“La Stagione delle Piogge”. Capitolo XV

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Capitolo XIV

“……Papà, devi  cercarla! Le hai fatto una promessa….una promessa…..una promessa…..una promessa”.

Quella frase continuava a riecheggiare nella sua testa.

Sorrise guardando la sua immagine riflessa; come se avesse potuto dimenticare, anche per un solo istante nella sua vita, quei pochi giorni di totale, completa, assoluta felicità accanto ad Elena ed il male che le aveva fatto.

Kora era una idealista, una sognatrice ed il suo cuore innocente e romantico, si sforzava di trovare un pò di conforto per quello ormai stanco e malandato del suo vecchio padre.

Per lei, tutto era possibile, tutto poteva essere sistemato, cambiato….come se fosse facile, tornare indietro e provare a rimediare, provare a spiegare la superficialità e la leggerezza con cui non aveva tenuto fede a quella promessa.

“…..Kora sono passati più di vent’anni! Ti rendi conto che è una cosa impossibile?”;

“Non è impossibile papà. Se lei ti amava, ti starà ancora aspettando”.

“Tu sogni, bambina. Sarebbe bello se fosse come dici ma io l’ho abbandonata capisci? Si sarà sentita umiliata, ferita e, quando non mi ha visto tornare alla fine della Stagione delle Piogge, mi avrà odiato con tutte le sue forze maledicendo il giorno in cui mi ha conosciuto, il momento in cui si è innamorata di me, l’attimo in cui ha deciso di essere mia, di appartenermi.

Il tempo è passato per entrami.

Ventisei anni sono lunghi, tanti….troppi.

Forse si è ricostruita una vita….magari si è sposata, avrà avuto dei figli…..e….mi avrà dimenticato e se per errore, il ricordo del mio volto, qualche volta avrà sfiorato i suoi pensieri….lo avrà ricacciato con forza nelle tenebre dal quale è affiorato”.

“Ma tu non l’hai mai dimenticata”;

“E come avrei potuto?”;

“Anche lei potrebbe non averti dimenticato”.

“Smettila di fantasticare, Kora. Lei è parte di me, della mia vita e lo sarà per sempre ma, è parte di un passato che non ritornerà”.

“Come fai ad esserne così sicuro? Io sono certa che lei è ancora lì, su quella spiaggia, seduta al tavolino di quel bar, con il suo bel cappello di paglia e il suo sorriso dolce e gentile che aspetta di vederti tornare”.

“Il sorriso dolce e gentile, si sarà trasformato in un ghigno amaro di rabbia e di risentimento…e quel cappello di paglia… beh, lo avrà gettato via assieme a quel foulard azzurro e a tutto il resto delle cose che le facevano pensare a me”.

“Papà, tu dimentichi  una cosa molto importante”.

“Ah si? E cosa?”;

“Il vero Amore, non ha tempo. Il vero Amore non ha età. Il vero Amore vive per sempre”.

Vive per sempre….

Già.

Nel suo cuore, l’amore per Elena non si era mai spento. Sebbene avesse lottato con tutte le sue forze contro quel sentimento, per cercare di dimenticare, il suo cuore non glielo aveva permesso. Forse…

“I Signori passeggeri sono pregati di allacciare le cinture di sicurezza, di portare i sedili in posizione verticale e di richiudere i tavolini. L’atterraggio al Los Angeles International Airport è previsto entro pochi minuti. Grazie”.

La voce dall’altoparlante in perfetto inglese lo distolse da quei pensieri.

Si allacciò la cintura di sicurezza, si stiracchiò un pochino i muscoli intorpiditi dal lungo viaggio e poi guardò fuori dall’oblò: Poteva già distinguersi il Theme Building e la sua magnifica imponenza illuminato dalle familiari luci blu.

Tom lo stava aspettando al Tom Bradley International Terminal.

Quando lo aveva chiamato per dirgli del suo arrivo, non ne era rimasto sorpreso.

Conosceva bene il suo fratellino e sapeva che dopo tutto quello che era accaduto con Kora, quanto gli era costato raccontarle tutta la verità, aveva bisogno di un pò di tempo; tempo per tirare il fiato, per riordinare i pensieri e soprattutto per prendere una decisione.

Bill gliene era veramente grato: come al solito aveva capito, senza fare domande.

L’abbraccio affettuoso con cui lo accolse e la pacca sulle spalle, lo fecero sentire immediatamente a casa.

Dopo i soliti convenevoli, piombarono nel silenzio.

Tom era intento a guidare: gli occhi fissi sulla strada, qualche imprecazione di tanto in tanto a causa del solito traffico cittadino e qualche sguardo sfuggevole in direzione di suo fratello che invece fissava le luci della città con aria distaccata.

“Allora, come va?”;

“Bene….tutto sommato”.

“E Kora?”;

“La scorsa settimana è tornata a casa da sua madre. Detesta abitare in periferia, così appena ha potuto, si è ritrasferita in città”.

“Non puoi certo biasimarla…..la tua casa sembra quasi un eremo”.

Bill lo guardò torvo;

“A me piace moltissimo…..e poi è lontana dal rumore, dai ficcanaso e soprattutto….dai paparazzi” ed indicò due fotografi che affiancavano la loro auto, scattando foto ed illuminando con i loro accecanti flash, l’abitacolo della vettura.

“Figurati….ormai ci sono abituato”.

“Domani mattina, le nostre belle facce saranno stampate sui giornali di mezzo mondo!”;

“E chi se ne frega! Un pò di pubblicità ogni tanto e gratis, non fa affatto male”.

“Sarà, ma a queste cose non ci sono più abituato e soprattutto non voglio altri pettegolezzi sulla mia vita privata, sulla mia carriera o sul mio attuale impegno”.

” La band che stai producendo, non deve lanciare un nuovo cd?”

“Si, manca poco ormai”;

” Penseranno che sei qui per lavorare….. incontrare gente della casa discografica, mettere appunto l’uscita dell’album……utile e conveniente”.

Suo fratello aveva sempre una ragione per tutto.

Lo ammirava molto per questo suo modo di vedere le cose, era sempre stato la spalla forte a cui appoggiarsi.

“Sei stanco? Hai fame?”;

“Si, sto letteralmente morendo di fame”.

“Dove vuoi andare a mangiare un boccone?”;

“Prendi un paio di pizze e qualche birra e andiamo a casa. Non ho voglia di uscire, nè di vedere gente. La mamma come sta?”;

“Benissimo. Il clima di Los Angeles le è congeniale. Dice che il sole e le arance le migliorano l’umore e anche le ossa”.

Entrambi scoppiarono a ridere.

“E’ impaziente di riabbracciarti”.

“Anche io non vedo l’ora di stringerla forte. Non la vedo da almeno…vediamo un pò….”;

“Sei mesi”.

“Hai tenuto il conto?” rispose piccato.

“Non io, la mamma”.

Bill si grattò la testa.

Doveva prepararsi ad una solenne ramanzina.

“E’ arrabbiata?” chiese con un pò di imbarazzo.

“Non proprio. E’ preoccupata per te e soprattutto per Kora”.

“Kora sta benissimo. Lei ha saputo comprendere. Mia figlia è una ragazzina straordinaria…”;

“Mmm…..se ti sentisse chiamarla ragazzina, andrebbe su tutte le furie!”.

Bill sorrise immaginandosi la scena.

“Già….non è più una ragazzina….ora è una giovane donna, con un futuro promettente ed una brillante carriera. E’ una grande artista….vedessi il ritratto di Elena….è perfetto.

“Davvero?”;

“Si. L’ho portato con me, è in una delle valigie; voglio farlo vedere alla mamma, sentire cosa ne pensa: il suo giudizio è molto importante”.

“Dopotutto è merito suo: le trasmesso la passione per l’arte”.

“Già. Adesso non vede l’ora di finire gli studi e mettersi all’opera con la mostra. Sembra sia il suo chiodo fisso: la sua esposizione e …..tormentarmi”.

Tom scoppiò a ridere.

“Ancora? E per cosa?”;

Bill sbuffò scuotendo vigorosamente la testa.

“Vorrebbe che prendessi una decisione che….non solo non mi piace affatto ma al contrario, credo che sia un’autentica follia”.

“Non mi meraviglia: tua figlia è esattamente come te”.

“Lascia perdere, lei è molto peggio; te lo assicuro”.

Il suono del cellulare nella borsa di Bill interruppe la loro chiacchierata.

Lo afferrò da una tasche interne e poi guardò il display:

“Ma guarda: parli del diavolo…. Pronto Kora?”;

“…..Ciao papà, sei arrivato?”;

“Si, sono in auto con lo zio Tom. Sto andando dalla nonna”.

“…..Com’è andato il viaggio?”;

“Bene; noioso, interminabile e pieno di turbolenze”;

“…….C’era da immaginarselo in questo periodo dell’anno. A proposito papà: la stagione delle piogge è quasi al termine….hai pensato a quello che ti ho detto?”;

“Kora non ricominciare per favore. Concedimi una tregua, ok? Sono venuto qui apposta per non essere continuamente asfissiato da questa domanda”.

“….Passami lo zio Tom!”.

Bill gli passò il cellulare: “La tua adorata nipotina desidera parlarti”;

“Inserisci il viva-voce, adesso non posso fermarmi”.

Bill fece come gli aveva chiesto suo fratello.

“Ciao ranocchietta, come stai?”;

“…..Bene ma starei anche meglio se la smettessi di chiamarmi in quel modo. Fra poco meno di due mesi compio 18 anni, non sono più una ranocchietta, capito?”;

“Oh…..mi scusi principessa” e rise insolente.

“….Tu come stai?”;

“Bene grazie. Allora, continui a dare il tormento a tuo padre eh?”;

“…..Per forza, qualcuno deve pur fargli capire che se vuole tornare ad essere felice, deve andare a cercare Elena”.

Tom sbarrò gli occhi per la sorpresa.

“Cosa?! E’ questo che vuole da te?” disse rivolto al fratello.

“A-ha” annuì Bill.

“…Per favore zio Tom, cerca di convincerlo. Diglielo anche tu che deve almeno provare a fare un tentativo….che gli costa?”;

“Beh, sono passati tanti anni, piccola. Non puoi certo pretendere che lei sia ancora lì ad aspettare il tuo papà”;

“….Io invece ne sono assolutamente sicura. Me lo sento, io….io non lo so il perchè ma ho la sensazione di qualcosa che è rimasto incompiuto, sospeso nell’aria; qualcosa che  mi spinge a credere che lei lo ami ancora”.

“Kora, ne abbiamo già parlato tante volte, sai come la penso a riguardo e non cercare di convincere lo zio Tom. Non trascinarlo in questa storia che è solo frutto della tua fantasia”.

“Beh, io non ne sarei così sicuro. La piccola potrebbe aver ragione”.

continua

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4 commenti su ““La Stagione delle Piogge”. Capitolo XV

  1. Kora è la mia nuova eroina!
    Giuro che la adoro! E’ una testona, una testona di dimensioni ciclopiche, ma è tanto dolce, anche! Davvero, mi piace troppo!
    Come la tua Fic, del resto.
    Beh, non per niente è tua.

    Mi piace da impazzire, giuro. E’ splendida, appassionante, coinvolgente…
    Sono curiosa di sapere cosa succederà nel prossimo capitolo! 😀

    • Ciao tesoro, scusami tantissimo se finora non ho risposto ma proprio quando penso di riuscire a tirare il fiato mi ritrovo più incasinata di prima. Come stai? Tutto bene? Io non mi lamento nonostante tutto. Scuola come va? Che mi racconti di bello? Io che forse a gennaio faccio una capatina dalla nonna XD non vedo l’ora di vedere il mare e togliermi dalla neve e da tutto il ghiaccio che c’è qui. Un bacio e un sereno Natale a te e alla tua famiglia.

  2. Ciao tesoro, a me tutto bene..impegnatissima con la scuola e i corsi di inglese e spagnolo,ma per il resto non mi lamento. Sono felice che a gennaio farai una passeggiata da queste parti,qui ancora stiamo bene,il freddo vero e proprio sembra non voler arrivare quest’anno e devo dire che la cosa non mi dispiace! Comunque il capitolo è fantastico!! Che bello vedere Bill finalmente felice!!! Mi rincuora…Un bacione…buone feste ❤

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