“LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo XIII

 
 
 
 
 Capitolo XIII
 
 
“E’ pronto!”;
la voce allegra di Julia richiamò l’attenzione di Gustav che, nel frattempo si era seduto sul divano e seguiva il notiziario.
Prese il telecomando e spense la tv; raggiunse Julia in cucina e si sedette difronte a lei.
Gli spaghetti avevano un aspetto così invitante e Gustav non si fece pregare….. ne divorò ben due porzioni!
Julia sorrideva felice e lo accarezzava con lo sguardo.
Stava imburrando una fetta di pane quando lui, improvvisamente le afferrò una mano.
Julia sollevò lo sguardo e lo fissò per qualche istante: Gustav aveva un’espressione indecifrabile.
Le tolse il coltello dalle mani e lo appoggiò sul piatto poi si portò la sua mano sulla guancia e chiuse gli occhi.
 
“Come farò a stare lontano da te?”;
la fetta di pane che stringeva nell’altra mano le cadde nel piatto.
Sapeva che prima o poi sarebbe ripartito ma non si aspettava che accadesse così in fretta.
 
“Quando-quando parti?”;
 
Gustav riaprì gli occhi e sospirò.
Spostò la mano di Julia dalla guancia alle labbra e la sfiorò con un bacio delicato.
 
“Domani”; lo disse tutto d’un fiato, senza riuscire a guardarla.
 
“Così…..presto?…….E….dove andrai?”;
“Torno ad Amburgo e poi subito dopo, parto per New York”.
“New York….” ripetè a bassa voce; “dall’altra parte del mondo……” e il suo sguardo si perse nel nulla.
 
Julia era sconvolta, New York era così lontana e chissà per quanto tempo sarebbe stato via….
 
“Bill ha finito la riabilitazione. Partiamo per un tour promozionale negli Stati Uniti”;
 
Si sentiva soffocare….un nodo le stringeva la gola e le parole uscirono strozzate: “e….quanto tempo starai via?”;
 
“Un mese”;
 
chiuse gli occhi e serrò forte le mascelle.
 
Non devo piangere! Non devo!- continuava a ripetersi mentre respirava faticosamente e ricacciava indietro le lacrime.
Con un sorriso tirato si sforzò di dire: “Capisco….del resto è il tuo lavoro. Dovrò imparare a dividerti con i tuoi viaggi e i tuoi fan….”.
 
Gustav notò subito quel velo di tristezza che le aveva offuscato gli occhi e quel leggero tremito nella  voce e si affrettò a rassicurarla.
 
“Si ma, ti telefonerò sempre, tutte le volte che posso, te lo prometto!”
 
Julia abbassò la testa ed annuì silenziosamente.
Come avrebbe fatto a stare lontana da lui per tutto quel tempo?
Gustav le sollevò il mento e la guardò preoccupato.
 
Non devo fare così…..anche lui sta soffrendo, glielo leggo negli occhi. Non posso lasciarlo partire sereno se si preoccupa per me……ma cosa posso fare? Cosa?-
 
Con la scusa di prendere un’altra bottiglia d’acqua, si alzò da tavola.
Andò in cucina ed aprì la porta del frigo; con lo sguardo perso alla ricerca di chissà cosa, respirò profondamente.
Aveva una terribile voglia di piangere e sentiva un nodo stringerle la gola fino quasi a soffocarla.
 
 
 
Improvvisamente sentì le mani di Gustav sulle sue spalle e lentamente la fece voltare verso di sè.
I loro occhi si incontrarono di nuovo e il suo cuore riprese a galoppare velocemente.
 
“Vedrai, passerà in fretta” cercava di consolarla e al tempo stesso cercava di convicersi che sarebbe stato veramente così.
La strinse forte tra le braccia e dolcemente le sussurrò all’orecchio: “Ti penserò in ogni istante della giornata, così sarai sempre con me. Non vorrei partire…ma non posso fare diversamente”.
“Scusami Gustav…sono solo una sciocca egoista. Lo so che mi penserai e io farò lo stesso”; lo strinse forte forte a sè.
Dopo un pò  aggiunse con finta allegria:” Questo non vuol dire che la farai franca! Ti tocca asciugare tutti i piatti!!”.
 
Gustav sorrise senza dire nulla.
La scrutò con attenzione: si sforzava di sorridere e di essere serena nonostante tutto ma i suoi occhi…i suoi occhi rivelavano più di quanto lei stessa non volesse ammettere.
Aveva paura, era chiaro e non era difficile intuire il perchè ma, c’era qualcosa che andava oltre….
sembrava che nascondessero un dolore, una sofferenza…qualcosa che doveva averla segnata e aveva lasciato ferite profonde e che adesso si trasformava in smarrimento.
 
Tornarono a sedersi a tavola e finirono di mangiare, cercando di godersi il resto della serata.
Quando finirono, insieme sparecchiarono e fianco a fianco, si ritrovarono a lavare i piatti.
Si scambiavano sorrisi e baci e scherzavano allegramente.
Julia gli mise la schiuma sul naso mentre Gustav, con due coltelli, suonava su una pentola capovolta….
 
Appena finirono di lavare i piatti, si sedettero sul divano: Gustav allungò le gambe sotto il tavolino e si appoggiò comodamente allo schienale e Julia gli si rannicchiò contro.
Sulle gambe reggevano una grossa scodella di pop corn mentre i dolcetti di Franzi erano già stati spazzolati via.
Lui le cinse le spalle con un braccio mentre lei, con la testa appoggiata al suo petto, si lasciava cullare dolcemente dai movimenti regolari del suo torace che si alzava e si abbassava seguendo il ritmo dei suoi respiri.
 
Si guardarono per un istante poi Gustav le prese il viso tra le mani e cominciò ad accarezzare le sue labbra morbide con il pollice.
Sentiva il cuore martellargli forte nel petto e quando vide,la sua bocca tremare appena al contatto con le sue dita, sentì il petto attanagliato in una morsa.
La desiderava tanto, non aveva mai provato nulla di simile prima.
Desiderava ardentemente il contatto con la sua pelle vellutata; desiderava tenerla stretta fra le sue braccia, sentirla fremere mentre le sue mani sfioravano zone inesplorate del suo corpo e vederla arrossire mentre, stringendole avidamente i fianchi le avrebbe fatto sfuggire un gemito.
 
La afferrò per la vita e la sollevò, quasi fosse una piuma e la fece sedere sulle sue gambe mentre i respiri diventavano sempre più veloci.
La scodella cadde rovinosamente a terra e i pop corn si sparsero sul pavimento.
Julia gli allacciò le braccia dietro al collo e lentamente gli sfiorò le labbra con le sue.
 
Le mani fredde di Gustav si insinuarono sotto la sua maglietta leggera e quel tocco, delicato e deciso allo stesso tempo la fece rabbrividire.
Chiuse gli occhi e reclinò leggermente la testa all’indietro; le sue mani continuavano ad accarezzarle la schiena e i fianchi e il suo corpo rispose inarcandosi verso di lui.
Gustav scrutava attentamente il suo viso e le sue gote che si erano già accese di rossore.
Julia riaprì gli occhi e lo fissò intensamente: sguardi di intesa e di passione che esprimevano il desiderio di appartenersi, di essere uno parte dell’altra.
Delicatamente, gli tolse gli occhiali; ripiegò le asticelle laterali e li appoggiò sul tavolino poi, con una lentezza esasperante, cominciò a sbottonargli la camicia.
Quando anche l’ultimo bottone fu aperto, la scostò un pochino e ammirò il suo torace largo, i suoi addominali tesi che si muovevano rapidamente a causa dei respiri accellerati.
Con mani insicure, gli sfiorò la pelle levigata e lo sentì fremere.
Appoggiò le labbra sul suo collo e cominciò a torturarlo con piccoli e teneri baci.
Sentiva il suo desiderio aumentare, i suoi battiti vigorosi fargli pulsare velocemente il sangue  nelle vene.
Voleva farlo impazzire, esattamente come lui stava facendo con lei e voleva essere sua.
Riaprì gli occhi ed incrociò di nuovo il suo sguardo intenso e penetrante.
Senza dire nulla si alzò, gli prese la mano e lo guidò verso la camera da letto.
Nel buio della stanza, si ritrovarono uno difronte all’altra.
Gustav le si avvicinò,  prese i lembi della maglietta e gliela sfilò.
La cascata di riccioli biondi si riversò lungo le spalle accarezzandole dolcemente.
 
Julia si abbassò una spallina del reggiseno, poi l’altra ed infine lo sganciò facendolo scivolare in terra.
Gustav la guardava ipnotizzato.
Si avvicinò a lui, gli sfilò la camicia e poi si rifugiò tra le cue calde e rassicuranti braccia.
Era frastornato dalle emozioni, dal suo profumo delicato… sentì i suoi piccoli seni premere contro il suo petto e trattenne il respiro.
La strinse talmente forte che per un istante ebbe quasi paura di farle male e con  voce affannosa le sussurrò piano: “sei bellissima Julia”. 
La sospinse delicatamente sul letto e con mani impazienti si liberarono degli ultimi indumenti.
Le loro bocche erano unite in baci appassionati e le loro mani intrecciate saldamente.
Julia sentì su di sè, il calore del suo corpo, il suo intenso profumo, il suo tiepido respiro accarezzarle il viso.
Gustav continuava a guardarla: gli occhi luminosi, le guance arrossate, le labbra invitanti e il suo corpo esile che si abbandonava tremante sotto le sue carezze e quando fu sua, sentì il cuore esplodergli nel petto.
 
 
 
 
Julia aveva la testa appoggiata al cuscino e gli occhi chiusi: Gustav le abbracciava i fianchi e aveva il viso adagiato sul suo ventre e si lasciava dondolare dal suo respiro.
Sentiva il cuore pieno di calore: si sentiva finalmente felice.
Era tutto così bello, così perfetto.
Due calde e silenziose lacrime sfuggirono al  suo controllo e si infransero sul cuscino.
A quelle ne seguirono altre e altre ancora finchè non si trasformarono in pianto e il suo corpo fu scosso dai singulti.
Gustav aprì gli occhi e si voltò di scatto a guardarla.
“Julia, che succede?” ma lei non rispose. Continuava a piangere silenziosamente tenendo saldamente gli occhi chiusi.
Preoccupato la sollevò prendendola per le spalle.
“Julia, per favore rispondimi…..perchè piangi? Forse ti ho fatta male? Perdonami, non volevo è solo che io….”.
Lei riaprì gli occhi e lo guardò.
In quegli occhi verdi brillava una luce intensa: erano colmi d’amore e nonostante le lacrime ardeva un fuoco che gli rapì  l’anima.
Parole appena udibili uscirono dalle sue labbra.
“Sono felice Gustav….finalmente sono felice”.
Se la strinse forte al petto, appoggiò il mento sulla sua testa e poi le disse:” mia piccola, dolce Julia….tu sei la mia felicità “.
 
 
 
                                             
 
                                                                                                                                                                             …………………..continua
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