“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XVIII

In Loving Memory of
Francesca Zizi
(Amiche per sempre)
 
 

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CAPITOLO XVIII

 “Giorno!” ;

Tom aprì a malapena gli occhi:

” Mmm…”;

Monica sorrise allegra.

Era già  pronta per andare al lavoro.

Gli accarezzò dolcemente il viso:

“devo andare “;

“di già? Ma che ore sono?” ; era ancora mezzo addormentato e faceva fatica a tenere gli occhi aperti.

“Sono le sei, è presto. Qui c’è il tuo caffè”.

Tom annuì con gli occhi chiusi.

“Ci sentiamo?”;

Annuì di nuovo.

“Allora vado. Ciao”;  gli stampò un bacio sulla guancia, si alzò dal letto  ma Tom le afferrò la mano.

La attirò a sè e la strinse forte.

“Aspetta “;

Monica sorrise nel vedere la sua immagine riflessa nei suoi occhi scuri ancora velati.

Adagiò il viso al suo petto mentre lui le accarezzava piano i capelli.

Adorava il modo in cui la teneva stretta: lì, tra le sue braccia si sentiva al sicuro.

“Come stai?”;

Esitò un istante prima di rispondere:

“Sto bene”.

“Sei sicura?”;

“A-ha, non preoccuparti. E’ tutto passato. E’ il mio lavoro e devo imparare a superare anche i momenti difficili”.

 Sollevò la testa e lo guardò:

“grazie”.

“Di cosa?”;

“Di essermi stato vicino”.

Tom sorrise e la strinse un pò più forte a sè.

“Adesso devo proprio andare ” gli stampò un bacio sulle labbra.

“Monica…”;

“Si?”;

“Io…” fece una lunghissima pausa;

“Si? “;

Tom sembrò riflettere un attimo poi riprese:

“Io ti chiamo, ok?”;

“Ok”;  gli sorrise un’ultima volta poi si sciolse dal suo caldo abbraccio; prese la borsa, le chiavi ed uscì di casa. 

Durante il tragitto in macchina verso la Uke ripensò alla sera precedente. 

Tom era arrivato a casa prima di lei, aveva apparecchiato per due sul tavolino del salotto, aveva sistemato alcuni cuscini sulla soffice moquette e acceso delle candele profumate.  L’atmosfera era così intima e romantica e il cibo era gustoso.

 Aveva preso  i Wanton fritti con salsa di soya, le nuvole di drago ed infine il gelato fritto; i suoi piatti preferiti. Aveva tentato in tutti i modi di farla sorridere e c’era riuscito. Aveva intuito che fosse successo qualcosa e quando lei gli raccontò dell’accaduto in sala operatoria, cercò di rincuorarla. 

A modo suo aveva cercato di farle capire che comprendeva il suo stato d’animo, che le era vicino, che voleva che dimenticasse ciò che era successo e di guardare oltre: “dopotutto gli imprevisti nella vita accadono”…. le aveva detto proprio così.

 L’aveva tenuta stretta tra le braccia tutta la sera, cercando di trasmetterle tutta la sua vicinanza: le aveva massaggiato la schiena e  accarezzata  mentre le baciava teneramente la fronte e le guance fino a quando si era addormentata.

Un grosso sorriso le si disegnò sulle labbra ed era ancora lì quando raggiunse la Uke ed incrociò Inge e Klaudia.

“Ciao Monica, come stai?”;

“‘Giorno ragazze. Sto bene e voi?”;

“Non ti vedo…da quando?” esordì Klaudia: ” Dal giorno del mio compleanno!” continuò con una nota di rimprovero nella voce.

“Si, ma anche tu sei sparita: hai avuto il tuo bel da fare a sistemare la nuova casa o sbaglio?”;

“Si” un largo sorriso le illuminò il volto. Si vedeva che era al settimo cielo e la luce che emanavano i suoi occhi tradivano la felicità e l’amore per Marco.

“Invece tu sparisci quando compare Tom…. è tornato vero?”;

Monica abbassò lo sguardo e sorrise.

“Tu, invece, come stai Inge?”;

“Di pessimo umore! Alain è incasinato con il lavoro tutta la settimana e così non riuscirò a vederlo. E c’è di peggio! La capo infermiera mi ha chiesto di fare dei turni supplettivi”.

“Davvero?”;

“Si, sembra che in giro ci sia un nuovo virus influenzale e metà del personale della Uke è a letto con la febbre”.

“Accidenti! Questo non ci voleva. Adesso chiederanno un pò a tutti di fare doppi turni….”;

“…e tu non ne hai assolutamente voglia non è così?” ridacchiò Klaudia;

“Non ora che Tom è tornato  casa….” la sgomitò Inge;

“Smettetela di prendermi in giro voi due! Certo un pò di soldi extra mi farebbero comodo….ma il tempo per stare con lui è sempre così poco”;

“Uhhh! Guarda chi sta arrivando”;

Monica si voltò e vide Chris che percorreva il corridoio a grandi passi seguito dal solito piccolo esercito di infermiere che gli sbavavano addosso.

Quando le passò accanto non la degnò di uno sguardo.

Era …strano: sembrava arrabbiato.

“Mmm…come mai non ti ha nemmeno salutata?” chiese Inge.

“Beh, non saprei. Ragazze è meglio che vada, ok?”;

“Ok, ci vediamo durante la pausa per un tè?”;

“Si, ci vediamo più tardi”.

Congedate le sue amiche, Monica rifletteva sul comportamento di Chris: l’aveva completamente ignorata.

Non era da lui comportarsi in quel modo, chissà cosa gli era successo.

Entrò in sala infermieri e trovò Chris impegnato a spiegare un intervento all’altra infermiera che come lei, faceva tirocinio in sala operatoria.

“Ciao Chris, come va?”;

“Bene, grazie; tu?”;

“Sto bene.  Ho sentito che spiegavi l’intervento; adesso mi preparo subito e”;

“non è necessario Monica. Oggi la mia strumentista sarà Nicole”.

Monica non riusciva a capire che cosa fosse successo: perchè la teneva a distanza? E soprattutto perchè non la guardava negli occhi? Il suo tono era così freddo e sprezzante….

“Se vuoi scusarmi, devo prepararmi” e senza aggiungere altro se ne andò.

Non riusciva a spiegarsi quel cambiamento. Era tutto talmente assurdo! Da quando aveva iniziato il tirocinio non aveva perso un solo intervento e adesso, il suo posto veniva assegnato a Nicole.

“Monica?” la voce della capo infermiera la scosse.

“Si?” rispose distrattamente fissando ancora la porta dalla quale Chris era uscito qualche minuto prima;

“Oggi ti dedicherai alla sterilizzazione degli strumenti e preparerai la sala operatoria numero 3.

Tutte le sale operatorie saranno occupate: abbiamo molte emergenze. Sarà una giornata lunga e faticosa e mi aspetto da te il massimo della collaborazione. Inoltre, siamo a corto di personale: la prossima settimana dovresti fare qualche turno supplementare”.

“Si certo, capo infermiera; conti pure su di me”.

Si cambiò velocemente e si mise a lavoro.

La sala operatoria numero 3 sembrava un campo di battaglia.

Raccolse tutti i ferri e li sterilizzò, sostituì tutti i teli, preparò tutti gli strumenti sterili sul carrello di servizio, le sacche di glucosio, le garze e i fili di sutura. Non ebbe nemmeno il tempo di terminare che dovette aiutare il chirurgo a vestirsi e  fu subito spedita a fare lo stesso lavoro nella sala operatoria numero5.

Chris la evitò accuratamente per tutta la giornata.

Non le aveva permesso di assisterlo in nessun intervento chirurgico.

La situazione diventava frustrante e sempre più insopportabile.

Monica era infaticabile ma le lunghe ore passate in piedi e facendo attenzione a non distrarsi mai cominciavano a pesarle.

 Il silenzio di Chris e questa sorta di “punizione” che le aveva inflitto non permettendole di prendere parte agli interventi la rese furente.

Se questo era quello che voleva, l’avrebbe ricambiato con la stessa moneta! 

Era quasi arrivata la fine del turno e tutte le tirocinanti avevano smesso di lavorare quando arrivò un’altra emergenza: un bambino con un attacco di appendicite.

Andava operato immediatamente prima che subentrasse una peritonite.

Monica aveva appena finito di riordinare l’ennesima sala operatoria quando la voce della capo infermiera la fece sobbalzare:

“Monica, devi preparati c’è un intervento urgente”;

Non se lo fece ripetere due volte.

Si sfilò tutto quello che aveva indosso e cominciò a prepararsi per l’intervento.

Entrò in sala operatoria: il bambino era già sul tavolo.

Monica sistemò le luci, preparò il carrello di servizio e attendeva il chirurgo per aiutarlo alla vestizione sterile.

Quando vide Chris, la rabbia prese il sopravvento: avrebbe voluto mollare tutto ed andarsene.

-Che chiami Nicole  per farsi assistere!-

La sua professionalità e il suo spiccato senso del dovere però le impedirono di lasciarsi andare.

Sospirò, poi si avvicinò a lui. Gli allacciò il camice sulla schiena e la mascherina e subito dopo lo aiutò ad infilarsi i guanti.

“Grazie”;

Monica fece solo un lieve cenno con la testa.

Si avvicinò al tavolo e prima ancora che Chris chiedesse uno strumento, lei glielo porgeva con sicurezza.

Era una specie di sfida per lei: anticiparlo equivaleva a dimostrargli che conosceva bene il suo lavoro e sapeva come muoversi in una sala operatoria.

In tutto l’intervento durò un’ora e, dopo aver espletato la conta degli strumenti e delle garze usate, Chris uscì dalla sala operatoria.

Monica invece si trattenne ancora a lungo: bisognava pulire la sala e sterilizzare i ferri per il giorno seguente.

Quando finalmente finì uscì e gettò via con poca grazia la mascherina, i guanti e il camice nel contenitore dei rifiuti speciali e andò a sciacquarsi il viso.

Non aveva fatto caso a Chris che era in un angolo e la osservava ammiccante.

“Complimenti”;

Monica si voltò di scatto con ancora il viso bagnato poi, come se nulla fosse, prese delle salviette ed iniziò ad asciugarsi.

“Sei stata molto professionale: non mi aspettavo che in così poco tempo avessi imparato tanto”;

“Già, sono sempre professionale e non a caso, sono la prima del mio corso”;

“E con quale merito!” sorrise compiaciuto ma Monica non era affatto amichevole.

Chris si schiarì appena la voce con un colpetto di tosse:

“Comunque volevo farti di nuovo i mei complimenti e ringraziarti: sei un’ottima strumentista e una valida collaboratrice. Grazie al tuo lavoro così eccellentemente svolto, abbiamo terminato prima del previsto”.

“Grazie” rispose voltandosi e finalmente guardandolo negli occhi;

“ho fatto solo il mio dovere” gettò le salviette nel cestino ed uscì lasciandolo a bocca aperta.

Si recò verso gli spogliatoi a passo lento senza voltarsi: sentiva lo sguardo di Chris su di sè ma non gli diede alcuna impotanza.

Appena vide la panca ci si sedette su e poi si sdraiò;

– Cielo, che giornata! E’ stato un massacro – disse ad alta voce.

Chiuse gli occhi per un istante: quanto era piacevole starsene sdraiati lì anche se la panca era dura e scomoda.

Sentiva le ossa e i muscoli rilassarsi finalmente.

Era distrutta e non avrebbe più voluto alzarsi da lì ma poi aprì gli occhi e si cambiò.

Quando fu pronta, aprì la borsa e prese il cellulare: ben cinque chiamate senza risposta da parte di Tom.

Immediatamente compose il numero ed un sorriso, anche se tirato le distese le labbra.

“….Pronto Monica?”;

Ciao tesoro, come stai?”;

….Io bene e tu?”;

“Bene anche io”.

“….Come è andata a lavoro?”;

“Mmm….non me ne parlare…. Non vedo l’ora di tornare a casa e di fare una doccia calda”;

“….potremmo farla insieme!”;

Monica rise allegramente:

“e perchè no?”;

“…  anche se l’idea mi alletta moltissimo, non posso. Stasera abbiamo un incontro con quelli della casa discografica.”

Ah, capisco”.

“…Monica, devo dirti una cosa…”;

Dimmi pure”;

“….tra due giorni devo ripartire e non so quando torno”.

Lei restò in silenzio.

Era appena tornato e già doveva andarsene…proprio adesso che aveva tanto bisogno di lui!

“….Lo so che ti avevo detto che sarei rimasto più a lungo questa volta….”;

Non preoccuparti. E’ il tuo lavoro. Ci vediamo domani e fa il bravo stasera capito?”;

Tom rise dall’altra parte del telefono.

“….Allora a domani”;

A domani”.

Riagganciò il telefono e si lasciò cadere pesantemente sulla panca.

Ancora un viaggio, ancora una separazione.

 

                                                                           …………continua 

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2 commenti su ““Un Magnifico Disastro”. Capitolo XVIII

  1. PRIMA COSA: CHRIS E’ UN COGLIONE. UN COGLIONE DI DIMENSIONI ELEFANTIACHE. Niente, sono tornata ad essergli ostile, non ci posso fare nulla!

    Secondo: questo Tom Kaulitz che riparte così a rudo e sparisce nel nulla? Ne vogliamo parlare? … No va beh, non parliamone che è meglio!

    Bellissimo questo capitolo, Tom mi piace da morire, è dolcissimo! 🙂

    Allora, come è andata a Venezia? Ti sei divertita? Soprattutto TI SEI RILASSATA UN PO’? Purtroppo è già ora di tornare ad abbonarsi con la macchinetta del caffè di scuola, rincorrere i pullman e rincorrere anche gli impegni… come hai ripreso? Io sono partita proprio male! Il disagio totale, non ho voglia di fare niente, ho tantissimo sonno e sto continuando a pensare alle prove di lunedì prossimo! Non vedo l’ora di andare a provare il primo atto dello spettacolo! 🙂

    Un bacione, donnina mia! Ti voglio tanto bene!

  2. Dio come sono in ritardooooooooo!!
    Fraaaa perdonamiiiii!! Scusa è che queste vacanze non sono mai stata a casa e quando ero in settimana bianca la linea internet era una cosa inchiedibile.
    Comunque adesso commento qui questo bellissimo capitoli e quelli precedenti che ho letto tutti d’un fiato.
    Allora Chris è un ipocrita assurdo, geloso marcio di Tom e sono sicura che prima o poi combinerà qualcosa di losco,approfittando del fatto che Tom dovrà tornare a lavoro e lasciare Monica per un po’ di tempo. Speriamo che lei non faccia cavolate!

    Per il resto è tutto bellissimo,come sempre.
    Come stai Fra? Il rientro a scuola? Per me è stato altamente traumatico.

    Una bacione Fra! Ti voglio tanto bene! Eu

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