“LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo V

 
 
 
                                                                                                                           by aquarius

 

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Capitolo V

 

Per tutto il resto della giornata, Julia fu stranamente euforica e sprizzava energia da tutti i pori.

Sarebbe uscita con Gustav, solo loro due…. un appuntamento;

non era più nella pelle tanto che si dimenticò della pausa, di Karin, di Sebastian, si dimenticò perfino della stanchezza.

Alla fine del turno, tornò a casa, emozionata e felice.

Mentre percorreva la strada, in auto, persa nel traffico, ripensò a lui.

Gustav….

Quel ragazzo la faceva sentire così strana: era gentile, simpatico, riservato, le ispirava fiducia e poi….

e poi le faceva battere forte il cuore.

Aprì la porta, lasciò tutto ciò che aveva in mano all’ingresso e corse in bagno a farsi una doccia.

Si massaggiò a lungo il corpo con un bagnoschiuma alle mandorle che rese la sua pelle morbida e profumata.

Il getto d’acqua tiepida era così piacevole, si sentiva bene, rilassata come non le succedeva da tanto.

A malincuore, chiuse il rubinetto e uscì dalla doccia.

Si asciugò velocemente i capelli e si spruzzò il suo profumo preferito poi si recò verso il guardaroba a cercare qualcosa di adatto da indossare.

Dopo aver passato in rassegna tutte le gonne e i pantaloni che possedeva, alla fine optò per un pantalone nero e una camicia bianca e ovviamente le scarpe con i tacchi alti.

Si sentiva così piccola e insignificante accanto a lui.

Si preparò in fretta e poi si truccò leggermente.

Man mano che i minuti passavano e si avvicinava l’ora dell’appuntamento e più lei era in fibrillazione.

 Per l’ennesima volta si affacciò alla finestra della cucina che dava sulla strada e lo vide.

Era appena sceso dalla sua auto, una Bmw nera, e si guardava intorno.

Indossava un paio di jeans, una camicia a righine blu e una giacca blu.

– Cielo, quanto è bello! Ha su  gli occhiali….ha un’aria  così matura. Cavoli, ma è già qui? Allora sono in ritardo!-

Guardò l’orologio appeso alla parete ed erano appena le sette e trenta.

Tirò un sospiro di sollievo e poi continuò a sbirciare dalla finestra: -… però com’è nervoso!-

Camminava su e giù, poi si fermava, controllava l’orologio, si voltava verso l’ingresso del palazzo, poi si sistemava gli occhiali, si passava una mano tra i capelli e ricominciava tutto da capo.

Allora non era l’unica ad essere così agitata; sentiva il cuore in gola…. basta doveva calmarsi.

Prese un bel respiro,  si portò una mano sul petto e chiuse gli occhi espirando tutta l’aria che aveva nei polmoni.

Poco dopo li riaprì,  si infilò la giacca, afferrò la borsetta, spense la luce e chiuse la porta.

Non ce l’avrebbe mai fatta ad aspettare un’altra mezz’ora.

Scese le scale di corsa e agli ultimi gradini rallentò; si diede una sistemata ai capelli, prese un bel respiro, si stampò un sorriso sulle labbra,  poi, aprì lentamente il portoncino ed uscì.

Nel sentire aprire, Gustav si voltò di scatto e la vide.

Un immenso sorriso si disegnò sulle sue labbra e poi, con passo veloce la raggiunse.

I suoi occhi risplendevano come due piccole stelle.

“Buona sera, Julia”;

“Buona sera, Gustav”;

si guardarono a vicenda, senza trovare il coraggio di dirsi altro.

“Andiamo?”;

“Certo” aggiunse Julia e si incamminarono verso l’auto.

“Prego”; Gustav le aprì lo sportello, la fece accomodare, e poi lo richiuse.

Fece il giro dell’auto e si sedette al posto di guida, accanto a lei.

Il suo profumo risalì lentamente nelle sue narici e arrivò fino a quella parte del cervello dove sono riposti i ricordi  riportandolo indietro, a quella sera.

Era lo stesso profumo di fiori, lo stesso profumo che aveva fissato in maniera indelebile nella sua memoria.

Si stavano allacciando la cintura di sicurezza, quando le loro mani si sfiorarono.

Si comportarono come se entrambi avessero preso una scossa elettrica, ritraendole immediatamente; si guardarono e scoppiarono a ridere.

Gustav mise in moto l’auto e si diresse verso il centro.

Nell’abitacolo si avvertiva una leggera tensione.

“Grazie”; Julia ruppe il ghiaccio.

“Per cosa?” chiese Gustav voltandosi un attimo a guardarla.

“per l’invito”;

“oh….di nulla”; e ripiombarono nel silenzio.

 

 “Grazie”;  si rivolse a lei senza distogliere lo sguardo dalla strada.

“Per cosa?” chiese curiosa;

“per aver accettato”.

Julia sentì i battiti del suo cuore accellerare. Lanciò un’occhiata furtiva nella sua direzione e lo vide sorridere.

Di riflesso, sorrise anche lei e finalmente, cominciò a rilassarsi, sedendosì più comodamente sul sedile della sua bella auto.

“Hai fame?” gli chiese premuroso;

“Un pò. E tu?”;

“Anch’io ma siamo arrivati. Ecco il ristorante” mentre svoltava verso il viale che portava al parcheggio.

“Ma…è bellissimo qui”.

“Lo conosci?”;

“No; è la prima volta che ci vengo”.

Gustav sorrise e poi aggiunse: “è il miglior ristorante italiano della città; fanno una pizza eccezionale!”.

Scesero dall’auto ed entrarono nel locale.

Gustav si fermò alla reception mentre Julia si guardava intorno.

“Buona sera, ho prenotato un tavolo per due: Schaefer”.

“Buona sera Signor Schaefer, prego, da questa parte”.

Li accompagnò ad un tavolo piuttosto riservato della sala, lontano da occhi indiscreti e con una splendida vista sul giardino illuminato da piccole fiaccole.

Per Julia era tutto un sogno: la candida tovaglia di raso, i fiori profumati,  le cristallerie e le ceramiche pregiate…

Gustav l’aiutò ad accomodarsi e poi si sedette difronte a lei.

L’addetta ai tavoli lasciò loro il menù e si dileguò.

La luce soffusa delle candele rendeva l’atmosfera magica, quasi irreale ed inondava il viso di Julia, conferendole una luminosità sorprendente.

“Sei…bellissima” quelle parole gli sfuggirono dalle labbra senza che se ne rendesse conto.

Era completamente rapito dal suo sorriso e dalla sua bocca.

“Grazie” disse Julia abbassando lo sguardo mentre le sue guance si imporporavano.

“Sei- sei davvero gentile” continuò.

Gustav non smetteva di guardarla e quando lei incrociò di nuovo il suo sguardo di ammirazione, sentì il suo cuore battere  forte.

Era quello sguardo che la faceva sentire speciale.

Era la prima volta che le succedeva: nessuno mai l’aveva guardata così…era…era meraviglioso e per un attimo, un brevissimo istante, immaginò quanto sarebbe stato bello svegliarsi accanto a lui al mattino e sentirsi accarezzata da quello sguardo, stretta tra quelle braccia forti e muscolose e sentire i suoi respiri sfiorarla timidamente.

Il corpo fu scosso da un tremito.

Scacciò con forza quella immagine dalla testa e si immerse nella lettura del menù.

Gustav fece lo stesso.

“I Signori vogliono ordinare?”;

“Per me il solito e per la signorina…”;

“una margherita, grazie”;

“perfetto allora due margherite. E da bere?”;

“Julia, che prendi?”;

“Una coca-cola,  grazie”.

“Allora una coca-cola e una birra, per favore”.

“Mi scusi” intervenne Julia, “coca-cola per entrambi, grazie”.

Il cameriere sollevò la testa  e guardò interrogativo Gustav.

“Due coca-cola andranno benissimo e una bottiglia d’acqua grazie”.

“Perfetto” e si allontanò con l’ordine.

Gustav la guardò un pò perplesso ma lei lo anticipò.

“Stasera, la mia vita è nelle tue mani…non metterla in pericolo” e gli regalò un sorriso.

Non ti farei mai del male…. non  farei mai nulla che potesse farti soffrire- pensò mentre annuiva silenziosamente.

“Com’è andata la tua giornata?”;

“Bene, stancante, ma bene. E tu?”;

“In questo periodo, con la band ci godiamo un riposo forzato”.

“Come mai?”;

“Abbiamo dovuto interrompere il tour. Bill ha subito un intervento alle corde vocali due settimane fa, ed ora ha cominciato la riabilitazione”.

“E come sta, adesso?”;

“Benone, almeno fisicamente ma, ci vorrà del tempo per recuperare completamente la voce”;

“Deve essere orribile per un cantante”;

“e lo è credimi. Intanto noi tre, continuiamo a provare e a mettere giù qualche idea per il nuovo album”.

“Hai una vita molto interessante!”;

“E’ solo molto frenetica; alla fine si  rinuncia a tante cose… alla famiglia, agli amici,  alla tua privacy ma sicuramente faccio ciò che ho sempre desiderato fare: suonare in giro per il mondo”.

Julia lo ascoltava entusiasta.

“Adesso basta parlare di me. Sai che ancora non conosco il tuo cognome?”;

“E’ vero!” e sorrise; “Mi chiamo Keller, Julia Ann Keller”.

“Sei di Magdeburgo?”;

“No, mi sono trasferita qui con mia madre circa sei anni fa”.

“E ti piace vivere qui?”;

“Si; la considero casa mia ormai”.

Che fai nel tempo libero?”;

“Di solito, mi piace uscire con la mia amica Karin e poi stare all’aria aperta, fare passeggiate nel parco, lunghe pedalate in bicicletta, giri in barca, insomma tutto ciò che mi permette di stare a contatto con la natura. E tu?”;

“Quando non sono impegnato col lavoro, e accade molto raramente, adoro stare all’aria aperta, prendere il sole, andare in bicicletta e stare con gli amici”.

“Non è possibile ci piacciono le stesse cose!”;

“Già” e le sorrise.

“E, qual’è il tuo colore preferito?”;

“Il blu”.

“Il tuo segno zodiacale?”;

“Acquario” e si sorprese per la raffica di domande che seguirono senza sosta una dietro l’altra.

Dal cibo preferito, alla musica, ai film, agli animali perfino al gusto del gelato…..

“Gustav, se ti faccio una domanda, mi rispondi sinceramente?”;

“Dimmi pure”;

“Il profumo che hai acquistato stamattina…”

improvvisamente avvampò; forse aveva capito tutto…..

“E’ il profumo che non ti decidi a cambiare, o sbaglio?” disse inarcando un sopracciglio.

Gustav arrossì violentemente, si sentiva a disagio.

“Non trovi che qui dentro faccia molto caldo?” tentò di cambiare discorso.

Vedendolo annaspare,  Julia rincarò la dose: “no, affatto; ma tu ancora non mi hai risposto”;

“Ah si….scusa di cosa stavamo parlando?”;

Julia scoppiò a ridere e Gustav rise assieme a lei.

Nel frattempo arrivò il cameriere con le pizze e cominciarono a mangiare.

“Avevi ragione” esordì Julia;

“su cosa?”;

“La pizza qui, è veramente fantastica”;

Chiacchierarono a lungo, risero e scherzarono e alla fine della cena, gustarono una specialità della casa, un semifreddo al caffè che si fecero servire in giardino.

La serata era splendida, si poteva vedere il cielo stellato ed un timido quarto di luna.

“E’ tutto così perfetto!” disse Julia;

“L’aria è mite e comincia a profumare di fiori e il cielo è sgombro da nuvole. Si sente che la primavera è arrivata e sicuramente domani sarà una giornata stupenda. Adoro questo periodo dell’anno”.

Gustav la ascoltava in silenzio, e la guardava mentre col naso all’insù ammirava le stelle.

Avrebbe potuto guardarla per ore senza mai stancarsi.

Che desiderio irrefrenabile di prenderla tra le braccia e stringerla forte; non gli era chiaro il perchè ma sentiva il bisogno di proteggerla da tutto e tutti, come un tenero fiore appena sbocciato, dai petali delicati.

Era perso nei suoi pensieri e non si era accorto che Julia lo fissava intensamente.

Era così carino quando sorrideva: quella fossetta sul mento e quel piccolo neo proprio sul labbro superiore era a dir poco irresistibile.

Era forte, sicuro di sè e tremendamente affascinante.

Chissà a cosa stava pensando…. quanto avrebbe voluto leggere i suoi pensieri.

Durante il tragitto di ritorno non dissero una parola, si limitavano a guardarsi e a sorridersi.

Gustav aveva una strana espressione sul viso, si vedeva chiaramente che qualcosa lo turbava.

Arrivati a casa di Julia scesero dall’auto e lui, l’accompagnò fino al portoncino.

“Julia”;

“si?”;

“sono stato bene con te; sei….” deglutì a fatica, poi si fece coraggio e continuò; “….sei semplicemente la ragazza più dolce e sensibile che abbia mai incontrato”.

Julia non riuscì a sostenere il suo sguardo. Quelle parole appena sussurrate la colpirono immensamente.

Sollevò la testa e si specchiò nei suoi occhi scuri.

“Anch’io sono stata bene con te; era da tanto che non passavo una serata così bella”.

Gustav la guardò serio, con un’espressione forse  un pò severa.

Due grosse pieghe gli si formarono sulla fronte e gli occhi si strinsero in due fessure.

Era sopraffatto dall’emozione ma alla fine pose quella domanda, che continuava a girargli per la testa già da un pò e che lo preoccupava.

“Dici sul serio…o è solo un modo carino per concludere la serata?”;

Julia lo guardò sbigottita, ma poi ne comprese il motivo.

Allungò una mano  e gli accarezzò delicatamente il volto.

Gustav spalancò gli occhi per la sorpresa, sentiva il cuore picchiare forte contro la cassa toracica e i respiri diventare sempre più veloci.

“Immagino che per te non sia facile fidarsi di chi incontri. Anche per me , è così. La vita è stata dura con me, so cosa si prova a sentirsi prendere in giro, per questo non mento mai.

E’ stato bellissimo stare con te, e scoprire che sei un ragazzo straordinario”.

Quelle grosse pieghe finalmente si distesero esattamente come le sue labbra; solo il suo cuore non accennava a rallentare, era al colmo della felicità.

“Julia, io starò via qualche giorno, per lavoro. Posso… posso chiamarti?” azzardò;

“Aspetterò la tua telefonata”.

 

 

 

                                                                                 ……………….continua 

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Un commento su ““LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo V

  1. Quanto sono teneeeeeeeeeeeeri! ç.çBellissima, Bondina! Complimentissimi, mi piace troppo… e non vedo l’ora di leggere i nuovi capitoli!Un bacione enorme, ti voglio tanto bene…Macky

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