“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXVIII

In Loving Memory of

Francesca Zizi

(Amiche per sempre)

 

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CAPITOLO XXVIII

Il suono della sveglia la trovò seduta sul letto, con lo sguardo perso nel vuoto.

Aveva ancora gli abiti della sera precedente, il trucco disfatto, i capelli in disordine.

Non aveva chiuso occhio.

Senza dubbio, quella era stata la notte più lunga di tutta la sua vita.

L’incontro con Tom aveva messo definitivamente la parola fine alla loro storia.

Era stato terribile vederlo insieme all’altra, vedere come lei era tenera ed affettuosa con lui, vederlo sorridere accanto ad un’altra donna….una donna che aveva preso il suo posto ormai.

Continuava a piangere senza riuscire a fermarsi.

Era distrutta e sollevata allo stesso tempo: almeno l’altra sembrava essere sinceramente affezionata a lui, forse non lo avrebbe fatto soffrire, forse si sarebbe preso cura di lui esattamente come aveva fatto lei….

Si asciugò gli occhi ormai rossi e gonfi con il dorso della mano e sospirò forte.

Si sfiorò appena la guancia: aveva tremato ancora una volta tra le sue braccia!

Come avrebbe fatto a cancellare dal suo cuore, dalla sua carne l’emozione di essere stretta a lui, di sentire le sue braccia cingerle i  fianchi,  le sue labbra morbide accarezzarle dolcemente il viso, di sentire ancora una volta il battito vigoroso del suo cuore e di inebriarsi del suo profumo.

Quella sensazione….sentire di appartenergli, di essere sua, di condividere il suo stesso respiro, il suo stesso animo tormentato…essere una cosa sola.

Si massaggiò vigorosamente le braccia dopo che l’ennesimo brivido le aveva scosso il corpo.

Sollevò lo sguardo: era già giorno: un nuovo giorno.

 Il primo giorno di una nuova vita.  

Le luci dell’alba l’avevano sorpresa a riflettere su una decisione, che ormai era divenuta necessaria.

Respirò profondamente poi si voltò verso il comodino e spense la sveglia.

Pesantemente si sollevò dal letto.

Si avvicinò alla finestra e guardò fuori: i primi raggi rossastri dell’aurora si perdevano tra il blu e l’azzurro del cielo dove le ultime stelle sembravano scintillare ancor più nitidamente.

“Stanotte ho versato le mie ultime lacrime per te. Addio per sempre, Tom Kaulitz. 

 

Arrivò alla Uke un pò in ritardo e il solito caos di strumentisti, medici, anestesisti ed inservienti le faceva venire il mal di mare.

Quell’agitazione la faceva sentire a disagio visto che in quel momento  si sentiva  e si muoveva come una macchinina a molle quando la carica è quasi del tutto esaurita.

Respirò profondamente poi bussò alla porta di Daphne.

“Oh ciao Monica, sei in ritardo questa mattina!”;

“Si mi scusi ma non mi sento molto bene”.

“Fatti un pò vedere….già non hai una bella cera. Non è che ti sei beccata l’influenza anche tu?”;

“Forse”.

“Purtroppo in almeno due interventi ho bisogno di te, ti prometto che ti inserisco ai primi due e poi ti spedisco a casa. Intanto prendi un’aspirina e preparati”.

“Ok. Per caso ha visto Chris?”;

“Chris?!”;

“Il Dottor Bauer, mi scusi”;

“E’ in sala operatoria”.

” Sa quando si libera? Ho bisogno di parlargli”.

Daphne diede una rapida occhiata alla lista degli interventi.

” Alle dieci ha due ore di pausa”.

“Grazie mille”.

“Ricordati l’aspirina”.

“Si certo”.

Monica non si sentiva affatto bene, sentiva dolore ovunque. Le faceva male la schiena e le gambe e avvertiva un forte mal di testa.

Si avvicinò all’armadietto dei farmaci e mando giù un’aspirina poi si recò negli spogliatoi e cominciò a prepararsi.

Non aveva quasi la forza di stare in piedi, i brividi di freddo non le davano tregua e sentiva la testa scoppiare.

Quei due interventi le sembrarono lunghissimi: il tempo non passava mai.

Appena finì di sistemare le ultime cose, uscì dalla sala operatoria, si sfilò il camice e la mascherina e si sedette qualche istante a riposare.

“Monica come va?” la voce di Daphne proveniva dal corridoio.

“Non  bene. Il Dottor Bauer ha finito di operare?”;

“Si, è nel suo studio”.

“Ok, grazie”.

Si alzò a fatica e percorse il corridoio fino allo studio di Chris.

Bussò alla sua porta e attese di sentire:

“Avanti”;

prima di entrare.

Fece capolino nella stanza.

“Hai un minuto per me?”;

“Per te, sempre” e le sorrise amabilmente mentre i suoi incredibili occhi azzurri la fissavano intensamente.

“Dimmi, hai bisogno di qualcosa?”;

“Ovvio, altrimenti non sarei qui” rispose sorridendogli.

“Spara!”.

Visibilmente a disagio Monica iniziò piano.

“Ecco….io….volevo chiederti  scusa per ieri….sono andata via in quel modo e ho mandato all’aria la nostra serata…ancora una volta”.

“Lascia stare, è tutto dimenticato” cercò di rassicurarla.

“Non per me. Chris, ho riflettuto a lungo stanotte”;

“Per questo hai quelle occhiaie?”;

“Già, non ho chiuso occhio. E’ stata dura prendere questa decisione ma, ci ho pensato bene credimi”.

Deglutì a vuoto poi sollevò lo sguardo e lo guardò dritto negli occhi.

“Non voglio darti delle illusioni, nè delle false speranze….”;

Chris sentiva il cuore battere forte nel petto: non sapeva se quella premessa fosse la fine di tutto o l’inizio di qualcosa e attendeva con trepidazione che lei continuasse.

“Ho pensato che tutto quello che è successo non sia giusto nè per me, nè per te. Io non voglio farti soffrire ma….”,

“Ma?” chiese impaziente con il cuore gonfio di speranza.

“Ma ho deciso di concederci una chance”.

Monica vide un immenso sorriso dipingersi sul suo volto e  balenare una luce di felicità che gli fece brillare  gli occhi.

Chris si alzò in piedi e corse ad abbracciarla.

“Tesoro…. Oh! Monica tu non sai quanto mi hai reso felice! Se solo potessi leggere nel mio cuore in questo momento”.

Le baciò teneramente una guancia e le accarezzava piano i capelli.

“Chris, voglio essere sincera con te. Non so se riuscirò un giorno a dimenticarlo e ad amarti come meriti….”;

“Mi basterà quello che potrai darmi…mi accontenterò dei tuoi sorrisi, dei tuoi sguardi affettuosi, dei tuoi silenzi finchè vorrai condividerli con me…è tutto così incredibile! Ancora non mi sembra vero!”.

“Avrò bisogno di tempo…dovrai avere  pazienza”.

“Cara, cara Monica ti darò tutto il tempo di cui avrai bisogno. Non ti farò mai pressioni, non ti chiederò mai nulla che non voglia anche tu”.

Come al solito si era dimostato  l’uomo meraviglioso che era.

Monica chiuse gli occhi e appoggiò la testa al suo petto. Di lui poteva fidarsi e poi l’amava incondizionatamente e la accettava così com’era, con tutti i suoi limiti.

Si lasciò stringere in quell’abbraccio sentendosi per la prima volta veramente al sicuro.

Non era fuoco, non era passione incontrollata che le bruciava l’anima…era tepore.

Il tepore di un affetto sincero, della tenerezza, di quel senso di protezione di cui aveva tanto bisogno: era la quiete di un porto calmo e rassicurante.

Si, aveva preso la decisione giusta.

Lo doveva a sè stessa e anche a Chris.

Forse in questo modo, avrebbe trovato finalmente un pò di pace…forse, un giorno sarebbe perfino riuscita a dimenticare Tom.

Sollevò lo sguardo e lo guardò negli occhi.

“Ti prometto tutta la mia onestà Chris”;

“Lo so Monica, so bene che non provi i miei stessi sentimenti ma confido che un giorno o l’altro mi guarderai con una luce diversa e comprenderai l’immenso amore che provo per te”.

“Me lo auguro Chris….”.

“Hei!” disse allontanandola un pochino per poterla osservare.

” Sono sicuro che non sono io il motivo di questo rossore…fammi un pò sentire…” appoggiò la mano alla sua fronte;

“Mmm…sei troppo calda. Devi avere la febbre alta”;

“E’ probabile, non mi sento molto bene”.

“Facciamo così, adesso prendo le chiavi della mia auto e ti riaccompagno a casa”.

“Non è il caso, ce la faccio a guidare…e poi  tra un pò devi operare”;

“Vorresti disobbedire agli ordini del tuo medico?”;

“Non ci penso proprio” e sorrise;

“e poi, non puoi togliermi il piacere di accompagnare la mia fidanzata a casa”.

Com’era strano sentirgli dire quella parola….fidanzata….

La fidanzata di Tom… no, no, scosse la testa.

Perchè il pensiero correva sempre a lui? Aveva desiderato con tutta la sua anima sentirsi chiamare in quel modo da Tom ed invece….

“Non correre Chris!”

Lui la guardò affettuosamente senza replicare.

Si tolse il camice e si infilò la giacca.

Era molto affascinante in quel completo grigio: esaltava la sua figura slanciata e la camicia azzurra faceva risaltare i suoi occhi….quegli occhi così luminosi che si riempivano della sua immagine mentre le accarezzava la schiena guidandola verso la porta.

“Ti aspetto all’ingresso Ok?”;

“Ok”. Monica si diresse verso lo spogliatoio e si cambiò il più velocemente possibile.

Appena fu pronta scese all’ingresso e Chris l’aspettava.

Appena la vide, sul viso si disegnò un grosso sorriso che contagiò anche lei.

“Allora andiamo?”;

“Si, non vedo l’ora di infilarmi a letto, ho la testa che mi scoppia”.

“Povera cara….” e senza aggiungere altro si sentì cingere le spalle dal suo braccio.

Era tutto così strano…..forse…forse ancora non era pronta a tuffarsi in questa storia.

Forse aveva fatto un salto nel vuoto, un azzardo troppo grande…..

Ancora abbracciati raggiunsero l’auto di Chris.

Lui le aprì lo sportello e la fece accomodare, poi salì in auto e mise in moto.

Intanto due occhi nocciola avevano assistito a tutta la scena.

Perchè quel dottore da quattro soldi la abbracciava? E perchè lei lo lasciava fare?

Se lei non fosse stata d’accordo non glielo avrebbe mai permesso.

Gli ritornò in mente quanto aveva dovuto penare per riuscire a scalfire la sua diffidenza, la sua freddezza, la sua rigidità quando era ricoverato in ospedale e poi rubarle un bacio….le loro sfide, i suoi timori, tutti i suoi no e poi alla fine aveva ceduto.

Aveva ceduto  perchè  si era innamorata di lui…ma con il dottore?

Il dottore cosa rappresentava per lei?

Un dolore sordo gli soffocava il petto….che diavolo gli stava succedendo?

Aveva paura.

Perchè?

Li vedeva sorridere felici e li seguì con lo sguardo fino a quando l’auto uscì dal parcheggio.

Strinse  forte i pugni ed indurì nervosamente la mascella.

Spinto da una incontrollabile rabbia salì in auto e mise in moto.

Doveva raggiungerli, doveva vedere con i suoi occhi che diavolo stava succedendo tra quei due!

Lui non poteva portargliela via….lei gli apparteneva….lei …lei era l’unica che sapeva capirlo, che lo conosceva così bene….non era possibile.

Intanto le ruote stridevano sull’asfalto.

Correva infischiandosene dei limiti, dei divieti.

Arrivò a casa di Monica e parcheggiò distante da dove aveva parcheggiato Chris ma poteva vedere bene quello che accadeva.

Monica era scesa dall’auto e Chris le aveva preso la mano.

“Maledizione!” e colpì con forza il volante.

Intanto erano arrivati al portoncino: Monica infilò la chiave nella serratura poi si voltò facendo muovere la massa voluminosa di ricci neri….

Avrebbe tanto voluto ascoltare quello che si dicevano.

Perchè continuava a sorridergli? Che diavolo gli stava dicendo?

Poi, sembrò che il cuore gli si fermasse.

“Finalmente a casa”.

“Non vuoi che ti accompagni di sopra? Magari ti preparo una delle mie disgustosissime zuppe così più tardi avrai già pronto qualcosa da mangiare”

Monica scoppiò a ridere.

“No ti ringrazio, sebbene adori le tue zuppe non ho affatto fame”.

“Ricordati di misurarti la frebbe e di prendere le medicine in orario”;

“Va bene doc, stia tranquillo!”;

stavolta fu Chris a ridere.

“Ora va, altrimenti farai tardi. Già così e mi sento in colpa per averti fatto venire fin qui”.

“Tu non mi hai chiesto niente. Ho quasi dovuto pregare per riaccompagnarti a casa. Monica, posso….posso chiamarti più tardi così mi dici come ti senti?”;

“Ma certo. Puoi chiamarmi tutte le volte che vuoi”.

“Allora a più tardi”.

“A più tardi” e senza che avesse il tempo di rendersene conto, Chris si avvicinò e le diede un bacio sulla guancia.

Monica gli sorrise, poi si voltò ed entrò.

…………continua

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2 commenti su ““Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXVIII

  1. Evvai! Che dolce che é Chris, anche se magari é un tantino troppo preso… Del reto, però quando sei innamorato, ti fai in quaranta, non in quattro!
    E Tom? Oh, no, amico, stattene nel tuo. L’hai avuta al tuo fianco per tanto, e non hai saputo apprezzarlo, ora dopo averle macinato il cuore, la lasci in pace!

  2. O.O Credo che questa faccina possa spiegare molto meglio di mille parole la mia espressione mentre leggevo questo capitolo.
    Tom sta assomigliando sempre più ad uno stalker, e secondo me dovrebbe agire invece di pensare e poi fare cazzate. Anche se adesso non può fare niente, credo che abbia combianto anche troppo casini.
    Chris è così dolce *-*

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