“La Stagione delle Piogge”. Capitolo V

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Capitolo V

Quando gli sposi fecero il loro ingresso nella grande sala che era stata allestita  per l’occasione, Bill aveva già bevuto tre drinks ed era intenzionato a continuare.

Kora lo vedeva mandar giù un bicchiere dopo l’altro con la stessa naturalità con cui si beve un bicchier d’acqua.

Due grosse pieghe gli segnavano la fronte.

Kora lo osservava da lontano, in silenzio.

Sembrava così assente, perso in chissà quali tristi pensieri e non potè fare a meno, anche se per un breve istante, di provare compassione per lui.

Le venne in mente, ad un tratto, la ragazza delle foto.

Chissà se di tanto in tanto, ripensava ancora a lei.

Chissà, se nella solitudine della sua stanza, pensava a come avrebbe potuto essere la sua vita accanto a lei…

ripetè mentalmente le parole scritte da suo padre: L’estate più bella della mia vita.

“Kora, tesoro potresti andare da nonna Jaqueline? Se ne sta seduta lì tutta sola. Sono sicura che si sente a disagio e tu sai il perchè. Falle un pò di compagnia, vuoi? La renderesti molto felice”.

“Ma certo mamma, non preoccuparti per la nonna, a lei ci penso io”.

Con aria indifferente si avvicinò al tavolo e poi, in uno slancio di affetto le lanciò le braccia al collo e le fece scoccare un rumoroso bacio sulla guancia.

“Kora!” la rimproverò bonariamente l’anziana donna.

“Allora, come va?”;

“Insomma….queste scarpe mi fanno male. Glielo avevo detto a tua madre ma lei ha insistito così tanto. Non vedo l’ora di togliermele”.

“Si lo so nonna. Anche a me fanno un male cane” si sedette accanto a lei, appoggiandole la testa su una spalla.

La nonna le accarezzò dolcemente il viso.

Kora sollevò leggermente lo sguardo e vide suo padre camminare nervosamente avanti e indietro e anche la nonna sembrava averlo notato.

“Sembra un animale in gabbia”; si lasciò sfuggire.

Kora sollevò la testa dalla sua spalla.

“Di chi stai parlando?”; finse di non comprendere.

“Di tuo padre.Tua madre non doveva farlo venire, non al suo matrimonio”.

Nonna Jaqueline non sopportava Bill, non le era mai andato a genio, sorattutto dopo che lui le aveva dato della “vecchia impicciona” e in modo, molto poco elegante le aveva chiesto di pensare agli affari suoi e di stare lontana da loro.

Non perdeva occasione di parlare male di lui e di ricordare continuamente a sua madre che se non si fosse fatta mettere incinta da quello scapestrato  irresponsabile e alcolizzato, avrebbe avuto una vita migliore.

“L’ho chiesto io alla mamma”.

La nonna si voltò a guardarla con gli occhi sbarrati e la bocca spalancata per la sorpresa.

“Nonna, lo so che per te è difficile da comprendere, ma loro sono i miei genitori ed io  adoro mio padre. Vorrei tanto che entrambi fossero  felici. Vorrei che ricostruissero una vita diversa, accanto ad altre persone…forse, in questo modo riuscirebbero a trovare quella serenità di cui hanno tanto bisogno e regalarla anche a me. Sono stanca dei loro continui litigi, delle discussioni sulla mia educazione, sui miei studi, sul mio futuro, sull’arte e sui miei dipinti. In un modo o nell’altro ci vado sempre di mezzo io”.

La nonna impallidì.

Kora non aveva mai aperto bocca sulle questioni dei suoi genitori: accettava tutto con rassegnazione e sopportava in silenzio quel malessere che gli riversavano continuamente addosso.

Sospirò pesantemente.

Soffriva molto per quella situazione.

Guardò di nuovo suo padre.

Parlava al telefono mentre si allentava il nodo del papillon e si slacciava il bottone della camicia.

“Nonna scusa, torno subito”.

Con discrezione si avvicinò a suo padre.

“Papà, va tutto bene?”;

“Si tesoro, non preoccuparti. Ascolta ho bisogno di uscire, di andare via non resisto un attimo di più qui dentro. Ho chiamato un taxi, sarà qui tra poco. Appena la festa sarà finita, l’autista ti riaccompagnerà a casa. Hai le chiavi?”;

“Si “;

“Bene, così non sveglieremo Gertrude. Saluta tua madre da parte mia. Ci vediamo più tardi”.

Le diede un bacio e senza destare attenzione, uscì.

Kora lo osservò allontanarsi con un grosso nodo in gola.

La festa continuò fino a tardi e tutto filò liscio come l’olio.

Dopo aver salutato la mamma e Robert e dopo essersi sorbita il miliardo di raccomandazioni che sua madre le aveva profuso, decise di tornare a casa.

Erano passate le due quando l’autista la lasciò davanti alla porta.

Infilò la chiave nella toppa e delicatamente aprì: la prima cosa che fece fu togliersi le scarpe.

“Ahhh….che sollievo!”;

camminare a piedi nudi sul parquet era così piacevole.

Hugo  le andò incontro col suo passo pesante e la coda che scodinzolava e dopo una veloce annusata tornò a dormire.

La casa era più silenziosa che mai, si sentiva solo il pendolo scandire i secondi.

Salì al piano superiore e bussò alla porta della camera di suo padre.

Non ricevendo risposta, la aprì.

Il letto era  intatto: ancora non era tornato.

Richiuse la porta e andò in camera sua.

Si sfilò il vestito e lo abbandonò sulla poltroncina ai piedi del letto, poi si sedette davanti allo specchio e cominciò a sciogliere l’elaborata pettinatura togliendo pian piano tutte le forcine.

Quando anche l’ultima forcina fu tolta, i capelli ricaddero sulle spalle.

In bagno, prese una salviettina e cominciò a struccarsi.

Si sciacquò il viso e si infilò il comodo pigiama di cotone.

Era stanca ma non aveva sonno così decise di aspettare suo padre.

Nell’attesa, avrebbe continuato a sfogliare quell’album e cercare di saperne di più.

Infilò le morbide ciabattone e scese al piano inferiore.

Il fuoco si era quasi completamente consumato.

Appoggiò l’album sul tavolino e provvide a ravvivarlo.

Quando le fiamme furono alte e consistenti, andò a sedersi sul divano e sollevò le gambe ancora risentite.

Aprì l’album nel punto in cui si era fermata la sera precedente.

Una foto la colpì più delle altre: oltre a suo padre, c’era anche lo zio Tom e altre ragazze e tutti insieme sembravano divertirsi moltissimo.

Guardando la foto successiva capì che si trovavano al Luna Park.

Doveva essere una serata incredibilmente calda perchè indossavano tutti degli abiti leggerissimi e le ragazze avevano dei graziosi sandali colorati.

Continuò a sfogliare l’album.

“Cielo che sguardo!” pensò ad voce alta.

Erano in piedi, sotto dei tigli verdissimi; suo padre le cingeva i fianchi e lei, in punta di piedi gli allacciava le braccia intorno al collo.

Lo guardava con così tanta ammirazione, con tanto amore.

Si vedeva lontano un miglio che era pazzamente innamorata di lui.

Era bellissima nei suoi shorts di jeans e la canotta nera.

Sorrideva mentre suo padre la teneva stretta a sè.

“Che ridere questa!”;

Suo padre aveva indossato il suo cappello di paglia e faceva le linguacce. Certo che quei capelli erano orribili! Quei dreads bianchi e neri erano inguardabili.

“Come erano giovani e spensierati…”;

In un’altra foto erano sulla spiaggia: quei costumi erano vecchissimi.

Suo padre indossava dei pantaloncini blu con dei grossi fiori bianchi mentre lei un bikini piuttosto succinto, nero. Suo padre  la portava in spalla ma, probabilmente esile com’era doveva averla fatta cadere perchè nella foto seguente erano entrambi in terra, sulla sabbia e ridevano a crepapelle.

Era bellissimo vedere suo padre così giovane e così allegro.

Sollevò lo sguardo e diede un’occhiata al pendolo.

Erano già le quattro e suo padre non era ancora rientrato.

Kora cominciava ad avvertire la stanchezza di quella lunga ed interminabile giornata.

Si accomodò meglio sul divano e si sistemò un cuscino dietro la testa e mentre continuava a guardare le foto, gli occhi divennero  sempre più pesanti e alla fine si addormentò stringendo l’album tra le mani.

Bill tornò a casa che cominciava ad albeggiare.

Le prime luci del sole, penetravano le fitte tenebre della notte e coloravano il cielo di riflessi rosa.

Aprì la porta e appoggiò le chiavi sulla mensola di cristallo dell’ingresso.

Quanto aveva bevuto! E quante sigarette aveva fumato? Non se lo ricordava neanche più.

Si sfilò la giacca mentre percorreva il breve corridoio  e, raggiungendo il salotto, la adagiò su una poltrona e solo allora si accorse di Kora.

Che bella che era la sua bambina.

Dormiva beatamente: i capelli scompigliati sul cuscino, le labbra appena socchiuse, il respiro lento e regolare.

Anche quando era bambina dormiva nello stesso modo.

Un sorriso gli si dipinse sulle labbra.

La accarezzava con lo sguardo osservandola con meticolosa  attenzione.

Cos’era quello strano libro che stringeva tra le braccia?

Lentamente, senza svegliarla, glielo sfilò.

Si infilò una mano nella tasca dei pantaloni  e tirò fuori un pacchetto di sigarette nuovo.

Ne mise una tra le labbra, la accese e inspirò avidamente una boccata di fumo poi, si sedette sulla poltrona accanto a lei ed iniziò a sfogliare quel libro.

Un rumore improvviso fece svegliare Kora di soprassalto.

La ragazza si mise seduta con il cuore che batteva all’impazzata e il respiro accelerato mentre con gli occhi sbarrati cercava di capire cosa l’avesse svegliata.

Si voltò e vide suo padre.

“Oh Ciao papà! Quando sei tornato? Sai ti ho aspettato a lungo ma poi mi sono addormentata senza accorgermene”.

Bill non rispose.

Se ne stava seduto con la schiena curva, il viso perso nel nulla e la cenere della sigaretta che cadeva sul tappeto.

“Papà…va…va tutto bene?”;

Ma Bill continuava a non rispondere.

Kora si avvicinò a lui.

Gli mise una mano sulla spalla.

“Che succede papà? Qualcosa non va?” solo allora suo padre, come se si fosse appena svegliato da un sogno, la guardò negli occhi.

Kora impallidì.

Bill reggeva sulle gambe l’album.

Era aperto su una foto che non aveva ancora visto.

Quella ragazza misteriosa stava piangendo.

Era sulla spiaggia, seduta al tavolino di un bar e fissava l’obiettivo con il viso inondato di lacrime.

Perchè stava piangendo? E perchè suo padre guardava quelle foto assorto?

“……preso questo?”;

era talmente assorbita dai suoi pensieri che non capì quello che suo padre le aveva appena detto.

“Cosa?”;

“Ti ho detto, dove hai preso questo?” la voce di Bill era palesemente alterata.

“Ecco….veramente io”;

“Hai ficcanasato tra le mie cose non è così? “;

“No….io….o meglio si ma”;
“Quante volte ti ho detto di non toccare le mie cose!” Bill era letteralmente furioso.

“Come hai fatto a trovarlo? Lo avevo messo in soffitta in un vecchio baule”.

“Vedi papà….io mi annoiavo così…. per ammazzare il tempo…sono entrata in camera tua” e divenne piccola piccola in attesa di sentire le urla di suo padre che non tardarono ad arrivare.

“Sentiamo, quante volte ti devo ripetere che non voglio che tocchi niente!”;

“Papà scusa, io non volevo….”;

“Dici sempre così e poi fai sempre di testa tua. Ci sono cose che per me sono sacre e questo album è una di queste e tu non hai il diritto di violarle. Sono troppo importanti e troppo personali. Ti sei guadagnata una settimana di castigo per questo. Niente tv, niente uscite con le amiche e soprattutto niente telefono o cellulare e non uscirai dalla tua camera se non per consumare i tuoi pasti. Sono veramente deluso da te, Kora. Non mi sarei mai aspettato una simile mancanza di rispetto da parte tua”.

“Ok, hai ragione. Non dovevo curiosare tra le tue cose ma tu sei sempre così misterioso, così taciturno. Sei sempre silenzioso e non parli mai con me delle cose che pensi, dei pensieri che ti turbano di quella eterna tristezza che ti trascini dietro come una palla al piede. Io vorrei solo sapere cosa ti angoscia perchè vorrei vederti felice: felice come in quelle foto, accanto a quella ragazza”.

“Kora queste sono cose che non ti riguardano! Ma dove si è visto mai che un padre scarichi su sua figlia i suoi problemi!” il tono di Bill era sempre più aspro e più arrabbiato.

“Da quando tu e mamma vi siete separati non avete fatto altro! Mi avete scaricato addosso le vostre delusioni, le vostre frustrazioni, i vostri fallimenti quindi non venirmi a dire che non mi scarichi addosso i tuoi problemi”.

Bill la guardava con gli occhi sbarrati.

Non conosceva il malessere di sua figlia, non immaginava che soffrisse così tanto, non sospettava quanto dolore nascondesse dietro il suo dolce sorriso.

“Ne riparliamo domani. Sono stanco e troppo arrabbiato”.

Il tono della sua voce adesso sembrava stremato, rassegnato.

Chinò il viso su quell’album e fissò intensamente quella foto.

“Dimmi solo chi è quella ragazza?”;

“Kora! Non peggiorare la situazione”.

Nervosamente inspirò una lunga boccata di quel veleno.

“Il nome. Dimmi solo il suo nome e ti giuro che filo di corsa in camera mia”.

Bill sollevò la testa dall’album.

Espirò lentamente il fumo della sigaretta.

Sapeva che sua figlia era un osso duro e sarebbe stata capace di condurlo allo sfinimento se non avesse risposto a quella domanda anche se questo le sarebbe costato un’altra settimana di castigo: dopotutto era sua figlia e in questo erano simili.

“Elena. Si chiamava Elena”.

……….continua

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2 commenti su ““La Stagione delle Piogge”. Capitolo V

  1. Oh, ecco qui finalmente un nuovo capitolo di questa strepitosa Fan Fiction! Era dall’ultimo post che aspettavo un nuovo episodio! 🙂
    Mi piace da impazzire, peccato per la sfuriata di Bill, antipatico vecchio scorbutico! Sembra un novantenne imbronciato! Kora ha fatto benissimo a rispodergli! Ecco, l’ho detto!

    Tesoro come stai? Come hai passato le vacanze? Io tutto bene, ho passato gli esami anche se sono andati male, e ora farò del mio meglio per arrivare alla maturità e superarla! Ora sono impegnata con lo stage, la parrocchia e la preparazione della verifica di filosofia che farò alla seconda settimana di scuola, tipo!
    Ho finalmente finito di correggere “E sarò sempre con te”, e ti aspetto lunedì 1 ottobre con il prologo della mia nuova fan fiction!
    Nel frattempo sto cercando di elaborare un’idea che mi é venuta per una nuova storia sui Tokio, spero di scrivere qualcosa di buono!
    Mi piacerebbe che passassi dal blog di fan fiction, dove ho pubblicato un’ultima drabble e dove posterò qualche anticipazione della nuova FF!
    I commenti non legati ai capitoli, visto che me l’avevi chiesto, li potrai lasciare su “scarto del cielo”!
    A presto!
    Un bacione,
    Ali

  2. Finalmenteeeeeeeeee! Non vedevo l’ora di leggere questo capitolo
    E così finalmente abbiamo scoperto il nome della ragazza misteriosa: Kora sta per trasformarsi in una piccola Scherlock Holmes.
    Le condizioni di Bill sono sempre più tragiche, è un cadavere che vive perseguitato dal passato.
    Complimenti Fra: l’attesa non è stata vana.

    Come stai? Tutto bene il rientro a scuola?
    Per me è stato meno traumatico di come mi ero prefissata, anche se le spiegazioni sono già iniziate e ogni singolo professore ogni 5 minuti ci ricorda che quest’anno ci sono gli esami di stato.
    Tutto bene in Puglia? Tu che mi dici? “Anime della rivoluzione” è andata avanti ed è sempre li se hai voglia di leggerla.
    Un bacione cara.
    Eugi

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