“La Stagione delle Piogge”. Capitolo IV

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Capitolo IV

La mattina seguente, Kora fu svegliata da due pesanti colpi alla porta.

Aprì gli occhi ancora intontita: si guardò intorno e riconobbe subito la sua camera a casa di suo padre.

Sbadigliò rumorosamente mentre si stiracchiava come un gatto.

I colpi si ripeterono di nuovo ma questa volta Bill fece capolino.

“Buon giorno”; le sorrise dietro il vassoio della colazione che Gertrude gli aveva preparato.

“Hai dormito bene?”; suo padre era l’uomo più premuroso del mondo e la faceva sentire come una principessa.

“Come un ghiro, grazie”, si mise seduta mentre  le sistemava il vassoio sulle gambe, poi allungò le braccia in attesa di un abbraccio che non tardò ad arrivare.

“E tu?” chiese sorridente.

“Non  molto. Lo sai che sono un animale notturno”.

“E’ vero”  ricordava perfettamente quando, fino a notte inoltrata lo vedeva nel suo piccolo studio personale di registrazione ad ascoltare e riascoltare la stessa traccia per centinaia di volte.

“Stai scrivendo qualche nuova canzone?”;

“Tante nuove canzoni. Ti ricordi di quel gruppo di Norimberga che avevo lanciato l’anno scorso?”;

“Si certo; hai prodotto il loro primo album ed è stato un successo”;

“Esatto, adesso stiamo scrivendo le canzoni per il nuovo album e la cosa mi entusiasma molto”;

“Si ma così avrai l’aria stanca oggi pomeriggio ed io voglio che tu sia il papà più bello ed affascinante tra tutti gli invitati”.

Bill sorrise allegro: “Fa colazione tesoro. Gertrude mi ha detto che fra meno di un’ora arriveranno l’estetista e la parrucchiera che ha prenotato tua madre, quindi cerca di essere pronta”.

“Ok, non preoccuparti”.

Suo padre uscì dalla camera e lei diede un rapido sguardo al vassoio.

Storse il naso: latte, yougurt, cereali, succo d’arancia e macedonia di frutta….

“Qualcosa di commestibile” disse prendendo i croissant e la marmellata di fragole.

Avrebbe preferito due belle uova con pancetta e un paio di salsicce….pazienza.

Appena finito di mangiare scostò il vassoio da un lato e scese dal letto.

Si affacciò alla finestra: come era diverso il panorama quella mattina.

Il sole splendeva alto e faceva luccicare le piccole gocce di pioggia intrappolate tra le foglie come vitrei cristalli.

Il cielo era sgombro dalle nubi e tutto lasciava presagire che sarebbe stata una splendida giornata; sua madre ne sarebbe stata tanto felice.

Aprì il cassetto dove aveva riposto l’album e lo tirò fuori.

Aprì la prima pagina e fissò quella foto. – Bella sconosciuta, sono proprio curiosa di scoprire chi sei. Sei stata molto importante per mio padre, forse lo sei ancora e potresti renderlo di nuovo felice…..come sarebbe bello –  sospirò speranzosa poi lo ripose con cura nel cassetto e andò a farsi una doccia.

“Kora! Kora sono due ore che sei chiusa in quella stanza, ti decidi a scendere? Siamo già in ritardo e tua madre si arrabbierà moltissimo se non arriviamo puntuali almeno al suo matrimonio”.

Bill e sua figlia erano famosi per i loro ritardi.

“Kora! Mi hai sentito?”; Bill cominciava a spazientirsi e stava per salire le scale e andare nella sua stanza quando la vide.

Era bellissima nel suo abito verde smeraldo.

Era una giovane donna nel pieno della sua bellezza e suo padre era immensamente orgoglioso di lei.

Aveva i capelli raccolti con alcune ciocche che le incorniciavano il volto sottile e lo sguardo era stato accentuato dal trucco.

Scendeva lentamente le scale sicura di sè su quei tacchi alti e stringeva tra le mani un minuscolo bouquet di roselline rosa.

“Sei la damigella più bella che abbia mai visto”;

Kora arrossì leggermente, non era abituata a ricevere complimenti.

Rivolse un’occhiata compiaciuta a suo padre: era impeccabile nel suo smoking nero.

La camicia immacolata contrastava con il  farfallino nero sapientemente annodato al collo: era opera di Gertrude, ne era certa: suo padre non sarebbe mai stato capace di fare un nodo perfetto come quello!

“Anche tu non sei niente male papà”.

Bill scoppiò a ridere poi le porse il braccio:

“Andiamo signorina, l’autista ci sta aspettando. Gertrude non ci aspetti in piedi. Faremo molto tardi quindi vada tranquillamente a letto. Ci vediamo domani”.

“Come desidera, Signor Kaulitz. A domani”.

L’elegante limousine aspettava davanti all’ingresso di villa Kaulitz.

L’autista in abito scuro e cravatta rossa le aveva aperto lo sportello.

Kora era abituata a questo genere di cose ma, talvolta si sentiva a disagio: si rendeva conto di essere una privilegiata e cercava sempre di minimizzare o di omettere certi dettagli  quando  parlava con le amiche.

Tutti sapevano chi fosse suo padre e molti la evitavano credendola una ragazza snob e superficiale ma non tutti sapevano, quanto desiderasse essere trattata come una ragazza qualunque e soprattutto, essere giudicata per ciò che era e non per essere la figlia di un miliardario.

Durante il tragitto in auto lei e Bill si scambiarono brevi battute.

Suo padre era teso come una corda di violino.

Si vedeva lontano un miglio che avrebbe preferito essere in qualunque altra parte del mondo ma non al matrimonio della sua ex moglie.

Christine non le avrebbe risparmiato commenti sarcastici e raccomandazioni di troppo per ciò che riguardava Kora.

Sebbene fosse stato un pessimo marito, era comunque un buon padre.

Giunsero in perfetto orario nella chiesa Battista al centro di Amburgo.

Un enorme servizio di sicurezza era stato spiegato affinchè i paparazzi non disturbassero la cerimonia e che i fan di Bill non si intrufolassero tra gli invitati chiedendo autografi o foto.

Sembrava una cerimonia blindata ma quello era l’evento mondano della primavera e niente poteva andare storto.

Bill si era stampato un sorriso tirato e, dopo aver superato la barriera di curiosi e di paparazzi, era uscito velocemente dall’auto e, entrando in chiesa, si era sistemato in un angolino dietro una colonna.

Sentiva su di sè gli sguardi di tutti gli invitati e questo lo irritava rendendolo nervoso ed insofferente.

Aveva la gola arida, avrebbe tanto gradito buttar giù un goccio e rilassarsi.

L’arrivo della sposa fu annunciato dall’inizio della marcia nunziale.

Bill si voltò all’ingresso e la vide: Christine era bellissima nel suo abito bianco e viola.

Il tempo era passato anche per lei ma, con lei era stato clemente: il viso levigato appena truccato brillava di una luce particolare.

Si, era felice.

Felice accanto all’uomo che amava.

Quasi senza accorgersene tornò indietro nel tempo, al giorno del loro matrimonio.

Era tutto così diverso….

Era una fredda mattina di fine ottobre: l’aria era gelida e il cielo minacciava pioggia.

Nella grande sala del comune di Amburgo c’era la famiglia di Christine, la sua famiglia e pochi amici intimi.

E poi c’era lei, Kora.

Era così piccola, così indifesa.

Lei era il motivo che l’aveva spinto a sposarsi con Christine.

Voleva che lei avesse una vera famiglia, una vera casa dove crescere protetta e coccolata dalle persone che più l’amavano al mondo.

Le cose però, non avevano funzionato come aveva previsto.

Giorno dopo giorno, quel poco amore che lo legava alla madre di sua figlia si era dissolto e la convivenza era diventata insopportabile.

Non facevano altro che litigare.

Christine gli rinfacciava di non essere mai presente, di lasciarla sempre sola, di trascurarla e lui le ricordava che era un artista, che non aveva sposato un uomo qualunque.

Le incomprensioni tra loro li allontanarono sempre di più fino a quando, dopo l’ennesima scenata, lui si era scolato una intera bottiglia di whisky e Kora lo aveva trovato riverso sul divano dello studio, completamente ubriaco.

Si portò una mano alla fronte come se volesse nascondersi dai ricordi.

Nascondersi dal passato, dai suoi errori, dalle sue debolezze.

Il suono dell’organo lo destò da quei tristi pensieri.

Bill sollevò lo sguardo ed incrociò il sorriso dolce di Kora; gli sorrideva mentre sua madre infilava al dito di Robert la fede nunziale.

Per rassicurarla, le sorrise e le strizzò l’occhio.

Sua figlia era preoccupata per lui e studiava ogni piccolo particolare del suo viso, ogni espressione delle labbra o degli occhi.

Doveva restare calmo e fingere che andasse tutto bene.

La cerimonia filò liscia come l’olio e al termine, gli sposi si fermarono a salutare gli invitati prima di raggiungere la lussuosa villa che avevano prenotato per l’evento e dove si sarebbe servito il costosissimo buffet.

Kora raggiunse suo padre.

“Finalmente! Non vedo l’ora di togliermi queste scarpe”.

“Ancora un pò di pazienza tesoro, tra un pò potrai sederti”.

“Papà?”;

“Si?” rispose evitando di guardarla.

“Stai bene?”;

“Si, si, certo… sto bene non preoccuparti”.

Le sorrise cercando di dissimulare il malessere che si portava dentro.

Sua figlia era esattamente come lui: era così sensibile ed attenta; non le sfuggiva nulla.

“Dai, andiamo a fare gli auguri”.

Si avvicinarono agli sposi.

Bill si stampò il solito sorriso tirato e si schiarì la voce.

“Christine, sei splendida” le disse mentre le baciava una guancia;

“e tu Robert, un uomo fortunato. Hai sposato una donna meravigliosa”.

Gli strinse la mano ma sentiva su di sè lo sguardo di sua moglie e di sua figlia.

“Grazie Bill. Si, hai ragione, lei è la cosa più bella che potesse capitarmi” ammise emozionato il novello sposo.

Christine continuava a guardarlo cercando di interpretare i suoi pensieri. Bill era sempre stato un mistero.

Chiuso nel suo mondo, gelosissimo dei suoi affetti più cari….forse solo suo fratello Tom poteva veramente comprendere cosa si agitasse sotto quella superficie di pacata tranquillità e rassegnazione.

“Bill”;

“Si?”;

“Occupati di Kora in queste settimane. Non permetterle di fare ciò che vuole. Stalle col fiato sul collo e soprattutto bada che studi e che recuperi quel brutto voto in matematica”.

“Ma mamma!” brontolò imbronciata.

Bill le rivolse un’occhiata d’intesa.

“Non preoccuparti. Ho già provveduto ad assumere un insegnante privato e poi in questo periodo non mi muoverò da casa quindi, parti pure tranquilla e godetevi la vostra luna di miele”.

Christine si voltò a guardare Robert sorridente e gli accarezzò il viso, poi guardò Bill e una nota di tristezza attraversò i suoi occhi verdi.

Bill sapeva cosa stava pensando.

Loro non avevano fatto la luna di miele.

Il giorno dopo il loro matrimonio, Bill era partito per gli Stati Uniti lasciandola da sola con la bambina in quella grande casa in periferia.

Lui distolse lo sguardo, non riusciva a reggere il rimprovero e il disappunto dei suoi occhi.

Aveva commesso un mucchio di errori nella sua vita ma, il più grande era stato sposare Christine.

Le aveva regalato le sue frustrazioni, le sue angosce, i momenti di depressione e tutta la sua malinconia: le aveva donato la parte peggiore di sè.

Aveva distrutto tutti i suoi sogni di fan innamorata del suo idolo, le aveva mostrato la dura realtà, l’altra faccia della medaglia di una rockstar consumata dall’alcol e dal successo.

…..continua

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5 commenti su ““La Stagione delle Piogge”. Capitolo IV

  1. Eccomi qui, a commentare questo nuovo capitolo!
    Che dire? Tu non deludi mai!
    É molto amaro questo capitolo, scritto quasi sotto il punto di vista di Bill, ma é onesto e realistico, e credo che sia una cosa bellissima: Bill non é più il Gary Stu della situazione, non é il bellissimo e perfettissimo Bill di sempre, come del resto non lo sono mai stati i personaggi delle tue Fan Fiction! É umano, ed é bello vederlo in azione. Fa male vederlo soffrire, e al posto di Kora io avrei il cuore a pezzi, se sapessi tutta la frustrazione che prova.
    Mi piace il fatto che sia così teso al matrimonio della ex-moglie, e non felice come una Pasqua, e mi é piaciuto tantissimo lo sguardo che si sono scambiati quando hanno parlato della luna di miele, quando tutta l’amara realtà é crollata di nuovo addosso a Bill, ricordandogli che come marito ha fatto abbastanza schifo… Del resto, da giovani é facile sbagliare.

    Mi piace tantissimo, si é capito? 🙂
    Tesoro, come stai? Tutto bene? Sei ancora in vacanza?
    Aspetto presto tue notizie! Un bacione!

  2. Appuntamente fisso del giovedì 🙂
    La storia migliora di capitolo in capitolo e l’angoscia del povero Bill cresce ogni capitolo di più. E’ importante che Kora scopra l’identità di quella ragazza.
    La cosa che mi piace di più di questa storia è vedere Bill sotto un’altra luce, una luce diversa: quella di un padre single, divorziato con una figlia da mantenere e una serie di problemi alle spalle. Mi piace molto la tua scelta.

    Come va il raffreddore Fra? Passato?
    Un bacione!

  3. Che dire, mi spezza il cuore vedere Bill soffrire,mi verrebbe voglia di entrare nel libro e consolarlo povero cucciolo,ma anche se ci sono momenti così amari la storia procede impeccabile…è magnetica ^^ La adoro 🙂 Un bacio Frà..spero di sentirti presto

    • Ciao Cri, allora come stai? tutto bene? Io a meraviglia. Sono stata a Londra ed è stato bellissimo, adesso mi trovo in Puglia e ci resterò fino al 12 settembre. Grazie mille per il commento, sei tanto gentile come sempre. Oggi purtroppo mi scade la chiavetta quindi non potrò postare la ff riprenderà dopo il 12 purtroppo. Fra un pò riprende la scuola e mi sento carica, speriamo bene quest’anno c’è la maturità e il test all’università. Tu? che mi dici? come sono andate le vacanze? Un bacione e a presto

      • Che bello risentirti Frà ^-^ Mi sei mancata lo sai? comunque mi fa piacere che ti sia divertita a Londra..Le mie vacanze sono andate bene..non molto esplorative,ma bene 🙂 Sono stata in diversi posti come Capri, Sorrento,Amalfi,Positano,Maiori,Paestum,Agropoli,Acciaroli e anche a Santa Maria di Castellabate 🙂 Diciamo che mi sono divertita molto e mi sono anche abbronzata un pochino xD Aspetterò fino al 13 per leggere un altro fantastico capitolo..=) Ti voglio bene ❤ un bacio

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