“LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo III

 
 
 
                                                                                                                            by aquarius

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Capitolo III

Il suono della sveglia era fastidiosamente irritante.

Julia si allungò verso il comodino e la spense.

Ancora cinque minuti!

Richiuse gli occhi e si voltò su un fianco.

La sera precedente era rientrata piuttosto tardi; aveva ballato e si era divertita come non faceva da tanto, ed ora, era così piacevole restarsene avvolti nel piumino e sonnecchiare ancora un pò ma, il telefono iniziò a squillare.

No! Ma questa è una congiura per non farmi dormire, uffa!

Si mise seduta e afferrò il telefono spazientita.

“Pronto!”;

“Buongiorno…..ti ho svegliata?” chiese Karin sentendo il tono della sua voce.

“Che ci fai già in piedi a quest’ora? Credevo che dopo la scorsa notte avresti dormito almeno fino a mezzogiorno”;

“Beh, sì lo credevo anch’io ma poco fa mi ha chiamata Eirik e…”;

“Ah ecco perchè sei già sveglia!” disse interrompendola;

“e….. ho grosse novità” continuò con aria di mistero.

“Ah “.

“Non vuoi sapere di cosa si tratta?”; Karin cercava di tenerla sulle spine e di accendere la sua curiosità.

“Karin, ti prego, non sono in vena di giocare agli indovinelli. Mi sono appena svegliata”;

“E sei già di cattivo umore…..Ti dicevo che poco fa mi ha chiamato Eirik; cielo quel ragazzo è davvero speciale….quando mi guarda mi fa impazzire…”;
“Karin non divagare!”;

“Si scusa; comunque Eirik ha parlato a lungo con Martin e, a quanto pare, il ragazzo è cotto a puntino!”;

“Cosa?! Stai scherzando vero?”;

“No, non scherzo affatto!”;

“Ma se ci siamo scambiati appena  due parole”;

“Ti dico che si è preso una bella cotta per te. Eirik mi ha detto che lo ha tenuto sveglio tutta la notte parlandogli di te, di quanto sei bella e interessante e che gli piaci da morire. Mi ha anche chiesto di organizzare un’altra uscita al più presto perchè il poverino muore dalla voglia di rivederti”.

Julia sbadigliò rumorosamente.

“Ma insomma! Io ti sto dicendo che un ragazzo desidera stare con te e tu sbadigli?”

“Scusa Karin, ho ancora tanto sonno” e sorrise;

“comunque non prendere impegni senza prima parlarne con me, capito? Martin è piuttosto attraente ma diffido di chi dice di essersi preso una cotta per me senza nemmeno conoscermi. Sai com’è….. l’esperienza insegna!”;

“Sei sempre la solita disfattista!”;

“No, tengo solo bene i piedi per terra. Non sono più la ragazzina sprovveduta che crede a tutto quello che le viene detto” aggiunse amaramente.

“Adesso vado a farmi una doccia, ci sentiamo stasera ok?”;

“E va bene, a stasera. Ti voglio bene Julia”;

“Te ne voglio tanto anche io”; riagganciò il telefono e pigramente si stiracchiò. 

Diede una rapida occhiata al disastro che aveva lasciato in camera: il vestito sul pavimento, la borsetta dimenticata sul comò, la giacca gettata sulla poltroncina e le scarpe?

Dove erano finite? Si sporse leggermente in avanti ma ne vide una soltanto; chissà l’altra dove era sparita.

Sbadigliò ancora una volta e improvvisamente le ritornò in mente Gustav.

Quel ragazzo era disarmante: aveva un sorriso così dolce…. era forte e gentile allo stesso tempo e i suoi occhi…..i suoi sguardi intensi le avevano fatto provare delle emozioni che non aveva mai provato prima.

Al solo ricordo, sentì il cuore accellerare i battiti. Sollevò le ginocchia, incrociò le braccia su di esse e poi vi affondò il viso; chiuse gli occhi e sorrise.

“Come sarebbe bello rivederti…”pensò ad alta voce.

– Cara Julia! i ragazzi come lui sono troppo lontani dal tuo mondo, perciò cancellati quel sorrisino dalla faccia e non sperare di incontrarlo, perchè non accadrà! –

La voce della coscienza la portò tristemente alla realtà.

Un personaggio famoso come lui,  come avrebbe mai potuto interessari a lei? Lei, una semplice ragazza di periferia che lavorava in un centro commerciale e che sognava ad occhi aperti…..

Gustav era una splendida favola e lei, da tanto, aveva smesso di credere alle favole.

Sospirò forte.

Scostò il piumino da un lato si alzò dal letto con la solita espressione infelice che negli ultimi tempi sembrava non volersi scrollare di dosso.

Guardò fuori dalla finestra: il cielo era di nuovo grigio; sicuramente sarebbe arrivata la pioggia.

Si staccò dalla finestra e si chiuse in bagno.

Mezz’ora  dopo era pronta per andare a lavoro: indossava i pantaloni neri, una camicetta bianca e un foulard rosso e nero intorno al collo, fermato da una spilletta che rappresentava il logo del centro commerciale.

Aveva legato i capelli in una morbida coda e si era truccata leggermente, si guardò un’ultima volta allo specchio e poi uscì di casa.

Il traffico di Magdeburgo all’ora di punta era nauseante.

I tram affollati, le auto che sfrecciavano velocissime ai semafori, motociclisti indaffarati a conquistarsi uno spazietto tra le vetture e in tutto questo i pedoni che ad ogni angolo della strada che dovevano attraversare proprio quando lei aveva così fretta!

-Calmati Julia, sei troppo nervosa e impaziente! Respira profondamente e pensa che oggi è l’ultimo giorno della settimana..-

Una bella bambina bionda, la salutava dallo scuolabus e le faceva le linguacce.

Julia sorrise istintivamente e rispose con una boccaccia che fece sorridere la bimba: tutto il nervosismo passò via in un attimo.

Arrivò al centro commerciale e parcheggiò nella zona destinata ai dipendenti, poi prese la borsa ed entrò.

Appena entrata l’aria calda e viziata, le luci fortissime, la musica di sottofondo e l’odore delle cucine dei fast food la investirono in pieno.

Per quanto quell’ambiente la infastidisse, era fin troppo familiare: il via-vai dei clienti,  il pianto di neonati urlanti, di mamme con i passeggini che non prestano attenzione ai loro bambini che corrono lungo i corridoi mentre sono intente a guardare il vestitino appena esposto nella boutique che le piace tanto ma che si rammaricano di non poterlo indossare, e di persone nervose e troppo di fretta!

“Ciao Julia”;

“Ciao Camille, come ti senti oggi?”;

“Non molto bene purtroppo. Volevo ringraziarti di aver scambiato i turni”;
“figurati, per così poco. Piuttosto va dal dottore e senti cosa ti dice”;
“Ho un appuntamento proprio tra poco”;
“Allora va, ci vediamo lunedì”;

“a lunedì e grazie ancora”.

Era intenta a sistemare le sue cose nel piccolo spogliatoio dietro il negozio quando una voce che conosceva fin troppo bene le giunse alle orecchie.

“Ciao Julia”;

“Ciao” rispose senza neanche voltarsi.

“Ti sei divertita ieri sera con la tua amica?”.

Il sangue le ribollì nelle vene e in uno scatto d’ira si voltò e rispose acidamente.

“Non so come tu faccia a saperlo e non mi interessa neanche ma, sicuramente questi non sono affari tuoi!”;

“Come siamo nervose e suscettibili…chiedevo così”;

Julia si rispecchiava nei suoi limpidi occhi azzurri.

Il volto liscio appena rasato, i capelli chiari, un pò scompigliati il suo sorriso ammaliante: “Sebastian, tra noi è tutto finito! Tu sei il direttore del punto vendita ed io una commessa come le altre. Il nostro è solo un rapporto professionale e come tale non ho niente da dirti, chiaro?”.

Il cuore le batteva forte nel petto e le mani e le gambe le tremavano.

Non aveva dimenticato quanto lo avesse amato, quanto fosse stata felice tra le sue braccia e quanto i suoi baci, le sue carezze, il suo profumo e il calore del suo corpo le avessero scaldato il cuore; tuttavia non aveva dimenticato il dolore, le menzogne, la sofferenza che i suoi ripetuti inganni le avevano procurato.

Aveva giocato con i suoi sentimenti e lei ne era uscita a pezzi.

Invano, tentava di leccarsi le ferite; purtroppo facevano fatica a rimarginarsi lasciando segni indelebili nel suo cuore.

“Ancora non mi hai perdonato… come posso fare a convincerti che ho commesso un errore, uno stupido errore che non si ripeterà più”;

Le labbra di Julia si piegarono in una smorfia che assomigliava ad un sorriso.

“E’ patetico! Quante volte hai commesso lo stesso errore? Ed io, povera stupida ti ho sempre perdonato!”;

“E’ vero, hai ragione ma questa volta ho capito quanto sei importante per me”.

Con un braccio le cinse la vita e la attirò a sè.

Julia si sciolse da quell’abbraccio.

“Non ti credo più Sebastian! E’ troppo tardi per rimediare”.

“Sai essere davvero crudele quando vuoi!”;

“Ho avuto un ottimo insegnante!”.

Pronunciò quelle parole con una tale amarezza….. senza aggiungere altro uscì dallo spogliatoio, trattenendo saldamente le lacrime.

– Non piangerò più per te…. mai più –

 

                                                                                                             …………..continua 

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2 commenti su ““LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo III

  1. "Una bella bambina bionda, la salutava dallo scuolabus e le faceva le linguacce.Julia sorrise istintivamente e rispose con una boccaccia che fece sorridere la bimba: tutto il nervosismo passò via in un attimo."Julia è dolce esattamente quanto Gustav. E’ la ragazza giusta! Che bella! Peccato per quel Sebastian… la capisco… le menzogne, gli "errori"… e l’amore che ci fa perdonare tutto… Eh!

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