“LE PAROLE DEL SILENZIO” Capitolo XIV

 
 
 
 
                                                                                                                                                             by aquarius

Capitolo XIV

 

“Complimenti ragazzi!” disse Jost entrando nel camerino subito dopo la loro esibizione al Bambozle Festival e il tono della sua voce era particolarmente allegro.

“La mia voce non è ancora a posto” piagnucolò Bill ancora eccessivamente pallido a causa dell’intervento, lo stress, il silenzio prolungato e la paura di non riuscire più a cantare.

“Il dottore ha detto che non devi avere premura; le cose miglioreranno col tempo. Direi che ormai il peggio è passato e poi i fans americani vi hanno accolto con affetto e calore!”;

“Già…soprattutto quelle due biondine in seconda fila” aggiunse Georg sgomitando Tom.

“Eh…tutto merito del mio fascino. Il sexgott colpisce ancora!” e un largo sorriso gli illuminò il viso mentre giocherellava col suo pircing.

“Il solito egocentrico!” aggiunse Bill scuotendo la testa.

“Comunque”; continuò: “vorrei farti notare che sul cartellone che stringevano tra le mani, c’era scritto ‘Gustav, wir lieben dich’. Hanno dato persino il suo nome ad un uragano!”;

“Si l’ho sentito al notiziario questa mattina” concluse Jost.

“Gustav, tu non hai ancora aperto bocca” disse Georg voltandosi nella sua direzione.

Gustav non rispose e soprattutto non distolse lo sguardo da qualcosa che teneva stretto tra le mani.

Tom gli si avvicinò piano e lanciò un’occhiata furtiva.

“Gustav! Allora?”;

“Si? Cosa?”;

“Presa! Dunque….vediamo un pò che guardi di così interessante”;Tom gli aveva sfilato dalle mani una foto e cominciò ad osservarla con attenzione.

Ritraeva una ragazza bionda, col viso simpatico, un sorriso aperto e sincero sdraiata su un prato con i capelli sparsi sull’erba e Gustav sdraiato accanto a lei e le loro teste si toccavano.

La foto era ripresa dall’alto, probabilmente era stato lui stesso a scattarla.

Un fischio di ammirazione gli sfuggì dalle labbra.

“Niente male! Hei ragazzi, guardate un pò qua” e la voltò verso gli altri.

Tutti si avvicinarono curiosi a Tom e guardarono con attenzione la foto.

“Ma chi è questa ragazza?” chiese Bill;

“E’ veramente molto carina” aggiunse Georg;

“Solo?” continuò Tom:” è un gran pezzo di gnocca e guardate che tette!”.

Gustav si avvicinò a Tom con aria minacciosa: “Restituiscimela subito!” e gli strappò la foto dalle mani.

“Non hai rispetto per nessuno!” aggiunse furente.

Improvvisamente nel camerino piombò un silenzio spaventosamente agghiacciante: non lo avevano mai visto arrabbiarsi in quel modo.

A lunghi passi, Gustav percorse la distanza che lo separava dalla porta; con poca grazia la spalancò e uscì, sbattendola così violentemente che i vetri tremarono e parti di intonaco si scrostarono dalla parete.

Per alcuni lunghissimi minuti restarono tutti ammutoliti; Fu Jost a infrangere il silenzio.

“Stavolta l’hai fatta grossa Tom!”;

“Già, sei sempre il solito!” lo rimproverò Bill; “è da tanto che non ha una ragazza e ora che si è innamorato, fai degli apprezzamenti così pesanti e fuori luogo…..sei veramente uno stupido!”.

Tom si sedette su una delle poltroncine  e si tirò la visiera del berretto fin sopra gli occhi.

“Ha ragione tuo fratello” aggiunse Jost; “farai meglio a chiedergli scusa”.

Guardò nervosamente l’orologio e continuò con aria preoccupata: “tra venti minuti avete un’intervista e gli animi devono essere rasserenati. Sono stato chiaro Tom?”;

“Chiarissimo!” disse con aria di sfida mentre si apriva una lattina di Red Bull.

“Allora alza le chiappe e va a cercarlo!”;

“Come, adesso?”;

“Adesso!” la voce del manager non ammetteva repliche.

Controvoglia, appoggiò la lattina sul tavolino che aveva difronte, si alzò e a passi lenti, si trascinò fuori dal comerino.

Nel corridoio c’era un via vai di artisti: alcuni scendevano dal palco e altri erano in attesa di esibirsi.

Lo cercò un pò ovunque, perfino nelle toilettes ma niente da fare.

Uscì dalla zona del palco-backstage e si recò verso i parcheggi….chissà, forse era nel tourbus.

Infatti, era proprio lì che si era appartato.

Man mano che si avvicinava vedeva sempre più distintamente l’espressione accigliata e le labbra strette in una smorfia.

La rabbia non era ancora sbollita perchè prendeva nervosamente a calci, una lattina vuota.

Deglutì a vuoto e cautamente si avvicinò.

“Ti…..ti stavo cercando”.

“Che cavolo vuoi, Tom” rispose in tono tutt’altro che amichevole mentre calcianva con più forza la lattina.

“Ecco, volevo dirti che…sono stato un cretino; scusami”.

Gustav non rispose.

“…..insomma, mi conosci no? Lo sai come sono fatto ma ti assicuro che non volevo ferirti”.

Gustav continuava a rimanere in silenzio e a non degnarlo nemmeno di uno sguardo.

“Ok, d’accordo ho capito; prendimi a pugni se questo ti farà sentire meglio ma per favore parlami!”;

“Che ore sono?”;

“Le tre, perchè?”;
“C’è l’intervista, andiamo!” e controllò il suo orologio.

“Che ha il tuo orologio? Si è fermato?”;

“No; è sull’ora di casa”.

 

 

 

 

“Karin mi sembra di impazzire!”;

“E dai Julia, devi stare calma; non puoi continuare così; guarda quelle povere unghie!”;

“Lo so, hai ragione ma sono troppo nervosa. E’ partito da quattro giorni e ancora non l’ho sentito….”;

“Avrà avuto da fare e poi, non dimenticarti del fuso orario”.

“Il guaio è che non riesco più a pensare lucidamente. Mi  dici come farò a resistere un mese senza vederlo?”.

Karin la guardava con tenerezza e sorrideva.

Era tesa come una corda di violino ma le brillavano gli occhi dalla felicità; si vedeva lontano un miglio che era innamorata.

Aveva sofferto così tanto a causa di sua madre prima e di Sebastian poi e adesso, vederla così felice le riempiva il cuore di gioia.

Julia era la sua migliore amica, le voleva bene; le si era affezionata subito, fin dal giorno in cui si presentò in classe e la prof la fece sedere accanto a lei.

“Vuoi ancora un pò di pizza?”; la voce di Julia la fece tornare al presente.

Guardò l’orologio: erano già le undici.

“No grazie; voglio solo tornare a casa e andarmene a dormire: sono stanchissima”; si alzò dal divano, prese la borsa e si diresse alla porta seguita da Julia.

“Notte tesoro, ci vediamo domani e stà tranquilla; vedrai, ti chiamerà presto”;

“Lo spero tanto. A domani”.

 

 

Giornalisti e fotografi li attendevano impazienti.

L’attenzione dei media era tutta focalizzata su Bill, infatti la maggior parte delle domande riguardavano le sue condizioni di salute, il suo recente intervento alle corde vocali per la rimozione delle cisti e del lungo periodo di riabilitazione.

Solo alla fine le domande si concentrarono sui loro futuri impegni, sul tour promozionale negli Stati Uniti e sul tour europeo che erano stati costretti a sospendere.

Gustav era completamente assente, continuava a sistemarsi il berretto e a guardare l’orologio.

Era piuttosto impaziente di concludere alla svelta quella noiosa intervista e spostava nervosamente il peso del corpo da una gamba all’altra, si infilava le mani in tasca, fissava la punta delle scarpe e si sforzava di annuire ogni tanto.

Quando finalmente le luci si spensero, consegnò il microfono e disse agli altri che li avrebbe aspettati al tourbus.

Percorse il lungo tratto di strada correndo, salì sul bus e si rinchiuse nella zona notte.

Si sdraiò sul letto e tirò la pesante tenda rossa isolandosi dal resto del mondo; accese il faretto e illuminò il piccolo abitacolo.

Tutto era perfettamente in ordine: sulla mensola c’erano i suoi CD, le cuffie, il portatile, l’aeroplanino telecomandato, diverse confezioni di cerotto, alcuni pacchetti di caramelle gommose e una scatola di fazzoletti. Scostò appena i pacchetti di caramelle e prese una busta; la aprì e tirò fuori delle foto.

Erano tutte foto di Julia.

Guardò le sue labbra sorridenti e istintivamente gli venne da sorridere.

Sfiorò il viso impresso su quelle foto e chiuse gli occhi: poteva sentire il suo profumo, il sapore delle sue labbra, il calore del suo corpo e il ricordo di ciò che era accaduto qualche giorno prima gli attanagliò lo stomaco.

Prese il cellulare e compose il suo numero.

Ad ogni squillo sentiva il cuore accellerare i battiti.

“…Pronto?” la voce assonnata di Julia lo riempì di gioia.

“Ti ho svegliata?”;

Appena sentì la sua voce, Julia fece un balzo e scattò in piedi come una molla.

Sentiva il cuore battere furiosamente nel petto e i respiri diventare sempre più veloci.

“…Si, ma sono felice che tu l’abbia fatto. Avevo una gran voglia di sentire la tua voce”;

Un grosso sorriso illuminò il viso di Gustav.

“….Come stai?”;

“Abbastanza bene; i primi giorni ho fatto fatica ad abituarmi al fuso orario ma adesso va meglio”.

“….Dove sei?”;

“Nel tourbus, sono sdraiato nella mia cuccetta, guardo le tue foto e vorrei che fossi qui con me”;

Julia sentì un nodo stringerle la gola: “….Lo vorrei tanto anch’io, Gustav. Dimmi, che hai fatto di bello in questi quattro giorni?”;

“Beh, oggi ci siamo esibiti al Festival delle Mongolfiere, scattato delle foto, fatto un’intervista e adesso ci trasferiamo in albergo. Domani siamo a TRL, spero solo che non mi facciano domande, altrimenti farò la figura del perfetto idiota!”.

“….Tu non fai mai la figura dell’idiota”;

“Dici così perchè non mi hai mai sentito parlare in inglese!”;

Julia scoppiò a ridere e Gustav la seguì.

“E tu? Tu che hai fatto?”

In quel momento Bill aprì la porta e si diresse verso la sua cuccetta. Prese il registratore, il suo quaderno e la penna: aveva bisogno di annotare al più presto alcune idee che gli erano venute in mente per una nuova canzone.

Senza volere ascoltò Gustav che parlava al telefono.

“Si voglio sapere tutto quello che hai fatto senza di me”;

“Vediamo….. sono uscita con alcuni amici, sono andata a ballare e mi sono divertita moltissimo!”

“Ah!” il sorriso sparì dalle sue labbra. Rimase a lungo in silenzio e si massaggiava nervosamente la fronte.

Improvvisamente gli apparve l’immagine di Julia vestita come la sera che l’aveva conosciuta, con quell’abito mozzafiato dalla profonda scollatura sulla schiena e i tacchi alti, mentre ballava e attirava su di sè gli sguardi indecenti di chissà chi.

“….Gustav? Sei ancora lì?”;

“….e chi sarebbero questi amici? Non sarà mica quel tipo con cui stavi quella sera al First?”

La risata di Julia lo infastidì.

“Perchè stai ridendo?”;

ma lei continuava a ridere.

“Non c’è niente di divertente!”.

“….Ammettilo: sei geloso!”;

“Si, sono geloso e tanto! Adesso sei mia: appartieni a me!” disse alzando il tono della voce.

Il cuore di Julia perse qualche battito per l’emozione. Era la prima volta che sentiva parole così forti, piene di passione per lei: “….sciocco!…. Credi davvero che sia uscita a divertirmi?”;

Gustav non rispose.

“Sono andata a lavoro e il resto del tempo l’ho passato incollata al telefono, aspettando una tua telefonata. Per l’ansia mi sono mangiata le unghie fino a farle sanguinare….”

Lui tirò un sospiro di sollievo e finalmente si rilassò.

“….Non ho smesso un attimo di pensare a te, mi manchi tanto sai?”;

“Mi manchi anche tu, tantissimo e se fossi qui, te lo dimostrerei”.

Bill ascoltò la conversazione in silenzio.

“….ah, si? E come?”;

“Ti prenderei fra le mie braccia e ti bacerei fino a quando non avrei più respiro. Accarezzerei lentamente ogni singola parte del tuo corpo e ti stringerei fino quasi a farti male”.

“…Oh Gustav! Stare lontana da te è una tortura. Sono passati solo quatto giorni e mi sembra un’eternità!”;

“Lo so; anche per me è lo stesso”;

“….mmm intanto sarai circondato da migliaia di ragazze che ti mangeranno con gli occhi e grideranno il tuo nome….”;

“E’ vero, ma io non le guarderò!”;

“….Davvero?”;

“Davvero. Le altre non contano….. sai perchè?”;

“Perchè?” sussurrò piano.

” Perchè…..mi sono innamorato”; disse sottovoce.

“….Gustav, ti sento a tratti……cosa hai detto?”;

“Ho detto che….si….. sono follemente innamorato di te”.

 

 

 

……………………..continua 

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