“La Stagione delle Piogge”. Capitolo III

Ciao a tutti, volevo ringraziarvi per i commenti, siete state tutte gentilissime!

Sono ancora a Londra, mi sto divertendo moltissimo anche se da ieri ho iniziato una serie di test che si concluderanno con una prova finale. Un bacione, vi voglio tanto bene Ali, Cristina, Eugi, Giada, Nat siete fantastiche! Fra e Giulia di fb, grazie mille anche a voi!

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Capitolo III

La tavola era stata elegantemente apparecchiata: Gertrude aveva tirato a lucido le cristallerie e le posate d’argento: sapeva quanto il Sig. Kaulitz tenesse a sua figlia e voleva che fosse trattata come una principessa quando era ospite in casa sua.

“Che profumino! Che ha preparato di buono?”;

“Tagliatelle al pesto, tortino di patate e zucchine e per dessert coppa al caffè”;

Kora aveva già l’acquolina in bocca, lei e suo padre erano dei grandissimi consumatori di caffè: lo prendevano in tutti i modi ma  la coppa di Gertrude era una vera squisitezza! Il resto invece….storse il naso solo al pensiero di tutte quelle verdure… e avrebbe continuato a mangiarle nelle prossime settimane.

Erano già molti anni che suo padre era diventato vegetariano e, non ammetteva che alla sua tavola, si consumasse carne così i suoi ospiti dovevano adattarsi alle sue scelte.

“Cosa c’è? Qualcosa non va?” chiese Bill guardando la sua espressione nauseata.

“Oh no! Figurati….pensavo che sarà una cena fantastica….così salutare….” e intanto pensava che non appena sarebbe andata in città si sarebbe catapultata in un fast food e si sarebbe rimpilzita fino a scoppiare di hamburger e altre cose simili.

“Sono felice che tu lo apprezzi quanto me” Bill sorrise a sua figlia;

“Ovvio” sorrise di rimando.

“Allora, come va la scuola?”;

Kora sbiancò.

Si aspettava quella domanda: era sospesa nell’aria ma sperava ardentemente di ritardarla il più  possibile; chissà perchè suo padre tirava sempre in ballo questo argomento tutte le volte che si mettevano a tavola!

Sembrava quasi che lo facesse di proposito.

Il poco appetito che le era rimasto, adesso era del tutto scomparso!

“Bene”; rispose vaga.

“Mmm….davvero?” Bill la squadrava con attenzione mentre si versava dell’acqua.

“Si”;  si limitò a rispondere evitando accuratamente di guardarlo negli occhi.

Allungò la mano verso il cestino del pane e ne prese una fetta.

“…Non è esattamente quello che mi ha detto la mamma”.

Kora si affrettò a riempirsi la bocca….in questo modo avrebbe guadagnato qualche secondo per trovare una scusa plausibile.

Certo che sua madre avrebbe anche potuto starsene zitta!

Aveva i preparativi a cui pensare, perchè non si era limitata a quelli?

Adesso si sarebbe beccata una lavata di testa coi fiocchi e in più, se suo padre era di cattivo umore, poteva mettere seriamente in pericolo la sua mostra.

“Ah…..e cosa ti ha detto?”  le parole le uscirono un pò strozzate.

“Che matematica e filosofia sono ai minimi termini”.

Ecco!  Adesso era davvero spacciata.

“Si, insomma…. il test di matematica non è andato come speravo”.

“Hai preso 3”;  disse guardandola  negli occhi.

Voleva proprio vedere come si sarebbe giustificata a riguardo.

“Papà vedi….ecco, si…..uffa. E’ inutile girarci intorno: io e la matematica siamo proprio distanti”.

“Anni luce direi!”;

Kora scoppiò a ridere.

 Quando voleva, sapeva essere molto spiritoso ma appena vide il suo sguardo truce smise immediatamente.

Si raddrizzò sulla sedia e deglutì a vuoto.

Raramente lo aveva visto così arrabbiato: ora le avrebbe inferto una sonora strigliata e conseguente punizione;  si preparò al peggio.

“Kora, nessuno più di me può capirti, io odiavo la scuola. La detestavo con tutto me stesso ma, nonostante ciò ero bravo o meglio, mi sforzavo di esserlo. Se proprio non ti va a genio la matetmatica, in questi tre mesi che passerai con me, prenderemo un insegnante che ti dia una mano ma filosofia….”;

“No; lì è stata solo una distrazione papà…vedrai la prossima volta andrà sicuramente bene”;

“Voglio sperarlo tesoro. Lo sai che ti voglio tanto bene ma sulla scuola non transigo”.

“Lo so”; teneva gli occhi bassi.

“Se tieni alla mostra, dovrai mostrarmi dei miglioramenti….”;

 era arrivato al nocciolo della questione.

Ora le avrebbe impedito di esporre i suoi quadri così tutti i suoi sogni sarebbero finiti in frantumi.

“….ma sono sicuro che ce la farai alla grande!”.

Un enorme sorriso le illuminò il volto.

Per questa volta era andata.

Kora tirò un enorme sospiro di sollievo: si rilassò  sedendosi un pò più comodamente sulla sedia.

“Puoi starne certo, papà”.

Si versò dell’acqua e ne bevve un paio di sorsi, aveva ancora la gola arida ma l’aria di colui che sa di aver fatto la cosa giusta e la soddisfazione per le risposte ricevute, dipinte sul viso di suo padre la tranquillizzò.

“E a te com’è andata? Hai incontrato lo zio Tom? Come sta?”;

“Tutto bene. Lo zio ti saluta e mi ha detto di ricordarti di chiamarlo un pò più spesso!”;

“ma se l’ho chiamato …vediamo…due settimane fa!”;

“Sono passati tre mesi. Comunque non si è dimenticato di te. Nella mia valigia, c’è un regalino da parte sua”.

“Evvai!” esclamò felice.

Lo zio Tom era molto, molto generoso con lei e le regalava sempre cose costose e all’ultimo grido nel campo della tecnologia.

“Ricordati di ringraziarlo”;

“Certo, papà, non preoccuparti. A proposito la mamma mi ha chiesto di ricordarti lo smoking”; Bill si colpì la fronte con la mano.

Doveva essersene completamente dimenticato.

“Non si preoccupi Signor Kaulitz, ho provveduto io a mandarlo in tintoria. Sarà pronto domani”.

Meno male che ci aveva pensato Gertrude! Sembrava una mummia ammuffita ma in effetti era la donna più efficiente del mondo e cucinava le zucchine in maniera accettabile.

“Gertrude, non so come avrei fatto senza di lei”.

L’anziana sorrise felice e se ne andò in cucina, silenziosa, esattamente come era arrivata.

Il resto dell cena filò liscio come l’olio.

Kora divorò il dessert  e dopo cena si accomodarono in salotto dove gli fu servito il caffè.

 La pioggia non aveva smesso un attimo di venire giù.

Apparentemente, l’atmosfera sembrava serena e distesa ma Kora era preoccupata per suo padre.

Lo vedeva fumare la sua sigaretta con l’aria stanca, il volto segnato da pesanti occhiaie e stranamente le sembrò più vecchio.

“Papà?”;

“Mmm?”;

“Che ne pensi del matrimonio di mamma?”;

Bill si voltò a guardarla con un’espressione interrogativa.

“Vedi, te l’ho chiesto perchè finora non ne abbiamo parlato e vorrei sapere cosa ne pensi”.

“Kora, io e tua madre siamo divorziati da tantissimo tempo. Credo sia giusto che lei si rifaccia una vita accanto a….come si chiama?”;

“Robert, si chiama Robert”.

“Si, con Robert. Io e la mamma siamo stati felici per un pò ma eravamo troppo diversi. Lei meritava sicuramente un marito migliore di me, che sapesse prendersi cura di lei, non un vagabondo. L’unica cosa che conti veramente per me sei tu. Avrei tanto voluto che ti trasferissi qui, da me…non immagini quanto questo mi avrebbe reso felice”.

 “Si lo so papà ma ad Amburgo c’è la scuola, i miei amici…insomma la mia vita è lì”.

“Certo. E’ comprensibile”.

Fissò un attimo la sigaretta accesa e poi inspirò un’altra boccata di fumo.

Kora lo osservò a lungo poi finalmente trovò il coraggio di chiedergli qualcosa che la tormentava da tanto tempo.

“E tu papà?”;

“Io, cosa?”;

“Tu quando ricomincerai a vivere? Sei sempre solo, lontano da tutto e da tutti. Chiuso nel tuo silenzio, nella tua perenne malinconia. Non so se sei felice, se sei innamorato, se hai qualcuno che pensi a te, che condivida le tue giornate”.

Bill la guardò sorpreso: da quando sua figlia si preoccupava per lui?

Era cresciuta talmente in fretta che non si era ancora reso conto che non era più una bambina.

Lo fissava con l’aria preoccupata e gli occhi velati di tristezza.

Le sorrise dolcemente tentando di rassicurarla.

“Ci sei tu, e questo basta. Nel mio cuore occupi uno spazio talmente grande,che non c’è posto per nessun altro”; le sorrise ancora prima di continuare:

“Ora va a letto. Si è fatto tardi e domani sarà una giornata faticosa per entrambi”.

Kora si alzò dal divano e si avvicinò a suo padre per dargli un bacio.

In un altro momento forse si sarebbe risentita di farsi mandare a letto come se avesse avuto 8 anni ma tornare in camera, significava fornirgli una tregua. Suo padre non amava affrontare discorsi che riteneva dolorosi e cercava sempre il modo per sfuggirvi.

“Buonanotte papà”.

“Notte Kora”; suo padre la strinse forte a sè: continuava ad amare il suo odore  di muschio e spezie che si mischiava a quello del tabacco.

“A domani”;

” a domani”; si staccò da lui e si diresse in camera sua lasciandolo solo con i suoi pensieri e Hugo, che come al solito sonnecchiava sul tappeto ai piedi del divano.

Che giornata difficile attendeva suo padre; sorrise tristemente e provò un’infinita tenerezza per lui.

Entrò in camera e richiuse la porta, anche per lei sarebbe stata una giornata faticosa ma prima c’era qualcosa che doveva assolutamente fare….qualcosa che la attraeva come una calamita.

Si sedette sul letto e sollevò le coperte tirando fuori l’album poi, dopo essersi sdraiata comodamente ed essersi sistemata un cuscino dietro la testa,  cominciò a sfogliarlo.

Quella ragazza aveva uno sguardo così misterioso, pieno di calore, di audacia e timidezza allo stesso tempo e, il suo sorriso era così dolce.

Il sole inondava il suo viso e le faceva brillare gli occhi.

Era così bella con quel bikini azzurro e quel buffo cappello di paglia.

Voltò pagina e un’altra foto suscitò maggiormente la sua ammirazione.

La stessa ragazza era seduta ad un tavolo; indossava dei grandi occhiali da sole e reggeva in mano un bicchiere e due cannucce colorate e sorrideva mettendo in mostra due file di denti bianchissimi.

Più la guardava e più si rendeva conto che aveva un fascino molto particolare.

Non era una ragazza che passava inosservata, sebbene fosse di una banalissima normalità.

Voltò ancora una pagina: il cielo era limpido, senza nuvole e si specchiava su un mare azzurro dove scintillavano i raggi del sole come tanti fili d’oro e sulla sabbia scura e bagnata  lungo la battigia, ripresa di spalle, c’era lei che passeggiava. I lunghi capelli agitati dal vento, le mani dietro la schiena, i fianchi fasciati da un pareo bianco e i piedi immersi nell’acqua.

Quella foto era stupenda: sembrava uno scatto d’autore, un ritratto rubato al tempo, un attimo fuggente sulla linea dell’eternità.

Chissà cosa aveva rappresentato per suo padre quella ragazza: c’erano tantissime foto, l’album ne era pieno e tutte erano state scattate con la stessa cura, quasi…con amore.

“E questa? Ma guarda….”;

suo padre con quegli strani dreadlock  che portava legati sulla nuca reggeva in mano un ghiacciolo  mentre lei, seduta sulle sue ginocchia, gli dava un morso.

Suo padre sorrideva dietro i suoi grandi occhiali da sole: sembrava così felice.

Voltò la pagina e vide una splendida foto di lei con in dosso un abitino bianco, semplice con le spalline sottili ed un paio di sandali bassi di cuoio mentre sorreggeva una bicicletta rossa con un cestino di vimini adornato di margherite gialle, sorrideva all’obiettivo mentre reclinava leggermente la testa da un lato.

Improvvisamente sentì dei passi lungo il corridoio.

Chiuse l’album e lo infilò in un cassetto poi, ancora vestita si infilò sotto il morbido piumino e chiuse gli occhi fingendo di dormire.

Bill aprì silenziosamente la porta e sbirciò dentro.

Kora portava a galla la sua parte migliore, i suoi  veri sentimenti.

Era bellissimo avere a casa sua figlia.

Si sentiva sempre terribilmente in colpa  per averle fatto mancare l’affetto di una famiglia serena ed unita sebbene si fosse sforzato di rimanere in buoni rapporti con la sua ex moglie.

Non voleva che i suoi problemi con Christine ricadessero sulla bambina.

Si avvicinò al letto e si sedette accanto a lei: lo faceva sempre quando era piccola.

La guardò dolcemente: era ostinata e determinata proprio come lui e, in tanti aspetti di sua figlia vedeva se stesso.

Rivedeva l’adolescente malinconico e ribelle che a tutti i costi desiderava sfondare ma a differenza di lui, Kora avrebbe sempre potuto contare su suo padre.

Le sorrise e la accarezzò con lo sguardo poi spense la luce ed uscì cercando di non fare rumore.

Al buio e sola, si voltò in direzione della porta:

“Papà…..”.

                                                                                                                                   continua

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4 commenti su ““La Stagione delle Piogge”. Capitolo III

  1. Eccomi qua Fra!
    Ho come la vaga impressione che Kora voglia iniziare ad indagare sul passato del padre, in modo da scoprire prima di tutto il nome della ragazza e il ruolo che ha ricoperto nella vita del padre.
    Questa storia si fa sempre più interessante cara Franci: continua così.

    Come stai? Tutto bene? A Londra come è andata?
    Qua tutto bene, tranne il fatto che si muore dal caldo. Sono tornata da poco dal mare e devo dire che con la testa sono sempre li.
    Un bacione

  2. Non so perché ma l’ultima frase mi ha fatto piangere… Quel “Papà” sussurrato nel buio della sua stanza mi ha commossa e non so dirti perché… So solo che mi viene da piangere…
    Ma ora torniamo al resto del capitolo… In effetti neanche a me attirerebbe una cena vegetariana ma un bel dolce al caffè me lo gusterei volentieri, lo adoro 🙂
    Ahahah oh mamma, la scena del rimprovero per i brutti voti a scuola rende il tutto davvero molto più realistico e mi sono immaginata la scena e sinceramente ce lo vedo Bill nelle vesti di padre amorevole. Mi piace questo Bill, così maturo e con tanto amore da dare eppure mi dispiace vederlo così solo e chiuso nel suo bozzolo. E credo che anche a Kora non piaccia per niente…
    Ed eccola di nuovo qui la misteriosa ragazza… Wow, le foto sono incredibilmente vere, stupende e sembrano il ritratto di una felicità impressa nel tempo. Ma chi è lei? Che storia si nasconde dietro quel volto delicato?
    La scena finale di Bill che va a controllare la figlia è molto tenera e mi ha stretto il cuore e forse per questo mi sono commossa nell’ultima frase. Non lo so, ma è stato stupendo e davvero toccante…
    Bravissima tesoro, bravissima davvero… Mi piace molto questo inizio misterioso 🙂 Sai benissimo come arrivare all’anima della gente e non è una capacità semplice… Quindi complimenti di cuore, alla prossima.
    Ti voglio tanto bene tesoro, bacio
    Nat

  3. Madonna mia Frà..che emozione! Capitolo dopo capitolo mi appassiono sempre di più..Che tenerezza mi fa vedere Bill così cresciuto e maturato..e Kora è dolcissima,ma è vero..c’è qualcosa in lei che mi ricorda Bill…Tutto è semplicemente perfetto..continua così..6 unica mia “Dea Del Racconto” =) un bacio..ti voglio bene ^^

  4. Ma come? Io avevo commentato questo post! Ero sicura!
    Bene, ottimo, prima blogger faceva i dispetti a te, ora tocca a WordPress che li fa a me!? ç.ç
    Ho trovato assolutamente emozionante la riflessione di Kora sulla ragazza delle fotografie, che tra l’altro sono proprio curiosa di sapere chi sia! u.u
    Poooi, mi piace tantissimo il loro rapporto, venderei l’anima (Luciiiiiiiiiiiiifero? ‘n do’ staaaaaaaaaaaai?) per avere questo rapporto con mio padre…
    Sei sempre sorprendente, Bonds!

    Come stai tesoro? Tutto bene? In Inghilterra? Ti diverti? Sei già tornata o devi ancora tornare?
    Io sto benone, ho finito esattamente 14 minuti fa la Fan Fiction, e da domani inizio a controllarla tutta, così a settembre sarà pronta per essere pubblicata! Sono emozionata ma anche spaventatissima, a dirla tutta! 🙂 Speriamo vada bene!

    E spero di ritrovare un po’ di voglia di studiare, perché negli ultimi tre giorni non ho fatto proprio niente! E ora non posso permettermelo, visto che manca sempre meno agli esami e io devo ancora studiare tantissimo! ):
    Ho paura, da morire, quest’anno, Fra.

    Va beh, smetto di assillarti! A presto!
    Ti voglio tanto bene! 🙂

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