“La Stagione delle Piogge”. Capitolo XI

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Capitolo XI

Bill se ne stava chiuso nel suo studio pensando alle parole adatte per scusarsi con sua figlia.

Era stato un errore imperdonabile aver dimenticato il suo rientro a scuola dopo il matrimonio di sua madre.

I ricordi di Elena lo logoravano ma questo non avrebbe mai potuto dirlo a sua figlia.

E poi c’era un altro problema: Christine.

Sicuramente avrebbe chiamato Kora per sapere della scuola….non osava immaginare la scenata che gli avrebbe fatto.

Poteva sentire chiaramente i suoi rimproveri con quella aria saccente e il continuo ricordargli che non era stato un buon marito ma che almeno si preoccupasse di essere un buon padre!

“Dopotutto, Kora è anche tua figlia o lo hai dimenticato!” quella frase rumoreggiava continuamente nella sua testa: Christine non faceva altro che rinfacciarglielo.

Rimurginava su quei pensieri quando il telefono cominciò a squillare.

Parli del diavolo…..pensò fra sè.

“Pronto?” sospirò pesantemente preparandosi al peggio.

“….Ciao fratellino, come stai?”;

Bill tirò un enorme respiro di sollievo quando sentì la voce di Tom.

“Ciao, che bella sorpresa. Come va?”;

“….A me bene ma non posso dire altrettanto di te, vero?”;

Come sempre suo fratello aveva intuito i suoi stati d’animo.

“Già……non è un bel periodo”.

“….Che succede? Quella piccola peste di tua figlia ti sta rendendo la vita difficile?”;

“Diciamo….è tutto un insieme di cose”.

“…  Ti decidi a dirmelo subito o come al solito ci giri intorno per evitare l’argomento?”;

Suo fratello lo conosceva meglio di chiunque altro.

“Oggi ho dimenticato che Kora dovesse tornare a scuola….”;

Tom non rispose, aspettò con calma che suo fratello continuasse.

“Questa notte ho avuto un incubo….sono uscito all’alba e sono rientrato solo poco fa”.

“…..Mmm, direi che hai fatto una c*****a enorme!”;

“Questo lo so già, non hai bisogno di ricordarmelo!” ribattè seccato.

“….Dimmi di quell’incubo”;

Bill era ancora infastidito dall’osservazione di suo fratello.

“Ma niente…..vecchi ricordi, scheletri nell’armadio tutto qui” tagliò corto cercando di evitare l’argomento.

“….Di un pò….si tratta di Elena?”;

Sbarrò gli occhi per la sorpresa. Doveva aspettarselo, suo fratello poteva leggere i suoi pensieri, era sempre stato così fin da quando erano bambini.

“Si; si tratta proprio di lei: l’ho sognata”.

Allungò una mano verso il pacchetto di sigarette, ne sfilò una e la accese.

“…..Sputa l’osso. Che sta succedendo?”.

Bill inspirò una boccata di fumo e con un pò di reticenza continuò:

“Sta succedendo un casino Tom. Qualche settimana fa Kora ha trovato quel vecchio album di foto….ancora non so come abbia fatto. Avevo persino dimenticato di averlo…sono così confuso, frastornato, io non ci capisco più niente”;

“…. Ha iniziato a fare domande?”;

Annuiva mentre rispondeva a suo fratello;

“Già, puoi immaginare che discussione è saltata fuori. Lei ha insistito tanto per sapere chi fosse, io mi sono arrabbiato moltissimo, sa che non voglio che tocchi le mie cose….”;

“…..e come è finita?”;

“Che io ho dovuto rivelarle il nome e lei si è beccata una settimana di castigo”.

Tom conosceva bene entrambi e sebbene suo fratello si lamentasse della sua adorata bambina, lei non era altro che la versione in gonnella di Bill: petulante, asfissiante chiacchierona, curiosa e talvolta anche invadente.

Tuttavia era una ragazza dolcissima e sensibile e sicuramente era preoccupata per suo padre.

….Kora è una donna ormai, sono sicura che saprà capire. E’ troppo intelligente per farti una scenata di gelosia, poi adesso Christine si è sposata, ha una sua vita….”;

” E’ una donna, hai detto bene e sicuramente non è gelosa ma ha sofferto molto. Ho capito più cose di mia figlia in queste poche settimane che in tutti i suoi 17 anni.  Ha un grande istinto….ha intuito che per me, Elena ha significato veramente molto e ha cominciato ad indagare”.

“….Per te significa ancora molto Bill…forse è stata l’unica nella tua vita che ha saputo davvero capirti”.

“Lo so Tom…lo so. Il punto è che io non sono pronto a fare i conti con il passato, con i miei errori….con quello che le ho fatto”.

…..Non puoi  continuare a nascondere la testa sotto la sabbia in eterno. Eravamo giovani, con il mondo ai nostri piedi non ci importava di niente e di nessuno”.

“Io ho sbagliato con lei….sono stato un egoista e un vigliacco. Come faccio a spiegarlo a mia figlia, me lo dici?….Kora ha la stessa età che aveva Elena quando ci siamo innamorati, come credi che mi giudicherà? Quando ci penso mi sento un verme”.

Tom non rispose.

“E non è finita. Sta dipingendo un quadro: il mare, il volto di Elena…. è come i pezzi di un  grande puzzle. Man mano che lei dipinge mi torna in mente un pezzo della nostra storia e posso assicurarti che i ricordi sono più vivi che mai. Sembra quasi che questi ventisei anni non siano mai passati”.

Si passò una mano tra i capelli stringendo forte gli occhi.  Dopo una breve pausa continuò:

” Ti ricordi quanto era bella?”.

“…Si. Era bella da togliere il fiato…ed era follemente innamorata di te.”

Tom fece una lunga pausa.

….Bill dovrai raccontarle la verità non hai altra scelta ma lo farai appena avrai raccolto le idee e ti sentirai pronto. Tua figlia non ti darà tregua fino a quando non le avrai detto tutto ma saprà concederti il tempo di cui hai bisogno. Dille…..dille che gliene parlerai appena avrà finito il dipinto. A quel punto tutti i pezzi di quel puzzle saranno al loro posto…”;

” come i miei ricordi” Bill finì la frase al posto di suo fratello.

….Ci sentiamo presto, ok?”; stava per riattaccare quando sentì la voce di Bill.

“Tom?…. Grazie”.

“….la pianti con queste s******te?” e chiuse la conversazione.

Quella chiacchierata con suo fratello gli aveva restituito un pò di conforto.

Il passato ritorna sempre in un modo o nell’altro ed era arrivato il momento di affrontarlo, suo malgrado.

Sollevò lo sguardo verso l’album.

Lo aprì a caso e vide Elena e la sua bicicletta.

Un sorriso gli si dipinse sulle labbra…..

“….Oh dai Bill! Quante storie. Ti ho chiesto solo di fare una passeggiata in bici, non ti ho mica detto di scalare l’Everest!”;

“Mi dici dove vado a prendere una bici?”;

“Ti ho già detto che c’è quella di mio padre. La prenderò dal garage quando lui va a fare il suo sonnellino pomeridiano dopo pranzo e ce ne andiamo in giro, io e te…. da soli”;

“Ti rendi conto che a quell’ora ci saranno almeno 40 gradi! Farà un caldo soffocante….”;

“Vabbè, se non vuoi venire, non importa”;

Elena aveva smesso di sorridere e aveva messo il broncio.

Era molto contrariata dai suoi continui rifiuti: doveva fare i conti con la sua pigrizia e questo molto spesso faceva a pugni con la sua innata voglia di vivere.

Lei non era mai stanca, non si annoiava mai, sapeva trovare il lato divertente anche nelle cose monotone.

Se ne stava zitta zitta, accigliata, le labbra strette in una smorfia ed evitava accuratamente di guardarlo.

Bill, al contrario, la guardava con attenzione ma non sapeva come comportarsi.

“Ti va un gelato alla nocciola?” tentò di rompere il ghiaccio;

“No, grazie”.

“Un tè alla pesca?”;

“No, grazie”;  guardò l’ora sul cellulare e poi si alzò, raccolse le sue cose e le infilò nello zaino.

“Che succede? Perchè te ne stai andando?” le chiese preoccupato.

“Perchè è ora di pranzo”.

“Ci vediamo dopo?”;

“No”.

“Come, no? E perchè”;

“Perchè io vado a fare un giro in bici”;

“E io?”;

“Tu fai quel che vuoi.”

Questa volta non era affatto disposta a cedere ai suoi capricci e alle sue lamentele.

“Stai scherzando……vero?”;

“Mai stata più seria Bill. Ci vediamo”.

Bill si aspettava il solito bacino  ma lei si allontanò senza nemmeno voltarsi.

“Elena!” la raggiunse velocemente.

“Dai ti riaccompagno a casa”;

“Non è necessario. Alessandra! Alessandra aspettami vengo con te” disse rivolgendosi a sua cugina.

Si infilò il casco  e salì sullo scooter lasciandolo lì a fissarla.

“Che hai combinato? Perchè è andata via in quel modo?” suo fratello aveva assistito a tutta la scena.

“Si è infuriata perchè non voglio andare in bici oggi pomeriggio”.

“Sei sempre il solito, Bill…..”;

“Adesso non mettertici anche tu!” e stizzito si recò al bar a prendere qualcosa da bere.

Erano da poco passate le due; Elena aveva indossato un abitino di lino bianco, si era fatta due graziose treccine e facendo attenzione a non farsi sentire, sgattaiolò sul retro della casa.

La sua bicicletta rossa era lucidissima.

Quella mattina era passata al mercato e aveva comprato delle margheritine gialle di stoffa e le aveva sistemate tutte intorno al cestino di vimini.

“Posso venire con te?” ;

riconobbe immediatamente quella voce e voltandosi,  il viso le si illuminò dalla gioia.

Bill se ne stava appoggiato al  cancello di casa sua e la guardava con tenerezza.

“No” gli rispose secca ma sorridente.

Bill non si aspettava certo quella risposta, la guardò perplesso ma divertito stette al gioco.

“Allora vorrà dire che ti seguirò”;

Lei lo guardò con i suoi grandi occhi scuri e continuava a sorridergli.

“Forse…. per questa volta….potrei fare un’eccezione e…. portarti con me”;

Bill le si avvicinò, la strinse forte e guardandola negli occhi le sussurrò:

“Lo vedi? Solo tu sei capace di farmi fare anche ciò che non voglio”.

“Sarà perchè ti amo pazzamente e tu non puoi resistermi?”;

“….Soprattutto se te ne vai senza darmi nemmeno un bacio”.

“A quello si può rimediare subito”; gli lanciò le braccia al collo e si sollevò in punta di piedi. Socchiuse gli occhi e lo baciò con trasporto.

Era un uragano di emozioni: il suo profumo,  le sue braccia che lo stringevano forte, le sue labbra morbide e vellutate.

Sentirsi parte di quell’universo di amore sconfinato era indescrivibile.

Non avrebbe mai voluto staccarsi da lei, avrebbe voluto che il tempo si fermasse solo per irradiarsi di quel calore e invece lei si allontanò lasciandolo frastornato.

Era corsa a prendere la bici di suo padre.

“Bill dai, vieni qui….aiutami”;

“Sei sicura che non se ne accorgerà?”;

“Figurati, puoi stare tranquillo”.

Montarono sulle selle e cominciarono a pedalare velocemente.

Il sole li investiva con i suoi raggi caldissimi mentre il vento li rinfrescava con la sua brezza leggera.

“Dai pigrone muoviti!”;

Elena rideva felice mentre Bill arrancava per raggiungerla.

Giunsero nella pineta e improvvisamente Elena rallentò fino a fermarsi.

“Beh? Che succede?” Bill tornò indietro di qualche metro;

“E’ successo qualcosa? Hai bucato?”;

“No. E’ tutto perfetto. Chiudi gli occhi Bill”;

” E perchè dovrei farlo?”;

“Uff! tu chiudi gli occhi e basta”.

Lui fece come le aveva detto.

“Lo senti questo odore?”;

“Si…è l’odore dei pini”;

“E senti il rumore delle onde che si infrangono?”;

“Si, sento anche quello”.

“Non è piacevole questo vento fresco che soffia tra gli alberi? Lo sento sulle guance, sugli occhi, tra i capelli…..” aprì gli occhi e lo guardò.

“Questo è il mio senso di libertà e….volevo condividerlo con te”.

Bill aprì gli occhi ma guardandola, la vide sotto una luce diversa.

Quella ragazzina gli stava rubando l’anima.

Lo stava trascinando in un mondo dal quale sarebbe stato difficile tornare indietro.

Lo stava catapultando nel suo mondo fatto di valori, di ideali, di passioni forti……

voleva che vedesse le cose con i suoi occhi, che provasse le sue stesse emozioni, che amasse la vita esattamente come la amava lei…….

“Signor Kaulitz, mi scusi, la Signorina Kora è appena tornata a casa” La voce di Gertrude proveniente dall’interfono lo destò da quei ricordi.

“Grazie mille, scendo subito”.

Si alzò dalla sua poltroncina ed uscì dallo studio.

Scese velocemente le scale e raggiunse il salotto; Kora stava accarezzando Hugo che come al solito se ne stava sdraiato sul tappeto.

“Ciao tesoro”;

“Ciao papà, come stai?”;

“Mi scusi Signor Kaulitz, gradisce il pranzo?” Gertrude attirò l’attenzione di tutti smorzando un pò la tensione e l’imbarazzo.

“Ma come, sono le quattro e ancora non hai pranzato?” Kora lo rimproverò.

“Non ho fame ma non preoccuparti. Kora ho bisogno di parlarti”.

“Anch’io ho bisogno di parlarti papà…..dobbiamo chiarire un paio di cosette e che tu voglia oppure no, questa volta dovrai ascoltarmi”

………………continua

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3 commenti su ““La Stagione delle Piogge”. Capitolo XI

  1. Oh mamma che bello!!!! Sempre più emozionante ^-^ peccato che sia già finito il capitolo…non vedo l’ora che arrivi il prossimo giovedì ^-^ Complimenti Frà sei sempre geniale ❤ Ti adoro ❤

  2. Stranamente e sottolineo stranamente, questa volta mi trovo perfettamente d’accordo con Tom. 🙂 Soffocare i ricordi e il dolore non è mai una soluzione,soprattutto perchè a farne le spese è Kora, che non è immischiata nella faccenda.
    Vediamo se nel prossimo capitolo si decide a sputare il rospo.
    Bellissimo capitolo Fra, pieno di sentimenti e belle parole.
    Complimenti!
    Grazie ancora per gli auguri 🙂
    Ti voglio bene, un bacione!
    Eugi

  3. Eccomi qui tesoro! Scusa tanto il ritardo, sta iniziando il periodo nero anche per me! >.<
    Dunque, che dire? Ho letto entrambi i capitoli, e li ho adorati entrambi. I ricordi sono delle brutte bestie, diciamocelo. Piange il cuore, a vedere Bill ancora così tanto immerso in quei bellissimi ricordi, e non immagini quanto io lo capisca, dannazione! Quando vivi qualcosa di bello, quando ti senti veramente felice e poi per qualche ragione perdi tutto, è dura lasciare andare i ricordi. Soprattutto se tornano a galla dopo tanto tempo, perché è come se per tutto il tempo che hanno trascorso nascosti in un angolo remoto della tua memoria, non avessero fatto altro che accumulare forze su forze, per poi esploderti in faccia senza troppa gentilezza e travolgerti fino a soffocarti. E tu non puoi fare altro che annegarci dentro.
    Lo capisco molto bene, povero Bill.

    Kora ti ho già detto che la adoro? Mi piace tantissimo, è così vivace, determinata, coraggiosa… è veramente fantastica. Mi piace come si metta in testa di dover parlare con suo padre e come sia determinata a farsi ascoltare, questa volta! Vai Kora, sono con te!

    Bellissima questa storia, mi appassiona ogni giorno sempre di più, ti giuro! E' stupenda, veramente stupenda. Non vedo l'ora di leggere il prossimo post!

    Come stai tesoro, tutto bene? C'è qualche novità?
    Io come ti dicevo prima, sono incasinatissima, la settimana prossima ho tre verifiche e si stanno avvicinando due interrogazioni che non ho ancora finito di preparare, spero di riuscire a tenere il passo, perché purtroppo ho già preso due brutti voti e non vorrei prenderne altri. Ci tengo così tanto ad abbracciare il mio signor Collins, che se non dovessi riuscirci, probabilmente impazzirei. Ma ci pensi? Ancora una manciata di mesi, e sarò abbracciata al mio signor Collins. Potrò vederlo dal vivo e abbracciarlo. Sono emozionatissima. Non vedo l'ora che arrivi maggio, anche se nel frattempo voglio godermi l'attesa, perché ci saranno tante tante altre belle cose da vivere!

    Aspetto presto tue notizie, tesoro! Un bacione enrome!

    Ali.

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