“LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo IX

 
 
 
 
 

                                                                                                                         by aquarius

 
 

Capitolo IX

Julia corse in camera da letto e si richiuse la porta alle spalle.

Si tolse le scarpe e i vestiti poi si infilò dei jeans e le scarpe da ginnastica.

Si guardò allo specchio critica:

– Cavoli, sembro un nano da giardino  con queste scarpe uff! –

Uscì dalla stanza e scorse Gustav che  mangiava un panino, in piedi accanto alla finestra della cucina e guardava fuori.

Julia sorrise, poi andò in bagno, accese le luci dello specchio e cominciò a truccarsi.

Si passò la matita intorno agli occhi e un leggero tocco di mascara poi prese il gloss e disegnò le sue labbra  morbide e piene.

Gustav intanto aveva finito di mangiare e si voltò per prendere la sua tazza di caffè quando la vide: si stava spazzolando i capelli.

Rimase a contemplarla in silenzio, per  un pò fino a quando Julia sollevò lo sguardo nello specchio e vide che la fissava.

Gli sorrise dolcemente mentre lui, imbarazzato abbassò lo sguardo; si infilò una mano nella tasca dei bermuda e sorseggiò un pò di caffè.

Julia si avvicinò lentamente a lui e disse: “Sono pronta, se vuoi, possiamo andare”.

Uscirono di casa e salirono in auto.

Gustav era concentrato nella guida ma ogni tanto, quando sentiva su di sè lo sguardo di Julia, si voltava verso di lei e le  sorrideva.

Prese l’autostrada in direzione Soltau.

“Non mi dai nemmeno un piccolo indizio su dove stiamo andando?”;

“Sei curiosa eh?”;

“Si, come un gatto!” e arricciò leggermente il naso.

“Beh, vediamo un pò…. saremo all’aria aperta”;

“e fin qui c’ero arrivata; e poi?”;

“e poi…. ci divertiremo tantissimo”;

“di questo ne sono assolutamente sicura ma, ancora non mi hai detto nulla di preciso”;

“e non aggiungerò altro”.

“Ohh ma così non vale!”;

Gustav scoppiò a ridere quando la vide mettere il broncio.

Dopo quasi un’ora e mezza uscirono a Soltau.

Percorsero  un paio di stradine secondarie e alla fine si ritrovarono sotto una gigantesca insegna luminosa: Heide Park.

“Siamo arrivati” disse Gustav godendosi lo sguardo stupefatto di Julia.

“Non ci posso credere, Heide Park! Oh Cielo ma è-è un sogno! Non immagini da quanto tempo volessi venire qui ma poi, per un motivo o per un altro non ci sono mai riuscita”.

Vederla così felice era bellissimo!

Heide Park era un grande parco di divertimenti con attrazioni adrenaliniche spettacolari.

Julia sorrideva felice e lui gongolava soddisfatto.

Entrarono nel parco e Gustav le chiese:” Da dove vuoi iniziare?”;

“Non-non saprei”;

“Allora decido io Ok?”;

“Ok”;

Erano vicinissimi e sentiva nitidamente il suo profumo mentre percorrevano il vialetto che li condusse ai piedi di Colossos: altissime montagne russe.

Julia deglutì a vuoto.

“Vuoi partire proprio da qui?” chiese leggermente titubante.

“Mm-mm” rispose annuendo divertito; rideva nel vedere l’espressione preoccupata sul volto di Julia.

“Non dirmi che hai paura?” le chiese.

“Noo, no figurati; io adoro….le montagne russe”;

“strano, la tua espressione dice esattamente il contrario”;

“ma no…ti stai sbagliando” mentre sollevava lo sguardo verso quella mostruosità.

“Ecco io….dicevo solo che…..o cavolo; mi tremano le gambe!”.

Gustav scoppiò a ridere poi improvvisamente si fece serio. Si avvicinò di più a lei e guardandola negli occhi le disse: “Quando sei con me, non devi avere paura di nulla”.

Julia avvertì un brivido lungo la schiena.

Nessuno mai le aveva detto una cosa tanto bella; proprio lei, che aveva dovuto lottare e affrontare da sola tutte le sue paure….ora c’era lui che la proteggeva, che la faceva sentire al sicuro.

Era una piacevole sensazione, era calore che scaturiva dal cuore e raggiungeva anche il più piccolo spazio buio della sua anima.

Si guardavano, in silenzio, ma nessuno dei due voleva sciupare quel momento così magico.

Arrivarono alla fine della coda e poi si sedettero sulla navetta.

Erano uno accanto all’altra, bloccarono le protezioni inferiori ed attesero che quelle superiori si agganciassero automaticamente.

I secondi che passarono per raggiungere la sommità sembrarono interminabili.

Julia sentiva veloci i battiti del cuore e il sangue fluire velocemente alle tempie; poi inaspettatamente cominciò la discesa rapidissima.

La paura, la velocità, il vuoto, l’adrenalina la investirono esattamente come il vento sulla sua faccia.

Provò a gridare, ma la voce le morì in gola.

La navetta si muoveva rapidissima  e, tra una curva, un avvitamento, una salita ed un’altra discesa si ritrovarono alla fine della corsa.

Le protezioni si sganciarono e si sollevarono; Gustav scese rapidamente ma a Julia occorse qualche secondo.

Le mani e le gambe le tremavano e vedendo la sua faccia stravolta, lui cominciò a ridere.

L’aiutò scendere; Julia si guardava intorno un pò frastornata quando all’improvviso sentì il cuore perdere qualche battito e poi picchiare velocemente contro lo sterno.

Gustav si era avvicinato a lei, le aveva preso la mano e la stringeva nella sua.

Era una presa forte ma delicata allo stesso  tempo; era calda e rassicurante ed era così grande che conteneva completamente la sua.

Sentiva lo stomaco attorcigliarsi per l’emozione, i respiri diventare sempre più veloci. Senza nemmeno rendersene conto, strinse forte la mano di Gustav.

Lui si voltò a guardarla per un attimo e vide i suoi occhi tremare e le sue labbra stendersi in un sorriso timido.

Come sei delicata, sei così piccola e fragile -.

Julia  sentiva il calore della mano di lui avvolgere e penetrare nel suo corpo esile e tremante.

“Tutto ok?” le chiese premuroso mentre sorrideva imbarazzato ma felice;

“Diciamo…”;

“è  stato divertente no?”;

“talmente tanto che neanche se me lo chiedi in ginocchio tornerei là sopra”.

Gustav rise ancora.

Julia aveva smesso di tremare ma non disse nulla, la sua mano continuava a stringerla e desiderava che continuasse a farlo.

Lentamente si avviarono verso un’altra attrazione.

La coda per le Wildwasser 2 era lunghissima ma loro non ci fecero caso, persi com’erano nella loro conversazione.

Gustav non smetteva di prenderla in giro per Colossus e Julia promise di fargliela pagare non appena sarebbero arrivati alle Kaffeetassen.

Salirono su una navetta a forma di tronco; Gustav si sedette davanti e Julia dietro di lui.

I tronchi si muovevano lentamente sui binari sommersi dall’acqua.

In pochi minuti giunsero in cima alle rapide e nel momento in cui iniziarono la loro vertiginosissima caduta verso il basso, Gustav sollevò  in aria le braccia ridendo ma all’improvviso si sentì mancare il respiro.

Julia gli cingeva la vita; le mani intorno ai suoi fianchi, lo abbracciavano  e aveva affondato il viso sulla sua schiena larga e muscolosa.

Sentiva il cuore martellargli forte nel petto e, un piacevole calore che avvampò sulle sue guance.

Abbassò le braccia e strinse forte le sue mani.

I tronchi ripresero la loro normale andatura.

“Wow, Gustav è stato bellissimo!”;

“Già” rispose guardando le mani di Julia ancora strette tra le sue.

Le navette si avviarono verso una nuova salita.

Lui poteva sentire il respiro accellerato di Julia e il suo corpo assecondare quel respiro muovendosi lentamente contro la sua schiena. Era un’emozione forte sentirla così vicina.

La forza di gravità li trascinò di nuovo verso il basso mentre una grossa onda li investì bagnandoli.

Entrambi trattennero il respiro; l’acqua era gelida ma subito dopo scoppiarono in una fragorosa risata.

Scesero dai tronchi e, con dei fazzoletti di carta che Julia aveva preso dalla tracolla, cominciarono ad asciugarsi il viso;

Gustav tentava in qualche modo di pulire gli occhiali.

“Lascia; ci penso io” Julia glieli sfilò  e poi li asciugò con un lembo della sua maglietta.

Quando furono asciutti e puliti glieli risistemò sul naso.

Gli occhi castani di Gustav, si persero in quelli verdissimi di lei; le loro immagini si riflettevano negli specchi limpidi delle loro anime leggendovi  sentimenti travolgenti mai provati prima.

Gli sguardi passavano dagli occhi alle labbra e pian piano si ritrovarono a pochi passi l’uno dall’altra.

Erano così vicini che quasi potevano sfiorarsi.

Improvvisamente, uno scossone, fece spostare bruscamente Gustav: un bambino, correndo senza guardare, era andato a sbattere contro le sue gambe.

“Hei piccolo! Ti sei fatto male?” gli chiese abbassandosi verso di lui.

Il bimbo fece cenno di no con la testa e riprese a correre di nuovo senza meta.

Lo seguirono un pò con lo sguardo, poi Gustav si voltò a guardarla di nuovo.

Julia gli sorrise.

Lui le prese la mano: “Dai, andiamo!”; e lentamente si incamminarono verso una nuova attrazione.

 

                                                                  …………………continua

 
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6 commenti su ““LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo IX

  1. cio Fra. Non ringraziarmi…non ho fatto niente di speciale alla fin fine. Capisco come tu ti possa sentire fluttuante nel nulla..ma all’inizio fa così.poi dopo un po’ s’inizia a dare un nome a questo nulla. Mi auguro che con l’inizio della scuola tu ti possa distrarre un po’. Com me ha funzionato. Anch’io prevedo grandi cambiamenti con la scuola..anche perchè la mia professoressa di latino finalmente di leva di torno!!

  2. non te l’ho mai chiesto ma tu che scuola fai? comunque ti auguro con grandissimi in bocca al lupo per il concorso di danza!!! sono sicura che sarai spendida.buona fortuna Tesoro.un bacioneti voglio bene

  3. Ah! Peccato per quel bimbo! Ha interrotto il momento magico! *-*Bellissimo anche questo capitolo, Bondina…Grazie mille per i commenti! Mi fa piacere che ti piacciano le scenette! 😀

  4. Ti auguro buona fortuna, o meglio scheisse, per stasera! Sono sicura che andrà benissimo! :)Gli auguri per il contest invece te li farò poi prima che tu parta, tanto io finisco con Giovedì gli esami…Mamma mia, smantellare la classe? E come mai? Siete rimasti in pochi? D:Io ieri sera ho visto le classi nuove dei nostri indirizzi, stanno facendo su un casino della miseria:

  5. Il classico ora ha 4 sezioni, di cui una con certificazione europeo e le altre 3 con programma misto tradizionale-sperimentale… meno male che io sono entrata al "Gioia" prima, altrimenti sai che casino!Per restare sul tema scuola: mercoledì ho l’esame di greco, mentre giovedì quello di latino… ti dirò, non ho più così tanta paura: nel giro di una settimana ho messo a posto parecchie cose.Spero che fili tutto liscio, anche perchè la mia voglia di restare in V ginnasio è meno di zero D:

  6. Per quanto riguarda invece lei, ti capisco: anche a me succede, anche se con una "forza" diciamo, meno percepibile. Non la conoscevo così tanto come la conoscevate tu o Mavi, però anche io alcuni giorni sento terribilmente la sua mancanza…Sono sicura che presto però arriverà qualcosa che ti tirerà veramente su il morale, la tanto attesa buona notizia in questo periodo buio. :)Un bacione enorme, un abbraccio forte forte e… grazie per avermi intasato il blog :)Ti voglio tanto bene. Macky

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