“La Stagione delle Piogge”. Capitolo VIII

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Capitolo VIII

…..”Che ore sono Tom?”;

“Due minuti dopo l’ultima volta che me lo hai chiesto”;

“Che dici, sto bene con questa maglietta?”;

“Si, stai benissimo…rilassati”;

“…..non posso. E se non venisse?”;

“Vuoi stare calmo? Inizi a fare agitare anche me!”;

“Hai visto come mi guardavano le sue amiche? Cavolo mi sono sentito uno sfigato!”.

Tom si avvicinò a suo fratello guardandolo negli occhi: “La smetti con questa lagna? Verrà!”.

“Come fai ad esserne così sicuro, eh?”;

” Ho visto come ti sorrideva”.

Bill tirò fuori il pacchetto di sigarette dalla tasca dei jeans e ne accese subito una. Aveva bisogno di calmarsi e quella dose di nicotina gli era assolutamente necessaria. Non riusciva a stare fermo e continuava a camminare nervosamente avanti e indietro. Aspirò avidamente una boccata di fumo.

“Ciao Bill”; una voce alle sue spalle lo colse di sorpresa.

Si voltò e la vide: era bellissima con quel vestitino bianco e i capelli legati in una coda. Che buon profumo aveva la sua pelle e le sue labbra rosee appena velate di gloss catturavano completamente la sua attenzione.

Peccato che non fosse sola! Si era portata dietro proprio una di quelle ragazze che lo avevano messo a disagio.

“Ciao Elena, come va?”;

“Bene grazie, e tu?”;

“Bene anch’io”.

“Spero che non ti dispiaccia ma ho portato anche mia cugina….”;

“Figurati, anche io sono qui con mio fratello” ed indicò Tom poco distante che osservava tutta la scena.

Non si era accorto che il fumo della sigaretta era finito nella sua direzione investendola e quando si voltò a guardarla la trovò che si copriva il naso e la bocca con una mano.

“Oh…scusa …non mi ero accorto che….” imbarazzato si allontanò di scatto.

“Stupido! “ pensava mentre con rabbia spense la sigaretta in un posacenere posto su un tavolo.

“Ora…ora va meglio?”;

“Si, grazie. Scusa ma l’odore del fumo mi fa venire la nausea” e gli sorrise.

Bill restò a fissarla con un’espressione indecifrabile: quella ragazza continuava a sorprenderlo. I suoi occhi erano così luminosi e quando sorrideva le si formavano due graziose fossette sulle guance.

“Bill?” Tom cercò di richiamare la sua attenzione ma lui era completamente assorto.

Si avvicinò a suo fratello e sottovoce gli bisbigliò:

“Bill, ti svegli? Che diavolo ti sta succedendo eh?”;

“Perchè?!”;

“E me lo chiedi? Ti stai comportando come un idiota! Invitala a sedere No?”;

“Già, giusto….non ci avevo pensato”.

“Emm….vogliamo….vogliamo”;

“Sediamoci” finì Tom prendendo in mano la situazione.

Si sedettero ad uno dei tavolini e tutti e quattro si guardavano senza sapere cosa dire.

La cugina di Elena bisbigliò qualcosa al suo orecchio ed entrambe scoppiarono in una risatina.

Bill deglutì a vuoto, chissà cosa si erano dette.

“Come hai detto che ti chiami?”; Tom ruppe il silenzio rivolgendosi alla ragazza seduta accanto a lui.

“Alessandra, e tu?”;

“Tom” disse mentre con il suo sguardo attento la squadrava dalla testa ai piedi, soffermandosi eloquentemente su alcuni punti nevralgici.

Bill invece se ne stava zitto e continuava a contemplare Elena che nel frattempo accavallava le gambe e si sistemava il vestito.

Tom continuava a chiacchierare e a fare battute divertenti e, a giudicare dallo sguardo, quella Alessandra doveva interessargli parecchio visto che non le staccava gli occhi di dosso.

“Bill?”;

“Si?”;

“Perchè non ordini da bere?”;

“Si si vado subito” si alzò e raggiunse il bancone del bar.

Poco dopo tornò al tavolo e il cameriere gli servì 4 vodka lemon ghiacciate.

Bill e Tom presero il loro bicchiere e lentamente cominciarono a sorseggiare i loro drinks, le ragazze, invece, si guardarono perplesse.

Continuarono a chiacchierare e a bere e solo dopo un bel pò di tempo, Tom si accorse di un piccolo particolare.

“Come mai non bevete?”: il ghiaccio era quasi completamente sciolto e i bicchieri erano ancora intatti.

“Ecco….vedi, c’è un piccolo problema”; Elena rispose timidamente.

“Un problema?!” Bill si drizzò sulla sedia, scattando come una molla.

“Si, emm…  noi non beviamo alcolici”.

Bill si sentì morire….ne aveva combinata un’altra! Prima la sigaretta, adesso i drinks, non ne indovinava una! Ma che diavolo gli stava succedendo?

Si sentiva a disagio, imbarazzato ed impacciato e una cosa del genere non gli era mai capitata!

Era completamente senza difese:  di fronte a quella ragazza si sentiva un rammolito, un incapace insomma.

Non sapeva che dire, cosa fare, non sapeva se alzarsi o restare seduto, se scusarsi o continuare a rimanere zitto.

“E che problema c’è?” continuò Tom con la solita aria sorniona;

“Ora mio fratello vi farà servire  delle bibite”.

Bill fu profondamente grato a Tom, era bellissimo, in certe situazioni, avere un gemello che ti cavava d’impaccio!

“Si certo,provvedo subito” scostò un pò la sedia e alzandosi, le numerose collane che portava al collo tintinnarono con veemenza e questo incuriosì Elena.

“Che belle!” esclamò con enfasi poi si alzò e si avvicinò al suo petto e le guardò con attenzione.

Il suo viso era così vicino, il suo respiro tiepido gli lambiva delicatamente il collo e, quasi senza accorgersene il cuore cominciò a battergli forte nel petto e il respiro era sempre più veloce.

“Questo ciondolo è proprio bello”; Elena indicò un piccolo rettangolo d’oro e smalto nero.

“Oh, questo?” Bill lo prese tra le dita.

“Si mi piace molto, è …insolito. C’è una incisione sopra…che cos’è?”;

Lui sorrise: “E’ un segreto” disse sollevando un sopracciglio sfoderando un’aria misteriosa.

“Capisco”.

Elena non aggiunse altro. Si sedette di nuovo e si voltò a guardare il mare e il sole che lentamente si accingeva a tramontare.

I raggi rossastri le inondavano il viso; oltre che bella era anche discreta, una qualità che apprezzava molto.

Per la prima volta sentì di potersi fidare, di poter raccontare  a qualcuno, qualcosa di personale senza il timore di poter essere tradito.

Era una sensazione che non provava più da tanto tempo; troppe volte le persone lo avevano ferito: avevano divulgato notizie, informazioni  sulla sua vita, sulla sua infanzia, sulla sua famiglia, ai giornali. Inevitabilmente  si era chiuso in sé stesso senza far trapelare mai le sue emozioni, i suoi sentimenti, i suoi pensieri.

“E’ un portafortuna”; le parole gli uscirono senza che se ne accorgesse.

Elena si voltò a guardarlo:

“Davvero?”;

“Si, me lo ha regalato mia madre e ne sono molto geloso”;

Improvvisamente l’espressione sul viso mutò: abbassò lo sguardo smettendo di sorridere. Sembrava dispiaciuta, rammaricata. Si fissava le mani in grembo e lui non riusciva a capire perchè. Cosa aveva detto di sbagliato adesso? Forse l’aveva inavvertitamente offesa? Cosa?! Non ci capiva più niente.

“Scusa”.

La sua voce era appena udibile e quella parola gli sembrò un soffio.

Bill la guardò meravigliato:

“Scusa…per cosa?”;

“Per essere stata indiscreta, non volevo”.

Quella ragazza aveva la capacità di sconcertarlo  come nessun’ altra.

Si scusava per qualcosa che non aveva fatto.

“Non lo sei stata”.

Elena tirò un enorme respiro di sollievo, il suo volto si rasserenò e, sulle sue labbra comparve di nuovo il sorriso.

“Sei così bella Elena…così sensibile….così delicata. Sei come la luce: a volte limpida, a volte prorompente….a volte solo penombra e mi sto accorgendo di stare bene accanto a te anche se ti conosco appena, anche se a malapena ti accorgi di me….”

“Allora cosa prendete?” la voce di Tom lo destò da quei pensieri;

“Un succo di frutta alla pesca” rispose Alessandra;

“Un tè freddo al limone, grazie”.

Dopo aver bevuto le loro bibite, Elena propose di fare una passeggiata sulla spiaggia e, ancor prima di ricevere una risposta, si slacciò i sandali e a piedi nudi corse  fino a raggiungere la riva.

“Dai Bill, vieni!” sorrideva  e, sollevandosi un lembo del vestito, mettendo un pò in mostra le gambe tornite, lasciava che le onde le accarezzassero la pelle liscia.

Bill la guardava come se non avesse mai visto una ragazza! Seguiva attentamente ogni piccolo movimento estasiato.

Tom gli diede un colpetto sulla spalla:

“Che stai aspettando?”.

Tra giocare a schizzarsi, a correre e a rincorrersi, a ridere spensierati, il tempo passò così velocemente che quasi non si accorsero che il sole era tramontato e le prime ombre della sera si allungavano in quel cielo terso e, prima che se ne rendessero conto, era già spuntata la prima stella.

“Elena, dobbiamo andare!” la voce di Alessandra le giunse da lontano riportandoli alla realtà.

“Ma che ore sono?”;

Bill guardò il suo  prezioso orologio:

“Le otto e mezza perchè?”;

“Oh Santo Cielo! E’ tardissimo…. devo andare. Già lo sento: mio padre mi farà una lavata di testa!”;

Bill non riusciva a capire.

Elena si infilò le scarpe velocemente.

“Ci vediamo domani?” gli chiese mentre si toglieva un pò di sabbia dalle gambe;

“Si, si certo se ti va”;

“Allora domani mattina qui” poi si allontanò di corsa raggiungendo sua cugina ma improvvisamente si fermò, si voltò a guardarlo e tornò indietro e senza che lui avesse il tempo di capire quello che stava succedendo, gli stampò un bacio sulla guancia.

“Grazie per il magnifico pomeriggio. Ciao Bill”.

Lui la vide allontanarsi e la seguì con lo sguardo finchè gli fu possibile.

Si sfiorò la guancia che lei aveva baciato, sentiva ancora il calore delle sue labbra.

“Ciao Elena……”

“Buon giorno papà”;

Bill si voltò e vide Kora  alle sue spalle.

“Che succede, ti fa male un dente?”;

“No, perchè?”;

“Ho visto che ti toccavi la guancia”;

“No, non preoccuparti, è tutto ok ma, come mai sei già in piedi a quest’ora?”;

Kora lo guardò esitante.

“Papà sono  le nove e tra poco arriverà il prof per le ripetizioni di matematica”;

“Le nove?!”; guardò sorpreso il suo orologio: il tempo era passato così in fretta che era sopraggiunto il giorno e lui non se n’era neanche accorto.

Kora si avvicinò e vide l’album aperto sul tavolino accanto al posacenere colmo di mozziconi spenti, una tazzina da caffè vuota rimasta lì dalla sera precedente e suo padre che indossava ancora gli  stessi abiti.

“Non dirmi che non sei andato a letto…”;

Bill si passò una mano sulla testa poi fece spallucce.

“Si, è proprio così”. Kora gli sorrise teneramente.

Sembrava quasi imbarazzato: aveva pensato a lei, a Elena per tutta la notte.

“I ricordi ti hanno tenuto sveglio, eh?”;

“Già” rispose vago.

“Signor Kaulitz, signorina Kora, la colazione è servita”.

Gertrude soffiava silenziosamente quelle poche parole alle loro spalle.

Santo Cielo! Quella donna  faceva venire i brividi!

“Certo, arriviamo subito”.

“Kora, vado un attimo di sopra, ti raggiungo subito. Tu inizia pure senza di me”;

“Ok papà, a dopo”.

Bill raggiunse la sua camera da letto.

Aprì la porta del suo bagno e si sciacquò il viso poi si guardò allo specchio:i suoi ricordi erano ancora proiettati nel presente.

Rivedeva quel bicchiere di tè freddo al limone e i cubetti di ghiaccio, ricordava quel sorriso e quelle labbra morbide e ben disegnate che si stringevano intorno alla cannuccia, ricordava persino la luce intensa che i suoi occhi emanavano e gli sembravano due piccole stelle.

Sentiva la sua risata allegra echeggiare nelle orecchie e la sua voce sottile e melodiosa.

“…..Elena”.

continua

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4 commenti su ““La Stagione delle Piogge”. Capitolo VIII

  1. Prima a commentare, spero! 🙂
    E’ fantastica, questa Fan Fiction, è molto diversa dalle altre, mi sembra… almeno dalle storie in cui compare Bill. Forse perché è più incentrata su di lui che su di Elena, al contrario delle altre storie, che seguivano invece di più la protagonista femminile, o forse perché Bill è così timido, impacciato e imbranato che non sembra quasi lui! E’ dolcissimo! 🙂
    Mi piace veramente tanto questa Fan Fiction, è dolcissima, e i ricordi sono così belli e felici che fanno quasi luce, non so come descriverlo. Mi piace davvero tanto! 🙂

    Tesorooooo! Come stai? E’ da tanto tempo che non ci sentiamo come si deve! Come è stato il ritorno a scuola? Per me traumatico, ho già fatto una verifica, mi hanno interrogata in latino (Sei e mezzo!!! Che potere!!!! Ahahah!) e lunedì ho un’altra versione!
    Comunque quest’anno ho iniziato col piede giusto, ormai sono dieci giorni che studio fino alle dieci di sera e non mi pesa più di tanto! Sarà la maturità che incombe che ha tirato di nuovo fuori il mio spirito secchione che ho perso quando ho messo piede al Gioia ;D
    Però questo weekend me la godo! C’è una festa fuori città, la “Notte di Aloisa”, nel paese dove ho fatto lo stage, e ci vado con dei ragazzi che hanno lavorato al Festival dei Gufi insieme a me… ci travestiamo da pirati e stiamo su a festeggiare, poi per la notte dormiamo da una ragazza che abita poco lontano da lì… non vedo l’ora!

    Ora scappo a studiare! A presto! Un bacione enorme, tesoro!
    Ah, ho postato anche il primo capitolo di “E sarò sempre con te” 😀
    Poi a partire dal secondo capitolo, tornerò a postare una volta a settimana, devo ancora decidere bene quando, forse il giovedì, però! 🙂

    A prestooooooooooooooooo! 😀

  2. Ecco qui abbiamo un tipico esempio di “imbabolatura cronica”, in cui il soggetto manifesta uno stato di quiete in cui si mostra completamente assorto nel vuoto, fissando un punto non meglio definito nello spazio. 🙂 bellissima scena, soprattutto perchè Bill stava pensando alla sua Elena.
    Certo che è proprio buffo il modo in cui lo hai descritto, così imbarazzato durante l’appuntamento. Scena bellissima!
    Complimenti Fra.

    Hei bella come vanno le cose? La scuola? Danza?
    Qua tutto bene, i professori hanno deciso di farci arrivare cadavere agli esami di stato ma ormai è una cosa normale.
    Che mi racconti di bello? Io sono in piena crisi “Santo cielo dove faccio la festa per il mio 18°??!!”. Sono veramente a corto di idee, non so proprio da che parte rifarmi.
    E come al solito mi ritroverò ad organizzare tutto all’ultimo momento!
    Sto studiando per la patente e spero di poterla prendere per i primi di novembre,ammesso che vada tutto bene.

    Un bacione.
    Eugi

  3. Oh Dio Santo! che tenerezza…che nostalgia…è proprio vero, alcuni ricordi sono sempre vivi nella nostra mente e nel nostro cuore tanto da non accorgerci che il tempo scorre velocemente e noi siamo ancora lì a vagare….Mi impressiono sempre di più Frà..questa storia è magnifica…fantastica..non c’è una parola specifica per descriverla…complimenti..ti adoro..alla prossima ❤

    • Grazie mille tesoro, sono felice che ti piaccia. Come stai? Tutto bene? Io come al solito sono incasinata, non faccio altro che correre purtroppo ma sto realizzando un pò di cose che mi serviranno per il curriculum e per l’università. Ti invidio! Ieri qui c’è stata la prima nebbia della stagione, la adoro per carità ma se penso che giù si potrebbe tranquillamente andare al mare mi viene una rabbia! Scherzi a parte, dimmi di te, che fai? Scuola come va? e il tirocinio come prosegue? Un bacione e a presto.

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