“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXIII

In Loving Memory of
Francesca Zizi
(Amiche per sempre)
 
 

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CAPITOLO XXIII

Aveva vagato per ore senza meta, senza un posto ben preciso dove andare fino a quando il buio non sopraggiunse.

Non riusciva a togliersi dalla testa quello sguardo colpevole.

Tom aveva mille difetti ma i suoi occhi non mentivano e quello che vi aveva letto era una tacita ammissione di colpa. Però quanto faceva male pensare di dover affrontare domani senza avere più la certezza della sua presenza.

Anche se non era la prima volta che aveva dovuto dirgli addio, faceva comunque molto male: a certe cose non si fa mai l’abitudine ed ogni addio è diverso e doloroso allo stesso modo.

Cosa avrebbe provato nel tornare a casa?

Con quale coraggio sarebbe riuscita ad entrare?

Respirare ancora il suo profumo e non trovare più le sue cose.

 Era così normale vedere il suo spazzolino da denti verde accanto al suo, la schiuma da barba, il suo rasoio, i suoi vestiti e le scarpe sparse un pò ovunque….

Come sarebbe riuscita a chiudere occhio senza la sua maglietta addosso?

Ogni angolo di quella casa, era pieno di ricordi di momenti belli e terribili vissuti con lui.

Scosse violentemente la testa.

Non poteva farcela.

Non questa volta.

Le lacrime ripresero a scendere senza controllo.

Non aveva nemmeno provato a negare. Forse perchè era talmente evidente che non aveva avuto l’ardire di smentire.

Fermò l’auto in un viale che le sembrò familiare, accanto ad un parco con degli abeti altissimi.

Sollevò lo sguardo ma non riconobbe il posto.

 Fece spallucce.

Poco importa dove mi trovo….non voglio tornare a casa! Non posso tornare a casa…-

Con la mente completamente vuota e il cuore pesante, scese dall’auto.

Pioveva a dirotto ma non le importava nulla. Voleva solo non soffrire così tanto, cancellare il ricordo di quei momenti terribili.

Camminò per un pò, girovagando qua e là senza sapere bene dove andasse poi trovò una panchina e si sedette. La pioggia fredda continuava a colpirla ma lei era completamente indifferente a tutto ciò che la circondava e che succedeva intorno a lei.

Se solo quel maledetto mal di testa le avesse concesso un pò di tregua!

– Ho fatto la cosa giusta– continuava a ripetere per convincersene.

-Adesso sei un uomo libero, Tom. Adesso potrai riprenderti la tua vita e vivere nel modo in cui più ti piace senza sentire stringere, intorno al collo, il laccio del mio amore. Sapevo che eri uno spirito libero… ti ho fatto del male  e  ne ho fatto anche a me stessa. Non ho voluto guardare in faccia alla realtà e adesso ne  pago le conseguenze.

… E adesso che farò, Tom? Come vivrò senza di te?  Ho infranto  tutti i miei sogni, tutte le mie speranze per il futuro.

..Eri tu il mio futuro–   sentiva tanto freddo e tremava.

Improvvisamente si sentì cingere le spalle e vide qualcuno che la copriva con un ombrello.

“Monica, che ci fai qui?”;

sollevò lo sguardo e lo vide.

“Chris…ma da dove sbuchi?”;

“Da casa mia. Ho sentito un tuono: mi sono affacciato e ti ho vista qui, seduta sotto la pioggia”;

“Oh Chris….” ed iniziò a piangere forte.

“Che è successo? Hai voglia di parlare un pò con me?” era così calmo e premuroso che Monica sentì l’impulso di confidarsi con lui e di raccontargli la verità.

” E’-è finita” ; fece una lunga pausa intervallata solo dal pianto e poi continuò:

 “L’ho lasciato”.

Vedendola in quello stato, gli si strinse il cuore:  la abbracciò forte accarezzandole dolcemente la testa.

“L’avevo immaginato” disse con il tono più rassicurante del mondo.

“E’…è stato orribile Chris! Credevo di non riuscirci…di non esserne capace…”;

“Capace di cosa?”;

” Di lasciarlo andare…io, non posso vivere senza di lui…se solo mi avesse detto qualcosa forse…forse io”;

“Schhh! Non dire altro….” e la strinse maggiormente a sè mentre sentiva il suo corpo tremare.

“Mi dispiace tanto Monica…” ma lei non ebbe la forza di rispondere.

 Si lasciò solo cullare dalle sue braccia e dalle sue labbra tiepide che le sfioravano la fronte.

Sembrava che in quell’abbraccio, quel dolore sordo si attenuasse un pochino, che quel peso che le opprimeva il petto, le consentisse di respirare, che quel freddo che le attanagliava l’anima, cominciasse ad affievolirsi ma le lacrime….quelle non volevano smettere di venire giù.

“Su, adesso basta piangere. Vieni. Andiamo a casa. Sei completamente bagnata e rischi seriamente di farti venire un accidenti”.

“No…non preoccuparti, adesso passa….”;

Chris non aggiunse altro: l’aiutò a sollevarsi da quella panchina e tenendola stretta a sè la obbligò a seguirlo;  raggiunsero il portoncino del palazzo.

Durante il breve percorso non dissero una parola: si sentivano solo i singhiozzi di Monica.

Entrarono in casa.

“Vado via subito….. non voglio disturbarti oltre”;

“Non dire sciocchezze; dove credi di andare in questo stato. Dì un pò, da quanto tempo non mangi?”;

“Non…lo so…e comunque non ho fame”.

“Ascolta Monica, adesso facciamo così: ti togli questi abiti fradici, ti fai un bagno caldo e mangi qualcosa”;

“No, non se ne parla….anzi, vado via subito” e si indirizzò verso la porta di casa.

“E dove andrai? Torni a casa?”;

“No…non voglio tornare a casa…non ancora”;

“Allora fa come ti dico. Appena avrai mangiato qualcosa, ti accompagno. Ma prima”; si recò in bagno.

Prese degli asciugamani puliti da un mobiletto e  aprì il rubinetto dell’acqua calda nella grande vasca, aggiunse  dei sali profumati alla lavanda poi tornò da lei.

 Le prese la mano e la accompagnò dentro.

“Qui c’è l’asciugatrice. Tra mezz’ora i tuoi abiti saranno asciutti. Sai come funziona, vero?”;

Monica annuì.

“Ok, allora vado di là”.

Stava per andarsene ma lei trattenne la sua mano;

Chris si voltò lentamente e vide il suo sguardo segnato dal pianto e dalla sofferenza: era così tenera ed indifesa allo stesso tempo che sentì l’irrefrenabile impulso di stringerla ancora e di coccolarla come si fa con i bambini.

Avrebbe voluto proteggerla, confortarla, farle sentire il calore del suo amore: l’amore di un uomo che sa prendersi cura della sua donna, che sa incoraggiarla, sostenerla e soprattutto farla sentire il centro di tutto il suo universo.

“Grazie” disse semplicemente.

Lui annuì in silenzio e poi uscì.

Rimasta sola, Monica si spogliò e si  immerse in quell’acqua calda e profumata: chiuse gli occhi e distese i muscoli tesi ed intorpiditi. Dopo qualche minuto aveva smesso di tremare e di sentire freddo ma non aveva smesso di piangere. Sembrava che le lacrime non dovessero mai smettere di venire giù. Era terribile realizzare che da quel momento in poi, lui non avrebbe più fatto parte della sua vita.

Chris intanto aveva preparato una zuppa calda.

Era preoccupato e allo stesso tempo eccitato: da tempo sognava intimamente di stare un pò da solo con lei. Dopo quella sera, al porto, non avevano più avuto occasione di trascorrere  del tempo insieme, lontano dall’ospedale ed ora era finalmente lì,  nella sua casa, nella sua vasca. Tra un pò avrebbe mangiato alla sua tavola….era un’emozione forte, una scarica di adrenalina allo stato puro. Sperava tanto di riuscire a controllare il suo entusiamo. Lei stava soffrendo e non voleva mostrarsi insensibile: dopotutto aveva appena chiuso una storia molto importante nella quale aveva riposto molte speranze.

Guardò l’orologio.

Era già più di mezz’ora che era chiusa in bagno.

Con discrezione si avvicinò alla porta e bussò: “Monica, va tutto bene?”;

“Si-si. Va tutto bene”.

“Appena te la senti, vieni a tavola ho preparato qualcosa di caldo da mangiare”.

“Non mi va ma, grazie lo stesso”;

“Non è ammesso un – non mi va – come risposta”;

la sentì mugugnare qualcosa dall’altra parte e la cosa lo fece sorridere.

Si diresse  ai fornelli, diede un’ultima mescolata alla zuppa bollente e poi spense le piastre. Aprì un mobile e tirò fuori due piatti; prese il mestolo, lo riempì  e cominciò a versarla nel piatto.

“E’ pronto! Non farla raffred-“

Monica era appena uscita dal bagno ed era completamente fasciata in un telo di morbida spugna nera. Guardò ammirato i suoi  piedi aggraziati, le caviglie sottili, le gambe toniche e slanciate, le morbide curve dei fianchi e dei seni, le spalle dritte, il colorito abbronzato della sua pelle e i suoi meravigliosi capelli ricci  lungo la schiena:

“-dare”.

 Era rimasto stregato dalla sua bellezza che non si era accorto di aver lasciato il mestolo a mezz’aria.

“Attento, stai facendo cadere la zuppa!”;

si voltò cercando di essere indifferente ma era impossibile non restare abbagliati da quella visione.

“Chris, non avresti qualcosa da prestarmi almeno fino a quando i miei vestiti non saranno asciutti?”;

“Si-si certo”; si sforzò di non guardarla e di controllarsi.

 Corse di sopra e aprì il suo cassettone tirandone fuori una maglietta bianca ed un paio di pantaloni di cotone a strisce bianche e blu. Era il suo pigiama.

Scese di sotto e la vide seduta sul divano, con lo sguardo perso nel vuoto.

Chissà a cosa stava pensando ma certo, non era difficile da immaginare.

La osservò in silenzio sicuro di non essere scoperto.

Era una creatura meravigliosa, la donna più bella che avesse mai incontrato e l’unica con la quale avrebbe voluto dividere la sua vita.

Si schiarì la voce con un colpo di tosse attirando così la sua attenzione.

“Ecco, prendi. Forse saranno grandi per te….”;

“andranno benissimo; non preoccuparti”.

Si alzò dal divano e si chiuse in bagno ma poco dopo ne uscì con solo la maglietta indosso.

Era talmente lunga che poteva tranquillamente essere indossata come un vestito.

“Ti…ti sta benissimo” disse  vedendola.

” Chris, io non voglio disturbarti ancora. Appena i mei vestiti saranno asciutti me ne torno a casa. Hai già fatto tanto per me “;

“Non ho fatto proprio niente. Dai vieni  a mangiare”;

si sedette a tavola accanto a lui e distrattamente cominciò a sbocconcellare.

Girava il cucchiaio nella minestra distrattamente: ripensava a quelle foto, a tutto l’accaduto e inevitabilmente le lacrime ripresero a venir giù.

“Deve essere disgustosa ….”; la voce di Chris la distolse da quei pensieri.

“Scusa. Dicevi?”;

“Che deve essere disgustosa. L’hai a malapena assaggiata. Devo essere un cuoco terribile” e scoppiò in una fragorosa risata.

 “No; al contrario. E’ deliziosa….sono io che non riesco a mandar giù nulla”.

“Lo so che non è facile. Capisco perfettamente cosa provi. Mi sentii allo stesso modo quando Alexandra mi lasciò. Persi completamente fiducia in me stesso. Mi era crollato il mondo addosso e non avevo la forza di reagire, di voltare pagina e andare avanti”;

“E’ così che mi sento infatti. Vuota.  Vuota e sola”;

“Ah grazie! Ed io che ci starei a fare qui? Siamo amici, no?”;

Monica annuì;

“e gli amici ci sono accanto nei momenti difficili, perciò basta  capricci. Ancora qualche cucchiaio” prese il cucchiaio, lo immerse nella minestra, lo riempì e glielo portò alle labbra.

Monica storse un pò il naso ma poi  si lasciò imboccare.

Finirono di mangiare.

Monica lo aiutò a sparecchiare la tavola e a sistemare la cucina poi si sedettero sul divano a guardare la tv .

Ogni tanto Chris si voltava a guardarla, era come assente.

Fisicamente era lì, accanto a lui ma i suoi pensieri vagavano chissà dove.

Aveva gli occhi velati da tanta tristezza…..

Istintivamente prese la sua mano e la strinse forte tra le sue.

Monica si voltò a guardarlo e gli sorrise mesta.

“Monica…io volevo dirti che, ecco….io per te ci sarò sempre, capito?”;

Lei annuì e appoggiò la testa sulla sua spalla.

Chris le cinse le spalle e le baciò la fronte.

Improvvisamente il suono del cellulare interruppe la magia di quel momento.

Chris esitò nel rispondere.

“Vai….potrebbe essere l’ospedale”;

“Si ma, torno subito”.

Si alzò e andò a rispondere e come Monica aveva previsto era l’ospedale.

Volevano notizie riguardo la terapia da seguire di una paziente di Chris.

“Un attimo, recupero la documentazione e vediamo cosa avevo prescritto”; salì al piano di sopra lasciando Monica da sola.

La telefonata fu più lunga del previsto mentre lui non vedeva l’ora di sganciarsi per tornare da lei.

Finalmente concluse la telefonata e scese al piano di sotto.

“Uff… a volte è dura farsi capire dalle allieve….” ma non concluse la frase.

Lo spettacolo che gli si presentò davanti lo lasciò senza fiato.

Stremata Monica si era addormentata sul suo divano.

Restò lì sulle scale, immobile, senza fare alcun rumore contemplando la sua bellezza.

I morbidi ricci erano scomposti sul cuscino, i lineamenti del viso finalmente distesi, le labbra carnose leggermente socchiuse. Una mano era sotto il viso mentre l’altra seguiva la linea dei fianchi e le gambe scoperte erano lisce e vellutate.

Si avvicinò lentamente fissando nella sua testa ogni singolo particolare.

“Quanto sei bella Monica, nemmeno tu sai quanto sei bella…”.

La osservò ancora a lungo non riuscendo a distogliere lo sguardo dalla donna che desiderava ardentemente facesse parte della sua vita.

“Come sarebbe bello passare il resto della mia vita accanto a te….sei tu che manchi per dare un senso alla mia vita, Monica”.

Fantasticando su come quella scena avrebbe potuto essere la loro quotidianità, si decise a salire al piano superiore. Prese un piumino dall’armadio e, facendo attenzione a non svegliarla, la coprì.

Si sedette sull’altro divano con un tenero languore che pervadeva il suo essere.

In quel momento era l’uomo più felice del mondo

                                                                                                                     ……………..continua

 

 

    

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