“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXVI

In Loving Memory of

Francesca Zizi

(Amiche per sempre)

 Licenza Creative Commons

Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

 

CAPITOLO XXVI

“Monica, va tutto bene?”;

Aveva ancora lo sguardo perso nel punto in cui aveva visto sparire l’auto di Tom. Dal suo campo visivo e uditivo era sparita qualsiasi altra immagine o suono. Era come se  tutto il mondo fosse scomparso, annullato, offuscato e si sentiva ovattata, lontana da tutto e da tutti. 

“Monica…”la voce di Chris sembrava un lontano eco appena percepibile

“Cosa?”;

lui le prese la mano:

“Ti sei spaventata?….Che stupido! Ma certo che ti sei spaventata, stai tremando come una foglia” e la abbracciò con fare protettivo.

Monica era  talmente turbata.

“Sei fredda come un ghiacciolo” e le sfregò leggermente le spalle nel tentativo di restituirle un pò di calore. 

Monica pensava a Tom: sembrava sconvolto.

Quello sguardo….l’aveva guardata in un modo…..

Intanto Chris le aveva aperto lo sportello e le sorrideva dolcemente;  lei salì in macchina e si allacciò la cintura.

Durante tutto il tragitto  non disse una parola: aveva lo sguardo fisso sulla strada ma non la guardava veramente.

Sentiva il petto schiacciato da un macigno e ad ogni respiro avvertiva una fitta dolorosa.

Rivederlo dopo tanto tempo era stato uno shock troppo forte e ancora non si era ripresa.

La testa era affollata di domande, alle quali, nonostante si sforzasse, non riusciva a dare una risposta.

Che ci faceva Tom sotto casa sua? E perchè aveva reagito a quel modo quando l’aveva vista assieme a Chris?

Si portò una mano alla fronte ed iniziò a massaggiarsela: sentiva arrivare un attacco di emicrania e quel senso di nausea che lo precedeva.

“Come siamo silenziose…..”;

Sollevò la testa di scatto come se un rumore improvviso l’avesse risvegliata da un incubo.

“Scusa?”;

“Dicevo che sei stranamente silenziosa”.

Si voltò a guadarla velocemente: era pallida e nervosa e continuava a tormentarsi le unghie.

Non rispose ma scosse leggermente la testa con una smorfia sulle labbra che avrebbe dovuto assomigliare ad un sorriso.

“Da quando siamo partiti non hai detto una parola”.

“Mi dispiace. Oggi, non sono proprio di compagnia”.

“Non è affatto vero. Ti conosco sai?”;

si voltò a guardarla di nuovo ma la sua espressione non era cambiata.

“Tu non me la conti giusta. Deve esserti accaduto qualcosa. Non ti vedevo così  turbata da quel giorno in ospedale…..”;

“Non sono turbata” tentò di ribattere ma forse non era stata molto convincente.

“Davvero? E allora perchè hai quella faccia? “;

“Sono solo un pò stanca”.

“Sei sicura?”;

ma lei continuava a non rispondere.

“Perchè non mi dici che hai? Forse….posso aiutarti”.

 Era sincero e il suo sguardo così premuroso e attento esprimeva  preoccupazione.

Monica gli sorrise cautamente: “Sei un uomo straordinario Dott Bauer ma, non c’è niente di cui parlare”.

“Te l’ha mai detto nessuno che sei  una pessima bugiarda?” il tono della  voce si era inasprito;

“Che-che vuoi dire?”;

Il cuore le batteva forte nel petto e i respiri erano sempre più veloci.

Che avesse capito quello che le stava succedendo?

“Che hai cambiato umore appena hai visto quel pazzo al volante di quell’auto”.

Monica ammutolì.

“Credevi che non me ne fossi accorto?”;

Lei  abbassò  la testa.

“Era lui, vero?”;

Sospirò pesantemente poi si schiarì un pò la voce:

“Si”.

Chris annuì senza guardarla: strinse  le mani intorno al volante fino a farsi venire le nocche bianche.

“Adesso è tutto chiaro” continuò tagliente.

“Chris….io…forse non è una buona idea….forse sarebbe meglio se mi riaccompagnassi a casa”;

“Perchè? Non stiamo facendo niente di male. Siamo solo due amici che escono a fare una passeggiata e poi,  lui non fa più parte della tua vita o sbaglio?”.

Monica si voltò verso il finestrino e finse di guardare fuori.

“No. Non sbagli”.

Deglutì faticosamente. Il nodo che le si era formato in gola le impediva persino di respirare.

“Tom ha significato moltissimo per me e niente e nessuno potrà mai cancellare quello che c’è stato tra di noi ma….”;

“Ma?” incalzò Chris;

“Ma le nostre vite hanno preso due strade diverse, solo….solo che a volte, mi chiedo….”;

“Cosa ti chiedi?”;

“Niente, lascia stare”.

 Chris accostò bruscamente l’auto.

 La costrinse a voltarsi e a guardarlo negli occhi.

“Ti chiedi se hai preso la decisione giusta….Ti chiedi se  lasciarlo andare  non sia stato un errore. Ti dici che se l’avessi perdonato forse non soffriresti così tanto, che forse in questo momento saresti  accanto a lui e non a me!”

Il tono della voce era duro, a volte persino cattivo ma quando vide le lacrime rigarle il volto si fermò.

Non era giusto.

Non poteva farle questo; lei non lo meritava.

Non poteva infierire  su di lei, dopotutto conosceva bene i suoi sentimenti per Tom ma allora perchè sentiva la rabbia crescergli dentro? Una rabbia tumultuosa e irruenta che faceva fatica a controllare.

Soffriva per l’altro  e allo stesso tempo, non si rendeva conto di quanto anche lui in quel momento stesse soffrendo.

Perchè non si accorgeva di quanto erano forti i suoi sentimenti per lei?

Perchè non riusciva a guardarlo allo stesso modo in cui guardava lui?

Eppure, avrebbe fatto qualsiasi cosa per uno sguardo, una parola affettuosa, una sua carezza…

Di scatto ritrasse la mano e riprese a guidare, invertendo la direzione di marcia.

“Forse, hai ragione Monica. Non è una buona idea. Ti riaccompagno a casa”.

Era teso come una corda di violino ed irritato e Monica ne era consapevole.

Nell’abitacolo era piombato un silenzio assordante ma nessuno dei due disse nulla fino a quando giunsero sotto casa di Monica.

“Scusami Chris….ho rovinato tutto”.

Finalmente si voltò a guardarla e quel sorriso un pò tirato ruppe quel gelo.

“Non hai rovinato nulla”;

 la voce si era ingentilita e la rabbia di poco prima aveva lasciato il posto ad una tiepida rassegnazione.

Le  accarezzò delicatamente una guancia e poi continuò:

 “semplicemente non era la serata giusta”.

Monica abbozzò un sorriso triste.

“Ricordati che sei in debito con me” disse fingendo una allegria che era ben lungi dal provare.

“Grazie Chris”.

“Non ringraziarmi. Adesso va  e prendi qualcosa per quel mal di testa”.

” Ci vediamo domani”;

“Si, a domani” .

Monica scese dall’auto e si allontanò ma, pima di entrare si voltò a salutarlo con un cenno della mano.

Chris sorrise e fece lo stesso.

 Quando la vide sparire dietro il portoncino il sorriso  si spense lentamente.

Tirò un enorme sospiro.

Sentiva questo amore  prepotente esplodergli nel petto  che non gli dava tregua, nè sollievo.

Era solo dolore;  un dolore che non riusciva a soffocare e che lo tormentava perchè conosceva la realtà:

“Sei l’unica donna che amo….e  che non potrò mai avere”.

 

Monica salì le scale di corsa, aprì la porta di casa e la richiuse appoggiandovi le spalle contro. 

Aveva il fiato corto e sentiva le tempie pulsare forte. Si coprì gli occhi con una mano.

Che diavolo stava facendo?

Cosa credeva di risolvere comportandosi in quel modo?

Si sentiva tirata da una parte e dall’altra come in un tiro alla fune.

Da una parte c’era Tom….Dio quanto le aveva fatto male quello sguardo!

E dall’altra Chris….

Avrebbe voluto scappare da tutto e da tutti, rifugiarsi in un luogo tranquillo senza vedere nè sentire più nessuno. Aveva bisogno di calma e di tranquillità: la sua vita  doveva andare avanti, aveva tanti progetti da realizzare ma il dolore per il tradimento di Tom era ancora un peso insopportabile….e Chris ne pagava le spese.

Povero Chris, lui non si meritava quello che gli stava  facendo anche se il male che gli faceva era del tutto inconsapevole.

All’improvviso sentì il cellulare squillare nella borsa.

Lo cercò alla rinfusa e poi finalmente lo trovò.

Era Tom.

Irrazionalmente, spinta da chissà quale forza misteriosa, da un richiamo incomprensibile, rispose.

“Pronto?”;

Un lungo silenzio interrotto solo dai respiri.

“….Monica”;

La sua voce le causò una fitta proprio alla bocca dello stomaco.

Avvertì come un senso di vertigini, le girava la testa e  si sentiva mancare il respiro.

“Ciao, Tom” ;

“….Monica sono qui sotto….ti prego fammi salire….ho bisogno di parlarti”.

Raggiunse a fatica la camera da letto, sentiva le gambe cedere e crescere sempre più l’ansia.

“Per dirci cosa?….” respirava sempre più faticosamente.

“Non facciamoci ancora del male Tom….ti prego”.

“…Non voglio farti del male Monica….io….non immagini quanto mi manchi”.

Le lacrime che fino a quel momento aveva trattenuto a stento, cominciarono a cadere copiosamente e Tom avvertì chiaramente che stava piangendo.

“….Ti prego non….non  piangere”.

“Non ce la faccio Tom….lo capisci? Capisci che quello che mi hai fatto è troppo doloroso…quando rivedo quelle foto lo sai come-come mi sento?” I Singhiozzi le impedivano quasi di parlare.

“E’ un dolore così forte che mi toglie il respiro…. mi hai spezzato il cuore Tom….e nonostante questo, quando ti ho visto in macchina, accelerare in quel modo, non ho potuto non avere paura per te….preoccuparmi che non ti accadesse niente….”;

“….Monica io”;

“Non cercarmi più Tom, ti prego….ti prego. Devo tornare a vivere, ricominciare tutto daccapo….e se tu continui ad irrompere nella mia esistenza, non ci riuscirò mai”.

“io….ho bisogno di te”.

Monica si mise dritta, respirò profondamente e si asciugò gli occhi col dorso della mano.

Avrebbe voluto gridargli disperata che ogni più piccola parte del suo essere lo reclamava con prepotenza, che la sua mano era sempre lì in attesa di essere afferrata e stretta forte, che la sua pelle era ancora un marchio impresso a fuoco sul suo corpo e che il suo odore ancora vagava in qualche angolo della casa e che ogni tanto, riaffiorava dalla memoria per tormentarla.

” Hai bisogno di qualcuno che sappia rassicurarti nella tua fragilità, nella tua insicurezza e… al mio posto hai messo un’altra. Và da lei….e lascia in pace me. Ti ho dato tutta me stessa…non ho più niente da offrirti. Non cercarmi più” e riattaccò il telefono.

Strinse forte i pugni fino a conficcarsi le unghie nella carne. Si accasciò sul letto, raggomitolata in un angolino col corpo scosso dal tremore e dal pianto.

Quanto ancora avrebbe dovuto soffrire per quell’amore che era stato la sua condanna?

“Lasciami in pace Tom…. lasciami in pace!”.

Intanto Tom fissava il cellulare: continuava a chiamarla ma lei non rispondeva.

“Monica, per favore rispondi”.

Silenzio.

Provò ancora a richiamare.

“….Il cliente da lei selezionato è momentaneamente assente.”

Aveva spento il cellulare ma non si diede per vinto, lei doveva assolutamente ascoltare ciò che aveva da dire. Non poteva finire in quel modo….non così, non ora.

Provò sul telefono di casa ma dopo alcuni squilli sentì partire la segreteria telefonica.

Sollevò lo sguardo verso le sue finestre e disperato gridò forte:

“Non è vero. Non è vero niente ed io ho ancora bisogno di te”.

Si aspettava di vederla comparire da un momento all’altro dietro quelle finestre, di rivedere  il suo sorriso allegro e sincero, il suoi profondissimi occhi scuri che lo fissavano pieni di amore…

“Maledizione!” imprecò prima di scaraventare il telefono in terra poi salì sulla sua auto e partì a razzo.

Nel buio della sua stanza,  sentì lo stridore dei freni sull’asfalto.

                                                                                        continua

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