rialzarsi.

“Ne è sicura? Non ha un bell’aspetto. Si sieda qui, adesso vado a cercare un medico”.

“Non si preoccupi” disse tirando su con il naso e asciugandosi il viso col dorso della mano.

“Va tutto bene”.

Guardò fuori dalla vetrata, l’aereo non c’era più, ingoiato dal buio della notte.

“Addio Bill!” fu il grido silenzioso del suo cuore.

Le sale della casa d’arte Stolz erano tutte illuminate.

Tutto era stato accuratamente disposto e organizzato e la serata si preannunciava interessante.

L’apertura della mostra fotografica era un vero e proprio evento mondano: critici d’arte, giornalisti,  personaggi dello spettacolo e perfino alcune autorità di Amburgo erano tra gli ospiti.

Il buffet era stato preparato in un angolo del grande ingresso.

Su splendide tovaglie di damasco bianco erano state sistemate pietanze e leccornie di ogni genere e nei lunghi calici di cristallo, risplendeva, con le sue bollicine dorate, il miglior champagne francese mentre la musica di Vivaldi allietava i presenti che sfilavano davanti alle opere esposte.

Lisa era più bella che mai.

Indossava un abito da cocktail semplice ma prezioso: un tubino nero, lungo fino al ginocchio, che le fasciava completamente il busto e poi scendeva un pò più morbido lungo i fianchi.

Ricami e cristalli si swarosky neri rendevano l’abito uno scintillio di luce.

I capelli erano stati raccolti in una elaborata pettinatura che lasciava libere alcune ciocche sapientemente arricciate.

Il trucco era molto curato e i tacchi altissimi, slanciavano ancora di più la sua esile figura.

Si avvicinò al tavolo e prese un calice di champagne.

Erano passate tre settimane da quella sera.

Hagen non aveva più avuto il coraggio di farsi vedere ma continuava a tempestarla di fiori che regolarmente rispediva indietro e di biglietti di scuse che finivano nel cestino delle cartacce.

E Bill?

In tutto quel tempo non si era più fatto vivo, lasciando nel suo cuore un vuoto incolmabile.

Si era gettata a capofitto nel lavoro come un’ancora di salvezza.

Era diventato un pò il ramo a cui aggrapparsi quando la corrente della nostalgia e dei ricordi la trascinava via.

Di giorno, il lavoro, la casa e Kelly assorbivano tutto il suo tempo ma, la notte……la notte non passava mai.

Ripensava a tutto il male che le aveva fatto Hagen, a quali assurde trame aveva elaborato e poi ripensava a Bill, alla sua partenza e non si dava pace.

“Beh, direi che questa serata è un autentico successo”; la voce di Stolz alle sue spalle la fece sobbalzare.

Lisa si voltò e con un sorriso soddisfatto disse: “tutto merito suo Sig. Stolz e delle sue idee così innovative”.

“Non si sottovaluti, Signorina Donelli; ha fatto un ottimo lavoro e lei lo sa. Il risultato è proprio il successo di questa serata dunque, complimenti”.

“Grazie mille, Signor Stolz”.

“Lisa, mi permette di chiamarla così?”;

“Ma certo”;

“non so cosa la stia facendo soffrire; non provi neanche a tentare di negare perchè in questi giorni l’ho vista triste e provata”;

Lisa abbassò lo sguardo.

“Accetta un consiglio da un vecchio impiccione?”;

“Dipende…” disse maliziosa.

“Molto saggia, l’apprezzo anche per questo ma, mi permetto di suggerirglielo comunque. Si prenda una pausa. Si conceda  una breve vacanza, magari torni in Italia a trovare la sua famiglia ma, cerchi assolutamente di rilassarsi e di trovare una soluzione ai problemi che l’affliggono, ne ha davvero bisogno”.

“Grazie, Signor Stolz lei è molto gentile ma le assicuro che sto benone”.

Mentì spudoratamente ma non voleva che si preoccupasse per lei.

Magari tutto si potesse risolvere con una vacanza………

“Comunque penserò con attenzione a ciò che mi ha detto”.

Appoggiò il flute, ormai vuoto su un vassoio e si recò all’ingresso a salutare delle persone che erano appena entrate.

Il  resto della serata passò in fretta.

Gli ospiti, un pò per volta andarono via e lentamente le sale della casa d’arte si spensero delle luci e dei suoni per ritornare alla loro abituale penombra silenziosa.

Gli addetti al catering stavano finendo di caricare i loro furgoni mentre l’impresa di pulizie iniziava a ripulire e a lucidare i pavimenti di granito.

Lisa recuperò dal suo ufficio, il cappotto e la borsa e dopo aver salutato gli addetti alla sicurezza, uscì.

L’aria gelida  la investì in pieno.

Natale era quasi alle porte e le strade risplendevano di luci e di colori.

L’aria profumava di neve e di pulito, guardò il cielo ricoperto di nuvole, forse sarebbe arrivata una nuova nevicata.

Salì in macchina e mise in moto ma, senza che se ne rendesse conto fece la strada che portava al parcheggio, vicino al porto.

Il panorama era sempre così bello ma il cuore si coprì con una coperta di tristezza e di malinconia.

Aveva vissuto dei momenti stupendi in quel posto; ora c’era la solitudine ed il dolore a farle compagnia.

Scese dall’auto e si appoggiò allo sportello.

Le nuvole avevano  permesso brevemente alla luna di specchiarsi sulle acque.

Lisa sollevò la testa per vedere la luna piena risplendere in tutta la sua bellezza ma pian piano fu nuovamente inghiottita dalle nubi ed un pensiero le affollò rumorosamente la testa.

“Chissà se anche tu, stanotte, guardi questa stessa luna e pensi a me……”.

Le lacrime le rigarono il volto e il loro passaggio le scaldò brevemente le guance per lasciare subito dopo il posto al freddo che le attanagliava l’anima.

Abbassò la testa e tirò fuori dalla tasca, le chiavi che stringeva forte in mano.

Le osservò con tristezza e notò che il nastrino si era consumato perdendo tutta la sua brillantezza.

Si voltò verso l’auto, appoggiò le braccia allo sportello e su di esse affondò il viso mentre le lacrime si erano trasformate ormai in un pianto disperato.

Rivide il bel volto di Bill, il suo sguardo profondo, il suo sorriso dolce. L’immagine era così reale che poteva anche sentire il suo profumo.

“Non piangere, ti prego”.

Sentiva addirittura la sua voce. Perchè? Perchè il suo cuore le faceva questi brutti scherzi? Non sapeva quanto stesse soffrendo? Voleva torturarla ancora di più? Farla morire di dolore e di nostalgia?

“Ti ho cercata ovunque, non sapevo più dove andare”.

Basta! Si tappò con entrambe le mani le orecchie. Stava impazzendo.

“Maledetti ricordi lasciatemi in pace, lasciatemi in pace!” gridò.

Sentì due braccia forti stringerle la vita e voltarla lentamente mentre la solita voce continuava a sussurrarle: “Apri gli occhi, sono qui. Guardami ti prego”.

“Se apro gli occhi svanirai per sempre ed io non voglio! Non voglio dirti addio un’altra volta anche se sei solo un sogno, il frutto della mia immaginazione”.

Sentì le dita di una mano asciugarle le lacrime e la voce che le ripeteva: “Guardami, ti prego”.

Lisa si fece forza e pian piano aprì gli occhi.

Tra le lacrime vide il volto gentile di Bill  ma il suo sorriso era così triste.

“Dimmi che non sei un sogno, dimmi che sei proprio tu!”.

“Non stai sognando, sono proprio io”.

 Con mano incerta, Lisa gli toccò piano il volto, i capelli, il torace quasi a volersi accertare che fosse veramente lui.

“Bill, sei tornato…….” gli lanciò  le braccia al collo e lo strinse con tutta la forza di cui era capace.

“Non immagini quanto mi sei mancata. Ho provato a starti lontana ma non ci riesco, non ce la faccio”.

“Stringimi Bill, stringimi forte……ti prego”.

Lisa tremava tra le sue braccia, ancora non riusciva a crederci.

“Non mi importa se adesso c’è un altro e non mi importa se intralcerai la mia vita. Voglio che tu mi stia sempre vicina,  voglio i tuoi baci, le tue carezze i tuoi sorrisi, il tuo profumo nel mio letto.

Voglio svegliarmi nel cuore della notte e guardarti mentre dormi o sentirti cantare sotto la doccia. Voglio che tu sconvolga la mia esistenza così vuota ed insignificante. Voglio perdermi nei  tuoi abbracci pieni di calore perchè ti amo e voglio annegare nei tuoi occhi mentre mi dici che anche tu mi ami”.

Le  lacrime continuavano a scendere senza controllo e il cuore batteva impazzito mentre non riusciva a smettere di tremare.

Bill sembrava attendere con impazienza, pendere dalle sue labbra.

Lisa si asciugò il volto e respirò profondamente, finalmente serena.

“Ti amo Bill, ti amo con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima e la mia vita non ha nessun senso senza di te”.

Bill si abbassò a cercare le sue labbra e la baciò con tutto l’amore che aveva tenuto rinchiuso nel suo cuore.

La strinse forte tra le braccia e la sollevò da terra facendola girare.

“Tu sei la cosa più bella che mi sia capitata nella vita. Ti ho persa  troppe volte ma adesso non ti lascerò più andare via. Mai più”.

                                                                           FINE

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Un commento su ““NON DIRMI MAI TI AMO” Capitolo XX – Ultima puntata

  1. *clapclap*
    Bello, commovente. Ho pianto, lo ammetto.
    Fra, seriamente, è qualcosa di fantastico questa FanFiction.
    Gli intrecci, i flashbacks, le storie dei personaggi: è tutto un buon boccone.
    Mi sono divertita ed emozionata a leggere in pochi giorni la tua FanFiction, ma lo rifarei altre dieci volte.
    I miei complimenti -anche se non contano tanto- te li voglio fare.

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