“LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo XI

 
 
 
 
                                                                                                                                                             by aquarius

Capitolo XI

 

Quella notte, Julia faticò ad addormentarsi.

La giornata le aveva regalato così tante emozioni che adesso il sonno stentava  ad arrivare.

Quando provava a chiudere gli occhi, sentiva il profumo di Gustav, le sue labbra piccole e morbide e le sue braccia che la stringevano forte.

Quando l’aveva riaccompagnata a casa l’aveva abbracciata forte e l’aveva baciata così intensamente  che separarsi da lui era stato veramente difficile.

Si voltò dall’altro lato e guardò l’orsetto che aveva sistemato su una poltroncina nella sua camera da letto.

Si alzò dal letto e andò a prenderlo; poi lo strinse forte a sè e si addormentò.

 

“Pronto Julia?”;

“Si…chi è?” chiese con la voce ancora impastata dal sonno;

“Sono Karin! Non dirmi che a quest’ora stai ancora dormendo?”;

“In effetti mi hai appena svegliata” continuò sonnecchiando;

“Ma Julia non dovevi andare a lavoro stamattina?”;
“Si perchè? Che ore sono?”;

“Sono le otto….”;

“Cavolo, è tardissimo!” disse saltando giù dal letto.

“Com’è andata ieri?”;

“Oh…ecco….veramente”;

“Non tergiversare!”; disse in tono deciso; poi continuò: “cos’è questo rumore?”;

“é l’acqua della doccia; … è stata la giornata più bella della mia vita. Siamo stati a Heide Park”;

“Bellissimo!”;

“Si ma non è tutto…”;

“Sul serio? Raccontami”;

“Ci siamo baciati” disse quasi sottovoce; “e abbiamo continuato a farlo per ore. E’ stato bellissimo”.

“Oh Julia, sono così felice per te. E tu? Tu sei felice?”;

“Immensamente; lui mi fa sentire importante, mi riempie di attenzioni…si mi fa stare bene”;

“E’ magnifico Julia, forse lui saprà darti l’amore che meriti. E adesso che farai?”;

“In che senso, scusa?”;

“Parlerai con Sebastian? Glielo dirai?”;
“Non ho nessuna intenzione di farlo. Voglio che tutto resti segreto; tu sei l’unica a saperlo. Dopotutto non gli riguarda; che pensi alla sua nuova fiamma”;
“Si hai ragione. Ieri l’ho vista mentre gli sbavava addosso….hahahaha”; la risata di Karin era troppo buffa.

“Non posso restare a parlare con te, devo sbrigarmi ma ti prometto che ti chiamo presto ok?”;

“Ok, un bacio”.

“Anche a te”.

Si affacciò velocemente alla finestra e guardò fuori: un’altra giornata stava spuntando e il sole, con i suoi raggi, infiammava le facciate dei palazzi che si stagliavano contro il cielo di Magdeburgo.

Così si sentiva anche lei: nel suo cuore ritornava a splendere il sole di un nuovo amore.

 

 

Le due settimane successive furono meravigliose.

Julia e Gustav si sentivano tutti i giorni ed approfittavano di ogni momento libero per stare insieme.

Facevano lunghe passeggiate tenendosi per mano o prendevano le biciclette e pedalavano per ore attraverso i parchi della città.

A volte  Gustav la portava in barca ed insieme aspettavano che tramontasse il sole mentre la teneva stretta stretta tra le braccia e le dava teneri baci.

Lui portava sempre con sè la sua macchina fotografica e scattava tantissime foto ai paesaggi, agli animali, ma il suo soggetto preferito restava sempre Julia.

Catturava in maniera spettacolare tutte le sue espressioni nei vari momenti in cui stavano insieme e poi, quando restava solo le guardava attentamente:

Julia sdraiata sul prato con le mani incrociate sotto la testa che scrutava il cielo; Julia seduta con le gambe incrociate su quella vecchia panchina di legno mentre il vento le scompiglia i capelli; Julia che lecca il gelato; Julia che indossa i suoi occhiali e fa le boccacce; Julia che stringe tra le mani un palloncino rosso e ancora Julia, con il suo sguardo tenero ed innamorato della vita mentre tiene in braccio alcuni gattini in un negozio di animali.

Gustav la osservava in silenzio e rubava brevi immagini di un presente terribilmente bello, da sembrare irreale.

 

Come tutte le mattine, negli ultimi tempi, arrivò al lavoro con un sorriso smagliante e carica di energia.

Svuotava gli scatoloni, sistemava gli scaffali, riordinava i cosmetici; lavorava serena,  libera dal rancore e dall’amarezza che avevano segnato gli ultimi mesi della sua vita.

“Ultimamente  sei sempre di buon umore”; le disse Camille.

“Molto di più Camille, sono felice ed era da tanto che non succedeva”;

“Lo so. Goditi questa felicità perchè te la meriti”;

“Grazie, sei gentile”;

“Sai, credo che se ne sia accorto anche Sebastian; non ti stacca gli occhi di dosso”;

“Non ci ho fatto caso onestamente, e se vuoi saperla tutta non mi interessa. Lui è un capitolo chiuso”.

“Si parla del diavolo…attenta, sta venendo da questa parte”.

Julia continuava a sistemare i prodotti sullo scaffale senza sollevare lo sguardo.

“Camille, per favore, va in magazzino e controlla che abbiano finito di scaricare la merce e che tutto sia in ordine”;

“Va bene”.

Sebastian la guardò allontanarsi poi, si appoggiò allo scaffale proprio difronte a Julia.

“Oggi sei particolarmente carina “;

“Grazie” disse con voce atona, completamente priva di calore.

“Che ne dici, se andiamo a prendere un caffè? Magari…facciamo due chiacchiere e stiamo un pò insieme: è da tanto che non lo facciamo”; le prese la mano e con il pollice cominciò ad accarezzargliela piano.

Julia sollevò gli occhi e lo guardò prima in viso e poi la sua mano.

“No, grazie”.

“E dai, non fare così….lo vedi ce la sto mettendo tutta ma se non mi dai nemmeno il piacere della tua compagnia….”;

“un piacere che non meriti e che non avrai” disse mentre ritirava la mano.

“Ti proponevo solo un caffè, così tra amici….”;
“noi non siamo mai stati amici”.

Il suono del telefono attirò la sua attenzione.

“Se vuoi scusarmi” si allontanò da lì e corse a rispondere al telefono.

“Profumeria Werner, sono Julia. Come posso aiutarla?”;
“Un bacio direi che per il momento potrebbe bastare” la voce di Gustav fu come un allegro arcobaleno in un giorno di pioggia.

Il viso le si illuminò e le labbra si distesero in un immenso sorriso.

Il cuore accellerò i battiti.

“Anch’io muoio dalla voglia di baciarti sai? Dove sei?”;
“Guarda fuori dalla vetrina”;

Julia sollevò lo sguardo e cominciò a cercarlo.

“Un pò più a sinistra”;

si voltò appena e vide i suoi occhi profondissimi che la fissavano intensamente; le sorrideva dolcemente e lei si sentì cedere le gambe per l’emozione.

Gustav all’improvviso spostò lo sguardo in un’altra direzione ed increspò la fronte con aria preoccupata.

“Che succede?”;
“Credo che mi abbiano riconosciuto; devo sparire alla svelta. Fra quanto riesci a liberarti?”;
“Ho la pausa tra mezz’ora”;
“Dove ci vediamo?” mentre a passo spedito si allontanava da lì.

“Nel parcheggio; settore D”;

“Ok, a dopo e…non tardare”;

“Sarò puntualissima””.

“Chi era?”; la voce di Sebastian la fece sobbalzare.

“Nessuno” rispose mentre riagganciava il telefono.

“E allora con chi hai parlato per tutto questo tempo?”;
“Che fai, adesso mi controlli? Comunque volevano solo un’informazione sugli orari del negozio. Soddisfatto?” poi si voltò e tornò allo scaffale a sistemare i prodotti.

“Mi sono persa qualcosa?”; Camille era appena tornata  e si respirava un’aria carica di tensione.

“Solo l’ennesimo alterco tra me e Sebastian”;
“A guardare la sua faccia, si direbbe che ha ingoiato un rospo”;

“Più o meno” disse sorridendo.

Quella mezz’ora sembrò non passare mai.

Appena le lancette dell’orologio segnarono le undici, mollò tutto e uscì velocemente.

Attraversò tutto il centro commerciale e finalmente raggiunse il parcheggio.

Il respiro accellerava ad ogni passo e gli faceva compagnia il cuore che batteva sempre più forte.

Arrivò al settore D e finalmente lo vide, bello come il sole appoggiato alla macchina e con le mani in tasca.

Quando la vide arrivare, le andò incontro e prima che lei potesse dire qualsiasi cosa, l’attirò a sè stringendola forte e la baciò: un bacio da togliere il respiro, passionale, invadente e possessivo.

Julia gli lanciò le braccia al collo e iniziò ad accarezzargli la nuca.

Ben presto si ritrovarono senza ossigeno così furono costretti a staccarsi brevemente per riprendere fiato ma subito dopo ripresero a baciarsi con maggiore intensità.

Gustav le accarezzava piano i fianchi; le sue mani risalirono lentamente lungo la schiena, per poi scendere di nuovo lungo i fianchi attirandola maggiormente verso di sè , incollando il proprio corpo al suo.

Julia sentiva i battiti vigorosi del suo cuore e si lasciò rapire dal suo profumo e dalla intensità di quelle emozioni.

“E’ tutta colpa tua” disse Gustav ancora col fiato corto  mentre appoggiava la testa sulla sua spalla.

“E perchè?”; chiese Julia con un filo di voce;

“Perchè sei così bella, che ogni minuto che passo lontano da te mi sembra un’eternità”.

Julia rimase senza parole; Gustav aveva sollevato la testa e lo vedeva sorridere e tutto quel groviglio di emozioni e di sentimenti lo serbò nel suo cuore.

Con un dito gli accarezzò piano la fronte dove si erano formate due piccole pieghe e poi, lentamente scese verso gli occhi e poi sulle labbra.

“Mi piace quando sorridi” disse sottovoce; “arricci gli occhi e ti si formano due fossette proprio qua” e appoggiò il dito in un punto ben preciso del viso.

Gustav la guardava senza dire nulla meravigliandosi di quanto fosse diventata importante per lui in così breve tempo.

Le prese la mano e se la portò alle labbra, sfiorandola con tanti piccoli e teneri baci.

Un altro brivido le corse lungo la schiena; chiuse gli occhi e appoggiò la testa al suo petto mentre, con movimenti lenti, gli accarezzava la schiena.

“Quando sono con te, il tempo passa troppo in fretta”sospirò;

“devi già andare?”;
“Purtroppo si” e a malavoglia si staccò da lui.

“Non andartene, resta ancora un pò”;
“Magari! Ma devo”.

“Ci vediamo stasera?”;

“Conterò i minuti”;

“Vengo a prenderti alle otto, potremmo mangiare Wurstchen e Kartoffelsalad e poi andare al cinema”;

Julia arricciò il naso: “Io ho un’idea migliore: cucino la pasta e noleggiamo un film; ti va?”;
“E me lo chiedi?”;
“Allora è andata. Ti aspetto alle otto, ma il film lo noleggi tu, ok?”;
“Ok”.

Julia stava per andarsene ma Gustav che ancora le teneva la mano, la attirò a sè.

“Pensavi di andartene via cosi?”;

“Ma veramente io….”;

” Ho bisogno di un altro bacio se vuoi che arrivi fino alle otto!”

Julia scoppiò a ridere; gli lanciò le braccia al collo e sottovoce sussurrò: “….e va bene; ma solo uno”;

“Solo uno?”;

“Solo uno” e le labbra si dischiusero in un altro bacio appassionato.

 

 

                                                             …….continua

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5 commenti su ““LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo XI

  1. Eh dai, ti lascio un commento anche di qui! :)Prima una domanda: posterai in parallelo sia qui sia sull’altro blog? :)Comunque… sono contenta che sabato sia andato tutto bene… caspita, che bella ricompensa, addirittura la cena! Fantastico! hihi…Come mai in due città diverse? Ma allora è vero che quei brutti babbuini hanno litigato? O.o

  2. Beh, a parte questo… io sto bene, più o meno. Sono in preda all’ansia da stamattina.La prof oggi ha detto che non devo farmi prendere dal panico e riuscirò. Speriamo bene.Domani si vedrà. Grazie mille per gli in bocca al lupo :)Tu come stai? Dal commento che hai lasciato alla Eu so che non vedi l’ora di partire… ti credo!Io non vedo l’ora che sia giovedì pomeriggio, almeno vado a casa del mio migliore amico.. 🙂

  3. Un bacione enorme. MackyPS: Domanda che non c’entra niente. Tu per caso hai una maglietta diPimkie grigia con un mostriciattolo e la scritta "Be Colorfull"? Mi sembradi avertela vista su nella foto del profilo di Facebook…Ce l’ho identica ^^Bacio!

  4. Ma come solamente uno???? Ma dai arrotondiamo al 2..oppure anche al 3 che è il numero perfetto xD.Bellissimo questo capitolo Fra…*.* Gustav è così…non lo saprei definire nemmeno io.mi raccomando posta prestooo!!! *.*Grazie di essere passata…e mi dispiace che il mio bilancio assolmigli al tuo. Sicuramente non lo auguro a nessun altro.

  5. Comunque ci credo che non vedi l’ora di partire…mi raccomando fai bella figura,ma soprattutto DIVERTITI!! Buona fortuna!Ti Voglio bene ^^

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