“La Stagione delle Piogge”. Capitolo VII

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Capitolo VII

“Quando mi guardò negli occhi e mi sorrise dicendomi – Ciao – …io non capii più niente”.

Kora guardava suo padre: gli occhi gli brillavano per l’emozione. Solo ricordare quel momento,  aveva riacceso in lui un’emozione forte.

“E poi?”;

“E poi niente. Faceva troppo caldo per prendere il sole ed era tardi per andare a mangiare. Così ce ne tornammo a casa e passammo l’intero pomeriggio a fare niente”.

“Quindi non l’hai rivista?”;

“Quel giorno no. Due giorni dopo si alzò un forte vento e c’era la bandiera rossa, segnalavano che era pericoloso uscire in mare e anche fare il bagno, così  facemmo una lunga passeggiata sulla spiaggia, poi trovammo un posto davvero carino, uno stabilimento balneare molto chic e riservato. Al posto degli ombrelloni e dei lettini aveva comodi divani di vimini di forma circolare ed erano riparati da tende bianche.Pensammo subito che quello era il posto migliore per godersi quella giornata ventosa: relax, un cocktail ghiacciato e un massaggio defaticante….Cosa chiedere di più?”;

Kora sorrise vedendo l’enfasi che suo padre metteva nel raccontare quell’episodio.

” Ero sdraiato e sonnecchiavo all’ombra mentre nella testa mi frullava una melodia, una nuova canzone. Ero totalmente rilassato e mi concentravo su quelle quattro note quando all’improvviso fui colpito da qualcosa”.

“Davvero? E cosa?”;

“Un cappello di paglia”.

” E di chi era?”;

“Lo scoprii poco dopo. Si avvicinò correndo, una ragazza dai lunghi capelli lisci e la pelle abbronzata. Indossava un costume bianco ed era così bella da sembrare un miraggio. Quando fu abbastanza vicina, la riconobbi immediatamente. Lei mi sorrise dicendo qualcosa in italiano. Io non capii assolutamente nulla di quello che stava dicendo ma non riuscivo a smettere di guardarla….ero completamente succube del suo sguardo e sorridevo come un ebete”.

Kora scoppiò a ridere immaginandosi la scena.

“E poi?”;

“Mi prese il cappello dalle mani, ed io: – Oh, scusa non avevo capito – lei mi rispose in  tedesco ed io fui rapito dal suono della sua voce e dalle sue parole, un pò sgrammaticate a dire il vero ma pronunciate con una tale dolcezza….”;

“Cosa ti disse?”;

“Niente di speciale. Mi disse solo – scusa, è tutta colpa di questo vento –“.

Bill sembrava essere in un’altra dimensione.

Riviveva quell’attimo come se fosse accaduto solo pochi istanti prima.

Era tutto così nitido nella sua memoria, così incredibilmente attuale.

Poteva ancora sentire sulla sua pelle il calore del sole e la carezza di quel vento caldo. Rivedeva il volto di Elena, il suo sorriso dolce, i suoi occhi luminosi, il suo corpo esile e slanciato. Se chiudeva gli occhi poteva ancora ascoltare la sua voce, la sua risata allegra e sentire il profumo della sua pelle che sapeva di vaniglia e talco.

“Papà,  hei papà ci sei?”;

“Cosa?!” chiese Bill destandosi dal torpore dei ricordi.

“Ma a cosa stavi pensando?”;

“A niente, perchè?”;

“Si, a niente…ti ho fatto una domanda per ben tre volte e tu hai solo mugugnato”.

Bill si passò una mano tra i capelli abbassando lo sguardo.

“Ti ho chiesto che cosa è successo dopo?”;

“Mi sono presentato; ovviamente ho omesso di dirle il mio cognome ma sono sicuro che lei sapesse esattamente chi fossi e ha finto di non conoscermi. Beh, signorina si è fatto tardi: è ora che vada a letto”.

Kora osservò attentamente suo padre.

Non protestò per averla mandata a dormire.

Voleva restare da solo con i suoi pensieri.

“D’accordo. Ma domani mi racconti il resto, intesi?”;

“Intesi. A domani, tesoro”.

“A domani papà”.

Kora gli diede un bacio affettuoso e si recò in camera sua ma salendo le scale si fermò a guardarlo.

Stringeva forte l’album, aveva lo sguardo perso nel vuoto e sorrideva.

Istintivamente sorrise anche lei poi, continuò a salire.

Bill intanto non era più nella fredda e piovosa Amburgo.

Era tornato indietro nel tempo, era in Toscana, su quella spiaggia assolata ed era di fronte a lei….

…”Parli molto bene il tedesco”;

” Sei gentile ma non è così, lo studio solo da un anno”;

“Io…io sono Bill” e le porse la mano.

Lei gliela strinse timidamente.

La sua mano era sottile e delicata e le dita lunghe ed affusolate. Le unghie erano ben curate e appena laccate con uno smalto rosa chiaro.

“Io sono Elena”; il suono della sua voce era così dolce e melodioso.

“Felice di conoscerti, Elena”.

Lei sorrise sentendo pronunciare  il suo nome con quell’accento un pò strano.

“Tu abiti qui?” le chiese audace.

“No, sono di Milano ma vengo qui tutti gli anni in vacanza”.

“Davvero?”;

“Si. E tu? Da dove vieni?”;

Lui ci pensò su un attimo poi disse:

“Da Hannover”.

“Ovviamente, anche tu qui in vacanza”;

“A-ha” abbozzò.

Elena annuì silenziosa.

“Beh, devo andare. Le mie cugine mi stanno aspettando. E’ stato un piacere Bill”.

“Lo è stato anche per me, Elena”.

“Ciao”;

“Ciao”.

La vide allontanarsi stringendo quello strano cappello tra le mani.

Camminava adagio sulla sabbia umida mentre gli spruzzi di schiuma delle onde  che si infrangevano con forza sulla riva, le bagnavano le gambe.

Il vento le scompigliava i capelli, riversandoglieli sul viso. Lei li raccolse tutti mettendoli da un lato  e si sistemò una ciocca dietro l’orecchio.

La grazia dei suoi gesti e dei suoi movimenti lo ammaliava.

“Hei Bill! Svegliati fratellino”.

“Eh?”;

“Non lasciartela scappare!”;

“Ma  la conosco appena!”;

” E che importanza ha? Va da lei, e chiedile di uscire. Hai visto quanto è carina? Si vede lontano un miglio che ti piace, dai: muoviti!” e gli diede uno spintone.

Bill lo guardò un attimo poi si decise a raggiungerla.

Forse Tom aveva ragione.

Quella ragazza gli piaceva moltissimo; non capiva ancora il perchè ma era inspiegabilmente attratto da lei.

Si, era una ragazzina, avrà avuto più o meno 17 anni eppure esprimeva un fascino al quale non riusciva a sottrarsi.

“Elena! “;

Sentondosi chiamare si voltò.

Lui la raggiunse in un attimo.

Lo guardava interrogativa, con un’espressione curiosa dipinta sul volto e attendeva paziente che lui si decidesse a parlare.

“Ecco….io…insomma…”;

“Si?”;

“Mi chiedevo….che fai più tardi?”;

Lei sembrò riflettere  guardandolo sospettosa.

“Perchè?”;

“Io…pensavo che potremmo bere qualcosa insieme”;

“E perchè?”;

Bill la guardò sbalordito.

Nessuna ragazza  si sarebbe sognata di rispondergli in quel modo, anzi: le ragazze avrebbero fatto qualsiasi cosa solo per poter essere così vicine a lui, figuriamoci cosa avrebbero fatto per un invito!

 Ingenuamente aveva creduto che lei, come tante, avrebbe accettato immediatamente non aveva nemmeno lontanamente ipotizzato un rifiuto.

Lei era diversa, sì, era diversa da tutte quelle che aveva conosciuto e ne era piacevolmente colpito e spaventato allo stesso tempo.

 Improvvisamente, iniziò ad essere nervoso: passava il peso del corpo da una gamba all’altra dondolandosi e gesticolava vivacemente mentre parlava.

“Perchè…..ecco, perchè….si vedi, qui, a parte mio fratello, non conosco nessuno e mi piacerebbe passare un pò di tempo con te, conoscerti …insomma fare amicizia”;

disse la prima cosa sensata che gli passò per la testa perchè, se avesse dovuto dire ciò che pensava in quel momento le avrebbe detto: perchè sei bellissima, perchè mi piaci incredibilmente tanto, perchè adoro la tua pelle abbronzata e le tue labbra così invitanti.

“Mmm…” quella indecisione non faceva presagire niente di buono.

-Dì di si, ti prego….dì di si –  si portò la mano dietro la schiena ed incrociò le dita.

 Ok”.

Il cuore sembrò fermarsi. Aveva accettato!

“A che ora?” gli chiese mentre lo fissava con quei suoi occhioni da cerbiatta;

“Alle dieci?”;

“No. A quell’ora non posso”.

“Allora alle nove?”;

“Mi dispiace, non posso nemmeno alle nove”.

“Ahh!”;

la delusione sul suo volto doveva trasparire in maniera palese  così lei si affrettò ad aggiungere:

“Alle nove ceno con la mia famiglia. Possiamo fare alle sette, se per te va bene”.

“D’accordo. Allora a stasera”.

Elena stava per andarsene e Bill era talmente entusiasta che si voltò verso il fratello, sollevando il braccio in segno di vittoria.

“Bill?”;

 quando sentì la sua voce s’irrigidì di colpo.

Non poteva crederci: che razza di figura!

Tom si coprì il viso con le mani.

Abbassò lentamente il braccio e si voltò adagio, deglutendo a vuoto.

 Lei lo guardava divertita.

“Emm…. si?” disse con un filo di voce;

“Volevo dirti che ci vediamo qui, al bar della spiaggia”.

“Si- si, che stupido! Non ci avevo pensato. Ok; alle sette, al bar della  spiaggia. Ciao Elena”.

“Ciao”.

Si allontanò di qualche passo ed un gruppetto di ragazzine, la raggiunsero accerchiandola. Parlavano con lei poi spostavano lo sguardo su di lui e le loro espressioni erano di biasimo e di disapprovazione.

Lei invece gli sorrideva.

Quel sorriso era la cosa più bella che qualcuno potesse regalargli.

Tom lo raggiunse poco dopo.

Appoggiò un braccio sulla spalla di suo fratello e sfoderò uno dei suoi sorrisi accattivanti. Mise in mostra i suoi addominali scolpiti,  scostò un pochino gli occhiali da sole e fece ciao con la mano.

Un coro di gridolini entusiasti e di ciao si sollevò all’unisono.

“Visto? E’ così che si fa. Guarda e impara!”.

“Ma smettila. Ricordati che siamo gemelli”.

“Si, ma tu sei la mia brutta copia”.

Lo colpì affettuosamente su una spalla e tornarono indietro.

Si sentiva stranamente  emozionato e questo lo rendeva felice ed agitato allo stesso tempo.

Si sdraiò pigramente a prendere il sole ed inforcò i suoi occhiali scuri ma con lo sguardo continuava a cercarla:

Era stupenda mentre sdraiata sulla sabbia rovente, lasciava che il sole baciasse la sua pelle liscia e vellutata……

Si passò una mano tra i capelli e accese una nuova sigaretta.

Le labbra si distesero in un sorriso.

Si alzò dalla poltrona e si avvicinò alla finestra mentre aspirava avidamente boccate di fumo.

Guardava la sua immagine riflessa sul vetro: i tratti del viso stanchi e segnati, la fronte increspata di rughe….quanto tempo era passato?

Venti,  Trenta anni?…..

Ventisei.

Erano passati ventisei anni.

Poteva il respiro del tempo essersi dissolto davvero così in fretta?

Inarcò leggermente la schiena e lentamente mosse il collo prima in una direzione e poi in quella opposta.

Si massaggiò lentamente la nuca….

-Quante pazzie abbiamo fatto…. Te le ricordi  Elena? …..Ti ricorderai ancora di me e di quella estate meravigliosa dopo tutto questo tempo?-

Si sedette nuovamente e riprese a sfogliare l’album: guardava distrattamente, i suoi pensieri ripresero a  volare lontano.

                                                                                                                                     continua

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5 commenti su ““La Stagione delle Piogge”. Capitolo VII

  1. “Visto? E’ così che si fa. Guarda e impara!”.

    “Ma smettila. Ricordati che siamo gemelli”.

    “Si, ma tu sei la mia brutta copia”. Questa parte mi piace tantissimo! 🙂

    Povero Bill! Si capisce benissimo che Elena le manca da morire,spero solo di poter assistere ad un loro incontro nel corso della storia e magari chissà a qualche altro dettaglio sulla loro storia.
    Complimenti Fra, questa storia diventa sempre più bella. Mi piace tantissimo!

    Ciao bella,come stai?
    Un bacione.
    Eu

  2. mamma mia che emozione *.* Vorrei tanto poter essere io Elena e aver ricevuto l’invito di Bill e la sua ammirazione ^-^…..bellissima storia Frà…mi impressiono sempre di più..complimenti….
    A presto…è da un po che non ti sento…spero sia tutto ok…ti adoro Frà..un bacio ❤

    • Ciao tesoro, come stai? scusa il ritardo ma questo periodo è veramente incasinato tra scuola, danza, spettacoli, prove per la maturità e certificazioni linguistiche alle porte sono veramente a cortissimo di tempo. Tu come stai? che mi racconti? hai ripreso la scuola a pieno ritmo anche tu? Giù fa ancora caldo vero?….Beati voi. Qui mettiamo già la giacca perchè l’autunno si fa sentire e in questi giorni c’è stata già foschia (tra un pò arriverà la nebbia). Grazie mille per il commento, sono contenta che ti piaccia questa storia ed è bellissimo vederti su queste pagine. Un bacio tesoro.

      • Oh si il caldo sembra non volerne sapere di andarsene…^-^ Ho ripreso la scuola e tra poco inizierò anche il tirocinio, sarà molto dura ma spero di farcela 🙂 e poi la fantasia delle tue storie mi aiuta ad alleggerire le noiose giornate di studio e di lavoro ^-^ Buona fortuna con tutti i tuoi impegni…ti adoro Frà..un bacio<3

  3. Mi piace da impazzire, questa storia, finalmente raccontata più dal punto di vista di Bill, a differenza delle altre. Un po’ agrodolce, diciamo, nostalgica come piace a me. Ho completamente cambiato opinione verso questo Bill del tuo racconto: impacciato, spiazzato dalla risposta di una ragazza, e con la figuraccia in agguato dietro l’angolo, lui che almeno esteriormente ora mi dà tanto l’impressione di essere un androide con una scopetta nel sedere!
    Bella, veramente bella!

    Ti aspetto lunedì -o quando puoi- per il primo post di “E sarò sempre con te”, la mia nuova longfic su Castiel, che finalmente dopo cinque mesi di lavoro ho finito! 🙂
    E poi appena avrò tempo, e spero di trovarlo perché ci tengo, vorrei rimettermi al lavoro su una cosa molto breve (e spero anche poco impegnativa) sui Tokio Hotel, sperando di trovare tempo, voglia e soprattutto la giusta ispirazione! 🙂

    A presto tesoro, un bacione enorme ed un abbraccione!
    Ti voglio tanto bene!

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