“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXV

In Loving Memory of

Francesca Zizi

(Amiche per sempre)

 

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CAPITOLO XXV

I giorni passarono lenti e monotoni.

Ad essi seguirono le settimane ed infine un mese.

Era già passato un mese da quando aveva messo fine alla sua relazione con Tom.

Monica soffriva terribilmente per la sua mancanza: vagava per casa come un automa pensando a lui, alle cose che avevano condiviso, ai piccoli gesti quotidiani che le mancavano oltre ogni immaginazione.

Alla fine dei turni si chiudeva in casa, con la testa sui libri a studiare, o meglio, a cercare di studiare perchè inevitabilmente finiva col pensare a lui.

Evitava accuratamente tutti i posti che frequentavano insieme per non correre il rischio di incontrarlo; aveva smesso perfino di andare ad Aussenalster.

 

Un’altra lunga giornata di lavoro era terminata.

Era primavera inoltrata ed i pomeriggi erano caldi ed assolati.

L’estate era ormai alle porte e Monica non aveva proprio voglia di tornare a casa; non aveva voglia di rinchiudersi tra quelle quattro mura a farsi tormentare dei ricordi, dalla nostalgia e lottare contro il dolore e la frustrazione.

Sospirò per l’ennesima volta prima di infilare la chiave nella serratura.

Ad accoglierla c’era sempre quella foto sulla libreria.

La segreteria telefonica era piena di messaggi inascoltati.

La vedeva lampeggiare costantemente….

Ma perchè era così ostinato? Perchè non la lasciava finalmente in pace?

 Era una lama che continuava a rigirare nella ferita impedendole di rimarginarsi, eppure sarebbe stato così facile smettere di soffrire:  ma non voleva….non poteva.

Non poteva perdonarlo ancora, non si sentiva più di vivere in quel modo.

Non poteva più farsi calpestare.

Non poteva più donarsi completamente a lui e sentirsi umiliata. Era certa che lui le volesse bene, ma  non era  ciò che desiderava. Non le bastava più.

 Voleva che  l’amasse, che le desse quelle piccole grandi sicurezze che rendono un rapporto stabile. Voleva avere fiducia in lui, voleva sentirsi al sicuro tra le sue braccia ed invece, ogni volta era un punto di domanda.

Sapeva che non sarebbe stato facile, sapeva che la loro storia, non avrebbe avuto nulla in comune a tante altre.

 Vivere il suo amore nell’anonimato  era un sacrificio enorme e lei aveva continuato ad andare avanti perchè credeva nei suoi sentimenti, credeva nella forza e nell’intensità di ciò che provava ma alla fine, la sua natura inquieta e ribelle aveva preso il sopravvento.

Lo aveva rinchiuso nella gabbia dorata del suo cuore e non si era accorta che giorno dopo giorno lui cercava solo un modo per scappare.

Sospirò con gli occhi pieni di lacrime guardando per l’ennesima volta quella foto.

Istintivamente accarezzò il suo viso…..

Chissà quanto tempo sarebbe occorso per soffrire meno, per non sentire così tanto quel dolore che le trapassava il petto, per smettere di piangere ripensando a quei momenti, per non desiderare più il calore dei suoi baci, delle sue carezze, per non desiderare più di appartenergli.

“Anche adesso che ti ho ridato la libertà, continui ad agitarti nel mio cuore…sei la mia maledizione Tom.  Ti amo e questo non posso cancellarlo…. credo che non riuscirò mai a cancellarlo perchè ti amerò per sempre.”

Si coprì il viso con le mani ed immediatamente rivide il suo volto, il suo sorriso, i suoi occhi…..

 

 

“Ciao  Chris, ti disturbo? ” Monica fece capolino nell’ufficio di Chris

“Hei! Dai, entra.”;

“Ti ho portato queste cartelle cliniche da controllare”; disse avanzando verso la scrivania.

“Mettile pure lì, gli darò un’occhiata appena avrò finito di studiare questo intervento”;

“Qualcosa di complicato?”;

“Già”;

“allora me ne vado subito”;

“No, no. Resta un pò qui. Vorrei parlare un pò con te. Come stai?”;

Lei fece spallucce:  ”Bene”.

Era da troppo tempo che andava avanti così.

La vedeva consumarsi lentamente.

Si era completamente trasformata: non sorrideva più, aveva sempre gli occhi gonfi e rossi; si vedeva che piangeva ancora per lui e rifiutava il suo aiuto e quello degli altri.

Si era chiusa in sè stessa e non permetteva a nessuno di starle vicina e di provare ad alleviare quella sofferenza. Sul lavoro era sempre precisa ed efficientissima ma non era più la stessa.  Si muoveva meccanicamente, con una freddezza indescrivibile. Era solo l’ombra della donna meravigliosa che aveva conosciuto e di cui si era follemente innamorato.

“Come vanno gli esami?”;

“Bene, sono quasi agli sgoccioli. Me ne mancano ancora un paio e poi discuterò la tesi”.

Chris annuiva interessato ma un’idea gli balenò per la testa.

“Ti va se oggi pomeriggio, alla fine del turno ce ne andiamo a fare una passeggiata?”;

Monica scosse la testa.

“Non posso mi dispiace”.

“Questa volta, non ti permetterò di rifiutare”;

“Ho da studiare  e poi, non ne ho nessuna voglia” ammise sincera.

Chris si alzò dalla poltroncina e le si avvicinò prendendola dolcemente per le spalle e guardandola negli occhi.

“Quanto tempo ancora vuoi andare avanti così? “;

Monica abbassò lo sguardo; non voleva fargli vedere quelle lacrime che ancora una volta inondavano i suoi occhi.

Iniziò a mordersi le labba e a respirare faticosamente.

“Non puoi continuare a soffrire per lui. Non ti merita e lo sai”;

“Per favore Chris….”;

” Guardami Monica”;

svogliatamente tirò su lo sguardo e fissò quegli occhi azzurri così pieni di affetto e di preoccupazione.

“Non è colpa tua, lo capisci? E’ stato lui a tradire il tuo amore e la tua fiducia e adesso è arrivato il momento di voltare pagina “.

Quelle parole la colpirono profondamente: come faceva a sapere quello a cui pensava incessantemente? Continuava a colpevolizzarsi per ciò che era accaduto e questo non le dava pace.

Respirò profondamente e con un filo di voce aggiunse:

“Lo so ma, non ci riesco. L’ho amato così tanto e per così tanto tempo….non è facile dimenticare”;

“Nessuno ti sta chiedendo di dimenticare…ti  sto chiedendo di prendere in mano la tua vita e cercare di andare avanti”; fece una breve pausa, poi continuò:

“So esattamente come ti senti. Quando la mia storia con Alexandra è finita, mi sono sentito nello stesso identico modo. Non rifiutare una spalla a cui appoggiarti. Sarà più facile di ciò che pensi e poi, pian piano, senza che nemmeno te ne renda conto, tornerai a sorridere e vedrai le cose sotto un’altra luce”.

Monica si asciugò le lacrime col dorso della mano.

Vinto da quello sguardo triste e sopraffatto dalla tenerezza, la strise forte a sè.

Avrebbe fatto qualsiasi cosa in quel momento pur di non vederla ancora piangere per quel tipo.

Se solo avesse potuto immaginare quanto amore ardeva dentro di lui e di cosa sarebbe stato capace di fare per conquistare il suo amore.

Vinta dallo sconforto, Monica si strinse di più a lui, affondando il viso sul suo petto e dando libero sfogo alle lacrime che ormai erano incontrollabili.

Chris sentì lo stomaco contorcersi per l’emozione.

Le accarezzò dolcemente la testa, i capelli, la schiena ed inspirò intensamene il suo profumo poi, rendendosi conto che quello non era nè il luogo, nè il momento adatto la scostò un tantino da sè.

Le sollevò il mento e guardandola negli occhi le sorrise.

“Adesso basta piangere, ok? Che direbbe la gente se ti vedesse in questo momento eh?”;

“Si….certo; hai-hai ragione”.

Si sciolse dal suo abbraccio, respirò profondamente un paio di volte prima di prendere un fazzoletto dalla tasca dell’uniforme e tamponarsi gli occhi.

Appena riuscì a ricomporsi, si schiarì la voce e abbozzò piano:

“Grazie Chris, sei un caro amico”.

“…Un caro amico che oggi passerà a casa tua e ti porterà a fare un giro; intesi?”;

Monica annuì senza rispondere.

“Va bene alle 18.30 o è troppo presto?”;

“Va bene”;

“Allora a più tardi” poi, dopo averle dato un’ultima occhiata, tornò a sedersi alla sua scrivania e ad immergersi nella lettura.

Senza aggiungere altro, Monica uscì dal suo ufficio.

Richiuse silenziosamente la porta alle sue spalle ed un sorriso mesto le si disegnò sulle labbra.

Chris aveva ragione, doveva guardare avanti.

Non sapeva ancora quanto tempo ancora avrebbe sofferto per Tom ma doveva almeno provarci.

Alla fine del turno tornò a casa stanca ed avvilita.

La segreteria lampeggiava ad intervalli regolari.

Come sempre decise di ignorarla.

Si spogliò velocemente e si infilò sotto la doccia; l’acqua tiepida scivolava dolcemente lungo i suoi capelli e le sue spalle.

Sospirò di sollievo.

Quanto era piacevole quella carezza e finalmente i suoi pensieri cominciarono ad essere più leggeri.

Voleva mettercela tutta, voleva provare a distrarsi insieme a Chris, e perchè no? Anche a divertirsi. Forse questo l’avrebbe aiutata a dare una vera svolta e poi con lui non doveva fingere. Lui conosceva la sua sofferenza, non avrebbe dovuto mascherare il dolore con l’allegria e sorridere anche se non ne aveva voglia.

Poco dopo uscì dalla doccia; si cosparse di crema profumata e poi si vestì con calma: indossò una semplice gonna nera, lunga fino al ginocchio, una magliettina bianca con un’ampia scollatura sulla schiena e scarpe nere.

Si guardò allo specchio ed iniziò a truccarsi con calma: solo un pò di matita per delineare i suoi occhi e un tocco di rossetto in una tonalità appena appena più scura del colore naturale delle sue labbra.

Ecco, adesso era pronta.

Chris non si fece attendere: quell’uomo era puntuale come un orologio svizzero.

Un immenso sorriso gli si disegnò sulle labbra appena la vide uscire dal portoncino.

“Sei bellissima, Monica” e prima che lei potesse rendersene conto lui le si avvicinò, appoggiando una mano alla sua schiena nuda e  baciandole una guancia.

Monica avvertì un brivido lungo la schiena: si sentiva turbata e lusingata allo stesso tempo.

“Grazie” sollevò lo sguardo e sorprese i suoi bellissimi occhi chiari che la guardavano con una tale intensità che per un attimo le mancò il respiro.

“Va tutto bene?” chiese premuroso;

“Si, si certo; non preoccuparti” e gli sorrise dolcemente.

“Allora, andiamo?”;

“Naturalmente. Dove hai intenzione di portarmi?”;

“Eh no” si avvicinò al suo orecchio e le bisbigliò sottovoce:

“questa è una sorpresa”  e le accarezzò il viso indugiando qualche secondo più del dovuto.

Improvvisamente si sentì il rombo assordante di un motore .

 Una macchina partì a tutta velocità facendo stridere rumorosamente le ruote sull’asfalto e nel momento esatto che passò davanti a loro, Monica incrociò gli occhi di Tom.

“Ma guarda quel pazzo! “;

Monica  trattenne il respiro e sentì il cuore perdere qualche battito mentre continuava a seguire Tom con lo sguardo.

“Se non sta attento, rischia di investire qualcuno!”;

ma lei non lo ascoltava più: Tom l’aveva vista insieme a Chris e lei aveva notato il suo sguardo: i suoi occhi carichi di odio, di risentimento….occhi pieni di dolore.

 

                                                                                                                   continua

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4 commenti su ““Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXV

  1. GUAI IN VISTA!
    Se Tom scende dall’auto ed inizia a fare una scenata, o Monica gli tira una borsettata, o Chris lo pesta a sangue. So da dos! – direbbero qui a Piacenza.
    É molto bello quello che Chris sta facendo per Monica, é un ottimo amico, quello che un po’ tutti vorremmo, direi. Speriamo che resti un buon amico fino alla fine.

    Ti devo ancora delle spiegazioni sul famoso sabato 18, lo so, e dato che non riesco a connettermi dal pc al martedì, ormai, te lo scrivo dal cellulare, anche se mi ci vuole un secolo per scrivere.
    Praticamente sono stata a Grazzano Visconti, una cittadella medievale ricostruita nel Novecento in provincia di Piacenza, dove lavora un ornitologo specializzato nello studio dei Gufi, che mi ha accettata come volontaria per il Festival dei Gufi di Settembre e per lo stage estivo alla fine della quarta… Sono felicissima, perché Marco Mastrorilli, l’ornitologo, é una persona adorabile, simpaticissimo, chiacchierone, entusiasmante.

    Tu come stai? Io sono di nuovo in fase gufo caffeinomane, per due settimame. Fortunatamente domenica ho teatro, almeno mi scarico un po’.
    Tu domenica hai caricato delle foto di Firenze, no? Sei andata in gita scolastica o per il danza in fiera? Perché sabato scorso una mia amica é stata anche lei a Firenze, per il danza in fiera…

    Scusa se il commento non é molto papiro, ma la mia vita é diventata tamente monotona che non ho nulla da raccontare…
    Ah, no, ecco! Alla fine non ho fatto la festa a tema. Ho annullato il compleanno con la classe e sono uscita con un gruppetto più piccolo di amici… Ed é stato il diciottesimo migliore che potessi aspettarmi, anche grazie a Walter, che é tornato il caro vecchio migliore amico di seconda superiore, dopo un po’ di tempo che avevamo un rapporto non molto bello…

    A presto, bella, e scusa ancora la scarsa lunghezza del papirino ino ino!
    Ti voglio tanto bene, lo sai? ❤

  2. Oddio Fra perdonami se non commento praticamente mai è solo che sono impegnatissima con la scuola. Ti assicuro che comunque seguo la tua storia ogni settimana e ne sono davvero appassionata! Sei una grande scrittrice, le tue storie sono sempre un turbine di emozioni e colpi di scena. Oltrettutto sei sempre stata per me una carissima amica e sappi che anche se non ci sentiamo mai io ti penso sempre. Stammi bene e speriamo di tornare a sentirci come un tempo.
    Bacioni e tanto affetto ❤
    Giada

    • Ma figurati non preoccuparti. Anche io sono supermegastra incasinata tra scuola danza e tutto il resto praticamente sto affogando in tutti i miei impegni quindi non preoccuarti. Grazie mille per i complimenti sei sempre tanto gentile. si speriamo di sentirci, mi farebbe piacere. bacioni anche a te

  3. Eh,eh,eh ora si che cominciano i casini! Che succederà?
    Io voto per un incontro di Kik-Box tra Tom e Chris: ci sarà molto da divertirsi immaginandoci la scena!
    Fraaaa…come va a Parigi?
    Appena torni mi racconti tutto quanto ok?
    Ciao Ciao..bacioni!

    P.S Il capitolo è bellissimo..ormai questo è scontato!

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