“La Stagione delle Piogge”. Capitolo II

Ciao a tutti!

Volevo ringraziarvi per aver letto e commentato lo scorso capitolo e scusarmi per non aver risposto singolarmente ma come sapete sono ancora a Londra. Vi lascio con il secondo capitolo, un bacio.

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Capitolo II

Kora salì lungo la scala di legno.

Era tutto avvolto dal buio, solo un minuscolo spiraglio di luce, che proveniva da un piccolissimo lucernario sul tetto, riusciva ad illuminare a malapena l’ultimo gradino.

Si guardò un pò intorno alla ricerca di un interruttore…

Quanta roba doveva essere ammucchiata in quella vecchia soffitta polverosa! Girava con circospezione, facendo attenzione a non inciampare.

Quel luogo, aveva un aspetto così tetro; poteva essere tranquillamente il rifugio di un vecchio fantasma.

Sorrise al pensiero di trovarsi faccia a faccia con uno spettro…..

Il frastuono di un tuono la fece sobbalzare dalla paura.

Sentiva il cuore battere velocemente tanto da farle dolere il petto ed il respiro accelerare.

Fece qualche passo verso la luce quando:

“Accidenti!” disse a voce alta toccandosi il ginocchio dolente;

“Ma che diavolo è questo?” afferrò l’oggetto contro il quale era andata a sbattere.

Era un vecchio sgabello.  Ci si sedette tentando di riprendersi dallo spavento e dall’urto . Ripensò all’idea del fantasma e cominciò a ridere a crepapelle.

Forse per un attimo, la suggestione le aveva giocato un brutto scherzo.

Si guardò intorno con un pò di timore: le sagome indistinte avevano un aspetto sinistro e più passava il tempo e più aveva voglia di scappare ma la sua curiosità era anche più forte della paura.

Sollevò la testa verso il lucernario ma questa volta notò qualcosa che assomigliava ad una vecchia lampada che penzolava dal soffitto.

Si alzò cercando a tentoni:

“Oh, finalmente!”  disse pigiando l’interruttore proprio sopra la lampada .

“…E luce sia!”.

Ora  la luce illuminava completamente quel luogo angusto e non le sembrò più così spaventoso come poco prima.

Si guardò intorno sorridendo: le sagome che l’avevano terrorizzata non erano altro che vecchi mobili ricoperti da teli ormai ingialliti.

Sorrise della propria ingenuità, poi curiosa guardò con più attenzione:  le brillavano gli occhi come se avesse scoperto un grande tesoro.

Lì erano custodite tutte le  cose di suo padre.

Su un appendiabiti mezzo arrugginito, vecchi costumi di scena, ricoperti dai celophane facevano bella mostra di sè: tute in lattice, giacche con spuntoni enormi, pettorali dall’aspetto fantascientifico…

Cielo erano microscopici! Ma come diavolo aveva fatto suo padre ad entrare in quelle trappole!

Solo a vederle trattenne il respiro.

Si voltò un pochino e vide, incolonnati ordinatamente, una montagna di amplificatori, due aste per microfoni e,una piccola scatola di alluminio con sopra scritto “Bill”.

La aprì delicatamente e all’interno, protetti dalla polvere, un paio di microfoni.

Era bellissimo vedere gli strumenti che suo padre aveva adoperato durante la sua carriera. Poteva vederlo, con quegli abiti attillati, le sue pettinature strane, il suo trucco marcato, mentre stringeva tra le mani uno di quei microfoni e la sua voce si diffondeva melodiosa mandando in visibilio migliaia di fans.

Una sola volta lo aveva visto  esibirsi dal vivo…era uno dei ricordi più belli della sua vita.

Se ne stava in piedi su quel grande palcoscenico, da un lato c’era lo zio Tom e dall’altro lato Georg.

 Gustav, seduto alla batteria, scandiva il tempo picchiando sulle sue bacchette e poi, quando finalmente iniziarono a suonare le urla che partivano prima piano, quasi sommessamente, aumentavano d’intensità: sempre più forti, sempre più acute fino a sovrastare il suono degli strumenti e quando la sua voce melodiosa, intonava le prime  note di una canzone, cessavano per un attimo per poi esplodere più vive e più decise di prima.

Suo padre sorrideva felice e scuoteva la testa, meravigliandosi di tutto quell’affetto e di quel calore: si voltò verso di lei, seduta accanto alla mamma  e le mandò un bacio.

Un altro tuono la destò da quei ricordi.

Si guardò ancora un pò in giro: vi erano vecchie poltrone,  delle sedie ed un tavolino e poi, nascosto dalla penombra,  un vecchio baule.

Era molto bello, sebbene si intravedesse appena e catturò completamente la sua attenzione.

Spostò una pila di libri e qualche scatolone e si avvicinò a quel baule.

Lo trascinò un pò verso la luce….cavolo quanto era pesante!

Arrivò proprio sotto la lampada e li, dopo un ultimo sforzo, gli diede un’altra occhiata.

Sì era veramente un oggetto delizioso.

In legno, tutto intagliato, con dei fregi preziosi color oro, esattamente come le maniglie e la piccola serratura; peccato che fosse così pieno di polvere….chissà da quanto era lì.

Senza pensarci troppo, prese un bel respiro e soffiò con tutta la forza che aveva nei polmoni: una nuvola di polvere si sollevò provocandole qualche colpo di tosse ed un paio di starnuti.

Adesso, almeno, riusciva a  vedere il  colore naturale del legno.

Doveva essere di mogano, o forse di ebano perchè era scuro ma non poteva dirlo con precisione.

Afferrò la piccola chiave nella serratura e la girò.

Con mani insicure ed  una sorta di religioso rispetto, lo aprì delicatamente, quasi a scusarsi di violare i segreti in esso contenuti.

Diede una rapida occhiata: per l’emozione le vennero le lacrime agli occhi.

Teddy.

Era il suo giocattolo preferito.

Suo padre glielo aveva messo nella culla appena nata.

Quando divenne un pò più grande le spiegò che quello era il suo portafortuna e che, se l’avesse trattato con rispetto, prendendosene cura e volendogli bene, Teddy avrebbe portato fortuna anche a lei.

Lo sollevò tremante e lo guardò a lungo: i colori si erano sbiaditi, la stoffa consumata ed un braccino era mezzo strappato dal resto del corpo.

Quanto le era mancato!

Dopo il divorzio dei suoi genitori e il trasferimento nel nuovo appartamento, non era più riuscita a trovarlo ma, suo padre non aveva abbandonato il vecchio Teddy: lo aveva conservato con cura durante quei lunghi anni.

Se lo portò al petto e lo strinse forte forte esattamente come quando era bambina.

Dopo averlo strapazzato di coccole per un pò, si sedette sul pavimento ed incrociò le gambe e, con Teddy ancora stretto a sè,   continuò ad esplorare il baule.

C’erano moltissime foto di suo padre e dello zio Tom ancora bambini accanto ad un signore che non aveva mai visto prima.

Chissà chi era quell’uomo…

Papà sembra così felice in questa foto – pensò tra sè e continuò a scorrerle lentamente, una dopo l’altra.

Le appoggiò sul pavimento e continuò a rovistare: l’angolo di una cornice  spuntava dietro vecchi documenti ingialliti.

La tirò fuori e vedendola un nodo le strinse la gola.

Respirò profondamente e tentò di non piangere ma una lacrima sfuggì al suo controllo.

Era la foto del matrimonio dei suoi genitori.

Suo padre era impeccabile nell’abito scuro e sorrideva  mentre la teneva in braccio.

La mamma era splendida in quell’abito rosa, lungo fino al ginocchio e quel minuscolo bouquet di rose bianche.

Si asciugò gli occhi….era tutto così bello: in quella foto sembravano davvero una famiglia.

Sospirò con rammarico.

Meglio metterla via, quello era un ricordo troppo doloroso e non voleva passare il resto della serata a piangere e a rimurginare sul passato.

Il baule era ancora pieno di sorprese e di piccoli grandi segreti da scoprire.

 Quanti spartiti!

Era la musica di suo padre.

Li prese in mano ed uno dopo l’altro lesse i titoli, erano tutti scritti a mano. Non riconobbe la calligrafia ma in un angolino c’erano scritti due nomi: Bill e Tom.

Tra le sue mani vi erano “Durch den Monsun”, “Reden”, “In Die Nacht”, “Hilf Mir Fliegen” c’era l’intera storia musicale dei Tokio Hotel.

Ricordi…

In quel baule c’erano le cose più belle e più preziose della vita di suo padre.

Si sentì improvvisamente una ficcanaso: ripose tutto esattamente come era prima ma, un attimo prima di richiudere il baule qualcosa catturò la sua attenzione.

Assomigliava ad un libro, ma era troppo grande e troppo delicato per esserlo.

Lo afferrò: era piuttosto pesante ma era conservato veramente bene.

La copertina era rivestita di tela bianca e sopra vi erano delle spighe di grano, dei fiori di campo secchi ed un nastro di colore azzurro.

Chissà quali altri misteri avrebbe rivelato.

Lo aprì con delicatezza, le pagine erano un pò ingiallite.

Era un album di foto; era stato confezionato a mano e, nonostante fosse passato tanto tempo, era ancora in ottime condizioni.

Immediatamente riconobbe la calligrafia di suo padre:

Luglio 2009, l’estate più bella della mia vita

Spostò la velina e vide una foto: una ragazza dagli occhi scuri e dai lunghi capelli sorrideva felice.

Era molto bella: i lineamenti delicati, i capelli nerissimi erano scompigliati dal vento; la carnagione abbronzata contrastava vivacemente con il candore della camicia di lino che indossava. Aveva gli zigomi alti e un sorriso dolce e gentile.

Aveva un’aria così solare: se avesse dovuto rappresentare la serenità, Kora avrebbe dipinto il suo ritratto.

Chissà chi era….

 Sullo sfondo si intravedeva il mare.

Era di un colore blu intensissimo, ma dove era stata  scattata?

Poteva essere la Grecia o forse la Spagna; da quella foto non si riusciva a distinguere.

Voltò pagina e vide altre foto di quella ragazza e qualche annotazione scritta a mano in un angolo della pagina.

Peccato che la luce fosse così fioca.

Ad un tratto sentì Hugo abbaiare forte e una strana agitazione al piano di sotto.

“Accidenti è arrivato papà! Se mi trova qui saranno cavoli amari!” Chiuse di corsa il baule, spense la luce e si precipitò giù dalla scaletta.

Aveva il cuore che batteva velocemente  per l’agitazione.

Richiuse la botola, sistemò la sedia e uscì di corsa dalla sua camera.

“Kora! Kora dove sei? Sono a casa tesoro” la voce di suo padre la fece sobbalzare.

Santo Cielo! Per la fretta non aveva riposto l’album e lo teneva stretto ancora tra le mani.

“Ah, vuoi giocare a nascondino eh? Ma non sei cresciuta per questo gioco?” suo padre stava salendo le scale….doveva nascondere l’album e in fretta.

Aprì la porta della sua camera, si buttò sul letto, con una mano nascose l’album sotto le coperte e con l’altra prese le cuffie dell’i-pod e se le infilò nelle orecchie.

Bill aprì la porta di scatto:

“Ecco dove ti eri nascosta! “;

fingendosi sorpresa si mise in ginocchio sul letto, si sfilò le cuffie e allargò le braccia in attesa di un abbraccio.

“Papà sei arrivato! Scusa avevo la musica a tutto volume e non ti ho sentito”.

Bill la strinse in un abbraccio affettuoso e le diede un bacio su una guancia.

“Sei in ritardo!” lo rimproverò bonaria;

“Si lo so. Fuori c’è un tempo orribile e l’aereo ha impiegato un’eternità ad atterrare e poi le strade sono allagate…un disastro arrivare fin qui”.

“Questo perchè vivi in un posto lontano dal mondo” lo rimbeccò Kora.

“Non ricominciare con la solita storia. Piuttosto, quando sei arrivata?”;

“Ieri mattina. Robert e la mamma mi hanno accompaganta qui all’alba si può dire. Erano nervosi e stressati…sai com’è mancano solo pochi giorni al loro matrimonio e devono finire i preparativi”.

Bill si sedette sul letto e senza guardarla chiese:

“Come sta tua madre?”;

“Oh, lei sta bene. E’ tanto felice. Mi ha fatto vedere il suo abito da sposa…è un sogno papà. Ha fatto arrivare la stoffa direttamente da Parigi ma tanto la vedrai al matrimonio”.

Christine aveva fatto le cose in grande stile questa volta.

Ripensò al loro matrimonio, lei con un semplice abito rosa in quella piccola sala del comune di Amburgo. Solo pochi intimi avevano assistito alla cerimonia. Tutto era così vuoto, privo di significato: l’unica cosa bella era il sorriso di Kora.

“Senti papà, io ho una gran fame. Che ne dici se andiamo di sotto a mangiare la deliziosa cenetta che ha preparato Gertrude? Sai è stata tutto il giorno in cucina a preparare le tue pietanze vegetariane “.

“Allora andiamo”;

Kora scese dal letto e suo padre la guardò con ammirazione.

“Però! Quanto è cresciuta la mia bambina!”.

“Papà non sono più una bambina! Sono quasi maggiorenne e a proposito di questo vorrei ricordarti che tu ed io abbiamo fatto un patto”;

“Un patto? “;

“Dai papà non fingere di non aver capito….la mostra”;

“Ah la mostra…” fece con finta aria sorpresa.

“Sei sempre il solito! Fingi sempre di non capire quando non ti conviene”;

Bill scoppiò a ridere poi la abbracciò.

“Ma non avevi detto di aver fame?” Kora sorrise ed insieme uscirono dalla stanza.

Un attimo prima di chiudere la porta della sua camera, lanciò un’occhiata furtiva all’album nascosto sotto le coperte.

                                                                                                 ………….continua

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5 commenti su ““La Stagione delle Piogge”. Capitolo II

  1. Oh Fra come sempre le tue storie sono un turbine di emozioni che lasciano senza fiato mi sono già appassionata, come primi 2 capitoli va a meraviglia mi piace un sacco complimenti è davvero fantastica ❤ baci Giada

  2. Fraaa 🙂 ciao perdona il ritardo apocalittico ma sono appena tornata dalle vacanze e non sono potuta passare prima a commentare la tua nuova storia.
    Devo dire che l’inizio è molto intrigante: la soffita, l’album delle fotografie e il passato pieno di segreti di Bill. Mi piace molto Fra.
    Tu come stai? La tua vacanza a Londra?
    Un bacione

  3. Eccomi qui finalmente! Scusami per il ritardo enorme, ma sono stata in montagna da Valentina da domenica scorsa a poche ore fa, e quindi non ho avuto internet per una settimana intera!

    Quanto è dolce questo capitolo! Kora che ritrova il suo orsacchiotto e Bill che glielo ha conservato… oh, mamma mia! ❤
    Veramente stupendo, Bonds, mi piace da morire!

    Come stai? A Londra come va? C'è ancora molto caos per le Olimpiadi?
    Io sono tornata ora da Selva di Ferriere, come ti dicevo, e devo dire che questa settimana di pausa mi ha fatto un gran bene! Sono più rilassata, pronta a tornare sui libri per gli esami e soprattutto… ho quasi finito la mia nuova longfic! Sono felice, avevo veramente paura che sarebbe finita nel dimenticatoio anche lei!
    Non sono sicurissima della trama, infatti passerò tutto il mese di agosto (nel tempo libero) a finirla, rileggerla e sistemarla, e poi quando mi sentirò sicura al cento percento la posterò. Ho tantissima paura che somigli troppo a Bugie, in particolare nel capitolo 16-17-18! Vedremo un po'! Ahahaha

    Aspetto presto tue notizie, carissima!
    Un bacione enorme ed un abbraccio forte forte! 😀

    Ali

  4. Ciao tesoro,
    scusa l’immenso ritardo ma la settimana scorsa è stata davvero molto concitata e da giovedì a ieri sono stata più fuori che a casa quindi non ho potuto leggere subito il tuo capitolo.
    Finalmente Kora ha scoperto cosa si nascondeva in quella soffitta… I suoi pensieri mi hanno fatto davvero sorridere ed i suoi ricordi mi hanno molto commossa. Povera ragazza, non deve essere stato semplice per lei vivere un’esperienza così tragica come la separazione dei suoi genitori. Per fortuna è riuscita ad andare avanti supportata dal loro affetto.
    Ed ecco che finalmente il ricordo dell’estate del 2009 è venuto a galla dietro la foto di quella misteriosa ragazza. In quell’album, in quella fotografia si nasconde un mistero, la gioia ed il dolore di Bill, ma qual è la vera storia? Chi è quella ragazza? Cosa è successo nel 2009?
    Wow, mi fa davvero piacere che il rapporto tra Kora e Bill sia così sciolto e complice, è davvero bello vederli così vicini. Credo proprio che Bill sia un buon padre…
    Bravissima tesoro, bel capitolo complimenti. Sei un mito, mi hai fatto vivere ogni momento di questo capitolo grazie alle descrizioni dettagliate e mi hai incuriosità ancor di più. Bravissima tesoro, aspetto con ansia giovedì per il nuovo capitolo 🙂
    Un bacione, ti voglio bene
    Nat

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