“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XIX

In Loving Memory of
Francesca Zizi
(Amiche per sempre)
 
 

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CAPITOLO XIX

 Il tempo sembrava non passare mai.

I giorni tutti grigi e tutti uguali, erano scanditi dalla monotonia della routine: ospedale, casa, libri.

Tom era via già da un pò e ancora non sapeva quando sarebbe tornato a casa e Chris….beh, con lui le cose andavano di male in peggio.

Era sempre nervoso, scostante, sembrava che facesse di tutto per evitarla e quando le parlava, in quelle rarissime occasioni in cui accadeva, aveva un tono piuttosto severo ed evitava accuratamente di guardarla.

 Non che la cosa le dispiacesse particolarmente; Chris era un uomo meraviglioso, dolcissimo e se non avesse amato così tanto Tom, sarebbe stato un compagno straordinario.

La adorava, le diceva cose che la facevano arrossire, la confondeva con i suoi sguardi, con la sua voce calda e suadente dunque, questo cambiamento le permetteva di vedere le cose lucidamente.

Già, questo cambiamento….ma quale era stata la causa? Cosa aveva determinato questo suo modo di fare? Più se lo chiedeva e meno riusciva a capirlo ma,  vedersi tutti i giorni e lavorare fianco a fianco, rendeva l’atmosfera assolutamente insopportabile.

Dal canto suo, si sforzava di essere gentile e soprattutto professionale.

Quella mattina in ospedale c’era il solito caos di ricoveri e di emergenze e, come al solito, le sale operatorie funzionavano a pieno regime. Era sicuramente un periodo difficile viste le numerose assenze del personale, inchiodato a casa da un fastidioso virus influenzale. Monica era costretta a fare due turni di fila e qualche volte, era ritornata a fare il turno di notte.

Era semplicemente esausta, non ne poteva più: se avesse potuto, si sarebbe chiusa in casa, al buio e dormito per una settimana di fila!

“Monica”;

“Si?”;

“Prepara la sala operatoria 2 e poi cambiati” disse la capo infermiera mentre guardava con attenzione la lista degli interventi della giornata;

“Assisti il dottor Bauer  prima e poi il dottor Ziegler nella sala operatoria 7. Hai un’ora di pausa e poi Stein in sala operatoria 5. Quando hai finito, passa da me in ufficio: mancano due infermiere in pediatria”.

“Certo, non si preoccupi”.

Aveva i nervi a fior di pelle, tre interventi e un turno in pediatria! Ci sarebbe finita lei in ospedale se continuava di quel passo.

Si preparò in fretta e raggiunse la prima sala operatoria: dopo aver sistemato tutti gli strumenti ed aver aiutato Chris a indossare camice, guanti e mascherina, iniziarono ad operare.

Come al solito le cose filarono lisce come l’olio: ormai non aveva più bisogno di aiuto. Gestiva completamente il suo lavoro, sapeva esattamente come muoversi e come comportarsi in ogni situazione ma Chris, ecco, sembrava…strano.

Continuava a fissarla e a sorriderle: Monica non sapeva come interpretare questo nuovo atteggiamento.

Lui cercava in tutti i modi un dialogo: durante l’intervento più volte le aveva chiesto come stava, faceva battute divertenti e ogni tanto se ne usciva con un – che ne pensi? o – tu che faresti? – .

Di nuovo affabile, di nuovo gentile….ma cosa gli passava per la testa?

Alla fine del secondo intervento, aveva assolutamente bisogno di una boccata d’aria.

Era sfinita e l’odore della tintura di iodio, del disinfettante e dei farmaci le avevano saturato le narici.

Si tolse la cuffietta e si diresse all’ascensore: il terrazzo della Uke era straordinario: da lassù si godeva di una vista meravigliosa su tutta Amburgo ed era anche l’unico posto di tutto l’ospedale dove poteva starsene tranquilla e rilassarsi. 

Il suono del campanello dell’ascensore la avvertì che aveva raggiunto il piano; appena le pote si aprrirono, percorse un breve corridoio, aprì il maniglione antipanico ed uscì fuori.

Subito una sferzata di vento la investì in pieno scompigliandole tutti i capelli e agitandole l’ uniforme.

Monica chiuse gli occhi e respirò profondamente un paio di volte: era così piacevole quella carezza un pò brusca che le scuoteva il corpo.

Riaprì gli occhi e si incamminò verso un punto preciso: sul lato destro, in fondo, dove vi era una balaustra che permetteva di sporgersi e di guardare Amburgo in tutta la sua bellezza. Lì, qualcuno, negli anni precedenti, aveva portato delle sedie.

Si avvicinò alla balaustra e si sporse leggermente in avanti: era stupendo! Il cielo era sgombro da nuvole e la città sembrava diversa da quella altezza.

Le auto, i passanti, gli alberi  erano piccoli piccoli e il loro rumore giungeva ovattato.

Monica si sistemò una ciocca dietro l’orecchio ma il vento, continuava a scompigliarle i capelli che inevitabilmente si riversavano sul viso.

Due occhi indiscreti seguivano ogni suo movimento.

Rubavano avidamente scatti di quella bellezza e ne memorizzavano ogni dettaglio, consapevoli di non essere visti.

Amava quei capelli scuri, quelle labbra piene, quegli occhi penetranti…..se solo l’avesse ricambiato! E invece, lei era di un altro.

Fremeva al ricordo di quelle braccia che la stringevano e l’ intimità di quella telefonata: poteva quasi vederla seduta sul divano accanto a lui mentre cenavano e poi, stanca abbandonava la testa sul suo petto e lui che la accarezzava dolcemente la testa.

Inconsapevolmente stinse forte i pugni serrando le mascelle volitive.

Sospirò sconfitto e lentamente si avvicinò a lei cercando di non spaventarla.

“Ciao Monica”;

Lei si voltò di scatto, la sua voce la colse di sorpresa.

I suoi occhi erano azzurri come il cielo e sul suo bel viso, segnato da pieghe profonde, c’era un sorriso un pò tirato.

“Ciao Chris, che-che ci fai qui?”;

“Cerco di rilassarmi prima di un altro intervento. E te?”;

“Anch’io. Ho un’ora di pausa prima di tornare in sala operatoria e un turno in pediatria”;

“giornata dura eh?”;

“Già”; abbassò lo sguardo e poi si voltò di nuovo ad ammirare il paesaggio.

Chris si avvicinò a lei e si appoggiò alla balaustra.

“Certo che il panorama quassù è stupendo…”;

“Si. Vengo qui per godermi la calma di questo posto. Di sotto, a volte, è tutto così insopportabile!”;

Chris annuì senza rispondere ma si voltò a guardarla.

Era così bella…. come avrebbe resistito? Starle vicino tutti i giorni, ascoltare il suono della sua voce, sentire il suo profumo e trattenersi.

 Trattenersi dal parlarle, dall’accarezzarla, dal desiderio incontrollato di prenderla tra le braccia, stringerla forte e baciarla.

Perchè? Perchè doveva appartenere ad un altro? Lui avrebbe potuto renderla felice, darle quella sicurezza di cui lei aveva tanto bisogno, dissipare ogni dubbio, cancellare ogni incertezza e dirle che l’amava, come non aveva mai amato nessuna nella vita, perchè nessuna aveva suscitato in lui un sentimento così profondo.

Monica si sentiva a disagio.

Lui la guardava in maniera indecifrabile, lo vedeva combattuto, frustrato….forse voleva rimanere solo.

Si raddrizzò:

“Ecco….io devo andare. Ci vediamo in reparto” e si allontanò in direzione della porta.

Fece solo pochi passi quando sentì le braccia di Chris intorno alla sua vita e il suo torace aderire alla sua schiena.

Un brivido le corse lungo la schiena: quel gesto improvviso la colse di sorpresa.

“Non andartene” quelle parole erano così accorate, quasi una preghiera.

Monica non sapeva cosa dire.

“Ti prego, resta ancora qui, con me”.

“Chris, io…”;

“Non dire niente, per favore” le sfiorò la guancia con la sua e il suo respiro le accarezzava dolcemente il viso.

“Queste settimane sono state durissime. Ho fatto di tutto per starti lontano, per dimenticarti, per dimenticare i tuoi occhi, il tuo sorriso, il tuo profumo, il suono della tua voce. Volevo cancellarti dai miei pensieri, dalle mie notti insonni. Avrei voluto che la mia pelle non bruciasse tutte le volte che mi sfioravi, che le mie labbra non avvertissero così urgentemente il bisogno che ho di baciarti….” la fece voltare lentamente verso di sè e la fissò in quegli occhi stranamente limpidi e luminosi.

“Mi sono illuso che creare delle barriere, ignorarti, mi avrebbe aiutato a non soffrire più e invece….è stato tutto inutile! Vedere la tua freddezza, la tua indifferenza, i tuoi toni professionali e non più amichevoli, mi hanno inferto delle ferite troppo dolorose”.

I suoi occhi erano velati di tristezza e il viso segnato dalla sofferenza.

Monica abbassò lo sguardo.

“Io lo invidio. Darei qualunque cosa per essere al suo posto, per averti sempre al mio fianco, per amarti come meriti. Tu sei una donna straordinaria ed io non sono più un ragazzino, Monica! Io non giocherei con i tuoi sentimenti, saprei renderti felice e…” si avvicinò ancora di più a lei, la stringeva forte al suo petto; le sollevò il mento e lentamente senza quasi rendersene conto le loro labbra potevano quasi sfiorarsi ma lei lo fermò.

“Non posso Chris…. mi – mi dispiace”.

Desolatamente, lui abbassò le braccia lasciandole penzolare lungo i fianchi, liberandola.

Era penoso e frustrante vedere il dolore nei suoi occhi; lei non voleva farlo soffrire ma non ricambiava i suoi sentimenti.

Non sapeva come comportarsi, cosa dire ma alla fine pensò che la cosa migliore fosse tacere.

Si voltò e, con un grosso peso sul cuore, tornò in Chirurgia. 

                                                                                                                                        ………..continua

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