“LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo I

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                 by aquarius

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Capitolo I

 

“Karin, per favore, non continuare ad assillarmi con questa storia. Ti ho già detto che non ho nessuna intenzione di venire a quella festa: sono troppo stanca e se devo annoiarmi, in mezzo a persone che non conosco, preferisco restare a casa a guardare la tv, comodamente sdraiata sul mio divano”.

“E dai! Devo sempre pregarti…. ci saranno anche Eirik e Martin, ci divertiremo, te lo garantisco”;

“No; questa volta non riuscirai a convincermi”;

“Sei sempre la solita guastafeste!  Non ti chiedo mai nulla…. vorrei solo uscire e divertirmi, conoscere un pò meglio Eirik e poi, Martin mi chiede sempre di te. Gli piaci sul serio, sai?”;

“Ecco, ci risiamo! Tutte le volte che hai quel tono di voce, finisci sempre per farmi sentire in colpa”.

“Questo significa che verrai?”;

Julia restò a lungo in silenzio, valutando attentamente la risposta.

“Julia? Ci sei ancora?”;
“Si, si sono qui! ……Uffa! E va bene, verrò ma ricordati: mi devi un grosso favore!”.

Le urla di gioia di Karin, la costrinsero ad allontanare la cornetta dall’orecchio ma, sentirla così felice, le strappò un sorriso suo malgrado.

Era la sua unica amica e per lei avrebbe fatto qualunque cosa.

“Dove sarebbe questa festa?”;
“Al  First,  sai dove si trova?”;

“Certo che lo so.  Un posto meno frequentato no eh? E a che ora?”;

“Alle 23.00” disse quasi sottovoce sapendo già che Julia avrebbe avuto da ridire sull’orario.

“Non ti sembra che sia tardi? Io domani devo lavorare!”;
“Sì, è vero ma hai il turno di pomeriggio” rise divertita.

“Non ci posso credere! Hai addirittura controllato i miei turni …..”;

“per forza! L’hai usata troppe volte e adesso la scusa non regge più!”.

“Sei…..malefica! Ecco cosa sei. Comunque, ti avverto, non torno a casa alle quattro, intesi?”;

“Intesi”.

“Come devo venire?”;

“Più sexy che puoi.  Se vuoi, posso prestarti quel top azzurro che ti piace tanto: potresti metterlo sulla mini nera,  saresti uno schianto!”.

“La mini nera, come la chiami tu, è troppo ‘mini’. Non ho nessuna  intenzione di indossarla! Te e i tuoi consigli…’comprala, guarda, ti sta benissimo’ No, no”.

“Sei una suora!  Mi raccomando, non metterti i soliti pantaloni , capito?”;

“Non preoccuparti, dovrei avere qualcosa di adatto nel mio guardaroba”.

“Ti  ho già detto che ti voglio bene? E che sei la migliore amica che esista al  mondo?”;

“E farai bene a tenerlo in mente, perchè lo faccio solo per te”.

“Allora a dopo”;

“A dopo”.

Julia attaccò il telefono e si guardò allo specchio: dopo otto ore di lavoro, in quel centro commerciale, era uno straccio!

Perchè aveva accettato quell’invito? Aveva visto abbastanza gente per quella giornata e le caviglie le dolevano per il tempo passato in piedi.

E poi, sapeva esattamente come sarebbe andata a finire: Karin in un angolo a spassarsela con Eirik e lei si sarebbe dovuta sorbire le chiacchiere noiose di quel Martin e a tentare di tenerlo a bada.

Come tutti i ragazzi che aveva conosciuto, avrebbe finito per bere troppo, allungare le mani e appicicarsi addosso come una sanguisuga.

In ogni caso, Karin l’aveva incastrata e non poteva certo tirarsi indietro.

Guardò l’orologio e decise di darsi una mossa.

Si sfilò l’uniforme del centro commerciale e la sistemò sulla sedia,pronta per essere nuovamente indossata il giorno dopo.

Entrò in bagno e si  infilò sotto la doccia.

Chiuse gli occhi e lasciò che l’acqua tiepida le scivolasse lentamente addosso.

Si lavò i capelli e applicò un pò di balsamo che profumava di pesca.

Con una morbida spugna e il suo bagnoschiuma preferito e si  massaggiò vigorosamente il corpo.

Dopo un pò uscì in una nuvola di vapore; si avvolse nell’accappatoio e si arrotolò i capelli nell’asciugamano.

Si avvicinò all’armadio e tirò fuori quel tubino nero che le piaceva tanto.

Lo adagiò sul letto e poi andò a prendere le scarpe.

Si asciugò delicatamente e si cosparse la pelle con una crema idratante  molto profumata.

Liberò i capelli dall’asciugamano e con pochi e sapienti colpi di spazzola e asciugacapelli, ritrovarono la loro piega abituale.

Si truccò con cura e si spruzzò alcune gocce del suo profumo preferito.

Indossò l’abito nero che le fasciava completamente il corpo e a lei sembrava che la slanciasse un pò.

Madre Natura non era stata molto generosa con lei, avrebbe potuto regalarle qualche centimetro in più?

E invece, aveva dovuto accontentarsi del suo metro e cinquantotto.

Poco male, avrebbe indossato quelle fantastiche scarpe nere dal tacco vertiginoso anche se non osava pensare a quanto le avrebbero fatto male i piedi a fine serata.

Quando fu pronta, si guardò soddisfatta allo specchio.

I lunghi capelli biondi le ricadevano in morbide onde sulle spalle e il trucco aveva messo in evidenza l’ovale del viso e gli zigomi alti.

I grandi occhi verdi, simili a due laghetti di montagna, appena segnati dall’eye-liner, risplendevano come due stelle e, le labbra, appena velate da un tocco di gloss erano piene e ben disegnate.

Si mise di profilo e guardò la generosa scollatura sulla schiena che esaltava il suo incarnato candido.

Sembrava un’altra.

Ogni traccia di stanchezza era sparita dal suo volto.

“Mmm, così può andare e sorrise all’immagine riflessa nello specchio mettendo in mostra due file di  denti simili a bianchissime perle.

Prese la giacca,la piccola borsetta nera e le chiavi dell’auto. Spense la luce ed uscì.

Arrivò al locale con qualche minuto di ritardo e trovò Karin e gli altri che la stavano aspettando.

“Julia, finalmente sei arrivata”.

“Ciao Karin”; l’amica la squadrò da testa a piedi e poi le sorrise compiaciuta con aria di approvazione.

“Eirik lo conosci già”;

“Sì, certo; ciao Eirik come va?” e gli porse la mano che fu stretta dal nuovo amico di Karin;

“E lui è Martin”.

Julia lo guardò velocemente; un bel viso, i lineamenti delicati, i capelli castani  portati un pò lunghi che gli  ricoprivano appena i profondi occhi scuri.

“Felice di conoscerti, Martin” e gli porse la mano che lui, con un movimento veloce si portò alle labbra baciandola.

 Con voce suadente aggiunse:”il piacere è tutto mio”.

Un brivido le corse lungo la schiena.

Julia restò piacevolmente colpita da quel gesto così galante e da quegli occhi così incredibilmente espressivi  ma non fece trapelare nessuna emozione.

Karin le sorrise maliziosa:” bene, presentazioni fatte, adesso entriamo e divertiamoci”.

Entrarono nel locale e subito furono investiti dalla musica assordante e dai flash delle luci psichedeliche. Si accomodarono al tavolo che avevano prenotato.

Martin scostò  la sedia e la  fece accomodare sedendosi, subito dopo accanto a lei.

Lo sguardo di ammirazione con cui continuava a fissarla era simile ad una carezza.

“Beh, almeno è gentile” pensò tra sè.

Si guardò intorno; la grande sala era gremita di persone che ballavano, altre affollavano il bancone del bar e coppie che si appartavano negli angoli bui.

Il caldo era insopportabile. Si sfilò la giacca e subito lo sguardo di Martin si insinuò nella generosa scollatura.

Julia lo fulminò con un’occhiata e, quegli occhi verdi divennero pericolosamente minacciosi, come quelli di un felino pronto ad aggredire.

“Emm, gradisci qualcosa da bere?” le chiese imbarazzato.

“Una Coca-Cola, grazie”.

Lo sguardo interrogativo di Martin fu molto eloquente ma lei aggiunse: “devo guidare”.

“Ma certo, ovviamente” e si alzò per andare al bar, accompagnato da Eirik.

Appena si allontanarono Karin le si avvicinò.

“Allora, che te ne pare? Non è niente male eh?”;

“E’ gentile e molto carino ma è ancora presto per risponderti”;

“non ti ha mai tolto gli occhi di dosso; si vede che gli piaci un casino”.

“Mi dici come fa a piacerti questo posto?” disse Julia cercando di cambiare argomento.

“E’ il locale più ‘in’ di tutta Magdeburgo”.

 Fece una breve pausa poi proseguì:”Dì un pò, proverai a divertirti stasera o te ne starai seduta in un angolino con il solito muso lungo?”;

“Perchè mi dici così?” non si aspettava che Karin fosse così diretta;

“Perchè credo che tu abbia sofferto abbastanza! Sarebbe ora di dare alla tua vita una svolta!”.

Julia abbassò lo sguardo. Certi ricordi continuavano a tormentarla senza darle pace.

“Hai ragione, è solo che io…….non lo so, ormai non so più niente” disse in un soffio.

Sospirò tristemente e poi continuò: “Per l’ennesima volta mi è crollato il mondo addosso ed io non so più rialzarmi, quale direzione prendere”.

Karin la guardava con gli occhi lucidi; le faceva male vederla soffrire ancora. Le strinse forte la mano cercando le parole adatte a rincuorarla.

“Senti Julia…”;

“La tua Coca”; l’arrivo di Martin fu tempestivo quanto inopportuno.

“Grazie mille!”; prese il bicchiere che le porgeva e lentamente iniziò a bere la bibita ghiacciata.

“Karin, dai andiamo a ballare”; Eirik  porse la mano a Karin e attese che lo raggiungesse, guidandola poi al centro della pista.

Martin fece il giro del tavolo e si sedette di fronte a lei; con aria indifferente, mentre sorseggiava la sua birra, le accarezzò piano il dorso della mano.

Julia guardava la mano di lui sulla sua e poi, si voltò.

I suoi occhi la fissavano con insistenza:”Lo sai, sei veramente bella”.

Lei abbassò lo sguardo: “grazie, sei molto gentile”;

“era da tanto che volevo passare un pò di tempo con te. Ho chiesto a Karin moltissime volte di invitarti ad uscire ma tu hai sempre rifiutato”;

“Beh, onestamente non mi piace molto andare in giro per locali: la musica è sempre troppo alta e si fa fatica a parlare con le persone”.

“Capisco. Ti va di ballare?”;

“Veramente io….”;

“Su lasciati andare” le afferrò il polso e la trascinò in mezzo alla folla  che si dimenava a ritmo di musica.

“Dai, non fare quella faccia imbronciata; sei qui per divertirti, no?” e le regalò un sorriso.

Dopotutto aveva ragione; Martin era allegro e simpatico…ma sì perchè non lasciarsi andare?

Rispose al suo sorriso e pian piano iniziò a muoversi seguendo il ritmo della musica.

Adorava ballare, le era sempre piaciuto ed era anche piuttosto brava. Il suo corpo si muoveva in maniera sinuosa e a volte molto sensuale e il suo modo di ballare non passò inosservato: Martin non distoglieva lo sguardo da lei neanche per un secondo.

Si scatenarono, risero e si divertirono ballando a lungo, ma i tacchi alti cominciarono a farle dolere i polpacci e le caviglie e il caldo era asfissiante così decise di sedersi un attimo e di prendere una boccata d’aria fresca.

“Martin, ho bisogno di una pausa; esco a prendere un pò d’aria” quasi gli urlò in un orecchio.

“Ti accompagno”;

“Non è necessario, torno subito”;

“Allora ti aspetto qui”.

Julia annuì e poi si allontanò in direzione della sala fumatori; era piccola e accogliente con tanti divanetti e poltrone disseminate qua e là e dove molte persone si intrattenevano chiacchierando e fumando. L’aria era densa di fumo, irrespirabile. Scorse  una porta a vetri che si apriva su una grandissima terrazza; senza esitare, nonostante facesse ancora piuttosto freddo, uscì.

Finalmente fuori, respirò profondamente.

In quel momento due occhi castani, incuriositi dal rumore della porta che si apriva, si voltarono nella sua direzione  e la videro.

Le palpebre sbatterono un paio di volte, misero ulteriormente a fuoco e poi la guardarono increduli:

 era…era…. semplicemente…… bellissima.

Lei non era come le altre…. lei era la ragazza più bella che avessero mai visto!

Quegli occhi scuri sentirono il cuore accellerare i battiti mentre indugiavano su di lei.

Era bella da togliere il respiro; così bella  da sembrare irreale tanto che cominciavano a chiedersi se ciò che stavano ammirando fosse uno scherzo effimero dell’immaginazione.

Esterrefatti scrutarono a lungo il suo volto, i suoi capelli, la sua figura minuta dalle forme ben definite il candore della sua pelle; la contemplavano attoniti  e, trasognanti, cominciarono a segurila.

Camminava lentamente, i passi piccoli ed aggraziati mentre a poco a poco si avvicinava.

Era accaldata e le guance erano arrossate; con le mani raccolse i riccioli biondi e li sollevò sulla testa per permettere all’aria della notte di investirla e di rinfrescarle la pelle del collo e del viso.

Chiuse gli occhi e lasciò che quella brezza leggera la sfiorasse.

Gli occhi scuri continuavano a fissarla,  rapiti dal fascino che sprigionava e, improvvisamente si spalancarono  quando, lei lasciò andare i capelli e la morbida cascata di onde scivolò piano, precipitando giù lungo la schiena.

Julia scosse piano la testa e i capelli si mossero leggeri e carezzevoli assecondando quel movimento e, dopo poco, si assestarono incorniciando il suo bel viso.

Era un gesto insignificante eppure, quegli occhi ne furono completamente soggiogati, incapaci di guardare qualsiasi altra cosa: erano incatenati a quella creatura eterea che li aveva stregati.

 

 ………….continua

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Un commento su ““LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo I

  1. Mi stavo giusto proponendo di andare a rileggere i capitoli che avevi postato sull’altro blog perchè non mi ricordavo bene come fosse… e beh, che dire, è bellissima…Come stai? Spero che vada meglio… comunque lo sai, se hai bisogno, io ci sono… sai a cosa mi riferisco. Ti mando un bacione enorme e un abbraccio forte forte. Ti voglio bene. Macky

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