“La Stagione delle Piogge”. Capitolo IX

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Capitolo IX

“Gertrude?!”;

“Si Signorina Kora” l’anziana donna era intenta a lavare le verdure che avrebbe cucinato quella sera.

“Ha visto mio padre?”;

“E’ nel suo studio”.

Bill, dopo la colazione di quella mattina, si era chiuso nel suo studio e ancora non era uscito.

Kora sapeva benissimo che quando suo padre lavorava era capace di dimenticare tutto ciò che lo circondava; si chiudeva in quella stanza buia, insonorizzata, illuminata solo da una piccola lampada e dalla luce fioca delle sigarette accese ma, mai come in quel momento, era preoccupata.

Non aveva chiuso occhio e, il passato, aveva tormentato il suo animo sensibile scuotendolo vigorosamente.

Si sentiva inerme, fragile; avrebbe voluto tanto aiutarlo ma lui non glielo permetteva.

Ergeva un muro invisibile a difesa dei suoi sentimenti e nessuno, nemmeno la sua adorata bambina riusciva anche solo minimamente a scalfirlo.

“Per favore, quando esce da quel buco, gli dice di venire da me? Sono nella mia camera.

“Ma certo signorina, glielo dirò”.

Gertrude tornò alla sua cena e Kora salì in camera.

Chiuse la porta alle sue spalle e spalancò le pesanti tende che adornavano le sue finestre: la luce era magnifica.

Immediatamente fu colta dall’ispirazione.

Sistemò un grosso telo sul pavimento: originariamente era bianco, ma dopo l’uso frequente aveva assunto l’aria di uno straccio vecchio coperto da macchie indelebili di colore.

Aprì la porta dell’armadio e tirò fuori una tela immacolata ed una grossa scatola.

Con mani esperte cominciò a montare il cavalletto e appena fu pronto, vi sistemò  la tela.

Kora visualizzava chiaramente delle immagini: impugnò una matita  e senza accorgersene, le mani cominciarono a muoversi veloci.

Tratti orizzontali e verticali, luci ed ombre, una serie di chiaro-scuri e poi, quando quello  stato di estasi cessò, sollevò gli occhi  e contemplò lo schizzo.

“Si….è perfetto” mormorò compiaciuta.

Si avvicinò nuovamente alla scatola, aprì uno alla volta tutti i suoi colori poi, dopo aver controllato lo stato dei pennelli e averne scelti alcuni,  pian piano, cominciò a miscelarli  sulla tavolozza.

“Non così ….il blu deve essere più scuro e il giallo…..si forse ci siamo”.

Miscelò i colori un’infinità di volte fino a quando ne fu soddisfatta; si legò i capelli con un elastico ed indossò un vecchio camice giallo, anch’esso macchiato di colori.

Sorrise mentre se lo abbottonava: sua nonna glielo aveva fatto indossare  la prima volta quando era piccola.

Kora si era macchiata il vestitino nuovo che le aveva comprato la mamma e la nonna, per non farla sgridare aveva cercato di nascondere la macchia.

Sapeva bene che Christine si sarebbe arrabbiata moltissimo: non voleva che la bambina le ronzasse intorno mentre dipingeva. Quello stesso pomeriggio la nonna uscì furtivamente e andò a comprarle un vestitino uguale a quello che si era rovinato e la mamma non venne mai a saperlo.

“E il nostro piccolo segreto…..” le sussurrò in un orecchio.

Da allora, ogni volta che dipingeva, indossava quel vecchio camice.

Si sfregò le mani; chiuse gli occhi ed inspirò profondamente assaporando il piacere di intingere il pennello nel colore: quella era la sensazione più bella del mondo.

“No, no…non ci siamo. Così non funziona….”;

Bill aspirò una boccata di fumo e, schiacciando un tasto, fece tornare indietro la base musicale in un punto ben preciso.

Aveva riascoltato quella traccia almeno una ventina di volte ma c’era qualcosa che non lo convinceva.

“E’ troppo banale” e, espirando una nuvola di fumo, cancellò con la preziosa penna l’intera strofa che aveva appena finito di scrivere.

Appoggiò il gomito sulla scrivania e con il pollice si toccò una tempia mentre tra le altre dita, la sigaretta si consumava lentamente.

“Vediamo….forse così potrebbe andare” e mentre elaborava una nuova stesura, il cellulare cominciò a squillare.

Appoggiò la sigaretta sul posacenere e rispose alla chiamata.

“Pronto?”;

“….Pronto Bill? Sono Christine”.

Bill strinse impercettibilmente la labbra:

“Ciao Christine, come va?”;

“…Tutto bene, grazie; e lì?”;

“Tutto bene anche qui” rispose con voce incolore.

“….Come va con Kora? Ti sta facendo impazzire?”;

“La conosci….è sempre la solita”.

“….Ha recuperato matematica?”;

“Si, stai tranquilla. Il professore che ho preso per darle ripetizioni dice che è migliorata molto”.

“….Mangia abbastanza? E’ sciupata? Tu hai le tue idee a riguardo ma lei deve nutrirsi come si deve”;

Bill sollevò gli occhi al cielo mentre cominciava a spazientirsi di tutte quelle domande.

“Sta bene, non preoccuparti!” disse alterando un pochino il tono della voce.

Ma di che diavolo si preoccupava? Sapeva perfettamente che era in grado di prendersi cura di sua figlia! Sempre le stesse, noiosissime domande alle quali era stufo di rispondere.

“….Ti ricordi che domani torna a scuola, vero?”;

Ora aveva completamente perso la pazienza ma si controllò.

“Christine, goditi la tua luna di miele e salutami…..” come si chiamava il tizio che aveva sposato?;

ci pensò su un attimo poi decise di farla breve:

“tuo marito. Ora ti passo Kora, credo che tu sia impaziente di sentirla”.

“….si grazie Bill. Saluti”.

Bill si alzò dalla sua poltroncina di pelle nera e aprì la porta dello studio lasciando filtrare all’interno un pò di aria fresca e la luce che proveniva dalla finestra della stanza di fronte.

“Kora?” disse avvicinandosi alla porta della sua camera ma la ragazza non rispose allora aprì la porta senza bussare ed entrò.

“Ko…” ma ciò che vide lo lasciò senza fiato.

Su una tela di medie dimensioni, era ritratto il mare….era così blu anche nei suoi ricordi e sullo sfondo il volto di una donna solo abbozzato…..

“Papà ma non si bussa?”;

“Cosa?!”; a fatica staccò gli occhi dal dipinto mentre sua figlia lo guardava con aria di rimprovero.

“Hai bisogno di qualcosa?”;

“Si….si, c’è la mamma al telefono; dice che le manchi e vuole parlare un pò con te”.

Passò velocemente il telefono a sua figlia che fece un grosso sorriso.

“Mamma! Che bello sentirti; Come stai?”;

Bill intanto non  la ascoltava più.

I suoi occhi erano attratti da quel dipinto…da quel volto di donna.

Come era possibile?

….Sembrava… Elena.

il suo viso ovale, i suoi capelli scuri lunghi e lisci agitati dal vento e i suoi occhi….i suoi occhi erano esattamente come nella realtà: forti, penetranti, espressivi e pieni di calore.

“Mamma vuoi scusarmi un attimo?”;

Kora guardò suo padre: contemplava assorto quel volto.

La sua espressione era indecifrabile e lei non riusciva a comprendere quali sentimenti stesse provando in quel momento.

“Papà?”;

“Mmm?!”;

“Per favore potresti uscire dalla mia stanza? Vorrei parlare un pò con la mamma….sai cose tra donne”;

“Si…si certo. Me ne vado”.

Si allontanò suo malgrado e, con un peso sul cuore, tornò a chiudersi nel suo studio.

“…Allora, come va? Ti annoi lì col papà?”;

“Un pò. Lo sai qui non c’è niente da fare. Vive in un posto così isolato”;

“….Dimmi Kora…..come sta tuo padre?”;

Christine era ancora molto legata al suo ex marito e nonostante tutto, non riusciva a smettere di preoccuparsi per lui.

“Diciamo che non lo so”.

“…L’ho sentito così strano….beve?”;

“Raramente. Da quando sono qui l’ho visto bere un drink solo una volta ma fuma troppo”.

“…..Già; se non è l’una è l’altra cosa ma continua a farsi del male. E’ sereno?”;

“Non saprei. Lo sai papà è sempre così silenzioso. Si chiude nel suo studio e sparisce per ore, lo vedo solo a pranzo e a cena”.

“….Come ha preso la storia del matrimonio? Te ne ha parlato?”;

“Si. Mi ha detto che tu meriti di essere felice accanto all’uomo che ami”.

Christine rimase a lungo in silenzio.

Kora capì che quelle parole, forse, le avevano fatto molto male.

“Mamma, è tutto a posto?”;

la sentì sospirare pesantemente dall’altro capo del telefono.

“…si, si va tutto bene. Tesoro adesso devo andare. Robert mi sta aspettando per una partita a tennis e non voglio farlo attendere. Mi raccomando: mangia e studia; intesi?”;

“Intesi”.

“….Ti voglio bene, piccola”;

“Ti voglio bene anche io e salutami Robert”;

“…Certo. A presto”.

Kora terminò la conversazione.

Sua madre le era sembrata piuttosto nervosa e non riusciva a comprenderne il motivo.

Appoggiò il telefono sul comodino accanto al letto, riprese i suoi pennelli e continuò a dipingere.

Intanto Bill aveva lasciato perdere ogni cosa.

Si era acceso un’altra sigaretta e aveva preso a battere nervosamente la penna sulla scrivania.

Ma che cosa era saltato in mente a Kora?

Perchè stava dipingendo il volto di Elena?

Sentiva la testa scoppiargli.

Più cercava di non pensare a lei, di dimenticare, di chiudere i ricordi in un cassettino nascosto della sua memoria e di mettere a tacere il suo senso di colpa e più lei tornava prepotente ad impossessarsi  del suo cuore e dei suoi pensieri.

Perchè era tornato a galla quel vecchio album? Ormai lei era come un acquerello sbiadito eppure, improvvisamente i suoi colori erano tornati ad esplodere  vivacemente.

Lanciò la penna con poca grazia sulla scrivania e cominciò a massaggiarsi delicatamente le tempie.

“….Bill, hey Bill che ne dici se oggi pomeriggio prendiamo la barca e ci facciamo un giro?”;

“Dico che sarebbe perfetto ma, non avrai mica intenzione di portare anche tua cugina?”;

“Perchè?”;

“Perchè vorrei stare un pò da solo con te….”;

“Così magari mi racconti un’altra delle tue barzellette?” e scoppiò a ridere.

“No”; la sua espressione divenne improvvisamente seria.

“Mmm….che faccia scura hai. E va bene, andremo solo io e te”;

“Me lo prometti?”;

“Te lo prometto” gli rispose con la sua voce gentile mentre i suoi occhi si riepivano della sua immagine.

Come era bella con quel costume azzurro!

Il grosso cappello di paglia le proteggeva gli occhi dal sole e le sue labbra si dischiudevano in un sorriso.

“Elena! Dai sbrigati, dobbiamo andare” sua cugina la chiamava agitando vistosamente le braccia.

“Devi già andartene?”;

“Si o i miei si arrabbieranno moltissimo. Vogliono che sia puntuale a tavola”.

“Ma io sono appena arrivato…” brontolò imbronciato.

“Già, ma non è colpa mia se sei un dormiglione!” lo rimproverò bonaria.

“Su, non fare quella faccia….ti prometto che appena riesco a liberarmi, ti raggiungo immediatamente e passeremo tutto il pomeriggio insieme”.

Un enorme sorriso si dipinse sulle labbra di Bill ed Elena restò a fissarlo per un pò.

“Elena! Allora ti muovi?” Alessandra la chiamò più forte di prima.

“Tua cugina sembra piuttosto impaziente”;

“Lasciala pure gridare…..adesso non mi importa niente”.

Bill la guardò interrogativo.

“Adoro il tuo sorriso…” e gli accarezzò delicatamente il volto.

“Dovresti sorridere più spesso Bill”.

Quella innocua carezza  gli scatenò una miriade di sensazioni; il cuore gli batteva forte nel petto.

“….Cosa mi stai facendo Elena?….Quando mi guardi in questo modo, non ho difese….ti sei impossessata del mio cuore e ho paura….per la prima volta nella mia vita ho paura di ciò che sento…”

“Vado. Ci vediamo dopo, ok?” e correndo raggiunse sua cugina lasciandolo solo.

………….continua

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2 commenti su ““La Stagione delle Piogge”. Capitolo IX

  1. Che cosa ti sta facendo Bill? Ti ha solamente rubato il cuore e ben presto lo userà come arma di ricardo per conquistarti definitivamente! 🙂
    Comunque, le sue condizione di salute sono precarie e la cosa non mi piace.
    Capitolo stupendo,come sempre tra l’altro Fra!
    Un bacione collega!

  2. Kora è un maledetto genio! Assolutamente! Io amo quella ragazzina, ha capito tutto! Ahahahah
    Ma… Christine? Cos’è questa storia che è così preoccupata, quasi, per Bill? Dai, io sono curiosa di sapere come prosegue! >.<
    Come sempre sei formidabile a scrivere, tesoro! Bravissima, davvero!

    Eccomi, finalmente! Quest'anno anche la mia vita è diventata un casino unico! Tra lo stage che mi ha resa una quasi-dipendente del negozio dove ho lavorato, cosa che mi rende felicissima, e la scuola che devo seguire attentamente per tenere su i voti, sta diventando una cosa pesantissima! Però i risultati arrivano: dopo il primo 6.5 in latino dell'anno, è arrivata un'altra bella sorpresa: 6+ nella verifica su Kant! Ora punto ad alzare le medie per poter avere un bel voto d'uscita dalla maturità.. E sto studiando tantissimo, ma non mi pesa come mi sarebbe pesato gli altri anni!
    Forse per quest'anno metterò da parte teatro, ma dalla riunione di domenica, sembra che non sia nulla di impegnativo… vedrò che fare.
    Per l'università… ho deciso di tentare il test d'ingresso per Scienze dell'Educazione alla Bicocca, a Marzo. Per questo mi sto dedicando tanto alla scuola, perché voglio avere la certezza di dover combattere per un posto in Bicocca 🙂
    E poi perché voglio abbracciare il mio signor Collins, a maggio dell'anno prossimo. Sono così emozionata, non vedo l'ora…

    Tu? Come stai? Hai qualche novità da raccontarmi? Riesci a trovare un minuto libero per te, in tutto il tuo tran tran o ti trascuri? C'è qualche ragazzo che sta facendo breccia nel tuo cuoricino di ballerina?

    Scusa, sembra un terzo grado, ma ci sentiamo così poco, da quando hanno chiuso i blog di windows live, che i giorni in cui ci commentiamo a vicenda le FF diventano veramente un'occasione rarissima per "chiacchierare" un pochetto…
    Che nostalgia…
    Va beh, meglio non parlarne, altrimenti cado in pensieri tristi, e oggi è una bella giornata che non devo rovinare con brutti pensieri! 🙂

    A presto, tesoro, un bacione enorme! Ti voglio tanto tanto tanto bene!

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