“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XX

In Loving Memory of
Francesca Zizi
(Amiche per sempre)
 
 
 

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CAPITOLO XX

Era ancora scossa dalle parole di Chris quando tornò in reparto.

Sentiva ancora il suo profumo, le sue mani stringerla forte….

Scosse la testa come a voler cancellare il ricordo di quegli istanti sulla terrazza, quei lunghi, interminabili, intensissimi istanti dove Chris le aveva aperto il suo cuore rivelandole i suoi sentimenti più profondi.

Senza capire bene il perchè, il suo corpo fu scosso dai tremiti e improvvisamente due lacrime iniziarono a scendere piano, solcandole il viso.

A quelle ne seguirono altre e altre fino a quando si trasformarono in un pianto silenzioso.

Era terribile e mortificante: lei era la causa della sofferenza di Chris!

Si sentiva come in un tiro alla fune, tirata da un lato e dall’altro: Tom era l’amore della sua vita ma non le offriva nessuna sicurezza; dall’altra Chris che le donava il suo immenso amore, la certezza di un sentimento vero e indissolubile, un amore che però non ricambiava.

Si rifugiò negli spogliatoi e si sedette sulla panca in preda allo sconforto.

Lasciò che il pianto sfogasse le sue pene, anche se quella sensazione di disagio non la lasciava in pace.

L’ingresso di due infermiere nello spogliatoio la distolse dai suoi pensieri: velocemente corse al lavandino e si sciacquò il viso.

Si asciugò con cura ma i segni del pianto non era completamente spariti: gli occhi rivelavano tutta la malinconia e la tristezza che si portava dentro.

Uscì dagli spogliatoi dirigendosi verso le sale operatorie.

 Il resto della giornata fu piuttosto tranquilla: Chris non si era visto in giro e questo fu un sollievo.

Sarebbe stato troppo imbarazzante incontrarlo, guardarlo negli occhi e fingere che tra loro non fosse successo niente.

Ogni tanto quella immagine continuava a ripetersi nella sua testa ma con tutte le sue forze, la respingeva in un angolino remoto del suo cuore.

Monica bussò alla porta dell’ufficio della capo infermiera e fece capolino.

Daphne era al telefono e con un ampio gesto della mano le fece cenno di entrare e di mettersi seduta.

“Ok, va bene. Ho capito. Così per un’altra settimana avremo questa situazione di emergenza?….A-ha, capisco ma qualche infermiera è già rientrata? Voglio dire su chi posso fare affidamento per coprire il personale mancante?…..Ok. Cercherò di risolvere nel migliore dei modi, non si preoccupi. Ci risentiamo per eventuali aggiornamenti; arrivederci Klaus”.

Attaccò il telefono e sbuffando si mise seduta prima di iniziare a brontolare e a lamentarsi.

“Tocca sempre a me risolvere i problemi di questo ospedale!” sbottò prima di bere un sorso di tè dalla sua tazza.

“Mi dispiace Monica, ma è un brutto periodo e devo chiederti di fare altri turni anche la prossima settimana”;

“Veramente io…”;

“Sì lo so che ti spremendo come un limone ma non posso fare altrimenti: ho bisogno di te e di tutte le infermiere che ancora non si sono prese questo maledetto virus!”;

Monica sospirò pesantemente ma sapeva che non poteva rifiutare; era un’emergenza e c’era bisogno dell’aiuto di tutti.

“D’accordo” disse mestamente.

“Bene; vedrai che appena questo periodo passerà, ti darò una settimana di ferie così potrai riposarti. Dimmi, come procede il tirocinio?”;

“Bene, ormai sono completamente autosufficiente in sala operatoria, sono perfettamente in grado di gestire qualunque evenienza”;

“Si, lo so. Chris parla molto bene di te”;

solo a sentire quel nome, la sua espressione mutò e la cosa non passò inosservata.

“Cosa c’è? Qualcosa non va con il dottor Bauer?”;

Monica cercò di dissimulare il suo turbamento: “No, no assolutamente. Il dottor Bauer è un chirurgo straordinario; affiancarlo è stato molto istruttivo”;

“Allora perchè quella faccia?”;
“Perchè…ecco …perchè ho la tesi tra poco meno di due mesi e non ho ancora avuto il tempo di lavorarci su” disse la prima cosa che le venne in mente.

“Capisco; beh…non si può affatto dire che ti annoi, no?”;

“Già” fece un sorriso di circostanza.

“Allora, Pediatria fino alle dieci,  Ok?”;

“Ok” si alzò e uscì dall’ufficio della capoinfermiera.

Dopo aver chiuso la porta alle sue spalle, tirò un enorme sospiro.

Camminando lentamente e a testa bassa, giunse in pediatria.

Era stanca e giù di morale, ma tornare a lavorare in reparto, anche se per poco, la rendeva molto felice.

Adorava il contatto con le persone, si imparava sempre molto e la sofferenza poteva essere alleviata a volte, con un semplice sorriso o con una parola gentile.

Era quello il motivo per cui aveva deciso di fare l’infermiera, prima che l’ambizione professionale prendesse il sopravvento.

Cancellò quell’espressione triste e malinconica dal viso e si stampò un bel sorriso.

“Salve! Sono l’infermiera Donelli; sono in sostituzione”;

“Ciao, io sono Margarete. Meno male che sei qui! Il dottore ha già iniziato il giro di visite è nella stanza 308, in fondo al corridoio”;

“Ok, lo raggiungo. Dove sono le cartelle? “;

“Eccole, prendi!”;

“Grazie, a dopo”.

Monica si precipitò nel corridoio, poi entrò nella stanza che le aveva indicato la collega.

Entrando, non aveva fatto caso a Chris che era seduto accanto ad una ragazzina, avrà avuto al massimo 14 anni e come tutte le ragazzine della sua età era piuttosto insolente.

“Visto? Che ti avevo detto? E’ arrivata l’infermiera più bella e più brava di tutto questo ospedale!”;

si voltò di scatto e lo vide sorridere.

“Chris…non sapevo che fossi di guardia qui”;

“Beh, questa influenza non ha risparmiato nemmeno i medici, quindi stanotte resto qui”;

“Io solo fino alle dieci, sono un pò più fortunata di te” e sorrise;

 Chris aveva trovato il modo di alleggerire la tensione e l’imbarazzo.

Era un uomo straordinario.

“Dunque, la signorina Weber”;

“Bessy! Cavolo Chris, ma quante volte devo ripertelo!”;
“Bessy, ha una brutta bronchite. Monica per favore prendi la sua cartella, vediamo un pò come va”;

osservò con attenzione le indicazioni che vi erano annotate e poi si infilò lo stetoscopio nelle orecchie ed iniziò ad auscultarle i polmoni.

“Bene, se continui così, fra qualche giorno uscirai”.

La ragazzinina cacciò un urlo da stadio ma subito dopo iniziò a tossire violentemente.

“Bessy! Conserva queste urla per il prossimo concerto dei Tokio Hotel!” la rimproverò Chris.

Le  si illuminarono gli occhi al solo pensiero; Monica invece,  sbiancò e il cuore iniziò a batterle forte nel petto.

“E dai Chris, piantala! Lo sai che aspetto l’uscita del nuovo album! Per il concerto dovrò aspettare ancora a lungo!”;

“Si lo so, è una settimana che non fai altro che ripetermi questa storia. Comunque, continua a seguire le terapie e cerca di non far disperare Monica, intesi?”;

“Intesi!”;

“Ci vediamo domani”.

“Ciao Chris” e gli sorrise.

“Monica, più tardi potrai somministrarle l’antibiotico prescritto”; lei annuì e silenziosamente lo seguì lungo il corridoio verso le altre stanze.

Lui la osservò con la coda dell’occhio ma non le fece domande.

Monica era contenta di non dover parlare: erano professionali e, dopo ciò che era successo sulla terrazza, era sicuramente la cosa migliore.

Proseguirono tutto il giro, visitando uno dietro l’altro tutti i piccoli pazienti del reparto di pediatria poi Chris si ritirò nella sala medica e Monica, iniziò il giro delle terapie.

Cielo! Era ben felice di non lavorare in quel reparto!

I bambini erano pazienti difficili, facevano capricci per mandar giù lo sciroppo e piangevano e si dimenavano come degli ossessi quando dovevano fare una puntura.

Dopo una giornata come quella, l’unica cosa che desiderava, era tornare a casa, farsi una bella doccia ed infilarsi tra le lenzuola morbide e profumate del suo letto.

Entrò finalmente nell’ultima stanza: Bessy aveva le cuffie e ascoltava la musica a tutto volume.

Aveva le gambe accavallate e una seguiva il ritmo della musica mentre aveva la testa ficcata in un giornale per adolescenti: aggrottava le sopraciglia e si mordeva nervosamente il labbro inferiore.

“Bessy?” ma la ragazza non la sentì, intenta com’era in quella lettura.

“Bessy, le medicine…”;

“Merda!” esclamò all’improvviso.

Monica si voltò verso di lei e le sollevò una cuffia:

“Bessy, le medicine!”;

“Oh scusa, non ti avevo sentita entrare” prese le pastiglie che le porgeva Monica e le mando giù con un sorso di succo d’arancia.

“Misuriamo la febbre ok?”;

“Ok” prese il termometro e se lo infilò sotto l’ascella.

“Dì un pò, che cosa leggevi di così interessante?”;

“Tu li conosci i Tokio Hotel?”; Monica sorrise a quella domanda.

“Un pò….” rispose vaga;

“Io sono pazza di loro!” disse con un entusiasmo ed un fervore che la colpirono.

“Colleziono tutto ciò che li riguarda: a casa ho di tutto, dal puimino alla penna e centinaia di foto e di poster. Tom mi fa impazzire! Dio, quando gioca con quel piercing al labbro…..io-io ahhh! Non lo so. Quel ragazzo è speciale! E’ bellissimo, è intelligente, è sensibile, è sexy insomma tu sai quello che voglio dire?”;

Monica annuì sorridendo.

Certo che sapeva quello che intendeva dire…lo sapeva fin troppo bene!

Se avesse saputo che di fronte a lei, c’era la ragazza con cui Tom passava le sue notti, che stringeva tra le sue braccia ogni volta che il suo lavoro glielo concedeva, che aveva portato a casa sua, che gli aveva presentato i suoi cani…beh, forse sarebbe stata capace di sopprimerla!

Ad un tratto però la sua espressione si incupì.

“E quello s*****o lo sai che ha fatto?”;

“No, cosa ha fatto?” chiese mentre si riprendeva il termometro e, dopo aver guardato il suo piccolo orologio da polso, annotò la temperatura sulla cartella.

“Si è fatto fotografare in compagnia della sua ragazza!”;

Monica sbarrò gli occhi e le cadde la cartella dalle mani.

Il cuore iniziò a battere forte nel petto e una domanda  improvvisamente affollò i suoi pensieri: quando?

Quando era successo? E come era potuto accadere?

 Loro facevano sempre molta attenzione a non destare sospetti, ad evitare con cura le strade troppo affollate, i locali “in” di Amburgo, i posti troppo frequentati, i ristoranti alla moda.

Non uscivano mai contemporaneamente e, raramente si scambiavano effusioni in pubblico.

Respirava a fatica e sentiva le tempie pulsare forte.

“Hei! Ti senti bene?”;

“Si – si non preoccuparti, sono solo un pò stanca. Posso-posso vedere quelle foto?”;

non sapeva da dove aveva tirato fuori il coraggio per chiedere di vederle. Cosa avrebbe fatto se Bessy l’avesse riconosciuta?

“Certo, prendi”;  le lanciò il giornalino.

“Pagina 28”; continuò.

Con mani tremanti Monica sfogliò  quel giornale e man mano che si avvicinava alla pagina indicata sentiva crescere l’ansia.

Col cuore che sembrava volerle schizzare fuori dal petto, vide l’immagine di Tom che abbracciava una ragazza….bionda.

Sentì il petto trafitto da una lama e il cuore infrangersi in mille pezzi.

Aveva gli occhi sbarrati e le labbra livide strette in una smorfia.

Era un dolore sordo, opprimente, straziante.

Le lacrime cominciarono a rotearle negli occhi.

Come….come aveva potuto farle una cosa simile?

Quelle foto erano state scattate la sera prima della sua partenza per Los Angeles.

Le aveva mentito dicendole che aveva un impegno con quelli della casa discografica.

Perchè?…. Perchè

Quegli scatti li ritraevano  mentre si baciavano e poi  davanti ad un hotel mentre lui la teneva stretta a sè.

Non riusciva più a respirare, si sentiva mancare la terra sotto i piedi.

L’articolo, scritto a caratteri cubitali, diceva:

Ecco la misteriosa fidanzata di Tom Kaulitz, il chitarrista dei Tokio Hotel!

e poi continuava:

– I due piccioncini sono stati ripresi mentre uscivano da un locale esclusivo di Amburgo, dove aveva avuto luogo un importante evento mondano.

Lei, è la nuova assistente della band, l’addetta alle pubbliche relazioni e a quanto dicono le persone vicine al chitarrista, tra  loro è scintille.

Che sia il vero amore? –

Monica non riuscì a finire di leggere.

Tremava come una foglia, sentiva le gambe cedere; non questa volta…..questa volta non avrebbe retto.

Strinse forte il giornale tra le mani, le lacrime ormai le inondavano il viso: scappò via lontano.

Lontano da quelle immagini, lontano da quella pena che la stava soffocando.

Correva in preda alla rabbia e alla frustrazione.

Era riuscito ad umiliarla, a prendersi gioco di lei, a calpestare i suoi sentimenti ancora una volta.

Era talmente sconvolta e gli occhi talmente pieni di lacrime che non vide la persona  contro la quale andò a scontrarsi.

L’uomo la sorreggeva tenendola saldamente per le braccia.

Piangeva così forte che le parole le uscirono a fatica.

“Scu-si io-io non l’ave-vo”;

“Monica….Monica che succede?”;

come se si stesse risvegliando da un incubo riconobbe la sua voce; sollevò lo sguardo e lo guardò appena.

“Chris…. niente; non è successo niente” la voce era interrotta dai sigulti.

“Se non è successo niente, perchè piangi?”

“Lasciami andare ti prego…. ” si divincolò dalla sua presa e corse via.

Andandosene, aveva lasciato cadere il giornale in terra.

Chris lo raccolse guardandolo con interesse; lo sfogliò e vide quelle foto.

Si voltò verso la porta ma Monica era già andata via. 

                                                                                                              ……………continua

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