“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XVI

In Loving Memory of
Francesca Zizi
 (Amiche per sempre)
 

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CAPITOLO XVI

Tom si spostò delicatamente e non sentire più il suo calore, la destò.

Aprì gli occhi; doveva essersi addormentata.

Il suo sguardo si posò su di lui: dormiva ancora.

Si era raggomitolato su un fianco ma le sue braccia la stringevano ancora.

Era così bello stargli vicino: poter dormire accanto a lui, risvegliarsi e potersi guardare negli occhi….  era la cosa che più desiderava al mondo!

Le persone a volte desiderano cose impossibili, lei si sarebbe accontentata di una banalissima normalità: tornare a casa dal lavoro, preparare la cena, apparecchiare per due, mangiare insieme parlando del più e del meno, della giornata appena trascorsa, accoccolarsi sul divano e guardare la tv….. una normalità che a loro non era concessa.

Tom, con il suo lavoro, faceva orari impossibili che difficilmente coincidevano con i suoi e quando riuscivano a trovare un equilibrio era già il momento di separarsi di nuovo.

Gli accarezzò delicatamente il viso e sospirò.

– Basta con questi pensieri! Non voglio rovinare questo momento –

Si voltò un pochino sul fianco, facendo attenzione a non svegliarlo e si guardò intorno;

La stanza era avvolta dalla penombra.

Piccole lanterne accese erano disseminate un pò ovunque e nell’aria si diffondeva ancora quell’aroma così intenso.

La stanza era molto grande e l’atmosfera ricreata era orientaleggiante:   tendaggi  di un vivacissimo color porpora e giallo incorniciavano le finestre, alle pareti vi erano dei dipinti che raffiguravano fiori di loto, scene di meditazione; i pavimenti erano coperti di tappeti e al centro della stanza, incastonata nel pavimento di granito nero, faceva bella mostra di sè una vasca, o forse era più corretto dire una piscina  ricolma di acqua e di petali di fiori. In un angolo c’erano dei cuscini enormi, nelle varie tonalità del rosso, dell’arancio e dell’ocra sistemati intorno ad un tavolino da fumo e, disseminati qua e là, tantissimi fiori.

Su un altro tavolino, erano stati disposti dei vassoi: su uno di essi vi erano dei minuscoli bicchieri, finemente decorati e una bottiglia mentre, sugli altri, vi erano prelibatezze di ogni genere e frutta esotica.

E il letto? Era semplicemente stupendo!

Dal soffitto venivano giù dei veli di un intensissimo color porpora che si allargavano ai lati del magnifico letto rotondo posto in alto rispetto al resto della stanza;   sembrava l’alcova di un sultano, uscito da un racconto delle “Mille e una Notte”.

Intanto Tom, che si era svegliato già da un pò, la osservava in silenzio, senza muoversi e si godeva lo stupore dipinto sul suo viso.

“Ti piace?”;

Monica, sentendo la sua voce, si voltò di scatto verso di lui.

I suoi occhi erano così luminosi e le sorrideva.

“Si, è stupendo ma, dove siamo?

Lui sorrise compiaciuto: “sapevo che ti avrebbe colpito molto”;

“Già, è un posto fantastico, non ho mai visto niente di simile nella mia vita”;

“e questo è ancora niente”.

Si alzò dal letto,  infilò l’accappatoio di morbida spugna nera e scalzo, raggiunse un angolo della stanza.

Su una mensola prese qualcosa  e tornò da Monica.

“Metti questo”.

Monica lo guardò incredula:

“Non ti sembra un tantino indecente questo…costume?”;

” A Los Angeles lo indossano tutte….”;

“Ricordami di comprarti un paraocchi la prossima volta che parti….tu guarda che roba!” e scosse vigorosamente la testa al pensiero di bellissime ragazze bionde, alte slanciate e dalla pelle abbronzata con indosso quel minuscolo triangolino di stoffa e di Tom che gli sbavava dietro!

” L’ho comprato di proposito; voglio vedere come ti sta” e sorrise malizioso.

Monica sollevò un sopracciglio e lo guardò.

“Chi ti dice che lo indosserò eh?”;

Intanto lui le si sedette accanto e lentamente lasciava scorrere un dito sul suo viso e poi lungo la linea del mento,scendendo sul collo.

Sospirò e  posò le sue morbide labbra sulla sua spalla.

Monica provò un brivido lungo la schiena

“Allora non indossarlo….vorrà dire che farai il bagno completamente nuda ” ed indicò la splendida vasca di granito.

“Ogni tanto mi spaventi Tom….”;

“..e questo è un bene, o un male?” mentre le strofinava la guancia sulla spalla.

“E’….un male…” e trattenne il respiro.

Tom sorrideva sornione;

“e perchè pensi che sia un male?”;

La sua voce era una carezza sensuale che scivolava sulla sua pelle esattamente come le sue labbra.

“Perchè….perchè ….” si voltò nella sua direzione, afferrò i lembi dell’accappatoio e lo attirò a sè.

“perchè, ti desidero talmente tanto che il mio cervello smette di ragionare lucidamente” e cercò la sua bocca.

“…ecco, lo vedi?” gli disse tra un bacio e l’altro;

“…è tutta colpa tua…” gli lanciò le braccia al collo;

“….solo…colpa tua… ” poi, a malincuore si staccò  dalle sue labbra:

“sarà meglio indossare questo” ;

si avvolse nelle lenzuola e tenendo stretto il costume si allontanò di qualche passo ma Tom la afferrò per i fianchi e pose il viso sul suo grembo.

“Non metterci molto….”;

Amava la sua tenerezza, adorava quei gesti inaspettati che le rubavano l’anima.

Gli accarezzò piano la testa; Tom sollevò gli occhi e la fissò così intensamente che sentì lo stomaco contrarsi.

Come poteva non amarlo? Lui era tutto ciò che il suo cuore anelava.

Trattenne il respiro e, allo stesso tempo cercò di trattenere l’emozione di quel momento e di imprimere, nel suo cuore e nel suo cervello, quell’istante.

“Torno subito”.

Tom la lasciò andare e, con ancora le gambe che le tremavano, si allontanò da lui.

Si recò in bagno, chiuse la porta alle sue spalle e vi si adagiò contro.

Si portò una mano al petto: sentiva ancora battere il cuore tumultuosamente.

Poteva mai la felicità essere così bella?

Tutti i suoi dubbi erano stati annullati, cancellati da quel breve, bruciante, intensissimo attimo.

Un attimo di eternità che le sarebbe rimasto impresso sulla pelle come un marchio.

Quando uscì dal bagno, trovò Tom immerso in quella grande vasca, con gli occhi chiusi.

Sul bordo erano state sistemate delle candele accese, un cestello ricolmo di ghiaccio, una bottiglia di champagne e due flûte.

Era tutto così bello e terribilmente romantico.

Quando la sentì avvicinarsi, aprì gli occhi e la guardò con occhi pieni di ammirazione.

Monica arrossì vivacemente.

“Sei bellissima” e intanto le porse la mano, aiutandola ad entrare in vasca.

L’acqua era piacevolmente tiepida e quando sentì il braccio di Tom circondare i suoi fianchi avvertì un brivido.

L’attirò a sè e il suo respiro le sfiorò piano una guancia.

Sentiva il battito vigoroso del suo cuore, il calore della sua pelle, il richiamo irresistibile delle sue labbra.

Adagiò la fronte alla sua:

“E’…orribile quello che mi fai” sentiva i suoi respiri accelerare e la presa intorno ai fianchi aumentare.

Monica gli lanciò le braccia al collo.

“Cosa è orribile?”;

“Questo” e la strinse più forte a sè facendo aderire completamente i loro corpi.

“Dipendere dalla tua pelle, dalla tua bocca, dalle tue carezze….è la cosa peggiore che potesse capitarmi”;

Lei scoppiò a ridere.

“Sciocco!” e lo baciò teneramente.

“Lo vedi? E’ proprio questo ciò a cui mi riferisco. Sei una tortura che si allevia solo quando sei mia ma ricomincia non appena mi stacco da te” e avidamente si impossessò delle sue labbra.

“Ti voglio…ancora….sempre”.

“Ne vuoi ancora un pò?” disse versando per l’ennesima volta dello champagne nei bicchieri.

“No, basta; grazie. Ho bevuto più di quello che dovevo. Dai, aiutami ad uscire da qui…comincio a sentire freddo”.

Tom non se lo fece ripetere.

Uscirono dalla vasca e poi l’aiutò ad infilarsi l’accappatoio strofinandole vigorosamente le spalle.

“Ho in serbo un’altra sorpresa….”;

“Ancora? Hai superato te stesso con questa camera, il cibo, lo champagne e tutto il resto…non vedo cos’altro potr…” ma non terminò la frase che sentirono bussare alla porta.

Tom andò ad aprire e dietro di lui entrarono due donne con una divisa rosa ed un carrello pieno di oli e di essenze profumate.

“Ma cosa?….” guardò Tom un pò perplessa;

“Un massaggio sarebbe l’ideale, no?”.

Monica gli sorrise allegra.

Quella era senza dubbio, la serata più bella della sua vita

………………continua

 

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Un commento su ““Un Magnifico Disastro”. Capitolo XVI

  1. E dai, Fra, mi fai venire le palpitazione con queste descrizioni!
    Com’è che Tom è diventato così tenero? … BENISSIMO! Così quel Chris potrà starsene bellamente alla larga da Monica! Uaha, sono perfida, lo so!
    L’unica pecca, quella battuta: “A LA lo indossano tutte.”
    Eddai! Tom, caspita!
    Complimentissimi, chissà che meraviglia sarebbe, svegliarsi in una stanza principesca del genere! 🙂

    Tesoro, come stai? Hai passato un Buon Natale?
    IO PROPRIO NO! Mio padre ha rovinato tutto. I miei genitori si sono messi a litigare, perché mio zio e mio cugino sabato pomeriggio hanno insistito a venire a Fiorenzuola con noi, e dato che lui non voleva, se l’è presa con mia madre, perché se lei non avesse detto a mio padre di muoversi con le commissioni, gli altri due non si sarebbero messi in testa di venire con noi! Ma pensa te! Poi quando siamo tornati a casa, lui ha iniziato a brontolare, e a tirare nomi a mia madre, e quando io l’ho difesa, lui se l’è presa anche con me, dicendo “Allora facciamo che quando tu stai parlando con qualcuno, continuo ad interromperti io!” -cosa che per inciso lui fa SEMPRE!- e così non è venuto a cena dalla famiglia di mia mamma. Il giorno dopo io non stavo tanto bene, e lui, oltre ad avere fatto bellamente l’ipocrita con mio zio e mio cugino (che sono della SUA famiglia), continuando a seguirli come un cagnolino e facendo il simpatico, mi ha risposto malissimo, perché io ero sul divano a contorcermi per il mal di pancia, e quando mio nonno ha insistito per andare a salutare mia zia, io gli ho detto “Aspetta un attimo!” e mio padre allora ha iniziato: “No, papà, lasciala stare, oggi è inversa SENZA MOTIVO! Lasciala pure qui, ci andiamo noi.”
    A quel punto io sono scoppiata e gli ho urlato addosso che non è giusto che io non abbia nemmeno diritto a stare male, e che venivo dalla zia, e quando lui ha detto di restare a casa e non rompere le palle, io l’ho mandato a quel paese e mi sono chiusa in camera.
    Ieri invece eravamo ospiti da dei nostri amici in collina, e quando gli ho detto una cosa, che non mi ricordo nemmeno io, lui ha risposto: “Non fare come tuo cugino (il figlio di suo fratello con cui il giorno prima era tanto ciccipuccipu) che ha sempre da dire su tutto.” E poi alla sera quando gli ho fatto notare che i suoi regali erano ancora sotto l’albero lui ha borbottato che lo sapeva e che non li avrebbe aperti. Ci sono rimasta malissimo, anche perché già la notte della vigilia quando glieli avevo portati, lui li aveva buttati da una parte con una manata. Ci tenevo che li aprisse, anche perché gli avevo comprato un paciugo, la statuetta di un folletto che accarezza un gatto. E mi è costato anche fatica fargli il regalo, primo perché non ho quasi un soldo, visto che quando mi arrivano delle mance me le tengo da parte per pagare le lezioni (e tieni conto che per me le lezioni significano 40 € a settimana che butto nel cesso, visto che poi i risultati sono sempre quelli.), secondo perché le bancarelle di Natale sono arrivate proprio nel periodo in cui io ero strapiena di verifiche ed interrogazioni.
    In più, a chiudere in bellezza, anzi no, cosa arriva? Ieri sera vado a letto e non mi sento bene, passo una nottataccia, e stamattina… FEBBRE! Bellissimo non trovi?
    In più ora non mi funziona nemmeno più la sim del telefono. Inizialmente pensavo che fosse un difetto del telefono, e mi ero anche arrabbiata, cavolo, telefono nuovo di pacca, regalo di natale, e non mi funziona già più? E invece no! E’ proprio la sim, ho provato a rimetterla sul vecchio telefono e non funziona, mi dice la stessa cosa da tutte le parti! Fosse sbagliato il codice che metto, ma quello è giustissimo, lo controllo e ricontrollo!

    Insomma, ora aspetto solo Capodanno, magari a casa della mia amica Francesca, con i miei compagni di classe, andrà meglio.

    Tu hai qualche piano, a parte lo studio e il riposo?

    Ah, grazie mille per il commento, sono veramente contenta che questa FF ti sia piaciuta! Ero preoccupata, perché la scrivevo in fretta e furia, praticamente un secondo prima di pubblicarla, e non avevo il tempo di rileggerla per intero e controllare che tutto fosse a posto… ma a quanto pare è andata anche meglio delle altre! 🙂

    Ora ti lascio in pace, un papiro di questa lunghezza è più che sufficiente! 🙂
    Un bacione, tesoro, a presto! ❤

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