Un Magnifico Disastro. Capitolo XV

In Loving Memory of
Francesca Zizi
(Amiche per sempre)
 
 

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CAPITOLO XV

Erano partiti da un pò ma erano rimasti in silenzio.

Le mani però esprimevano mille parole:  si sfioravano piano, si accarezzavano, si tenevano strette l’una all’altra.

Con gli occhi bendati, quelle sensazioni aumentavano di intensità accentuate dagli odori e dal tatto. Sembrava che il suo corpo improvvisamente fosse diventato più ricettivo.

Era così emozionante sentirlo vicino dopo tanto tempo: il suo odore di muschio e spezie che si confondeva con quello del fumo era così intenso e familiare.

“Quando sei tornato?”;

“Schhhh! Niente domande”;

Tom si portò la sua mano alle labbra e, lentamente cominciò a baciarle i polpastrelli: delicatamente, uno alla volta, senza fretta.

Il calore della sua bocca umida le provocò un brivido lungo la schiena.

Era una tortura, una lenta, deliziosa tortura e quando le sue labbra si adagiarono piano nel mezzo della sua palma, strusciando piano fino ai polsi , Monica desiderò ardentemente di togliersi quella benda dagli occhi e stringerlo forte.

Desiderava quei baci, desiderava rispondere a quelle carezze languide e piene di passione.

“Tom…ti prego….”;

Lo sentì sorridere mentre lei si tormentava le labbra ed i respiri erano sempre più accelerati e seguivano il ritmo del suo cuore poi, improvvisamente si staccò da lei.

Lo sentì fermare l’auto e sganciare la cintura di sicurezza.

Era sceso dall’auto e aveva chiuso lo sportello.

Per alcuni minuti non sentì più alcun suono: non riusciva a capire dove si trovassero.

Con cautela tentò di spostare un pò la Kefia e di sbirciare ma il suo sportello si aprì di scatto.

“Hai promesso; non fare la furba!”;

“Accidenti Tom, questo gioco comincia a stancarmi!”;

“Non mi sembrava la pensassi così poco fa”;

Monica restò in silenzio.

Mentre le sganciava la cintura di sicurezza e l’aiutava a scendere dall’auto lo sentì ghignare.

“Perchè stai ridendo?”;

“Perchè mi diverto da impazzire. Sei nelle mie mani ed io farò con te tutto ciò che voglio”;

“Tom…stai scherzando vero?”;

“No, non sono mai stato più serio”;

“Tom….devo ….cominciare ad avere….paura?”;

Lo sentì ridere divertito;

“solo di ciò che ti farò provare”.

“Sei un presuntuoso! E anche un tantino perverso lo sai?”;

Intanto, dovevano essere entrati in un ascensore; Monica sentì il suono che avvisava dell’arrivo al piano.

Lentamente uscirono e percorsero un breve tratto ma i passi erano felpati perciò ne dedusse che stavano camminando sulla moquette. Probabilmente erano in un hotel.

L’odore che avvertiva non era però quello tipico degli alberghi.

Sentiva un aroma di incensi e di agrumi ma non sapeva bene quale dei due prevalesse sull’altro.

“Eccoci, siamo arrivati”;

si erano fermati difronte ad una porta.

“Aspettami qui, arrivo subito; ti avverto: non sbirciare”;

“Ricordami di non farti più promesse del genere!”.

Lo sentì ridere mentre spariva dietro quella porta.

Dopo pochi secondi tornò da lei e, prendendole la mano, la guidò all’interno.

L’aroma di incenso era delicato e gradevole e si mischiava al profumo di cannella e arancia. Una musica lenta e dolce si sentiva in sottofondo.

Era tutto così romantico ed eccitante allo stesso tempo.

“Adesso posso guardare?”;

“Non ancora”;

“Tom ti detesto quando fai co-co….” ma non riuscì a terminare la frase.

Le sue mani calde avevano cominciato a giocare con i bottoni della sua camicetta.

Con una lentezza esasperante, la sbottonò fino in fondo lasciandola aperta.

Sentiva il suo sguardo; sapeva che i suoi occhi erano fissi sul suo seno; sentiva quella carezza delicata e possessiva sulla sua pelle.

“Volevi dire…quando faccio così?”;

Monica aveva il respiro corto, la gola stretta in una morsa, la bocca arida, il corpo pervaso dai brividi; la stava facendo impazzire.

Sentiva il desiderio aumentare ogni volta che le sue mani la sfioravano.

“Quel nomignolo che ti ha affibiato Bill non è adatto a te….”; la camicetta scivolò piano lungo le spalle, poi lungo le braccia ed infine a terra.

“…o forse si, ma adesso, non sei un freddo cubetto di ghiaccio… adesso il tuo corpo mi dice che sei come  fuoco che arde” e si avvicinò ancora di più a lei.

Sentiva il suo respiro tiepido sul collo; allungò una mano verso di lui:

“Ah, dimenticavo….” disse allontanandosi impedendole di toccarlo;

“c’è un’altra regola in questo gioco”;

“e….quale sarebbe?” chiese in un sussurro.

“Non puoi toccare…” e affondò le labbra nell’incavo del suo collo;

” …sfiorare” le sue labbra scesero piano lungo le spalle;

“….o accarezzare”adesso erano scese nell’incavo del seno.

Monica avvertiva tutto  in maniera  amplificata e si torceva le mani.

Aveva voglia di togliersi quella benda e di afferrarlo con tutta la sua forza, soffocarlo di baci, accarezzarlo fino allo sfinimento: fargli subire la stessa identica pena.

Quando sentì le sue dita  giocare sui bordi del jeans per poco non le cedettero le gambe.

No, non era una tortura; era molto peggio!

 Era un supplizio e gli era inferto da un  carnefice malefico e sadico che si divertiva a sovraccaricare di sollecitazioni i suoi punti più sensibili.

Quando anche il bottone dei jeans fu aperto e, la lampo abbassata sentì che non avrebbe retto ancora a lungo.

Si era inginocchiato davanti a lei e le sfilava i pantaloni e mentre lo faceva, le accarezzava piano le gambe.

 Trattenne il respiro intanto i battiti del suo cuore erano senza controllo.

 Quando anche i jeans raggiunsero la camicetta, Tom la adagiò piano su un morbido letto o qualcosa di molto simile e lo sentì spogliarsi.

La raggiunse poco dopo, sdraiandosi accanto a lei.

Le prese la mano e lentamente fece scivolare le dita lungo il suo torace scolpito.

La sentiva fremere e diventare sempre più impaziente.

Vedeva il suo petto sollevarsi ed abbassarsi seguendo i respiri veloci,  le disegnò con un dito il profilo delle labbra appena dischiuse che desideravano i suoi baci, le sue guance arrossate, i capelli sparsi sul letto che inconiciavano il suo viso.

Si impossessò della sua bocca, del suo corpo tremante e dei suoi respiri che morivano dove nascevano i suoi.

Monica si aggrappò alla sua schiena liscia e si lasciò amare, come solo lui sapeva amarla.

Quando i loro sensi furono appagati, Tom le tolse la benda e si ritrovò a fissare la propria immagine nei suoi occhi.

“Quanto sei bella Monica…” ; le accarezzava il viso e le spostava i capelli dal volto.

Adagiò la testa sulla sua spalla e la baciò mentre copriva entrambi con le lenzuola;

“Dimmi, sei….sei felice? Voglio dire…sei felice…con me?

Monica sbarrò gli occhi per la sorpresa.

Era la prima volta che glielo chiedeva da quando stavano insieme.

Respirò profondamente, chiuse gli occhi e sorrise prima di rispondere.

“Immensamente”.

Fece una lunga pausa; aveva quasi paura di chiedergli se anche lui fosse felice.

Pensava attentamente alle parole da usare e quasi tremante, col cuore che le batteva forte e non poca paura disse:

“E tu? Tu hai dei ripensamenti su noi due?”;

Era terrorizzata.

E se gli avesse risposto che voleva di nuovo la sua libertà? Cosa avrebbe fatto senza di lui?

Stringeva nervosamente tra le dita un lembo del lenzuolo e trattenne il respiro: quell’attesa la stava uccidendo.

“….sei la sola che mi fa sentire così”.

Monica riprese a respirare normalmente.

 Si voltò un pò verso di lui e gli accarezzò piano il viso: era felice e inerme difronte a quelle poche parole così piene di sottintesi e di significati inespressi. Osò un pò di più:

“….Così, come?”;

Tom sollevò lo sguardo ed incontrò di nuovo i suoi occhi senza rispondere; la fissava e basta senza sapere bene cosa dire.

La forza di quello sguardo pieno d’amore era qualcosa che lo spaventava e lo ammaliava allo stesso tempo.

Si rendeva perfettamente conto di quanto lo amasse; si abbandonava disarmata a quel sentimento senza farsi domande, senza chiedersi perchè o quanto sarebbe durato. Avrebbe tanto voluto essere come lei….innamorata dell’amore, disposta a mettere tutto in gioco.

Non come lui, con troppi dubbi e nessuna certezza. Lei gli stava insegnando a fidarsi di ciò che sentiva ma non era affatto semplice, non come lei lo faceva apparire.

” Che vuoi dire Tom?” gli chiese con una dolcezza che gli arrivò dritta al cuore;

” Mi basta il tuo profumo, la tua pelle…mi basta questo per sentirmi bene”.

Era così fragile in quel momento; un solo gesto, una sola parola di troppo lo avrebbero chiuso a riccio e lui doveva riuscire ad esprimere i suoi sentimenti.

Monica lo strinse forte a sè in un abbraccio affettuoso e materno.

Adorava la sua tenerezza anche se lui faceva bene attenzione a non lasciarla mai affiorare.

-Tu non puoi nemmeno lontanamente immaginare ciò che provo in questo momento Tom… Io ti amo, ti amo con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima e se potessi, adesso te lo griderei. Quando sono con te, non so più dove sono o cosa sto facendo perchè ti appropri completamente della mia vita…si, mi perdo; mi smarrisco nei tuoi occhi quando mi guardi come qualche istante fa –

Quando si voltò a guardarlo, si accorse che si era addormentato lì tra le sue braccia, il viso sul suo petto e la sua mano stretta nella sua.

Ringraziò il Cielo, altrimenti si sarebbe accorto di quelle lacrime che senza volere, avevano cominciato a scendere silenziose.

                                                                                                        …. continua

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2 commenti su “Un Magnifico Disastro. Capitolo XV

  1. No, un momento.
    IO
    NON
    HO
    PAROLE.

    Il battito del cuore di Monica era il mio. Sentivo le mani di Tom. E il profumo della stanza. Gli incensi, la cannella…
    Sei un mostro di bravura, mia cara Miss Bond, questo capitolo è indescrivibile.
    Ogni volta dico che ti sei superata, ma caspiterina, ogni volta mi stupisci! Sei veramente una scrittrice divina, riesci ad evocare le emozioni, anche quelle più difficili da trasmettere, BANG! le trasmetti!
    Seriamente, commentino corto corto, ma… beh, te l’ho detto, mi hai lasciata senza parole. Davvero.

    Come stai bbbbbbella? Tutto bene? Spero di sì! Deh, ancora quattro giorni e poi iniziano le vacanze, sperando che siano degne di tale nome! Io non ce la faccio più, sono esaurita, una mia amica la settimana scorsa mi ha definita “Gufo in Overdose da caffeina”, perché ho due occhi così iniettati di sangue e anche alle sette di mattina quando tutti ancora dormono, con l’aria semi-depressa, io schizzo ovunque ridendo come una psicopatica. Ma non è ottimismo, non è allegria… NO! E’ L’ULTIMO NEURONE CHE SI E’ DATO ALLA FUGA!
    Povera me… chi meglio di te può capirmi?!
    Ora scappo a studiare così stasera posso postare il capitolo 3 di Ps Domani è Natale. A presto!
    Ti voglio bene!

  2. Con un clamoroso ritardo eccomi qua! 😀
    Voglio fare la sofisticata oggi:

    SUM
    SINE
    VERBIS!! O.O

    Sono assolutamente senza parole! Il capitolo è bellissimo, scritto divinamente, sono riuscita a vedere ogni singola scena! *-* Complimentissimi Fra, sempre eccezionale. Confermo che il dottorino mi sta sempre più sulle scatole e spero che non abbia cattive intenzioni,anche se dalle ultime parole dell’altro capitolo non si deduce niente di buono.

    Come stai cara? Hai passato un buon Natale? Sicuramente sarà stato meglio del mio, passato a letto con i crampi allo stomaco. Che bel modo di passare il giorno di Natale! Queste vacanze come trascorrono? Da me bene, mi sto riprendendo da tutto lo stress accomulato e la mia salute mentale ne sta giovando.
    Un bacione tesoro
    Ti voglio bene

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