“Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXXII

In Loving Memory of
Francesca Zizi
(Amiche per sempre)
 
 

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Se vi va leggete ascoltando questa canzone:

grazie Ire ;-)

CAPITOLO XXXII

Il telefono iniziò a squillare mentre Monica si truccava davanti al grande specchio della sua camera da letto.

“Pronto?”;

“….Ciao Infermiera”;

“Ciao dottore, come stai?”;

“….Stanco. Oggi sei andata via senza salutarmi”;

“Vero…ma tu eri in sala operatoria e non potevo aspettarti”.

“…ah sì? E perchè?”;

perchè volevo farmi bella per questa sera”; lo sentì ridere.

“…Tu non ne hai bisogno, sei bellissima così come sei”;

“E tu sei troppo galante. Ascolta Chris, se sei troppo stanco possiamo rimandare ad un’altra sera”.

“….Non pensarci nemmeno! Sto andando a casa a farmi una doccia. Ci vediamo tra poco”.

“Allora a dopo”.

“….Un bacio”.

Chris era un uomo dolcissimo, affettuoso, pieno di attenzioni: nonostante il lavoro e  la stanchezza riusciva a dedicarle tutto il suo tempo libero e giorno dopo giorno era diventato così importante per lei.

Mezz’ora più tardi era già sotto casa sua.

Monica scese le scale di corsa e appena la vide uscire dal portoncino, scese dall’auto e le andò incontro.

“Buona sera, tesoro” le cinse i fianchi abbracciandola.

Monica gli lanciò le braccia al collo e lo baciò sulle labbra.

“Buona sera. Come stai?”;

“Ora che ti ho visto, benissimo” e le sorrise dolcemente, poi continuò:

“Sei stupenda”;

“Grazie, sei molto gentile”.

“Hai fame?”;

“Direi proprio di sì”;

“allora sarà meglio andare”; si sciolse dal suo abbraccio e la guidò all’auto, aprendole lo sportello.

Durante il breve tragitto in auto si scambiavano occhiate fugaci e battutine scherzose.

Stavano bene insieme, sembravano fatti l’uno per l’altra.

Arrivati al ristorante Monica sbarrò gli occhi per la sorpresa:

“Chris! Il Jacobs…. sei incredibile!”.

Il Jacobs era il famoso ristorante di un rinomato hotel di Amburgo.

Li fecero accomodare in giardino.

“Wow, Chris è…è magnifico!” Monica si guardava intorno entusiasta.

L’ambiente era caldo e accogliente, con una splendida vista sull’Elbe e un’atmosfera rilassata ed elegante.

Chris guardava la sua espressione felice ed un grande sorriso gli si disegnò sulle labbra.

Si accomodarono al tavolo che era stato preparato per loro, la luce soffusa delle candele sul tavolo faceva brillare i loro occhi.

Chris le rese la mano e se la portò alle labbra, Monica gli sorrideva dolcemente.

Chiacchieravano, scherzavano, lui le faceva complimenti che la facevano arrossire come una ragazzina.

Il cameriere servì le portate che avevano precedentemente ordinato ed iniziarono a mangiare.

“Ti piace?”;

Con la bocca piena rispose: “Si….è tutto così delizioso” si copriva la bocca con una mano ma le scappò da ridere.

La sua risata era così contagiosa che ache lui scoppiò a ridere.

Improvvisamente, il cellulare nella tasca di Chris iniziò a vibrare.

Lui aggrottò la fronte.

Non era un buon segno: a quell’ora poteva essere solo l’ospedale.

Prese il cellulare dalla tasca e diede un’occhiata al display.

” Cara, vuoi scusarmi? Devo fare una telefonata in ospedale”;

“Certo, non preoccuparti ma torna presto, intesi?”;

“Agli ordini capo!” e le sorrise.

Monica lo guardò allontanarsi in direzione dell’uscita poi, prese il bicchiere ed iniziò a sorseggiare lentamente il suo vino bianco.

Era una serata meravigliosa e lei si sentiva calma e rilassata.

Appoggiò la schiena allo schienale della poltroncina e guardò le acque dell’Elbe che scivolavano piano.

Chiuse gli occhi per un istante ed inspirò profondamente i profumi di quella calda sera d’estate mentre la brezza fresca le accarezzava piano la pelle nuda delle spalle e della schiena. 

“Monica….”;

quella voce alle sue spalle…

Che strano scherzo: le era sembrato di udire la voce di Tom ma, non poteva essere lui.

Riaprì gli occhi e si voltò lentamente sorridendo. Tom era lontano e, nonostante la sua immaginazione ce la mettesse tutta per farla sentire in colpa, sapeva che non poteva essere lì ma, quando vide i suoi occhi fissarla intensamente sentì il cuore perdere un battito.

Era passato tanto tempo dall’ultima volta che si erano visti….

“Posso…posso sedermi?”;

Monica aveva ancora il bicchiere a mezz’aria ed era paralizzata per la sorpresa. Non sapeva bene che dire, come comportarsi.

Improvvisamente sembrò che tutto ciò che la circondava non esistesse più, come se la gente, i rumori, gli odori, le chiacchiere fossero improvvisamente sparite.

Esistevano solo i suoi occhi, le sue labbra che le sorridevano timidamente, il suo profumo che prepotentemente era tornato alle sue narici e il suono melodioso della sua voce.

“Ce-certo, accomodati”;

Si sedette di fronte a lei e dopo tanto tempo tornò ad avere coscienza della sua fisicità .

“Ti ho vista…insieme a quel tipo…al dottore e…. non vorrei disturbarti”.

“Quando sei tornato?” gli chiese abbassando lo sguardo.

 Aveva bisogno di riprendersi da quella sorpresa e cercare di tornare a respirare normalmente per riprendere il controllo delle sue emozioni.

“Un paio di settimane… sono qui con Bill e alcuni amici” ed indicò un tavolo semi-nascosto dove era seduto suo fratello ed un paio di persone che non aveva mai visto prima.

“Sei… sei dimagrito…. hai l’aria stanca” disse d’impulso.

“Ti preoccupi ancora per me” rispose sorridendo mentre lei abbassava lo sguardo.

” Tu invece, sei sempre bellissima Monica”;

quelle parole le provocarono un nodo in gola tanto che le sembrava di soffocare.

– Smettila Tom! ti prego…. Non continuare…non dirmi queste cose, non guardarmi in quel modo o il mio cuore non reggerà!-

“Sei splendida con quel vestito”;

“Gra-grazie”.

Sapeva perfettamente che quello era il suo vestito preferito.

Continuava a guardarla intensamente e il suo respiro diventava sempre più corto e affannoso.

Le accarezzò leggermente il dorso della mano: trasalì e  un brivido le corse lungo la schiena.

Una miriade di ricordi affollarono immediatamente i suoi pensieri.

Non aveva dimenticato l’effetto che le sue carezze avevano su di lei ma appena si scosse da quel torpore, ritirò la mano ed iniziò a giocherellare nervosamente con un orecchino.

“Come….come va il lavoro?” gli chiese a disagio e tenendo nervosamente d’occhio la porta.

“Che succede….hai paura che possa vederci insieme?”;

“No” rispose fermamente.

“Chris è un gentiluomo, non farebbe mai una scenata solo perchè sei seduto qui”;

“Meglio. Ho bisogno di parlarti Monica “.

“Ma è quello che stiamo facendo”;

finse una calma che era ben lungi dal provare: dentro di sè era confusa e agitata.

“Non così. Voglio vederti da sola, ho bisogno di stare un pò con te e parlare di noi”.

Quelle parole la scossero fin dentro l’anima.

“Non esiste più un noi….da tanto tempo, ormai”; le parole erano appena sussurrate ma erano pesanti come macigni.

“Monica, è stato tutto un malinteso, un equivoco; quelle foto mentono. Tu devi…”;

“Cosa? ” lo interruppe bruscamente e con un tono di voce alterato.

“Dovrei lasciarmi ancora abbindolare dalle tue parole? Dalle  promesse che non mantieni? O dalle tue bugie?” sospirò con rassegnazione;  poi calmandosi un pochino continuò:

“Sono stanca Tom. Sono stanca di soffrire e di avere paura”.

“Non voglio farti soffrire lo capisci? E non voglio nemmeno che tu abbia paura” la guardava serio.

“ Mi dici perchè continui a tormentarmi? Ti ho restituito la tua liberta dovresti essere contento, no? Hai ripreso la tua vita di sempre; cos’altro potresti volere?”.

“Voglio te!” disse lanciandole uno sguardo che le trafisse il petto. Uno sguardo doloroso, penetrante che le impediva quasi di respirare.

Abbassò gli occhi ammutolita poi, facendosi coraggio, continuò:

“Spesso diamo valore a ciò che possediamo solo quando lo abbiamo perso…. Tu non vuoi me. Quello che vuoi è  avere qualcuno accanto che ti guardi adorante, che ti faccia sentire amato ma che puoi accantonare in un angolino quando non ti interessa più”.

Tom abbassò lo sguardo.

Perchè era tanto dura? perchè faceva di tutto per allontanarsi da lui. Se solo avesse potuto leggere nel suo cuore avrebbe capito che non era così.

” Non vuoi proprio  darmi almeno l’opportunità di-di….” si interruppe facendo una lunga pausa durante la quale non fece altro che mordersi le labbra ed evitare di guardarla;

“….tanto non mi crederesti; non è così?”;

– Provaci! Maledizione, prova a dirmi la verità Tom! Urlami in faccia una buona volta che mi vuoi solo per abitudine… forse così riuscirei a smettere di amarti e a cercare di raccogliere i pezzi della mia vita e ad andare avanti! –

Dopo averlo guardato a lungo aggiunse:

“Già; non ti crederei”.

Il tono con cui l’aveva detto era anche peggio delle parole in sè. Adesso pagava il prezzo della sua superficialità.

“Tom, sarà meglio che te ne vada. Non abbiamo altro da dirci”;

“Herr perfezione ti sta aspettando?”;

“Non fare così….per favore”;

“Così, come?”;

“Non essere sarcastico; lui  non lo merita”.

Sollevò un angolo della bocca in un ghigno crudele e beffardo:

“ne parli come se fosse l’uomo migliore della Terra!”;

“E lo è”;

rispose  di rimando senza pensare alle conseguenze ma con l’intento di porre fine a quella conversazione penosa.

Non si aspettava però di averlo ferito.

Quando tornò a guardarla negli occhi aveva uno sguardo così triste.

“Monica dimmi, che ci fai con un tipo insignificante come lui? Ha le rughe e i capelli bianchi… tu meriti di meglio”.

“E il meglio per me, ovviamente saresti tu non è così?”;

Lui non rispose: continuava a guardarla con quella luce di sfida.

Sapeva dove conducevano quelle provocazioni così rispose in modo da non scatenare una discussione.

“E tu, che ci facevi con una persona insignificante come me?”;

“Tu non sei mai stata insignificante per me e  lo sai”;

finalmente sfidò il suo sguardo guardandolo dritto negli occhi:

“No Tom; mi illudevo di saperlo ma evidentemente mi sbagliavo. Mi hai mostrato esattamente quale era il mio ruolo nella tua vita. Chris ha  qualche anno  più di me, è vero ma, il senso di protezione, la sicurezza che mi dà, tu non me l’hai mai data. E ti dirò di più”;

tolse il tovagliolo dalle gambe e lo appoggiò sul tavolo alzandosi;

“Lui mi ama ”.

Stava per andarsene quando Tom si alzò di scatto e le afferrò un polso.

“Come fai a dirlo con tanta sicurezza?;

“Perchè me lo ha detto!” .

Si fissarono negli occhi per pochi istanti ma lunghi un’eternità.

Un silenzio freddo carico di sottintesi li divise come un muro.

“ Adesso scusami, devo andare”.

Monica ritrasse il braccio ma lui, con un movimento rapido le cinse la vita e affondò il viso nei suoi ricci profumati.

Monica trattenne il respiro: il cuore batteva impazzito, sembrava che stesse per scoppiargli nel petto. Brividi percorsero la schiena mentre il suo cuore martellava vigoroso contro di essa.

“Non andare via, ti prego…non andartene”.

Un nodo le strinse la gola, le lacrime cominciarono a pizzicarle gli occhi.

” Rimani qui…stretta a me…solo un istante”.

Monica sentiva il petto schiacciato da un macigno tanto che ogni singolo respiro era doloroso . 

Quanto mi sei mancata!”;

Lentamente la fece voltare verso di sè guardandola con dolcezza e tanta malinconia allo stesso tempo.

“Dimmi, sei riuscita a dimenticare i miei baci?…Hai rimosso il ricordo delle mie carezze, il calore del mio corpo…o l’odore della mia pelle?”.

Lei non rispose sempre più in balia della sua voce, ammaliata dalle sue labbra, dai suoi occhi profondi e penetranti.

“Io non ti ho dimenticata…non posso, non ci riesco. Monica io ti voglio più di ogni altra cosa al mondo. Ti desidero con una tale intensità che mi sembra di impazzire”.

Sentiva le gambe cedere e pian piano anche le sue difese si annullarono.

La sua bocca  le sfiorava la guancia e il suo respiro le accarezzava piano il collo.

“Ho bisogno di te…perchè non la smettiamo? Anche tu mi vuoi…lo so, lo sento” e prima di rendersene conto le sue labbra si insinuarono sul suo collo lasciando una scia infuocata sulla sua pelle.

Quel tocco appassionato e familiare risvegliarono in lei sensazioni sopite da tanto tempo ormai.

Sì che le era mancato, le mancava tutto di lui.

Istintivamente inarcò la schiena e gli offrì le labbra.

“No…non mi hai dimenticato. Lui non può farti provare le stesse cose…” e nel momento in cui le loro labbra stavano per unirsi Monica si risvegliò da quell’incantesimo.

Che diavolo stava facendo?

Come aveva potuto cedere di nuovo alle sue lusinghe?

Come aveva potuto perdere di nuovo il rispetto di sè facendosi abbindolare ancora da lui?

Aveva dimenticato quello che le aveva fatto? il dolore che le aveva causato? Le lacrime che aveva versato per colpa sua?

Bruscamente si sciolse dal suo abbraccio.

Respirava ancora faticosamente e le parole erano ansimanti e appena udibili.

“No, non ti ho dimenticato…. non potrei”.

“Allora torna con me Monica, lo vedi anche tu che non possiamo stare lontani….perchè soffrire ancora?”

 Non insistere Tom. E’ tutto finito e non tornerà mai più come prima”.  

Si allontanò velocemente da lui.

Voleva solo scappare via dalle sue braccia, dalle sue labbra, dalle sue parole.

“Monica, Monica!” ma ormai era già lontana.

Si avvicinò alla grande finestra che dava sul parcheggio e la vide mentre si rifugiava tra le  braccia del dottore.

Lui le sorrise e lei lo baciò sulle labbra.

Tom strinse forte i pugni ed indurì la mascella.

Quanto faceva male, vederla tra le braccia di un altro….

Monica gli apparteneva era impressa sulla sua pelle, nei suoi pensieri, nel suo cuore e nessuno mai gliela avrebbe portata via.

Adesso comprendeva le sue parole, il suo dolore, la sua paura e gocce di sudore gelido, precipitarono lungo la sua schiena.

Non poteva perderla. Da quando non faceva più parte della sua vita era cambiato tutto.

Niente aveva più significato perchè lei era tutta la sua vita e finalmente lo aveva capito.

Doveva fare qualcosa per riprendersela, non poteva stare a guardare mentre il dottore gliela portava via…..ma cosa?

                                  continua

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2 commenti su ““Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXXII

  1. Se c’é una cosa che ho imparato é che il neurone di Tom non funziona quasi mai, e quando funziona, funziona male, ergo, TOM STATTENE NEL TUO E NON FARE CAZZATE!
    Monica può anche non averti dimenticato, ma ora sta cercando di costruirsi una nuova vita… Oh, sono troppo curiosa di leggere il prossimo capitolo! La sfuriata di Monica mi ricorda molto Lady Chiltern con suo marito in “Un marito ideale.”, l’opera che abbiamo portato in teatro con la compagnia, in lingua originale…
    Come stai tesoro? Tutto bene? A presto!

  2. Certo che Tom non ci arriva..Fra la prossima volta fai dire a Monica una frase del tipo:” Tom levati dalle palle!” vediamo se così capisce.
    E se veramente ha intenzione di fare qualcosa per dimostrare a Monica quanto tiene a lei è bene che inizi a far funzionare quel suo cervellino.
    Come stai Fra? Tutto bene?
    A presto

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