“La Stagione delle Piogge”. Capitolo X

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Capitolo X

“….Si può sapere che ti prende?” Elena lo guardò dritto negli occhi;

“è da un’ora che te ne stai seduto lì senza dire una parola!”; Bill abbassò lo sguardo e sospirò.

Elena scosse la testa.

“Mi dici  perchè hai insistito tanto per stare stare da solo con me se non fai altro che guardarmi e sospirare?”;

ma Bill continuava a non dire nulla.

“Dai musone, dimmi, sei ancora arrabbiato con me per oggi? Lo sai, i miei sono  intransigenti…..però me la sono svignata appena ho potuto e sono corsa da te”;

“Non è per quello….”;

“e allora qual’è il motivo? Giuro io non riesco a capire!”;

“non….non è facile”;

“almeno provaci, no?”;

“Elena, io….io….volevo dirti”;

“Cosa?”; raddrizzò la schiena aspettando una risposta;

“Che io…..insomma, che tu….” Elena si rilassò sedendosi più comodamente.

“Di questo passo faremo notte!” ;

Si sporse appena dalla barca, raccolse un pò di acqua di mare e  lentamente cominciò a bagnarsi il viso.

“Bill, se non ti decidi a parlare, ti mollo qui e raggiungo la riva a nuoto! Fa caldissimo….”.

Bill guardava quelle gocce di mare brillare sulla sua pelle come piccoli diamanti e accarezzarle piano il corpo scivolando lentamente come lacrime.

“Ecco…tu,tu…” ma all’improvviso gli mancò il respiro;

Elena  stufa aveva preso dell’acqua e gliel’aveva lanciata contro bagnandogli la maglietta.

“Continuerò fino a quando non mi dici cos’hai….anzi farò di peggio” si sporse verso di lui facendo oscillare paurosamente la piccola imbarcazione e cominciò a fargli il solletico.

“Basta, basta ti prego….ti prego…non resisto” Bill continuava a ridere ed Elena non accennava a smettere.

“Ah! Vedo che questo è il tuo punto debole eh? Bene….” e continuava a pizzicargli i fianchi;

“No per favore…per favore….basta…” poi all’improvviso le afferrò le mani e gliele strinse forte.

In quel momento i loro occhi si incrociarono e si fissarono per un lungo interminabile istante.

Lo sguardo intenso di Elena raggiunse l’angolo più remoto del suo cuore: quegli occhi penetravano tutte le sue difese, sembravano saper leggere tra le righe del suo essere e catturare l’essenza della sua stessa vita.

Sembrava quasi che quegli occhi fossero stati creati per dare finalmente pace al suo animo tormentato.

Con lei  sentiva di poter essere finalmente se stesso, come non lo era più da tanto tempo.

Con lei non riusciva a nascondersi, non gli riusciva di mentire, di indossare la solita maschera di finzione: con lei era semplicemente Bill…il ragazzo sensibile   ed emotivo che per una volta nella vita non aveva paura di mostrare la sua vera indole.

Lei sapeva vedere oltre l’immagine riflessa e lentamente, con il cuore che sembrava scoppiargli nel petto per ciò che sentiva e il respiro sempre più accelerato le liberò le mani e, delicatamente cominciò ad accarezzarle una guancia.

“Sei straordinaria…”;

Elena restò in silenzio continuando a guardarlo negli occhi.

“Tu non immagini quanto sei importante per me. Vedi….da quando ti ho vista la prima volta…tu hai scatenato qualcosa dentro il mio cuore…qualcosa che non immaginavo potesse accadermi”.

Una leggera brezza le scompigliò i capelli riversandoglieli sul viso.

Elena abbassò lo sguardo.

Bill prese una ciocca  e gliela sistemò dietro un orecchio.

“Sei bellissima Elena,  sei tenera e malinconica, sei entusiasmo e gioia di vivere. Io non ho mai conosciuto una ragazza come te. Tu non hai paura di essere come sei, non hai paura del giudizio degli altri e soprattutto dici sempre quello che pensi.”

Le sollevò il mento e la guardò intensamente:

“Non so come ci sei riuscita ma,  mi sei entrata dentro… sei un fuoco  che non riesco ad arginare”.

Si avvicinò ancora di più a lei tanto che i suoi respiri tiepidi gli lambivano il viso.

La vide rabbrividire e tremare mentre si mordeva le labbra.

Anche i suoi respiri erano veloci, anche il suo cuore martellava forte nel petto…..forse, forse anche lei provava le sue stesse emozioni, forse aspettava solo un suo gesto…una parola.

Le circondò la vita sottile e la attirò a sè : erano vicinissimi, i loro respiri simultanei, i loro cuori battevano all’unisono; i loro occhi si cercarono ancora una volta e finalmente le labbra di Bill sfiorarono le sue in un bacio innocente carico di significati.

Quando finì, Elena gli lanciò le braccia al collo ed appoggiò il viso sul suo petto.

“Perchè ci hai messo così tanto?”; aveva ancora il respiro corto.

Sollevò un pò lo sguardo e lo guardò timidamente:

“tu non lo sai ma, mi sono innamorata di te quel giorno sulla spiaggia, quando il vento ha fatto volare via il mio cappello e tu lo hai raccolto….pensavo che non ti saresti mai accorto di me”.

“Stai scherzando? “;

lei sollevò la testa e la scosse vigorosamente facendo cenno di no;

Quello sguardo così intenso, la sincerità delle sue parole, le sue labbra che tremavano appena…

“Elena…io ancora non posso crederci. Dimmi che è tutto vero, dimmi che non stai mentendo, ti prego….dimmi che non ti stai prendendo gioco di me”;

Lei gli prese le mani e le strinse tra le sue: “Io ti amo Bill….”

– Io ti amo Bill, ti amo Bill, ti amo –

Bill si sollevò di scatto senza sapere bene dove si trovasse: aveva gli occhi sbarrati e il cuore che gli batteva forte nel petto mentre quelle parole continuavano a riecheggiare nelle sue orecchie.

Si guardò intorno e riconobbe la sua camera.

Accese la lampada sul tavolino e guardò la sua immagine riflessa nello specchio: era nel suo letto, il torace nudo si alzava e si abbassava seguendo il ritmo accelerato dei suoi respiri, la fronte madida di sudore e le lenzuola di seta color crema riverse in parte sul pavimento.

Guardò la sveglia sul tavolino: erano appena le tre del mattino.

Un sibilo catturò la sua attenzione: il vento soffiava forte tra i rami degli alberi che sembravano piegarsi.

Era solo un sogno.

L’aveva tenuta ancora una volta tra le sue braccia e le aveva detto di nuovo le stesse parole di quel giorno: aveva rivissuto l’emozione di quel primo bacio….

Scostò le lenzuola e si mise seduto, stringendosi la testa fra le mani.

– Ti amo Bill – sentiva ancora la sua voce che glielo sussurrava piano.

“Elena…è passato tanto tempo perchè il tuo ricordo ancora mi tormenta? Ti ho fatto del male ma ho sofferto abbastanza non ti sembra? Ho pagato caro il mio conto con la vita”.

Si alzò in piedi  ed iniziò a camminare nervosamente avanti e indietro per la stanza indossando solo un paio di boxer neri poi si avvicinò alla finestra e guardò fuori: il vento continuava a tormentare gli alberi con la sua forza irruenta, così, come i suoi ricordi scuotevano violentemente la sua anima.

Sollevò lo sguardo sulla sua immagine: era un’ombra; si era solo l’ombra di se stesso, di quello che era un tempo; perfino quei tatuaggi, ora sembravano solo macchie di colore prive di significato sul suo incarnato pallido.

Dove era sparito quel ragazzo? Perchè aveva perso il controllo sulla sua vita e sui suoi sentimenti? Quando aveva smarrito la giusta direzione?

Domande, sempre domande alle quali non sapeva rispondere e continuava a trascinarsele dietro come un pesante fardello, come la colpa.

Si passò una mano tra i capelli poi andò spedito nel suo bagno e si infilò sotto la doccia.

Era quasi giorno quando uscì silenziosamente dalla sua camera.

Aveva bisogno di una boccata d’aria: tra le pareti della sua stanza si sentiva soffocare.

In punta di piedi e con il fiato sospeso oltrepassò la camera di Kora; sperò che non lo sentisse sgattaiolare via, non aveva voglia di darle spiegazioni….non aveva voglia di parlare con nessuno.

Scese di sotto, nel grande salone: Hugo appena lo sentì balzò in piedi scodinzolando festosamente e mugolando.

“Buono Hugo, sta zitto!”;

ma il cane sembrò non ascoltarlo così Bill si infilò la giacca, afferrò le sigarette sulla mensola dell’ingresso poi prese il guinzaglio e, seguito dal labrador, uscì.

Il vento, ancora piuttosto freddo, gli sferzò il viso.

Inspirò profondamente per un paio di volte poi si portò una sigaretta alla bocca e la accese.

I suoi nervi sembrarono calmarsi immediatamente sotto l’effetto della nicotina, Hugo intanto si era avvicinato alla siepe e dopo aver annusato per un pò, espletò i suoi bisognini.

Bill fece qualche passo e subito fu raggiunto dal cane poi, insieme proseguirono verso la collina.

“Buon giorno Gertrude”;

“Buon giorno signorina Kora, la colazione è pronta e Ernst è qui fuori che l’aspetta per accompagnarla a scuola”;

“Grazie mille. Dov’è mio padre?”;

“Sinceramente questa mattina ancora non l’ho visto, credo che sia uscito col suo cane molto presto perchè quando mi sono alzata Hugo non c’era”.

“Mmm…capisco. Prendo solo un toast e un caffè, per cortesia”;

“Come desidera Signorina”.

– Dove sei andato papà? Che cosa ti sta succedendo? Cos’è che mi nascondi?-

Kora era molto turbata ma decise che quelle domande prima o poi avrebbero trovato una risposta a costo di beccarsi una di quelle punizioni che si sarebbe ricordata per tutta la vita.

Due ore più tardi Bill rientrò in casa.

Si tolse la giacca e si avvicinò al camino; sistemò della legna e accese il fuoco.

La lunga passeggiata era servita a riflettere e a calmarsi ma era infreddolito e stanco.

Sprofondò nella poltrona, accavallò le lunghe e sottili gambe in maniera elegante e fissava le fiamme che crepitavano nel fuoco.

“Oh Signor Kaulitz, è rientrato finalmente” la flebile voce di Gertrude alle sue spalle lo fece voltare immediatamente verso di lei.

“La Signorina Kora era tanto preoccupata per lei”.

…..Kora

“Dov’è adesso?”;

“E’ andata a scuola. Mi ha pregato di dirle che quando tornerà nel pomeriggio, ha bisogno di parlare con lei”.

“La ringrazio Gertrude”.

“Desidera la colazione?”;

“Solo una tazza di caffè”;

“gliela porto subito”.

Appena Gertrude si allontanò, Bill lasciò andare la testa all’indietro sul bordo della poltrona e chiuse gli occhi.

Ma come aveva fatto a dimenticarsi di Kora, del suo rientro a scuola?

Doveva restare calmo, non poteva continuare in quel modo.

Kora aveva aperto le porte dei ricordi con tutte le conseguenze di quel passato e lui non era in grado di gestire quei sentimenti con la dovuta serenità e distacco.

Al suo ritorno avrebbe preteso delle spiegazioni….spiegazioni che prima o poi sarebbe stato costretto a fornirgli perchè tanto lo sapeva: sua figlia non gli avrebbe dato pace.

Sospirò pesantemente.

“Il suo caffè, signore”.

Gertrude appoggiò il vassoio sul tavolino di fronte a Bill: Il liquido nero e profumato, fumava nella candida porcellana francese; Bill prese la tazzina e sorseggiò lentamente quella bevanda calda che sembrò restituirgli immediatamente calore e conforto.

Il pendolo alle sue spalle segnava le ore: erano già le undici.

“Meglio riprendere il controllo e rimettersi al lavoro”.

Lasciò l’oziosa posizione e si recò al piano superiore ma passando davanti alla camera di Kora, notò che la porta era aperta e il dipinto era esattamente nella stessa posizione in cui lo aveva lasciato il giorno precedente.

Entrò nella stanza e si pose proprio di fronte ad esso.

Infilò le mani in tasca e cominciò ad osservarlo criticamente.

Tutto era così reale…..

Kora era andata avanti a dipingere ma non era ancora finito.

Man mano che aggiungeva dettagli di colore, il volto di Elena si delineava con maggiore precisione.

I suoi occhi…..i suoi occhi erano proprio di quel colore: scuri come la notte che aveva lasciato nella sua anima.

……………..continua

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Un commento su ““La Stagione delle Piogge”. Capitolo X

  1. Uh uh sono la prima a commentare 🙂 quale onore!
    Beh, caro BIll che cosa aspetti a mettere ordine nella tua vita? Elena è stato un capitolo troppo importante. A proposito tra quanto ci sveli che cosa a combinato?
    Bel capitolo Fra. Complimenti.

    Come stai? Io sono stanchissima,questa che sto passando è una settimana stremante, soprattutto per colpa della scuola. Il mio livello di stress sta salendo alle stelle.
    Un bacione

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