“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XI

In Loving Memory of

Francesca Zizi

(Amiche per sempre)

 

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CAPITOLO XI

  

“Allora gli strumenti utilizzati per la sutura sono….sono….dunque….uffa! Cavolo sono tre ore che cerco di ricordarmi questi stramaledetti strumenti ma proprio non ci riesco!”;

disse scoraggiata lanciando il libro per aria.

Si passò una mano tra i capelli e sbuffò spazientita.

Gli occhi le pizzicavano terribilmente, aveva sonno ma che ore erano? Lanciò un rapido sguardo alla sveglia sul suo comodino.

“Le due? E’ già così tardi? E domani devo anche alzarmi presto…. ma prima”   afferrò la tazza e tracannò un’altra abbondante sorsata di caffè; ormai era diventata una caffeinomane e ne consumava quantità industriali: era l’unico modo per riuscire a restare sveglia e studiare per la laurea.

 Recuperò il libro e rilesse attentamente l’ultimo paragrafo di quel noiosissimo capitolo.

Ripetè a voce alta il nome degli strumenti poi si ficcò sotto le coperte e spense la luce.

Con gli occhi chiusi si accovacciò su un fianco e respirò profondamente; immediatamente avvertì il profumo di Tom tra le lenzuola.

Era via solo da un giorno e già le mancava così tanto.

Chissà cosa stava facendo; certo anche per lui era un periodo stressante.

Quei continui viaggi negli Stati Uniti e lavorare alla stesura del nuovo album lo innervosivano e lo rendevano ancora più irrequieto.

“Come se questo fosse possibile!”” pensò sorridendo.

Era già piuttosto insofferente di natura e con pochissima pazienza  ma, negli ultimi tempi, il suo carattere era decisamente peggiorato.

Sorrise pensando al suo agitare le gambe e mordersi le labbra mentre da quegli occhi nocciola tuonavano fulmini e saette che spesso si trasformavano in parole taglienti. 

“Ovunque tu sia, Tom….ti amo tanto”.

Adagiò meglio la testa sul cuscino e si addormentò quasi immediatamente.

Il sonno però, fu agitato: fece uno strano sogno.

Era sul lago, seduta sulla solita panchina e Tom  le sorrideva, la teneva stretta, la guardava con il suo solito sguardo che la lasciava senza respiro.

Le sfiorò le labbra con il pollice e lentamente si avvicinò alla sua bocca e la baciò.

Conosceva il calore di quella bocca, le sue labbra morbide, il suo piercing ma, ad un tratto qualcosa cambiò.

C’era qualcosa di diverso.

Istintivamente aprì gli occhi e Tom non c’era più.

Al suo posto c’era Chris che la baciava con un impeto ed una passione travolgente e lei, non riusciva a sottrarsi a quel bacio.

Quelle labbra un pò ruvide e carnose la trascinavano in un vortice di emozioni.

Tra un bacio e l’altro, i suoi occhi azzurri la fissavano con un tale desiderio da sconvolgerla e turbarla profondamente.

Si sentiva in colpa, sapeva che era sbagliato, che non poteva fare una cosa simile  ma la sua volontà era completamente sopraffatta da ciò che provava.

Gli allacciò le braccia al collo e, con la stessa intensità, rispose ai suoi baci.

Improvvisamente avvertì un suono, uno strano ronzio; si staccò da Chris ed incrociò gli occhi di Tom: aveva assistito a tutta la scena!

Era adirato, lo sguardo furente, le labbra strette e la mascella indurita.

“Scusa Tom, non volevo…io-io non so cosa mi è preso” continuava a ripetere  ma lui le voltò le spalle e si allontanò.

Lei provò ad inseguirlo,  a raggiungerlo ma lui era sempre troppo lontano fino a quando divenne un puntino sfuocato in mezzo al buio dal quale, un pò alla volta veniva inghiottita.

Aprì gli occhi  di colpo sollevandosi dal cuscino.

Le occorse qualche istante per capire che si trovava nel suo letto e che le prime luci dell’alba filtravano attraverso le tende spesse.

Aveva ancora il fiato corto e il cuore che batteva furioso ma continuava a sentire quel suono.

Si guardò intorno e si accorse che il cellulare vibrava sul cuscino accanto al suo.

“Pronto” aveva la voce  assonnata.

“….Monica, ti ho svegliata?” la voce di Tom fu come una doccia fredda.

“No- no, voglio dire si ma, non importa”.

“….Scusa, non volevo; non mi ricordo mai del fuso orario. Che ore sono da te?”;

“Le cinque” disse guardando la sveglia “ma, non preoccuparti; lo sai, tra poco avrei comunque dovuto alzarmi. Allora che mi racconti? Com’è Los Angeles?”

“….Favolosa! Qui è bellissimo: le strade, le spiagge, l’oceano è tutto incredibile e non ti dico i locali!” si sentiva che era entusiasta di quella città.

“E le ragazze?”;

“….Veramente non ci ho fatto caso….” Monica udì la sua risatina e sorrise.

“Si ed io ti credo!”;

“…D’accordo, magari un’occhiatina gliel’ho data ma piccola piccola perche credimi, non ho fatto altro che pensare a te”;

“Attento Tom, a me non puoi mentire e, in questo momento mi stai dicendo una grossa bugia! Hai mangiato qualcosa?”;

“…Si, non preoccuparti”;

“E il lavoro come procede?”;

“…..Diciamo bene ma ci sono tanti problemi da risolvere. Monica adesso devo andare, mi stanno aspettando. Ci sentiamo presto ok?”;

Ok” e prima di avere il tempo di dirgli ciao, aveva già riattaccato.

Rimase  al telefono ascoltando il nulla.

Sospirò pesantemente.

Ripose il cellulare e lo adagiò sul letto poi tirò su le ginocchia e le circondò con le braccia.

Aveva freddo.

 Non era a causa della temperatura: ormai era già primavera; era come un fosco presentimento, qualcosa che non presagiva nulla di buono.

Ultimamente quella sensazione era diventata piuttosto frequente e odiava come la faceva sentire.

Sempre più spesso si ritrovava faccia a faccia con quella che lei cominciava a considerare la dura realtà e le solite domande continuavano ad affollarle la testa.

Cominciava a sentirsi sola.

Si, era davvero sola.

Certo, nei momenti in cui stavano insieme facevano scintille: la passione tra loro non mancava, era bellissimo stare tra le sue braccia e fare l’amore con lui, dormire stretti l’una all’altro  ma,  non sopperiva alle troppe mancanze e a quella solitudine a volte fin troppo angosciante.

“Non mi ha neanche chiesto com’è andato il mio primo intervento…..”  tirò su un lato del labbro in una smorfia che avrebbe dovuto assomigliare ad un sorriso.

Appoggiò la fronte alle ginocchia e sospirò ancora.

Aveva una gran voglia di piangere.

Il suono della sveglia la destò da quel torpore.

La spense e, stancamente, si alzò dal letto. 

 

“Hei, Ciao cuginetta; come stai?”;

La voce allegra di Klaudia la investì come un arcobaleno di colori.

“Sto bene, a te è inutile chiederlo: oggi sei raggiante”;

“Si sono felicissima. Ho una novità e sono venuta di corsa a dirtela. Ci tenevo tanto che tu fossi la prima a saperlo”;

“Una novità?! E di che si tratta?”;

“Io e Marco abbiamo comprato casa!”;

Monica fece un salto di gioia.

“Dai è stupendo! Sono contentissima per te e Marco. Dove? E com’è?”;

“Oh non credere che sia chissà-che! E’ solo un appartamentino ma a me sembra una reggia!”;

“Da come lo dici è sicuramente vero”.

“E’ poco distante da casa tua, ha due camere da letto un salotto e una cucina tutto qui ma è assolutamente grazioso ed io e Marco lo adoriamo!”;

“Cavolo, le cose fra voi due diventano serie eh?”;

“Si, questo è solo il primo passo. Oh Monica, non immagini quanto sia felice!”;

“Non hai bisogno di dirlo, te lo si legge in faccia!”;

“Si vede così tanto?”;

“A-ha” rispose sorridendo.

“Devi venire a vederlo!”;

“Ma certo; dimmi quando e ci sarò”;

“Bene, allora appena posso ti chiamo e ci mettiamo d’accordo. Voglio che ci sia anche Marco quando verrai. Adesso scappo. Ciao cuginetta” e le schioccò un bacio sulla guancia.

“Ciao Klaudia”.

Monica la vide allontanarsi; cinguettava come un canarino su quei tacchi vertiginosi e l’abito colorato.

Le augurava di essere felice in quella casa assieme a suo cugino che letteralmente adorava.

Lentamente, il sorriso abbandonò le sue labbra e divenne triste.

Si lasciò andare su una sedia e il suo sguardo si perse nel nulla.

I suoi pensieri erano rivolti a Tom.

Era difficile immaginare un futuro così bello anche per loro.

Lei e Tom, insieme a fare progetti, a comprare casa….vivere insieme. Sospirò sconsolata.

“Ma che sospirone!”;

la voce di Chris la colse alla sprovvista.

Era talmente immersa in quel groviglio di pensieri che non si era accorta del suo arrivo.

“Va tutto bene Monica? Hai un’aria stanca”;

“Ciao Chris; e a te come va?”;

“Non ti hanno insegnato che non si risponde ad una domanda con un’altra domanda?”;

“E a te non hanno insegnato che non bisogna essere indiscreti?”;

“Mmm….siamo di cattivo umore a quanto pare!”;

“E anche se fosse? Comunque non sono affari tuoi!” rispose acida.

“Ho capito; tolgo le tende! Ci vediamo dopo in sala operatoria” e se ne andò.

Monica scosse la testa.

Perchè era stata arrogante? Dopotutto non era certo colpa di Chris se le cose tra lei e Tom non funzionavano come avrebbe voluto.

Lui aveva solo tentato di essere gentile.

Sbuffò, poi si alzò dalla sedia e uscì in corridoio.

“Chris?”;

Sentendosi chiamare, lui si voltò.

Quanto era bello nel suo camice bianco e con lo stetoscopio sul collo.

Quegli occhi azzurri la fissavano intensamente e inevitabilmente ripensò al sogno della notte scorsa.

Si avvicinò a lui e con lo sguardo basso tentò di scusarsi.

“Ecco….”;

“Si? Hai bisogno di qualcosa Monica?”;

“Volevo chiederti scusa” sollevò lo sguardo e lo osservò con attenzione.

Uno strano batticuore cominciò a farla agitare.

Chris le sorrideva e, come attratti da una calamita, i suoi occhi si soffermarono sulle sue labbra.

Un brivido le corse lungo la schiena al ricordo di quel sogno: quei baci adesso ardevano sulle labbra come se fossero stati reali.

 Istintivamente se le toccò.

“Sono io che dovrei chiederti scusa. A volte sono irritante; mi dispiace”.

“Non è così. Sono io che ultimamente sono troppo suscettibile e mi arrabbio per nulla. Tu hai solo cercato di essere gentile ed io sono stata troppo arrogante. Scusami, davvero”;

“Scuse accettate. Non parliamone più ok?”;

“Ok”.

“Dì un pò, che fai oggi pomeriggio?”;

“Beh, veramente dovrei studiare”;

“Prospettiva ben poco interessante con una giornata splendida come questa”;

“Già; in effetti non ne ho nessuna voglia”.

“Che ne dici invece di aiutarmi?”;

“Aiutarti?! Io?”;

“Si certo! Oggi pomeriggio ho appuntamento con un agente immobiliare. Devo vedere un paio di appartamenti. Verresti con me? Potresti darmi dei suggerimenti”;

“Se vedessi il buco in cui vivo, di certo non lo chiederesti a me” e rise.

Anche Chris rise e i suoi occhi si illuminarono.

Lo scrutò  minuziosamente e  notò una rete di minuscole rughe formarsi intorno agli occhi quando rideva e questo lo rendeva così maturo e interessante.

 Era innegabile: era senza dubbio un uomo molto affascinante!

Un uomo!

Si soffermò su quella considerazione.

Effettivamente era un uomo raffinato, colto, simpatico e determinato.

Non era un ragazzino volubile che ancora non sapeva bene cosa voleva!

….ma lei adorava quel ragazzino!

“Allora, che mi rispondi?”;

“D’accordo”;

“Benissimo! Allora dimmi dove abiti. Vengo a prenderti verso le cinque ok?”;

Monica gli scrisse l’indirizzo su un foglio della cartella clinica che Chris stringeva tra le mani.

“A più tardi”.

                                                                                                         …………………….continua

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2 commenti su ““Un Magnifico Disastro”. Capitolo XI

  1. First One *-* Here I Am 🙂
    Brutto sogno…brutto bruttissimo sogno non c’è che dire 😦 speriamo che non si avveri nel corso della storia.
    Capitolo impeccabile Fra non c’è che dire *-* Complimentissimi!
    Come stai? Tra qualche giorno qualcuno di mia conoscenza compie gli anni o sbaglio? 🙂 Goditi questi ultimi giorni perchè adesso comincia la scalata verso la maggiore età!
    un bacione
    Eu

  2. Uff, stavolta non sono arrivata per prima! Va beh, mamma ricomincia a sequestrare il pc, che ci possiamo fare?

    Allora! Questo capitolo è senza dubbio stupendo come al solito… ma quel Chris non mi piace nemmeno un po’. Continuerò ad odiarlo fino alla fine della Fan Fiction, solo perché non è Tom. Perché anche se Tom è un coglione, diciamocelo, alla fine è a lui che appartiene il cuore di Marta.

    Fraaaaaaaaaaaaa! Come stai? Tutto bene? Che mi racconti tesoro?
    Io sto passando decisamente un periodo schifoso, le amicizie che vanno per i fatti loro… per fortuna ora ho il teatro. Ieri tra l’altro ho fatto amicizia con l’unico ragazzo della mia età che recita insieme a me. Credevo fosse uno sbruffone, invece a norma è anche simpatico, anche se si atteggia un po’ (devo dire che è uno di quelli che si può atteggiare, visto che è discretamente carino…). E’ stato molto simpatico. Stavamo parlando e ad un certo punto fa: “Vedo che abbiamo molte cose in comune, mi ripeti il tuo nome?” e io “Sono Alice” “Piacere, io sono Andrea” (cioè, si chiama pure Andrea. Sai che io ADORO il nome Andrea -nooooooooooooo, non si notava. La protagonista di NGU non si chiama mica Andrea per un motivo fondato, eh!-) e poi: “Sei nuova? Perché non ti ho mai vista prima… fai il Gioia, vero?” così, a random. Senza che ci presentassero gli altri. Poi mi ha chiesto se il 10 dicembre vado alla cena sociale della compagnia. Insomma, è stato molto gentile e socievole, e mi ha fatta sentire molto più a mio agio, anche perché ieri sera non c’era il mio prof di inglese e quindi non avevo il minimo riferimento. Cercavo di parlare con gli altri mentre non eravamo ancora in riunione, ma ho fatto spesso e volentieri la figura della minorata mentale. Ero incredibilmente goffa, del resto si sa, non sono una cima nei rapporti personali! Però devo dire che gli Imperfect Speakers sono molto simpatici, sono socievoli, insomma, per farla breve: mi sto integrando, io, che sono una asociale con la “a” maiuscola!

    Bah, oggi il papiro non è molto lungo… tu che mi racconti? Aspetto un romanzetto in risposta! 😀
    Un bacione, tesoro! A presto!

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