“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXIX

In Loving Memory of

Francesca Zizi

(Amiche per sempre)

 

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Se vi va, leggete ascoltando questa canzone

CAPITOLO XXIX

Il cellulare squillava già da un pò ma  non aveva voglia di rispondere.

Era ormai diventato buio e lui era ancora fermo lì, sotto casa di Monica con gli occhi rivolti alle sue finestre.

Non poteva crederci.

La stava perdendo e non poteva fare nulla per sistemare le cose.

Guardava fisso la luce flebile della lampada della camera da letto.

Quello che stava succedendo era la cosa peggiore che potesse accadergli; non avrebbe mai immaginato che un giorno o l’altro lei potesse lasciarlo.

Dava per scontato che lei fosse felice…

Cosa avrebbe dato per essere accanto a lei, in quella stanza, nel suo letto….sentirla respirare piano sul suo petto.

Quanto le mancava!

Il cellulare continuava a squillare incessantemente.

Lo afferrò con poca grazia e rispose arrabbiato.

“Pronto!”;

“Tom! si può sapere dove diavolo sei sparito? Sono ore che ti cerco!”;

“Cosa vuoi Bill?”;

“Stiamo concordando gli ultimi dettagli per la partenza perciò muovi quel c**o e vieni allo studio!”;

“Ok” lo sentì sospirare pesantemente.

“Hei fratellino….che ti succede eh?”;

“Sono a terra Bill!…sono veramente a terra”.

“E’ per quella infermiera  vero?”;

“Già…..la sto perdendo”.

“Dai Tom, lo sai che ti ama….dalle tempo, magari le passa e ti perdonerà”.

“E’ troppo  tardi. Mi ama ma non vuole più stare con me e intanto quel dannato dottore non la lascia mai da sola. La riempie di attenzioni, è gentile…ti giuro, oggi quando li ho visti insieme …..mi sentivo il sangue ribollire nelle vene…”.

“E tu tartassala di telefonate, mandale dei fiori, spediscile biglietti di scuse….devi riconquistarla merda! Se veramente tieni a lei, lotta!”.

“E cosa credi che abbia fatto finora?….Non risponde al telefono o ai messaggi e quando provo ad avvicinarmi, lei mi respinge…”.

“Vedrai che le cose si sistemeranno. Mi dispiace fratellino, vorrei fare di più per aiutarti. Tu, però  vieni allo studio, ti stiamo aspettando. Anche se in questo momento è l’ultima cosa a cui vorresti pensare, il lavoro ha la precedenza su tutto”.

“Ok. A dopo.”

Mise in moto l’auto e prima di andare, guardò un’ultima volta verso la finestra.

I giorni seguenti non furono dei migliori.

Monica aveva la febbre alta e non si sentiva affatto bene.

Chris era sempre molto gentile ed affettuoso e si preoccupava che non le mancasse niente ma stare a letto e avere tempo per pensare non faceva  bene al suo povero cuore.

 ….Tom;

Quanto le mancava!

Era quasi un dolore fisico stargli lontano.

Passava da momenti di ilarità quando ricordava i momenti buffi o divertenti della loro storia, a momenti di grigia disperazione.

Le mancava il suo sorriso, le sue carezze, le sue battutine feroci, i suoi apprezzamenti…le mancava addirittura chiamarlo scimmione.

Chissà dov’era…e cosa stava facendo; poi improvvisamente  lo rivedeva al Ciu’s seduto accanto a quella donna….lei che lo stringeva, che lo accarezzava… proprio come faceva lei….Cielo era una sofferenza indicibile!

Quello che sentiva per lui non era cambiato e certamente non poteva dare a Chris, ciò che invece Tom le aveva rubato per sempre.

La verità era che non si aspettava potesse essere tanto dura leccarsi ancora le ferite.

Non avrebbe mai potuto dimenticare quella luce colpevole nel suo sguardo.

L’aveva ingannata ancora….ancora una volta…..  l’ultima volta.

Inevitabilmente due calde lacrime attraversarono il suo volto infrangendosi contro il cuscino che teneva stretto forte a sè.

Il suono del telefono giunse ad interrompere quei pensieri tanto tristi.

“Pronto?”;

“….Mmm che bella voce nasale che hai stamattina. Come ti senti?” Chris sapeva sempre farla sorridere.

“Uno straccio”;

“….Me ne sono accorto” ; lo sentì sorridere dall’altra parte del telofono.

“Tu come stai?”;

“….Io? Bene ma mi manca la mia infemiera preferita“.

Quelle parole furono la goccia che fece traboccare il vaso.

Quanti maledetti ricordi!

Tom la chiamava in quel modo…diceva sempre  -La sua infermiera preferita -.

“….Monica? Monica mi hai sentito?”;

“Cosa? Scusa Chris, ho un terribile mal di testa e faccio fatica a tenere gli occhi aperti”.

“….Dicevo, vuoi che venga da te?”;

“Sei matto?!” lo disse con un tono di voce talmente alterato che Chris se ne meravigliò restando a lungo in silenzio.

Monica si accorse di avere esagerato e cercò di aggiustare il tiro.

“Non vorrai mica beccarti l’influenza anche tu? Come farebbero i pazienti senza di te? Adesso che anche il primario si è ammalato, la Chirurgia è tutta sulle tue spalle ….e poi voglio che tu stia bene, così appena mi alzerò da questo letto usciamo e passiamo una splendida serata tutta per noi”.

“….Dici sul serio?”; Chris era dubbioso.

“Ma certo che parlo sul serio. Appena questa  influenza  sarà passata, andiamo a cena in quel bel localino dove volevi portarmi qualche giorno fa.

Gusteremo una deliziosa cenetta  e mi inviterai a ballare, perchè io adoro ballare e divertirmi. L’invito è ancora valido, vero?”.

“….E me lo chiedi? E’ validissimo perciò  sbrigati a guarire intesi? Ho bisogno di averti accanto il prima possibile“.

“Agli ordini capo!”.

“…Ci sentiamo più tardi cara“.

“A-a dopo”.

Povero Chris…

Lui faceva di tutto per starle vicina….se soltanto lei avesse saputo apprezzarlo come meritava!

Chiuse gli occhi sospirando.

Si sentiva sola, irrimediabilmente sola.

Il suo animo tormentato lottava contro la voglia irrefrenabile di correre da lui, di lanciargli le braccia al collo e dirgli che lo amava, che aveva bisogno di lui, che ancora una volta, lo avrebbe voluto nella sua vita nonostante tutto.

Scosse la testa….ma che andava farneticando!

Era la febbre che non le permetteva di ragionare lucidamente e condizionava i suoi pensieri.

Si alzò lentamente e andò a prepararsi da mangiare.

Mangiò poco e svogliatamente.

Non riuscì a gustare nulla: era come se tutto fosse insapore.

Quando si alzò dalla sedia per riporre i piatti nel lavello, avvertì un forte capogiro.

Aveva sottovalutato l’ influenza: era più debole e provata di ciò che pensasse.

Lentamente tornò in camera e si infilò a letto.

Si coprì meglio che potè, le battevano i denti per il freddo.

Adagiò la testa sul cuscino e prima che potesse rendersene conto, si addormentò.

Il sonno fu agitato e pieno di incubi e fu grata al cellulare che con il suo “bip” incessante la svegliò.

Era già buio….ma quanto tempo aveva dormito? Era così intontita e dolente….le faceva male tutto.

Accese la lampada sul suo comodino e guardò la sveglia: erano già le dieci.

Intanto il cellulare continuava a suonare.

Lo guardò con attenzione: 4 chiamate perse.

Chris l’aveva cercata più volte.

Compose il numero  e dopo un pò sentì la sua voce.

“….Hei, cominciavo a preoccuparmi!”;

“Ciao Chris, scusa.  Dopo pranzo mi  sono sentita  male, così mi sono addormentata senza accorgermene e mi sono svegliata solo ora”.

Purtoppo è una conseguenza di questa influenza. La spossatezza e la debolezza sono proprio alcuni dei sintomi. Adesso come va?”;

Un pò meglio, almeno così mi sembra….credo che il mal di testa si sia calmato”.

….Meglio così. Hai mangiato qualcosa?”;

“Non ancora ma prenderò solo una tazza di te e qualche biscotto…ho lo stomaco completamente chiuso”.

…Non dimenticare di prendere l’antibiotico”.

Sta tranquillo”.

….Allora ci sentiamo domani?”;

Ma certo, a domani” ;

“….Ah, Monica?”;

Si?”;

“….No, niente….a domani”;

“a domani”.

Chris chiuse il cellulare e rimase lì a fissarlo.

Stava per dirle “Ti amo Monica” ma poi gli era mancato il coraggio.

Era  via solo da pochi giorni ma lui soffriva per la sua mancanza….gli era entrata dentro, in ogni singola cellula del suo corpo, la desiderava talmente tanto che non sapeva ancora quanto avrebbe resistito senza sfiorarla, trattenersi dal baciarla, accarezzare dolcemente il suo viso…il suo corpo.

Sospirò pesantemente.

La sua camera da letto era illuminata dalla sterile e fredda luce della lampada sulla sua scrivania.

Guardò la pila di carte che aveva davanti senza alcun interesse; appoggiò il cellulare sulla scrivania poi si alzò e si avvicinò alla porta finestra che dava sul terrazzo.

Uscì fuori: l’aria era profumata di gelsomino e una tiepida brezza lo sfiorò come una carezza.

Chris si infilò le mani in tasca e sollevò lo sguardo verso il cielo.

“…Quante stelle , stasera! Se solo fossi qui con me…”.

 

Monica stava per riporre il cellulare quando vide un messaggio: era di Tom.

Era tentata di ignorarlo ma, la nostalgia l’aveva attanagliata tutto il giorno.

Forse in un altro momento lo avrebbe cancellato in automatico ma non quella sera.

Lo aprì con un certo timore.

“Ciao Monica,

come stai? Lo so che non leggi più i miei messaggi ma spero tanto che leggerai questo.

Sto per partire per Los Angeles e starò via almeno due mesi…è un periodo incredibilmente lungo.

E’ la prima volta che parto senza sentirti dire – torna presto da me, scimmione!-

Mi manca sai? In realtà mi manca ogni cosa di te.

Per favore, chiamami.

Ho bisogno di sentire almeno la tua voce”.

Un nodo le strinse la gola.

Due mesi….due lunghi mesi…

Iniziò a piangere senza rendersene conto.

Cosa doveva fare? Non poteva lasciarlo partire in quel modo…quel messaggio era così carico di tristezza!

Forse, era sincero quando diceva che gli mancava…un anno insieme, in cui avevano condiviso ogni cosa era difficile da dimenticare anche per un bugiardo traditore come Tom.

Forse, aveva capito quanto lei fosse importante….forse si era pentito di quello che aveva fatto….forse…..

Animata da una speranza piena di calore, alzò il telefono e compose il suo numero.

Mentre aspettava che rispondesse, aveva il cuore in gola.

Lo sentiva martellare talmente forte che quasi stava per scoppiare e il sangue pulsava velocemente nelle tempie mentre il respiro diventava sempre più veloce  ad ogni squillo.

Tom prese il cellulare dal tavolino accanto al letto e appena vide il suo numero si allontanò velocemente dimenticandosi di tutto e di tutti.

Si rifugiò in un angolino tranquillo e con il cuore in subbuglio rispose.

“Monica…”.

Solo sentire la sua voce le provocò una strana agitazione. Dio quanto gli mancava! Sentire pronunciare il suo nome con tanta dolcezza era un pugno nello stomaco.

Respirò profondamente cercando di controllare la  voce, fingendo una sicurezza che era ben lungi dal provare ma per quanti sforzi facesse, era solo un sussurro.

“Ciao Tom”.

La tensione poteva tagliarsi col coltello.

Tra imbarazzo ed emozione, entrambi facevano fatica a parlare.

“Hai…hai letto il mio messaggio”;

“Già”.

Parlavano a monosillabi, nessuno dei due era in grado di conversare al telefono serenamente.

“Grazie”.

Monica restò in silenzio senza sapere cosa dire, sentiva solo i battiti del suo cuore ed i  respiri affrettati.

Si schiarì un pò la voce poi disse:

“Così parti….”;

“A-ha” abbozzò a malapena.

“Quando?”;

“Domani mattina”;

“Starai via un bel pò…”;

“Si…dobbiamo finire l’album…”.

“Ricordati il collirio…lo sai quando c’è il vento ti vengono sempre gli occhi rossi” gli disse d’impulso.

Lo sentì sorridere.

“Lo avevo dimenticato. Lo vedi? Non posso fare a meno di te. Monica io….io volevo dirti che mi manchi”.

“Lo so” rispose con un filo di voce: “mi manchi anche tu”.

“Allora perchè non mi concedi un’altra opportunità? Sì sì lo so che te ne ho fatte passare tante, che hai sofferto  per colpa mia ma tu mi conosci, lo sai come sono fatto…e poi questa volta non è colpa mia…non ho fatto nulla, credimi!”;

“Tom….io-io vorrei tanto crederti ma non posso. Non voglio chinare ancora una volta la testa e fingere di non sapere. Ti conosco bene, è vero e proprio per questo devi fare chiarezza nel tuo cuore e capire cosa vuoi. Io so bene cosa NON voglio: non voglio più vivere nell’incertezza, non voglio più avere paura, non voglio più sentirmi umiliata. Non voglio più aprire un giornale e vedere foto come quelle”.

“Monica io..”

“Toom…dove sei sparito? Hai voglia di giocare a nascondino stasera?  Lo sai che non mi piace aspettare… Dai andiamo a letto sono stanca”.

Monica avrebbe voluto morire.

Gli aveva creduto di nuovo e invece lui la stava  prendendo in giro.

“Monica…Monica!”;

Lei continuava a rimanere in silenzio.  Il cuore a brandelli.

“Monica non è come pensi…”;

Respirò a fatica chiamando a sè tutto il suo coraggio.

“Io non penso nulla. Ti…ti auguro”;

“Non crederai vero che io…e lei?”;

“Fa buon viaggio Tom e in bocca al lupo per il tuo lavoro”.

“Monica …ti prego non riattaccare. Monica! Monicaaa!” .

                                                                                                         continua

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2 commenti su ““Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXIX

  1. Dio quella tizia è come il prezzemolo..è ovunqueeee!!!!!
    Però c’è qualcosa che non mi torna..mmm..speriamo che i prossimi capitoli facciano più luce sulla cosa.
    Complimenti Fra.

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