“LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo VIII

 
 
 
 
 
 

                                                                                                                         by aquarius

 
 

 Capitolo VIII

 

La settimana sembrò volare.

I giorni si susseguirono veloci uno dietro l’altro e Julia era sempre più euforica ed impaziente.

Chiunque la incontrasse, la vedeva  sorridente e con una energia inesauribile.

Karin era contenta di vederla così, era una gioia per gli occhi e per il cuore e intanto silenziosamente sperava che questa volta tutto andasse per il verso giusto, che anche per lei arrivasse un pò di felicità.

Finalmente arrivò sabato….il giorno più lungo!

Come al solito, il negozio era affollatissimo.

Julia era piuttosto inquieta e non riusciva a spiegarsi il perchè.

Forse era solo l’ansia di rivedere Gustav.

Fisicamente era nella profumeria ma i suoi pensieri erano tutti rivolti a lui e non vedeva l’ora di tornarsene a casa; desiderava la tranquillità delle sue quattro mura per poter fantasticare, senza essere disturbata.

“Signorina, mi scusi”;

la voce di un’anziana signora la riportò bruscamente alla realtà.

“Posso aiutarla?”;

“Vorrei vedere quella crema per il corpo”;

“Si, è un ottimo prodotto. Non è eccessivamente profumata ed idrata la pelle senza ungere. E’ molto delicata e…”

all’improvviso si fermò.

Sentiva su di sè uno sguardo, uno sguardo pieno di calore, una specie di abbraccio e questo le provocò un brivido lungo la schiena.

Era una bella sensazione, una sensazione che conosceva bene e che provava solo quando lui la guardava.

Si voltò in direzione dell’entrata del negozio e lì, in un angolo, con le braccia incrociate, il cappellino tirato fin sopra gli occhi, Gustav la fissava in maniera indecifrabile.

 

Julia sentì lo stomaco contorcersi dall’emozione.

Lui le sorrideva affettuosamente.

Il cuore iniziò a batterle forte nel petto.

“Signorina? Signorina, le ho chiesto quanto costa?”;

“Eh? Diceva?”;

“Signorina! Le ho chiesto il prezzo”;

“Oh! Si si ; mi scusi signora; adesso controllo sul catalago perchè non ne sono sicura, se ha la gentilezza di attendere qualche secondo, torno subito”.

Con quella scusa si sganciò da lì e con aria indifferente si avvicinò a Gustav, che vedendola arrivare sentì improvvisamente la gola arida.

Julia sorrideva e il suo sguardo così dolce lo colpì inaspettatamente.

Nervosamente si passò la lingua sulle labbra, raddrizzando un pò la schiena e sistemandosi meglio il cappellino.

“Che bella sorpresa! Non mi aspettavo proprio di vederti qui”;

“E…questo…ti-ti dà fastidio?”;

“No” disse a bassa voce scuotendo la testa; “al contrario”.

Si specchiò nei suoi  occhi che la guardavano così intensamente.

“Adesso, non posso restare ma mi libero subito”;

” non mi muovo da qui”.

Julia sorrise mentre a passo veloce raggiunse la cliente.

Gustav la osservava in ogni suo gesto.

Quanto sei bella Julia! Quanto vorrei non doverti dividere con tutte queste persone. Se seguissi il mio istinto adesso verrei lì, prenderei la tua mano, ti porterei fuori  e una volta soli ti stringerei talmente  forte che forse avrei  paura di farti male; e poi ti bacerei…… si, ti bacerei, assaggerei piano il sapore delle tue labbra… chissà come reagiresti… mi prenderesti a schiaffi o risponderesti a quel bacio? Cosa provi per me, Julia? -.

Julia  sollevò lo sguardo dalla cassa e lo guardò per un brevissimo istante.

Perchè mi guardi cosi? Perchè  mi fai battere così forte il cuore? Mi perdo nei tuoi occhi scuri eppure mi sento al sicuro. Se solo potessi sapere quello a cui stai pensando….sapere che anche tu provi quello che provo io…sei un ragazzo meraviglioso Gustav…..-.

Fece più in fretta che potè e lo raggiunse.

“Ciao” le disse con calore;

“Ciao. Quando sei tornato?”;

“Poco fa. Ho fatto un salto a casa e poi sono venuto qui”;

Julia arrossì; era così felice che avrebbe fatto salti di gioia!

Gustav, sicuro del sorriso che le illuminò il volto, continuò: “ecco, io….avevo voglia di rivederti”;

“Avevo voglia di rivederti anche io” ammise sincera. 

Restarono lì a fissarsi in silenzio sopraffatti dall’emozione.

“Julia, devi sostituire Camille alla cassa”.

Si voltò e vide Sebastian che li osservava con una strana espressione sul volto.

“Ci vado fra un attimo”;

“Bene” ma non si allontanò da lì.

“Devo andare, mi spiace” disse rivolgendosi a Gustav.

“Non preoccuparti. Domani mattina passo a prenderti alle otto. E’ troppo presto per te?”;

“No, va benissimo”;

“Allora a domani”;

“A domani”; lanciò una occhiataccia a Sebastian e poi si recò alla cassa.

Gustav restò lì a fissare quel tipo; non lo conosceva ma lo irritava.

Salutò Julia con un cenno della mano e andò via.

Sebastian  si avvicinò a lei e sottovoce le disse:” Che fai, adesso esci con quel bamboccio?”;

“Lui non è un bamboccio e poi, non sono affari tuoi!”;

“Certo che sono affari miei, io ti amo ancora lo sai”;

Julia si voltò un attimo a guardarlo.

“Strano…”; pensò ad alta voce

“Cosa è strano? “;

“Se me lo avessi detto qualche tempo fa forse ci avrei creduto ma…sai una cosa? Sono felice”;

“Davvero? Questo vuol dire che mi hai perdonato?”;

“No “;

“Allora perchè sei felice?”;
“Sono felice che  tra noi sia tutto finito. Mi sono accorta che… ” fece una pausa, e,  come se improvvisamente avesse ricevuto un’illuminazione continuò: “mi sono accorta che non valeva la pena soffrire tanto per te”.

Sebastian spalancò la bocca esterrefatto.

Si; finalmente si sentiva serena. Quel doloroso peso che opprimeva il suo cuore era sparito e il merito era tutto di Gustav.

Un grosso sorriso le si stampò sulle labbra; guardò l’orologio e poi disse:

“Trova qualcuno che mi sotituisca, io sono in pausa”; chiuse la cassa e si allontanò.

Scese al piano inferiore e raggiunse Karin al reparto audio-video.

“Ciao Karin”;

“Hei Julia! Che succede?Sembri il ritratto della felicità!”;

“Ho appena finito di discutere con Sebastian”;

“Ancora? E sei felice per questo? “;

“Immensamente felice”;

“Dire che sei strana è poco! E quale sarebbe il motivo della discussione?”;

“Gustav”.

“Dici sul serio?”;

“Già,è passato a salutarmi. E’ appena tornato a Magdeburgo e Sebastian, con una scusa si è avvicinato e mi ha detto di andare alla cassa. Mi ha fatto una scenata di gelosia e mi ha detto che mi ama ancora”;

“Che faccia tosta! Non si vergogna dopo quello che ti ha fatto?”.

“Non mi importa più; adesso lui non conta più niente per me e il ricordo di ciò che mi ha fatto non mi fa più stare male. Sono libera capisci? Libera! E il merito è tutto di Gustav e domani mattina lo rivedrò” disse con enfasi mentre faceva piccoli saltelli. Poi si fermò all’improvviso con un’espressione seria: “Ohhhhh! Che stupida!”;

 “Perchè?”;

“Perchè per l’emozione, mi sono dimenticata di chiedergli dove andremo!” e entrambe scoppiarono a ridere.

 

 

 

 

L’incessante bip della sveglia la destò bruscamente.

A tentoni raggiunse il comodino e, con un gesto grossolano fece cessare quel rumore infernale.

Aprì appena gli occhi e la tenue luce del mattino che filtrava attraverso le tende la investì.

Si stropicciò gli occhi e sbadigliò mentre si stiracchiava.

Scostò il piumino da un lato e si mise in piedi; si avvicinò alla finestra della stanza da letto e guardò fuori.

La giornata era magnifica: il cielo azzurro,  all’orizzonte neanche una nuvola e lei di buon umore: non poteva chiedere di meglio alla vita!

Dopo l’ennesimo sbadiglio, andò in cucina e preparò il caffè; poi, prese una padella e accese la piastra.

Appena fu abbastanza calda  vi fece scivolare delle salsicce  intanto preparava dei panini con burro prosciutto e formaggio. In un’altra padella preparò le uova e poi prese del succo d’arancia dal frigorifero.

Il profumo invase tutta la cucina; quando fu pronto, si sedette  e fece colazione.

Mangiò con appetito, poi guardò l’orologio e si diede una mossa.

Riordinò in fretta  e poi corse sotto la doccia.

Il dilemma fu decidere che cosa indossare.

Gustav non le aveva anticipato nulla e lei non aveva la minima idea su dove sarebbero andati.

Alla fine indossò dei pantaloni blu, dei tacchi vertiginosi e una maglia blu che lasciava scoperte le spalle.

Guardò l’orologio: erano appena le sette e un quarto.

Si rilassò; poteva finire con comodo era in largo anticipo poi si diresse alla finestra e sbirciò fuori.

Non era possibile! Quel ragazzo era sempre così in anticipo!  E adesso? Lei ancora non era pronta ma…un’idea le balenò per la testa.

Julia aprì la finestra e sorrise.

Indisturbata lo osservò a lungo.

Indossava un paio di bermuda chiari, una maglietta nera e si stava togliendo un giubotto nero.

Osservò i suoi lineamenti decisi, i suoi occhi nascosti dietro gli occhiali….e quello?

Cos’era sul braccio? Guardò con più attenzione;  aveva tutta l’aria di essere un tatuaggio. Una stella? Si era proprio una stella cometa.

Intanto non si era accorta che Gustav aveva sollevato la testa e la guardava.

“Buon giorno!” le disse sorridendo.

“Sei in anticipo”; gli rispose sorridendo a sua volta.

” Lo so…è che ero un pò impaziente”;

“Si ma sono un disastro! Non sono ancora pronta”;

” Fai con comodo; io ti aspetto qui”.

“Dai, vieni su; Secondo piano”;

“Io?” disse con un’aria talmente buffa e sorpresa che Julia scoppiò a ridere.

“Si, tu!” chiuse la finestra e andò ad aprire.

Si guardò velocemente allo specchio, la solita ciocca di ricci ribelli proprio non voleva saperne di stare in piega! La sistemò dietro un orecchio e poi aprì la porta.

Gustav era già sul pianerottolo col fiato grosso: doveva aver salito i gradini quattro alla volta.

La guardò con molta attenzione e tentando di dissimulare il fiatone disse: “Non sei un disastro; io ti trovo bellissima Julia”.

 Era disarmante: la trovava bellissima struccata e con i capelli arruffati…

“Grazie”; si scostò da un lato e lo fece entrare.

“Ti  va una tazza di caffè? L’ho appena fatto”;

“Grazie, volentieri”.

Percorsero il breve corridoio e raggiunsero il salotto.

“E’ carino qui”disse guardandosi attorno.

C’erano pelouche disseminati ovunque e tante foto.

Gustav le guardò rapidamente: Julia aveva un espressione un pò triste; le uniche in cui sorrideva erano quelle in cui era insieme ad una ragazza, forse una sua amica.

“Grazie, sei molto gentile”.

Il salotto era il centro di tutto l’appartamento e, intorno ad esso, si aprivano la cucina, la camera da letto e il bagno.

 Gustav si accomodò sul divano mentre Julia sparì in cucina, tornando subito dopo con una tazza di caffè fumante.

“Grazie”; Gustav prese la tazza dalle sue mani e ne bevve immediatamente un sorso.

Doveva essersi sicuramente ustionato la lingua perchè all’improvviso divenne rosso e gli occhi gli si inumidirono.

Si trattenne per un pò ma poi cominciò a tossire.

Julia si voltò di spalle e cominciò a ridere prima piano, quasi sottovoce poi sempre più forte fino a quando anche Gustav scoppiò a ridere insieme a lei.

Si ricompose un attimo e poi gli chiese: “hai fatto colazione?”;

“Non proprio”;

“Se hai fame,  di là ci sono delle uova strapazzate e delle salsicce. Il pane è sul ripiano e in frigo c’è del succo d’arancia. Serviti pure, io intanto finisco di prepararmi”;

“Allora sarebbe meglio che ti cambiassi le scarpe”.

Julia si guardò le eleganti decoltè ma Gustav l’anticipò:”Quelle da ginnastica andranno molto meglio”;

“Mmm e dov’è che andiamo?” chiese curiosa;

“E’ una sorpresa!”

 

                                                                                                   …………………..continua

Annunci

Un commento su ““LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo VIII

  1. "Era disarmante: la trovava bellissima struccata e con i capelli arruffati…"Dio mio, ma quanto è teneroooooo!Bellissimo, bellissimo, bellissimo! *-*Complimenti Bondi, è stupenda! <3Macky

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...