“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XVII

In Loving Memory of
Francesca Zizi
(Amiche per sempre)
 
 

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CAPITOLO XVII

Monica aprì il rubinetto e iniziò a lavarsi scrupolosamente le mani ma inevitabilmente i suoi pensieri erano altrove.

Ripensava alla magia della notte scorsa, in quel luogo così esotico e romantico; la sorpresa che le aveva organizzato Tom per il suo ritorno a casa.

Le sue parole ancora echeggiavano nella sua testa….

Era felice, si, si sentiva veramente felice.

Si rivedeva immersa nella grande vasca piena di oli profumati e petali di rosa mentre sorseggiavano champagne a lume di candela. Tom le accarezzava delicatamente il collo facendola rabbrividire, e poi la guardava con un’intensità tale da spaventarla. L’aveva fatta sentire la donna più desiderabile della terra. E poi si erano amati.

Il suo profumo, il suo corpo caldo, il suo tiepido respiro;

chiuse gli occhi: poteva ancora sentire le sue mani strette intorno ai fianchi, la sua bocca assaporare la sua pelle….

“Monica!”;

Dallo spavento sobbalzò sbarrando  gli occhi e il cuore che martellava furiosamente nel petto mentre i respiri tentavano faticosamente di rallentare;

“Ah! Chris…” farfugliò qualcosa mentre cercava di riprendersi evitando accuratamente di guardarlo.

“Direi che le tue mani sono perfettamente pulite”;

“Sì…sì certo….lo credo anch’io”;

Si voltò stampandosi un sorrisino ebete sulle labbra.

Chris  le sorrideva a sua volta e la fissava con il suo solito sguardo curioso.

– Sii Naturale Monica! Santo Cielo, guarda come ti fissa! Avrà capito tutto!-

Per un attimo pensò che potesse leggere i suoi pensieri e improvvisamente arrossì.

“Mmm….sei strana oggi….qualcosa non va?”;

“No-no, figurati. Va tutto bene grazie” ostentò una sicurezza che era ben lontana dal provare.

“Vediamo un pò, sembri distratta”.

” In effetti….pensavo ad altro tutto qui” rispose evasiva ma Chris continuò:

“Si me ne sono accorto. Magari…ha qualcosa a che fare con quel giovanotto che è venuto a prenderti ieri sera?”;

“No, ti sbagli” abbassò lo sguardo.

Accidenti! Aveva risposto troppo precipitosamente: ecco, adesso sì che si era caduta dalla padella nella brace.

 Chris le sorrideva, gongolando visibilmente!

Era tesa e continuava a sfregare il sapone intorno alle unghie.

“Perchè pensi che riguardi lui?” chiese cautamente;

“Perchè sei….come dire? Diversa.  Sembri raggiante…” poi si avvicinò a lei e con l’indice le sollevò il mento;

“sguardo luminoso…leggero rossore sulle gote….sorriso imbarazzato … “;

Monica rise nervosamente :

“Dunque dottore, dopo una così attenta valutazione, quale sarebbe la sua diagnosi?”;

“Direi che sei ammalata ed  è una cosa  seria”;

“Perchè? Mi dica che cos’ho?” cominciava a sentirsi a disagio;

 chiuse il rubinetto con il gomito  sottraendosi da quel contatto  ed iniziò ad asciugarsi le mani.

“Eh… sei innamorata e ancor peggio: felice!”.

Monica scoppiò a ridere.

“Non c’è niente da ridere sai? Il quadro clinico è complicato”;

“Posso sapere come mai?” chiese ancora ridendo ma improvvisamente Chris smise di sorridere e divenne serio; aveva un’espressione indecifrabile e aggrottò la fronte.

“Adoro vederti felice, ma allo stesso tempo, mi rende triste”.

“Ma dai Chris, non dire sciocchezze…”;

“Non sono sciocchezze Monica. Tu mi piaci moltissimo e lo sai”;

Si avvicinò pericolosamente a lei: i suoi occhi azzurri  accarezzavano piano la sua figura mentre le sue dita le sfioravano delicatamente una guancia.

” Se solo potessi immaginare quello che sento! E invece… devo rinchiudere tutto segretamente nel mio cuore e soffrire in silenzio”.

La sua voce era calda e suadente e le sue dita morbide e delicate.

” Non sopporto l’idea che lui ti stia accanto”;

“Tu sai che…” ma lui l’anticipò:

“si, lo so; non hai bisogno di ripetermelo. So che sei legata a lui ma è più forte di me….. sono geloso”.

Monica era soggiogata dalla sua voce e dal suo sguardo, era incapace di muoversi anche solo di un centimetro.

“L’ho visto ieri, mentre ti guardava…… come ti stringeva: era un segnale evidentissimo”.

“Di che segnale  stai parlando?” I suoi occhi sembravano velati di malinconia.

“I suoi gesti esprimevano chiaramente che gli appartieni, sembravano dire – Lei è la mia donna! State lontani o saranno guai! – ”  e sorrise amaro.

“Beh, se tu fossi mia, credo che anche io mi comporterei  in quel modo”.

“Chris io…” ma le impedì di continuare;

“Non dire nulla Monica. Lasciami vivere questo istante:  lascia che i miei occhi si riempiano della tua immagine….dei tuoi occhi così vividi e luminosi, dellle tue labbra rosse che tremano appena, della tua femminilità che prorompe  sotto questa tetra unforme della sala operatoria…lasciati guardare, a me basta questo”.

Lei non potè sottarsi a quello sguardo; lasciò che la osservasse con muta ammirazione, con una sorta di venerazione che non immaginava potesse scorgere negli occhi di un uomo e questo  la lusingava.

Percepiva il suo profumo che la confondeva e il tepore di quella carezza,  così carica di tenerezza: quella tenerezza che solo l’amore può donare.

Incrociò i suoi occhi limpidi e fu sopraffatta dal tormento che leggeva in essi.  Si sentiva frustrata e colpevole.

Ad un tratto, lui ritrasse la mano e, senza dire una parola, andò via.

Monica era sconcertata:

 Che diavolo le stava succedendo? Perchè avvertiva quella pungente sensazione di abbandono? E soprattutto, perchè le mancava quella mano sul viso? Inconsapevolmente, si sfiorò la guancia.

Si voltò a guardarlo: Chris era entrato in sala medici e si era richiuso velocemente la porta alle spalle.

“Maledizione!” imprecò;

Si massaggiò vigorosamente le tempie stringendo forte gli occhi.

Ma perchè nella sua vita doveva essere sempre tutto così dannatamente complicato!

Lei amava Tom, e il suo cuore batteva esclusivamente per lui ma contemporaneamente si dilaniava al pensiero che Chris soffrisse a causa di questo sentimento.

Che intreccio ingarbugliato!

Non doveva succedere: Non doveva innamorarsi di lei!

Si chiedeva preoccupata come avrebbe fatto a gestire questa situazione…

Era un gioco troppo pericoloso: vedersi tutti i giorni e lavorare fianco a fianco era come mettere legna sul fuoco: prima o poi, qualcuno si sarebbe bruciato.

“Monica, sei pronta?”; la voce di una collega la riportò alla realtà.

“Cosa?”;

“Sei pronta? Tra pochi minuti inizia l’intervento”;

 Si guardò le mani e si accorse che non aveva indossato ancora i guanti.

Adesso le toccava ricominciare tutto da capo!

“Non ancora, mi dispiace” riaprì il rubinetto e cominciò a lavarsi di nuovo le mani.

L’intervento durò più a lungo del previsto.

Purtroppo erano sorte delle complicazioni e tutti avevano dato il meglio di sè.

Ognuno aveva svolto il proprio compito senza commettere errori: Chris era un chirurgo straordinario.

Aveva imparato a conoscerlo bene durante quel breve periodo di tirocinio: Non perdeva mai la calma e anche nelle situazioni più disperate, non smetteva di sorridere e di tranquillizzare tutta l’equipe.

“Finalmente abbiamo finito! Dottor Schneider, può procedere con la sutura. Complimenti a tutti e grazie”; si allontanò dal tavolo operatorio seguito da un’infermiera.

Ora iniziava il compito più delicato: la conta degli strumenti utilizzati durante l’intervento e di tutti i tamponi e le garze.

Non poteva assolutamente distrarsi: era tesa come una corda di violino. La caposala non la perdeva di vista un attimo.

Per fortuna gli strumenti  c’erano tutti ma, al momento di contare le garze, Monica entrò nel panico: ne mancava una.

Le aveva contate e ricontate ma ne mancava una.

Doveva stare calma e trovarla.

Tutti attendevano lei per poter finalmente concludere e uscire da quella sala operatoria.

Le mani cominciarono a tremarle impercettibilmente e gocce di sudore precipitavano lungo la sua schiena.

Guardò praticamente ovunque ma di quella garza nessuna traccia.

Adesso era assolutamente nel panico ma non perse il suo sangue freddo.

Si abbassò sul pavimento e proprio quando ormai disperava di trovarla, tra le bombole dell’ossigeno e il carrello degli strumenti, la vide.

“Trentadue!” la voce era leggermente stridula ma nessuno ci fece caso.

Tutti tirarono un enorme respiro di sollievo.

Afferrò il carrello degli strumenti e si stava recando alla sterilizzazione quando la caposala la fermò:

“Ci penso io , Và pure “.

Monica le fu grata; le gambe ancora non avevano smesso di tremare e avvertiva un forte senso di nausea.

Uscì dalla sala operatoria, si sfilò mascherina, guanti e cuffia e dopo aver scosso leggermente la testa, si sedette pesantemente sulla prima sedia che vide.

Respirò profondamente un paio di volte ma la nausea non accennava a darle tregua:  si era sforzata di nascondere l’ansia e la preoccupazione ma doveva ammettere che aveva avuto paura.

Appena le gambe glielo consentirono, si alzò e andò a sciacquarsi il viso.

L’acqua fredda le donò un pò di sollievo.

“Ottimo lavoro!”; la voce di Chris alle sue spalle la colse di sorpresa.

“La capo infermiera mi ha raccontato tutto. Sei stata irreprensibile sotto ogni punto di vista”.

“Grazie, ma non è  così. Ho la nausea e tremo come una foglia”.

Chris si avvicinò e la fece voltare lentamente verso di lui:

“Hai mantenuto la calma, sei riuscita a rimanere fredda e distaccata difronte ad una situazione che avrebbe messo in crisi chiunque”;

“Allora perchè ho solo voglia di piangere?”;

“Vieni qui” la strinse forte a sè.

Monica appoggiò la testa al suo petto: aveva bisogno del conforto del suo abbraccio.

“E’ normale avere paura: siamo esseri umani e fortunatamente proviamo delle emozioni. Il rischio che si corre, quando si fa questo lavoro da tanto tempo è proprio l’indifferenza” le accarezzava piano la schiena in maniera affettuosa.

“Dottor Bauer, mi scusi, la desiderano in sala medici”;

era Nadja, una delle infermiere del reparto di chirurgia.

Chris si voltò nella sua direzione:

“Arrivo tra un istante”.

Monica si sciolse da quell’abbraccio visibilmente imbarazzata. Cosa avrà pensato Nadja vedendola abbracciata a Chris? Chissà adesso quanti pettegolezzi sarebbero girati in reparto….meglio non pensarci.

“Và pure, non preoccuparti per me”;

“Ti senti meglio?” le chiese premuroso;

Lei annuì.

“Ok, allora ci vediamo dopo” ;

“a dopo”.

Appena se ne fu andato, Monica raggiunse gli spogliatoi e si cambiò velocemente. Si infilò i jeans, una maglietta di cotone nera e le scarpe nere con i tacchi alti. Si guardò un attimo allo specchio: aveva l’aria distrutta.

Prese il suo rossetto dalla borsa e lo passò sulle labbra: adesso aveva un aspetto migliore. Si avvolse la solita sciarpa intorno al collo e prese la borsa.

In quel momento il cellulare cominciò a squillare.

Appena lesse il nome di Tom sul display un grosso sorriso le illuminò il viso.

“Pronto?”;

“….Ciao!”;

” Tom! Non immagini quanto sia bello sentire la tua voce”;

Sentì la sua risata fresca e allegra.

“… Come sta la mia infermiera preferita?”; 

“Potrebbe andar meglio…”;

…Va tutto bene? Hai una voce!”;

“Giornata pesante” e sospirò;

“…Vuoi che venga a prenderti?”;

“No,no; non preoccuparti”.

…Mmm….sai che facciamo? Passo a prenderti a casa, ce ne andiamo a cena in un ristorantino carino e poi facciamo una passeggiata, che ne dici?”;

“No, Tom; non ho voglia di uscire. Sono troppo stanca”;

“….allora prendo cibo cinese, noleggio un film e ce ne stiamo a casa”;

“L’idea mi piace molto. Se prendi anche del popcorn sarebbe perfetto!”;

“…e in cambio, che farai?”;

“in cambio….ti coprirò di baci” e sorrise.

“….non solo quello spero! “;

“Tom! Sei sempre il solito!” e scoppiò a ridere.

“Scimmione?”;

lo sentì ridere piano;

“….Mmh?”;

“Ci vediamo a casa ok? Non fare tardi”;

“….Sarò lì prima di quanto pensi”.

Ripose il cellulare nella borsa ed uscì con il sorriso ancora sulle labbra.

 Chi aveva smesso di sorridere invece era Chris.

Aveva involontariamente ascoltato tutta la conversazione: avrebbe dovuto andarsene e invece era rimasto lì, immobile.

Sospirò pesantemente mentre,  con lo sguardo la seguì lungo il corridoio, finchè non sparì dietro le porte dell’ascensore.

                                                                                                               ……….continua

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Un commento su ““Un Magnifico Disastro”. Capitolo XVII

  1. Non credevo che l’avrei mai detto, ma: POOOOOOOOOOOOOOOOOOOOVERO CHRIS!
    Sono sempre stata di parte, per colpa di Tom, ma capisco quel povero dottore, alla fine, poveretto! Avere a due millimetri la persona che ti fa battere tanto forte il cuore e sapere che non sarà tua. E ci credo che è invidioso e geloso, guarda Tom e Monica come sono fortunati…

    Aaaaaaah, è bellissimo, questo capitolo, è malinconico quando si parla del dottorino ma anche dolce quando Tom e Monica parlano al telefono. Perfetto, direi. Sai che non mi deludi mai, Bonds!

    Divertiti a Venezia, sono sicura che nonostante il tempo sarà una vacanza splendida! E grazie ancora per i messaggi ieri, è stata una sorpresa sentirti via sms, mi ha fatto molto molto piacere! 🙂

    A presto, un bacione!

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