“LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo II

 
 
 

 

                                                                                                                           by aquarius

 

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Capitolo II

 

Julia  si avvicinò alla ringhiera del terrazzo.

Passò davanti a quegli occhi castani che non la perdevano mai di vista e si fermò poco distante da loro.

Si affacciò solo un attimo; si guardò intorno alla ricerca di un posticino tranquillo dove sedersi.

In un angolino, con le luci soffuse, notò delle poltroncine di bambù dai morbidi cuscini bianchi.

Era proprio quello che stava cercando: aveva bisogno di sedersi e riposare per qualche minuto lontano da quella musica assordante.

Accavallò le gambe e, lentamente, cominciò a massaggiarle.

I soliti occhi seguivano quel lieve movimento dal basso verso l’alto: una carezza  sensuale che li avvinse.

Julia si accomodò meglio sulla poltroncina, appoggiandosi allo schienale e sollevò lo sguardo per ammirare lo spettacolo delle stelle che, quella sera,  affollavano il cielo di Magdeburgo.

Ripensò alle parole che le aveva detto  Karin: aveva ragione, doveva reagire e ricominciare a vivere.

Si era crogiolata forse anche troppo in quel dolore ma non ne aveva la forza o forse le mancava il coraggio, si sentiva così umiliata, ferita.

Aveva superato cose ben più gravi di questa ed era consapevole di aver  fatto la cosa giusta: allora perchè le era così difficile voltare pagina ed andare avanti?

“Ciao, come va?” la voce biascicante di un ragazzo che si era seduto accanto a lei la distolse dai suoi pensieri.

Era alticcio; aveva sicuramente bevuto troppo e il suo alito emanava un forte odore di alcool.

Julia non rispose ma si alzò per andarsene.

Il ragazzo le afferrò un braccio e la costrinse a sedersi di nuovo.

“Resta qui, facciamo due chiacchiere”;

Gli occhi castani osservarono la scena e si strinsero in due piccole fessure.

 

“Come ti chiami?”.

Julia non rispose.

La guardò, inebetito dall’alcol, poi prese una ciocca dei sui capelli e cominciò a giocherellarci.

“Che bei capelli”; si avvicinò a lei: “….e che buon profumo!”.

Una voce maschile, fredda e determinata alle sue spalle la fece sobbalzare.

“Toglile le mani di dosso!”.

Si voltò e vide un ragazzo non molto alto, piuttosto muscoloso ma non riuscì a distinguere il suo volto, in parte coperto dalla visiera di un cappello da baseball.

“Io e questa mia amica stavamo solo facendo due chiacchiere”;

“lei non è tua amica e non vuole parlare con te, perciò vattene!”.

Il ragazzo ubriaco scoppiò in una risata chiassosa; si alzò in piedi barcollando.

” Pensa ai fatti tuoi e togliti dai piedi!”;

La figura muscolosa lo afferrò per la camicia con aria minacciosa e lo avvicinò pericolosamente al suo volto.

“Se vuoi restare tutto intero, ti consiglio di andartene senza fare storie!” e spingendolo, lo fece cadere rovinosamente all’indietro.

Intanto, due dei suoi amici, gli si avvicinarono  e lo aiutarono a rialzarsi.

“Scusatelo, di solito non si comporta in questo modo“; disse uno dei due rivolto a Julia.

Julia annuì e guardò i tre mentre si allontanavano.

Gli occhi scuri si posarono su di lei e quando lei si voltò, non furono in grado di sostenere il suo sguardo.

“Grazie, sei stato davvero gentile”; la sua voce era cos armoniosa.

“Figurati” rispose quasi in un soffio, mentre si abbassava ancora di più la visiera del cappellino sugli occhi.

Adesso che lo guardava meglio sotto la luce dei lampioncini gli sembrava di averlo già visto da qualche parte.

“Ci conosciamo?” chiese curiosa;

“Credo proprio di no”;

“eppure hai un aspetto familiare…..comunque io sono Julia” e gli porse la mano.

Il volto si sollevò e mise in luce quegli occhi castani penetranti, il naso dritto, le labbra piccole ma ben disegnate.

“Gustav”; e con un pò di incertezza strinse la sua piccola mano mentre le labbra si distendevano in un sorriso.

Julia restò senza parole.

Sapeva perfettamente chi era il ragazzo difronte a lei, lo sapevano tutti lì a Magdeburgo.

Era Gustav Schaefer.

Il suo silenzio prolungato e il suo sguardo sorpreso e allo stesso tempo indagatore, lo misero in agitazione e visibilmente a disagio, cominciò a dondolarsi spostando il peso del corpo avanti e indietro.

Lei era così dolce e gentile e, quando i suoi straordinari occhi verdi lo fissavano, provava un’inspiegabile morsa che gli attanagliava lo stomaco.

Le sue labbra morbide e piene si schiudevano appena in un sorriso mentre la  lunga chioma dorata era appena mossa dalla brezza che portò alle sue narici il suo delicato profumo che sapeva di fiori.

Ma che gli stava succedendo? Si sentiva così strano…

Scosse la testa e disse: “credo di averti disturbata abbastanza. Ecco io….io vado” e si voltò per andarsene.

Julia gli afferrò il braccio.

“Tu non mi disturbi affatto, anzi scusami: sono una sciocca. La sorpresa mi ha fatto dimenticare le buone maniere.

E così, tu sei il batterista della band tedesca più famosa al mondo…”;

Gustav deglutì a vuoto.

“Beccato!” e nervosamente tirò fuori dalla tasca dei jeans un pacchetto di sigarette e se ne portò una alle labbra.

“E questo…è un problema per te?” chiese mentre si accendeva  la sigaretta aspirando qualche boccata di fumo.

“Solo se continui a fumare. Detesto l’odore del fumo”.

“Scusami…..ecco io, non avevo pensato che….”

Sei un idiota! pensò tra sè mentre raggiungeva il più vicino posacenere e spegneva la sigaretta.

Julia si sedette di nuovo e intanto lo guardava incuriosita: per essere una persona così famosa era terribilmente timido.

Gustav tornò da lei ed era decisamente imbarazzato.

“Posso-posso sedermi?”;ed indicò la poltroncina accanto a lei.

“Ma certo”;

Gustav si fissava le mani non sapendo che cosa dire.

“Julia, hai un bel nome”;

Stupido! hai detto la cosa più banale del mondo! Ci manca solo che ti metti a parlare del tempo!-Si riproverava silenziosamente scuotendo la testa.

“Grazie”; e con un movimento elegante accavallò le gambe.

Gustav era sempre più confuso e faceva fatica a concentrarsi in una conversazione decente.

“Ecco, tu-tu quanti anni hai?”;

“Diciannove”;

“e cosa fai di bello nella vita?” mentre si perdeva nei suoi occhi così espressivi.

“Lavoro come commessa in un centro commerciale”.

Nello sguardo di Gustav c’era qualcosa….qualcosa che non seppe spiegarsi: forse perchè era così intenso e profondo o forse era il modo in cui la guardava ma, quello sguardo raggiunse un angolino remoto del suo cuore, provocandole un brivido lungo la  schiena.

 “Qualcosa non va?” chiese premuroso.

“No, è solo che…sono uscita senza giacca e adesso comincio a sentire freddo”; mentì dicendo la prima cosa che le venne in mente.

Gustav balzò in piedi e si sfilò la giacca.

“Metti questa!”;

Julia ne restò piacevolmente meravigliata.

“No, non preoccuparti”.

“Insisto; non vorrai mica prenderti un raffreddore?”;

“e tu non avrai freddo? E se il raffreddore venisse a te?”.

Se solo avesse potuto immaginare come si sentiva…era bollente come un tizzone ardente.

“Non mi ammalo facilmente, non preoccuparti”;

” Beh, se è così…..allora grazie” e si voltò con la schiena verso di lui.

Gustav guardò la scollatura, la schiena liscia, e un minuscolo neo proprio sotto la scapola ….quella sensazione che lo aveva investito poco prima, ritornò più forte e più acuta.

Arrossendo violentemente, si avvicinò a lei e le adagiò la giacca sulle spalle.

Che strano… pensò Julia

La giacca intrisa del suo profumo era tiepida: era piacevole, era come un caldo abbraccio.

Senza un motivo il cuore accellerò i battiti mentre le guance arrossirono.

Incrociò il suo sguardo con quello di Gustav e fu costretta ad abbassarlo.

Si sedettero di nuovo.

“In che reparto lavori?” gli chiese Gustav tentando di interrompere quel silenzio ingombrante.

“In profumeria”;

“e, ti piace lavorare lì?”;

“Quasi sempre”.

“Perchè ‘quasi sempre’?”;

“Mi piace stare a contatto con le persone, mi piace il mio lavoro ma a volte hai a che fare con persone indecise e a volte molto maleducate. Sono capaci di metterti sottosopra tutto il negozio, ti fanno correre da una parte all’altra chiedendoti di sentire un’infinità di fragranze e poi per un motivo o per un altro vanno via senza acquistare nulla”.

“Ah, davvero?” chiese lui sentendosi sulle spine.

“Si, ma ormai ho imparato a riconoscerle, mi basta un’occhiata”.

Gustav abbassò lo sguardo fingendo di interessarsi alle sue scarpe.

Julia lo squadrò con attenzione.

“Tu, sei uno di questi, non è così?” e sorrise.

“No io….non proprio; cioè….insomma io”;

“ho indovinato!” disse trionfante.

“Già, ma non per il motivo che credi. Il fatto è che sono un abitudinario. Sono anni che compro sempre lo stesso profumo. A volte mi piacerebbe cambiarlo, così ne annuso alcuni ma non so decidermi e mi convinco che quello che ho sempre usato va benissimo e che non c’è nessun bisogno di cambiarlo”.

“Ah sì, capisco” disse Julia e scoppiò a ridere.

La sua risata era così allegra e contagiosa che Gustav rise insieme a lei.

“Julia! Ecco dove ti eri nascosta!” la voce di Karin in lontananza, richiamò la sua attenzione.

Gustav si alzò in piedi e si cacciò il berretto sugli occhi.

Julia lo guardò un attimo prima di voltarsi verso l’amica e  raggiungerla velocemente.

“Con chi stavi chiacchierando?” e tentò di sbirciare al di sopra della spalla di Julia.

“E’ solo un ragazzo che ho appena conosciuto”; un immenso sorriso illuminò il volto di Karin.

“Bene, sono contenta ma torna presto di là: Martin si sta chiedendo che fine hai fatto”;

“Dì a Martin che arrivo subito”;

“Ok” e tornò dentro.

Julia ritornò da Gustav.

“Devi andare?”;

“Si, i miei amici si stanno chiedendo dove sono sparita. E’ stato bello conoscerti e grazie ancora per prima”;

“è stato un piacere”.

Si allontanò piano e stava quasi per rientrare quando si accorse della giacca ancora sulle sue spalle.

Che sbadata!

si voltò di scatto e vide Gustav che la seguiva con lo sguardo.

Tornò indietro: “stavo per dimenticarmi di questa” si sfilò la giacca e gliela porse.

“Grazie ancora di tutto” e poco dopo svanì dietro quella porta.

Lentamente Gustav rientrò nel locale, fermandosi in un angolo piuttosto riservato e cominciò a cercarla nella sala gremita e semibuia.

Eccola!

Quando ballava era così così…beh non lo sapeva bene neanche lui.

Era andata via da pochissimi minuti e già sentiva la sua mancanza.

Si portò la giacca alle narici, chiuse gli occhi ed inspirò intensamente il suo profumo

                                                                                                                                         

                                                                                                                                      ……continua

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Un commento su ““LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo II

  1. Quanto è tenero Gustav! Mi ricordavo di averlo già pensato, ma rileggere questa splendida Fan Fiction mi ha fatto provare una tenerezza incredibile nei suoi confronti… mamma mia! E’ dolcissimo! :)E’ sempre bellissimo rileggere "Le parole del silenzio"… non vedo l’ora di leggere anche i nuovi capitoli! Nel frattempo però, vado a leggere il prossimo! ^^Un bacione! Macky

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